Prodotti del Paniere

Vitigni

I territori che bordano l'arco alpino occidentale presentano una ricchezza ampelografica straordinaria.
Il Conte di Rovasenda nel 1887 descrisse il complesso panorama varietale Pinerolese nel "Saggio di ampelografia universale" e promosse a Pinerolo nel 1881 una Mostra Ampelografica nella quale furono esposti 628 esemplari di uve, di cui 333 descritti come autoctone o di importazione sconosciuta.

L'erosione genetica ha notevolmente ridotto il ricco patrimonio allora riconosciuto ma il numero di varietà presenti in queste zone resta ancora significativo.
Alcune uve hanno un indubbio valore agronomico o enologico; le potenzialità di molte altre non sono note.
Il lavoro condotto per decenni dalla Università di Torino e dal CNR ha consentito di identificare i vitigni, di indagare le attitudini enologiche di alcuni di essi e di definire le relazioni genetiche con varietà note.

Per i vitigni minori e rari è importante il lavoro di conservazione condotto dalla Regione Piemonte presso la Collezione ampelografica di Grinzane Cavour e da Scuola Malva Arnaldi di Bibiana e Istituto Bonafous di Torino nei rispettivi vigneti-collezione. Queste "banche del germoplasma" garantiscono il mantenimento della biodiversità e di capitale genetico che in futuro potrebbe risultare prezioso.

Al pari del clima, delle caratteristiche del suolo, delle pratiche colturali ed enologiche usate in un certo luogo, le varietà di uve coltivate contribuiscono a dare al vino prodotto in un determinato luogo delle caratteristiche specifiche, uniche, non riproducibili, che sono alla base della tipicità.

Nel Registro nazionale delle varietà di viti è possibile consultare le schede descrittive delle varietà ammesse o in attesa di ammissione alla moltiplicazione e al commercio.

Le seguenti informazioni sono un estratto delle preziose ricerche condotte da Anna Schneider, Franco Mannini e Stefano Raimondi, ricercatori presso CNR - Istituto di Virologia Vegetale di Grugliasco.


VITIGNI PRINCIPALI

Barbera

Barbera grappolo

Fotografia Luca Cavallo

Sinonimi: Non sono noti sinonimi di questo vitigno. Le denominazioni Barbera ciarìa, Barbera ‘d Davi, Barbrassa e Barbera dou ciorniou, sono cultivar che non vanno confuse con il Barbera. La Barbera bianca piemontese è un vitigno che ha in comune con il Barbera solo la forma allungata dell’acino.
Distribuzione geografica: È di gran lunga il vitigno piemontese più diffuso nella regione, intensamente coltivato nelle province di Asti e Alessandria, Cuneo e Torino. É presente ovunque nella regione e diffuso anche nel resto d’Italia (Oltrepò Pavese, Colli Piacentini, Franciacorta, Umbria, Lazio, Campania, Puglia, Sicilia) e, introdotto dagli emigranti, è coltivato anche in California e Argentina. Nel Pinerolese è pressochè sempre presente nei tradizionali vigneti plurivarietali.
Principali caratteri: Grappolo cilindrico alato, abbastanza compatto; acino medio-grande di colore blu-nero. Maturazione dell’uva medio-tardiva.
Attitudini colturali ed enologiche: Vitigno di vigoria media e fertilità molto elevata, con produttività elevata e costante. Assai plastico, si adatta a varie forme di allevamento e potature che, tuttavia, ne condizionano l’acidità fissa delle uve. Il Barbera è poso suscettibile alla peronospora ma teme la muffa e il marciume del grappolo. Le uve sono dotate di elevata acidità fissa, una buona dotazione in antociani ed un limitato contenuto di tannini. Il Barbera è caratterizzato da una grande versatilità e le sue uve trovano impiego in una vasta gamma di vini: rossi giovani e frizzanti, vini novelli, vini tranquilli di medio corpo e, infine, con uve ben mature ed affinamento più o meno prolungato nel legno, rossi intensi e generosi, non di rado di grande eleganza. Più raramente è utilizzato anche per la produzione di vini spumanti. Nel Pinerolese unitamente a Bonarda, Neretto, Doux D’Henry e Freisa e ad altri vitigni autorizzati costituisce la base per la produzione del Pinerolese Rosso DOC. Tra i vitigni utilizzati nei più recenti impianti monovarietali, il Barbera è il più rappresentativo ed origina, in purezza, il vino Pinerolese DOC Barbera.
Varietà iscritta nel Registro nazionale delle varietà di viti, raccomandata nella Regione Piemonte.

Croatina

Sinonimi: Bonarda di Rovescala o Bonarda (nell’Oltrepò Pavese e in alcune zone del Piemonte), Nebbiolo (di Gattinara) o Spanna-Nebbiolo (Spannibièu) nei dintorni di Ghemme e Gattinara, Crovattina, Uva del zio. La Croatina non è da confondere né con la Bonarda (piemontese), né con la Crova (Lambrusca di Alessandria). La Bonardina vi assomiglia per alcuni caratteri.
Distribuzione geografica: Diffusa nel Novarese e nel Vercellese, è presente e nota con il nome di Bonarda in alcune aree della provincia di Torino, del Cuneese, dell’Astigiano e ancor più dell’Alessandrino. Ampiamente coltivata nell’Oltrepò Pavese e sui Colli Piacentini.
Principali caratteri: Grappolo generalmente grande, piramidale alato e allungato; acino con buccia pruinosa, di colore blu scuro. La Croatina presenta una certa variabilità itravarietale, sopprattutto nella Dimensione del grappolo e dell’acino. Uva a maturazione medio-tardiva.
Attitudini colturali ed enologiche: Vitigno di vigoria media o elevata, presenta una fertilità generale da media a elevata, ma le gemme basali non differenziano grappoli. Talvolta manifesta fenomeni di alternanza di produzione. A seconda dei territori è allevata a controspalliera con potatura mista o con sistemi espansi e potatura lunga. Presenta scarsa suscettibilità nei confronti dell’oidio, media alla peronospora e alla Botrytis cinerea nelle annate piovose. Le uve di Croatina, ricche di materia colorante e dotate di moderata acidità, servono all’ottenimento di vini colorati, brevemente invecchiati, oppure giovani e appena mossi, talora frizzanti o amabili.
Varietà iscritta nel Registro nazionale delle varietà di viti, raccomandata nella Regione Piemonte.

Dolcetto

vitigni dolcetto p

Sinonimi: Ormeasco a Ormea e Pieve di Teco, Nebbiolo nell’Alessandrino, nel Tortonese, nei colli dell’Oltrepò Pavese, (Nibièu) e in Gallura (Sardegna). Il Dolcetto di Boca, coltivata nel Novarese, il Dolcetto bianco e la Douce noire francese sono cultivar ben distinte dal Dolcetto.
Distribuzione geografica: Ampiamente coltivato nelle provincie di Cuneo, Asti e Alessandria, ma presente anche in Oltrepò Pavese e nell’area pedemontana piemontese, in virtù della sua precocità di maturazione. Si trova anche in Liguria, in Sardegna e in una piccola area della Calabria tirrenica.
Principali caratteri: Grappolo medio-grande, conico allungato, generalmente con ali sviluppate, spargolo soprattutto all’estremità distale; acino medio-piccolo con buccia consistente e molto pruinosa, di colore blu-nero o blu-nero violetto. Uva a maturazione medio-precoce.
Attitudini colturali ed enologiche: Vitigno di moderata vigoria, presenta fertilità medio-elevata e produzione generalmente elevata. La forma di allevamento più appropriata è la controspalliera. E’ generalmente suscettibile agli attacchi delle crittogame, ma tollerante a muffa e marciume dell’uva, anche in virtù della precocità di maturazione e del grappolo spargolo. I vini Dolcetto presentano un colore intenso (rosso rubino con riflessi violacei) e un intenso profumo, con sentori di ciliegia e frutti rossi macerati, talora leggermente ammandorlato. Sono caratterizzati da bassa acidità e un piacevole retrogusto amarognolo ma sono soggetti a difetti olfattivi di tipo riduttivo.
Varietà iscritta nel Registro nazionale delle varietà di viti, raccomandata nella Regione Piemonte.

Erbaluce

Erbaluce grappolo

Fotografia Luca Cavallo

Sinonimi: Greco del Novarese, Bian roustì o Uva rustìa per la tipica colorazione dell’uva quando ben matura.
Distribuzione geografica: E’ coltivato in provincia di Torino (in Canavese, sulla Serra d’Ivrea e sui colli che circondano il lago di Viverone) e in alcuni comuni della provincia di Biella; con il nome di Greco è presente nel Novarese. Sporadico anche in alcune zone del Piemonte meridionale e occidentale.
Principali caratteri: Grappolo cilindrico con una o due ali, un po’ allungato, compatto; acino con buccia spessa di colore giallo verdastro, che diviene di un color rosa ambrato quando l’uva è ben matura o se esposta al sole. Uva a maturazione medio-precoce o media epoca.
Attitudini colturali ed enologiche: La vigoria è molto elevata e la massa vegetativa rilevante. La fertilità e la produzione sono elevate, ma non molto costanti. Poiché le gemme basali sono poco fertili, necessita di forme di allevamento idonee e potatura lunga. In Canavese è generalmente allevato con forme alte ed espanse, tradizionalmente “a tre punte”. Scarsamente tollerante nei confronti dell’oidio, è invece poco suscettibile ai marciumi del grappolo. Per via del precoce germogliamento, può essere soggetto a danni da gelo a seguito di brinate primaverili. Dotate di elevata acidità fissa, le uve si prestano all’ottenimento di prodotti di versa tipologia, dagli intensi spumanti secchi, ai vini tranquilli caratterizzati da profumo fine e gusto fresco, agli importanti passiti, ottenuti con l’appassimento in fruttaio di uve scelte.
Varietà iscritta nel Registro nazionale delle varietà di viti, raccomandata nella Regione Piemonte.

Freisa

Freisa grappolo

Fotografia Luca Cavallo

Sinonimi: Freisa di Chieri, Freisa piccola (cita), Freisetta, Mounfrina, Freisa grossa (Fresa grosa) o Freisa di Nizza o Freisa di Asti è invece il nome con cui viene indicata la Neretta cuneese in alcune aree della provincia di Torino e in altre aree piemontesi. La Freisa blu di Carema è cultivar diversa dalla Freisa, come pure diverso è il Freisone.
Distribuzione geografica: Coltivata in tutto il Monferrato Astigiano e Casalese, nel Chierese in provincia di Torino e nell’Albese in provincia di Cuneo. È inoltre presente in tutta la fascia pedemontana, dal Saluzzese, al Pinerolese, al Canavese, ai Colli Novaresi. Un tempo era diffusa nell’Alessandrino.
Principali caratteri: La freisa è geneticamente legata al Nebbiolo Lampia da un rapporto di parentela di primo grado. Grappolo cilindrico allungato e spargolo; acino con buccia consistente, pruinosa, di colore blu-nero. Maturazione dell’uva in media epoca.
Attitudini colturali ed enologiche: La vigoria della Freisa è da media a elevata. La produttività è di media entità e non molto costante; la fertilità è medio-alta, benché ridotta a livello delle gemme basali; le femminelle sono fertili. Generalmente è allevata a controspalliera e richiede una potatura lunga e ricca. La Freisa è poco suscettibile alle malattie crittogamiche. Le uve, anche se un po’ tanniche, conferiscono al vino un gradevole profumo fruttato con note di lampone e frutti di bosco, caratteristica che viene esaltata nell’ottenimento di vini vivaci (leggermente frizzanti), talora abboccati e di vini novelli; la buona dotazione di colore e di tannini la rende adatta anche per l’ottenimento di vini fermi, di pronta beva o, meglio, sottoposti ad un moderato invecchiamento, oppure al taglio con altre uve.
Varietà iscritta nel Registro nazionale delle varietà di viti, raccomandata nella Regione Piemonte.

Nebbiolo

Nebbiolo grappolo

Fotografia Luca Cavallo

Sinonimi: Picotèner o Picotendro (alto Canavese, Valle d’Aosta), Spanna (Novarese e Vercellese), Prunent (Val d’Ossola), Chiavennasca (Valtellina). Le denominazioni Nebbiolo Lampia e Michet si riferiscono alle principali sottovarietà del Nebbiolo in area albese. Il Nebbiolo Rosè è un genotipo affine ma distinto. Il Pignolo presente a Barbaresco è identico al Nebbiolo mentre il Pugnet segnalato a Carema è un Nebbiolo con grappolo cilindrico di dimensioni alquanto ridotte. Altre cultivar in diverse aree del Piemonte sono chiamati Nebbiolo, ma da esso ben distinti.
Distribuzione geografica: Intensamente coltivato nelle Langhe e nel Roero in provincia di Cuneo, in Canavese e soprattutto nel Comune di Carema in provincia di Torino, oltre che nel Bilellese, nell’alto Vercellese e Novarese. È presente anche nell’Astigiano. Ampiamente diffuso in bassa Valle d’Aosta e in Valtellina (Lombardia), si coltiva anche in Franciacorta e oltreoceano.
Principali caratteri: Presenta uno spiccato polimorfismo e una elevata variabilità intravarietale. Grappolo medio-grande o grande, piramidale alato allungato; acino medio piccolo, con buccia consistente molto pruinosa, di colore blu-nero, talora sfumato di violetto. Uva a maturazione tardiva.
Attitudini colturali ed enologiche: La vigoria è elevata e la fertilità è media, ma assai ridotta a livello delle gemme basali. La produttività è variabile. La forma di allevamento tradizionale in Canavese è espansa (la pergola). Il Nebbiolo è sensibile all’oidio e, in annate predisponenti, alla muffa grigia del grappoli. Il precoce germogliamento lo può rendere soggetto a danni causati da gelate tardive. Teme inoltre le piogge prolungate nel periodo della fioritura.
Varietà iscritta nel Registro nazionale delle varietà di viti, raccomandata nella Regione Piemonte.

Uva rara

Sinonimi: Bonarda di Cavaglià, di Gattinara o semplicemente Bonarda (nel Canavese, Biellese, Vercellese), Balsamina o Balsamea nera (nell’Astigiano), Rairone (nel Vogherese). Non va confusa con la Bonarda (piemontese) né con la Croatina.
Distribuzione geografica: Coltivata nel Canavese orientale, sulle colline Biellesi, nell’alto Vercellese e Novarese, nel Tortonese, nell’Oltrepò Pavese e sporadicamente presente nell’Astigiano e in altre aree della provincia di Torino.
Principali caratteri: Grappolo conico, molto spargolo; acino medio-grande con buccia di colore blu scuro; sapore particolare e gradevole al palato. Uva a maturazione medio-tardiva.
Attitudini colturali ed enologiche: Il vitigno presenta vigoria media o elevata. La produzione può essere penalizzata da colatura accentuata, che rende inconsistenti i grappoli già normalmente spargoli. In Piemonte è coltivata con sistemi espansi. L’andamento climatico al momento della fioritura può penalizzare l’Uva rara, che presenta alternanza di produzione. Nel complesso il grappolo difficilmente viene danneggiato da muffe o marciumi. Considerata eccellente uva da mensa e da serbo per l’elevato contenuto zuccherino, la moderata acidità e il sapore gradevole, l’Uva rara in Piemonte viene vinificata in unione con altre uve locali.
Varietà iscritta nel Registro nazionale delle varietà di viti, raccomandata nella Regione Piemonte.


VITIGNI MINORI

Avanà

Avanà grappolo

Fotografia Luca Cavallo

Sinonimi: Avenà, Avenai, Vermaglio (dintorni di Saluzzo), Hibou noir in Savoia.
Distribuzione geografica: Valle di Susa (soprattutto alta Valle) e Pinerolese (Valli Chisone e Germanasca).
Principali caratteri: Grappolo medio-grande e allungato, alato; acino medio-grande, dalla buccia spessa, molto pruinosa, di colore irregolarmente distribuito, blu nero violetta. Uva a maturazione medio-precoce.
Attitudini colturali ed enologiche: È un vitigno dal buon vigore vegetativo, che predilige una potatura lunga, per ottenere una buona fruttificazione. Può manifestare alternanza di produzione. L’uva è generalmente poco sensibile agli attacchi della muffa e del marciume. Vinificate in purezza, le uve di Avanà danno un vino fresco e fruttato, leggero di corpo, poco serbevole; il colore, piuttosto scarico, ha inizialmente ottima tonalità, ma tende a degradarsi con rapidità, virando all’arancio.
Viene vinificato per ottenere il vino DOC Valsusa Avanà, oppure unito ad altre uve nere locali, come nel territorio dei comuni di Perosa e Pomaretto per la produzione del vino DOC Pinerolese Ramìe.
Varietà iscritta nel Registro nazionale delle varietà di viti, raccomandata nella Regione Piemonte.

Avarengo

Avarengo grappolo

Fotografia Luca Cavallo

Sinonimi: Avarenc, Avarena, Mustèr (Canavese), Riundasca (Biellese). Non va confuso con un altro vitigno presente in Val Chisone denominato Avarenchetto.
Distribuzione geografica: È presente sporadicamente in tutta la fascia pedemontana piemontese nordoccidentale, ma con una maggiore concentrazione nel Pinerolese.
Principali caratteri: Grappolo di media grandezza, piramidale, breve; acino con buccia molto pruinosa di colore blu-nero o sfumato di violetto. Maturazione dell’uva in media epoca.
Attitudini colturali ed enologiche: È un vitigno dall’elevato vigore vegetativo. Non produce sulle gemme basali ed in generale è un produttore modesto, “avaro” (aspetto da cui forse deriva il nome). Necessita di una potatura lunga. In passato è stato molto utilizzato ed apprezzato anche per il consumo fresco.
Viene vinificato congiuntamente ad altre uve nere locali, come nel territorio dei comuni di Perosa e Pomaretto per la produzione del vino Pinerolese DOC Ramìe. Il nome attribuito in Canavese, Mustèr, sembra derivi dalla sua utilizzazione per la preparazione della mostarda d’uva (essendo un uva ben dotata di zuccheri).
Varietà iscritta nel Registro nazionale delle varietà di viti, raccomandata nella Regione Piemonte.

Baratuciat

Baratuciat grappolo

Fotografia Luca Cavallo

Sinonimi: Nessuno conosciuto. Le varianti locali utilizzate per indicare questo vitigno sono anche Bertacuciàt e Berlu ‘d ciàt, motivate dalla particolare forma dell’acino.
Distribuzione geografica:Il vitigno è coltivato nella Valle di Susa.
Principali caratteri: Grappolo di media grandezza, piramidale, breve; acino con buccia molto pruinosa di colore blu-nero o sfumato di violetto. Maturazione dell’uva in media epoca.
Notizie storico-bibliografiche: La sua presenza nella bassa Valle di Susa e nella pianura limitrofa è attestata da un documento inserito nel Bullettino Ampelografico (fascicolo VIII, 1877) dove viene citato un vitigno indicato come Berlon ‘d ciat bianco, presente in piccole proporzioni nel comune di Villarbasse.
Attitudini colturali ed enologiche: Il Baratuciàt, vitigno dal precoce ciclo vegeto-produttivo, presenta un elevato vigore ed una produttività media. Generalmente richiede una potatura lunga. É piuttosto resistente alle principali patologie fungine. Il vino si presenta di colore giallo paglierino scarico con gradevoli tonalità verdi, con un profumo intenso caratterizzato da note di mela verde e ananas e con sentori di eucalipto e fieno.
Viene vinificato per ottenere il vino DOC Valsusa Baratuciat.
Varietà iscritta nel Registro nazionale delle varietà di viti, raccomandata nella Regione Piemonte.

Barbera ‘d Davi

Barberad Davi grappolo

Fotografia Scuola Malva-Arnaldi di Bibiana

Sinonimi: Non va confuso con il Barbera.
Distribuzione geografica: È diffuso nel Pinerolese, con le presenze più significative nei territori di Cumiana, Cantalupa e Frossasco. Sporadicamente è stato segnalato anche in bassa Val di Susa.
Principali caratteri: Grappolo allungato, cilindrico e spargolo; acino dalla buccia pruinosa e spessa, di colore nero con riflessi violetti e dalla polpa soda. Uva a maturazione medio-precoce.
Attitudini colturali ed enologiche: È un vitigno caratterizzato da una vigoria medio-elevata, molto produttivo, poco soggetto ad alternanza e tollerante nei confronti delle avversità fungine. La fertilità è elevata, per cui si differenziano numerosi grappoli che resistono bene alla muffa grigia ed ai marciumi in genere. Dopo la lignificazione i tralci assumono una colorazione rosata. Viene vinificato insieme ad altre cultivar locali.

Barbrassa

Barbrassa grappolo

Fotografia Scuola Malva-Arnaldi di Bibiana

Sinonimi: Il nome del vitigno, di cui si ignora l’origine, è stato attribuito da alcuni vivaisti pinerolesi. È chiamato Tocai nero in alcuni comuni del Roero.
Distribuzione geografica: È presente essenzialmente nel Pinerolese. Sporadicamente è stato individuato anche in altre località pedemontane (bassa Valle di Susa) e nel Roero.
Principali caratteri: Grappolo conico o cilindrico alato, spargolo; acino con buccia spessa, di colore ner-blu, con riflessi violetti. Uva a maturazione medio-precoce.
Attitudini colturali ed enologiche: È un vitigno vigoroso, da una buona fertilità generale, anche se non produce sulle gemme basali. Predilige una potatura lunga e l’adozione di forme di allevamento espanse. È considerato un vitigno molto rustico, caratterizzato da una modesta acidità. Viene vinificato insieme ad altri vitigni locali.

Becuét

Becuet grappolo

Fotografia Luca Cavallo

Sinonimi: Biquet (Valle di Susa), Berla ‘d crava cita o Berla cita (Pinerolese), Persan e Becouette in Savoia.
Distribuzione geografica: Un tempo molto diffuso nelle Alpi Cozie, sia sul versante italiano che su quello francese, è ancora presente oggi soprattutto in alta Valle di Susa e, più sporadicamente, nel Pinerolese e nella bassa Valle di Susa.
Principali caratteri: Grappolo breve, conico o cilindrico; acino piccolo dalla buccia molto pruinosa, di colore blu, con pedicelli spesso violacei. Uva a maturazione media o medio-precoce.
Attitudini colturali ed enologiche: Si tratta di un vitigno fertile e rustico che viene allevato in forme basse, ma le produzioni maggiori si ottengono con una potatura lunga. Il vitigno è tuttavia molto sensibile all’oidio. In Valle di Susa il Becuét fornisce corpo, struttura e colore all’Avanà, di cui viene considerato un vitigno miglioratore. Vinificato in purezza dà vini originali, ricchi di estratto per i quali è consigliato un periodo di affinamento in legno.
Varietà iscritta nel Registro nazionale delle varietà di viti, idonea alla coltura nella Regione Piemonte.

Berla Grossa

Berla Grossa grappolo

Fotografia Scuola Malva-Arnaldi di Bibiana

Sinonimi: Lambruscas. Il nome esteso del vitigno è in realtà Berla ‘d crava grossa, distinta dalla “cita” (o Becuét) per la dimensione di grappolo e acino.
Distribuzione geografica: Oggi si può incontrare con una certa frequenza in Val Chisone (Pomaretto, Perosa Argentina).
Notizie storico-bibliografiche: Proveniente da varie località del Pinerolese, è citata tra le uve presentate all’Esposizione Ampelografica tenutasi a Pinerolo tra il 25 settembre e il 1 ottobre 1881.
Attitudini colturali ed enologiche: È un vitigno di forte vigore, con aspetto della vegetazione disordinato per il grande sviluppo dei rami anticipati. La fertilità è elevata, anche a livello delle gemme basali, come pure la produttività. La maturazione dell’uva è piuttosto tardiva e modesta la qualità del prodotto.

Bianc Ver

Bianc ver grappolo

Fotografia Luca Cavallo

Sinonimi: Bianc vert nella variante più francofona. È identico alla Verdesse d’oltralpe; queste denominazioni derivano dal colore verdastro dell’uva, che permane anche a maturazione.
Distribuzione geografica: Tipico vitigno alpino, ormai presente alquanto sporadicamente nell’alta Valle di Susa, nel Pinerolese e nella Val Chisone (Pomaretto e Perosa Argentina). Un tempo diffuso in Savoia e in Vallese, oggi praticamente scomparso in Francia, ma ancora coltivato in Svizzera con un recente, rinnovato interesse.
Principali caratteri: Grappolo piccolo, cilindrico con una o due ali brevi; peduncolo rosato; acino medio-piccolo con buccia spessa e consistente, molto pruinosa, di colore verde chiaro o verde giallastro; polpa succosa, sapida e gradevole, con pronunciata acidità; grossi vinaccioli visibili attraverso la buccia. Maturazione dell’uva medio precoce o in media epoca.
Attitudini colturali ed enologiche: Il Bian ver è un vitigno mediamente vigoroso che si adatta bene ad essere allevato a spalliera. La fertilità è buona, ma non elevata; le gemme basali sono provviste di grappoli, ma per una resa idonea è preferibile una potatura lunga o mista. Non è un vitigno di forte produttività, ma capace di dare uve alquanto zuccherine, dotate di un sapore originale, assai gradevole. Viene vinificata insieme ad altri vitigni per dare un bianco generalmente destinato al consumo famigliare. Le esperienze di vinificazione in purezza condotte nel Pinerolese, hanno portato ad un vino decisamente interessante: alcolico, ben strutturato, sapido, di vivace acidità.
Varietà iscritta nel Registro nazionale delle varietà di viti, idonea alla coltura nella Regione Piemonte.

Blanchet

Blanchet grappolo

Fotografia Scuola Malva-Arnaldi di Bibiana

Sinonimi: Non va confuso con altri omonimi Bianchi, Bianchetti o Bianchette autorizzate in Italia; è diverso da un altro Bianchetto presente nel Saluzzese e dalla Bianca (Blancio) della Val Maira.
Distribuzione geografica: Già citato in epoca prefillosserica per la sua coltura nei dintorni di Perosa Argentina, ancora oggi è la base per la produzione di un vino bianco nelle Valli Chisone e Germanasca del Pinerolese, insieme al Preveiral.
Principali caratteri: Grappolo piramidale alato, compatto; acino di media grandezza, di colore giallo chiaro verdastro. Uva a maturazione medio-precoce.
Attitudini colturali ed enologiche: È un vitigno dal medio vigore con tendenza ad affastellare la vegetazione. Ha buona fertilità, anche se la produzione tende un poco ad alternare. L’uva, a maturazione precoce, ha la particolarità di avere un’acidità fissa moderata, che ben equilibra l’elevato apporto di acidità del Preveiral, a cui le uve vengono tradizionalmente unite per produrre un vino bianco a Pomaretto e dintorni.

Bonarda

Bonarda grappolo

Fotografia Scuola Malva-Arnaldi di Bibiana

Sinonimi: Bonarda piemontese, Bonarda di Chieri o Bonarda del Monferrato. Numerose sono però le omonime Bonarda, vitigni del tutto distinti dalla Bonarda piemontese con la quale non vanno confusi: la Croatina viene chiamata Bonarda in alcune zone dell’Astigiano, nel Roero, sui Colli Piacentini e nell’Oltrepò Pavese.
Distribuzione geografica: La Bonarda è coltivata esclusivamente in Piemonte, e soprattutto sulle colline del Torinese (Chierese) e dell’Astigiano ad esse adiacenti. È presente anche nel Pinerolese, in bassa Valle di Susa e sporadicamente nel Canavese.
Principali caratteri: Grappolo grande o medio-grande, piramidale, con due-tre ali, acino medio-piccolo, con buccia pruinosa, di colore blu-nero. Maturazione dell’uva in media epoca.
Attitudini colturali ed enologiche: La fertilità e la produttività sono di buona entità e costanti. È considerato vitigno un poco suscettibile alla peronospora. Le uve sono caratterizzate in genere da una moderata acidità e da un elevato contenuto in antociani e tannini. Celebrata fin dal passato per le qualità enologiche, la Bonarda consente di ottenere vini di colore intenso e stabile, dal profumo originale e piuttosto intenso, dal buon equilibrio strutturale, che si prestano anche ad un medio invecchiamento.
Varietà iscritta nel Registro nazionale delle varietà di viti, idonea alla coltura nella Regione Piemonte.

Bonardina

Bonardina grappolo

Fotografia Scuola Malva-Arnaldi di Bibiana

Sinonimi: Bonarda di Borgomasino.
Distribuzione geografica: Malgrado il sinonimo, è coltivato quasi esclusivamente nel Pinerolese.
Principali caratteri: Grappolo da medio a grande, conico allungato, alato, spargolo, con peduncolo rosso violaceo; acino medio-piccolo, buccia molto pruinosa e spessa, di colore blu-nero e pedicelli violacei. Maturazione dell’uva in media epoca.
Attitudini colturali ed enologiche: Gli scritti dell’epoca prefillosserica non parlano di Bonardina nel Pinerolese nè in provincia di Torino e si deve dunque pensare che questo vitigno sia stato introdotto più recentemente. Ha sviluppo vegetativo equilibrato ed elevata produttività, dovuta sia ad una buona fertilità che alla dimensione del grappolo. Attualmente l’uva viene vinificata insieme ad altri vitigni del Pinerolese, in particolare la Bonarda piemontese.

Brunetta di Rivoli

Brunetta di Rivoli grappolo

Fotografia Scuola Malva-Arnaldi di Bibiana

Sinonimi: Rosa nera (nel Biellese), Valmasia (nell’Astigiano), Tibaldi a S. Vittoria d’Alba. Non va confusa con la Brunetta, che è il nome con cui si indica in alta Valle di Susa lo Chatus.
Distribuzione geografica: Coltivato in Valle di Susa (soprattutto nella bassa valle) e nei dintorni di Rivoli, la sua presenza, anche se sporadica, si estende però curiosamente a tutto il Piemonte, sia alla zona pedemontana che alle colline centrali.
Principali caratteri: Grappolo piramidale o cilindrico con un’ala, piuttosto allungato, generalmente spargolo; acino piccolo, con ombelico sporgente; buccia molto pruinosa, spessa, di colore blu-nero violetto. Uva a maturazione medio-tardiva o tardiva.
Attitudini colturali ed enologiche: Si tratta di una cultivar dal notevole vigore vegetativo e dalla fertilità non eccessiva, ma con produzione costante. Necessita di una potatura lunga, poiché le gemme basali sono scarsamente fertili. È un vitigno di cui non sono per ora note le potenzialità qualitative, anche se presso i viticoltori che ne hanno vinificate le uve in purezza ha fama di dare un vino ben colorato, morbido, di un certo pregio. Doveva un tempo essere ben più diffuso di quanto non sia attualmente. Nei dintorni di Rivoli le uve vengono maggiormente vinificate insieme agli altri vitigni locali.

Cardin o Montanera

Cardin grappolo

Fotografia Scuola Malva-Arnaldi di Bibiana

Sinonimi: Montanera (nel Saluzzese), Neirano (zona di Bibiana), Barbera dou ciorniu (Valle di Susa), Dousét vej o Tadone (nel Canavese). Va ricordato che le denominazioni Neirano e Tadone in alcune aree del Cuneese si riferiscono ad altri vitigni.
Distribuzione geografica: Tradizionalmente molto coltivato nell’area del Saluzzese, dove in certi comuni ha rappresentato un tempo il vitigno più diffuso. Era comunque presente, anche se in minor misura, in tutta la fascia pedemontana occidentale del Piemonte. Oggi è presente solo con qualche ceppo nei vecchi vigneti, frammisto ad altri vitigni.
Principali caratteri: Grappolo di medie dimensioni, conico, talora con 1-2 ali; acino con buccia sottile e molto pruinosa, di colore blu-nero. Uva a maturazione precoce o medio-precoce.
Attitudini colturali ed enologiche: È poco suscettibile al marciume. La produzione è abbondante e costante. In passato è stato utilizzato anche come uva da mensa e per ottenere un vino colorato e di corpo, anche se non molto serbevole. Adatto ai climi freschi, non e se ne conoscono ancora le potenzialità enologiche.

Chatus

Chatus grappolo

Fotografia Luca Cavallo

Sinonimi: Neretto (Neiret, nel Pinerolese), Nebbiolo o Nebbiolo di Dronero (Monregalese, bassa Val Maira, Colline Saluzzesi), Bourgnin (comuni di Barge e Bagnolo P.te), Brunetta e Scarlattin (in Valle di Susa), Brachet (nel Canavese). Chatus è il nome con cui è noto in Francia.
Il Nebbiolo Pairolé (o Pirolé) è una mutazione dello Chatus caratterizzata da una scarsa pruinosità della buccia dell’acino, tanto da risultare nero come il fondo del paiolo annerito dal fumo (da cui “pairolé”). Tale variazione dello Chatus è stata segnalata anche in Francia con il nome di Noir de Maure, per il colore scuro “testa di moro”.
Distribuzione geografica: È probabile che lo Chatus fosse un tempo alquanto diffuso in Piemonte, perché lo si trova ancora in tutto l’arco alpino della regione, con una maggior presenza in bassa Valle Maira, sui Colli saluzzesi e nel Pinerolese. Un tempo molto coltivato anche in alcune aree della Francia, è stato recentemente reintrodotto in Ardeche, dove è oggetto di importanti iniziative di valorizzazione.
Principali caratteri: Grappolo piramidale con ali brevi, piuttosto allungato, più o meno compatto; peduncolo e rachide di color rosso violaceo; acino piccolo, con buccia molto pruinosa (tranne che nel Pairolé), piuttosto spessa, di colore blu-nero. Uva a maturazione tardiva.
Attitudini colturali ed enologiche: È un vitigno rustico, dal buon vigore, che in certi ambienti colturali può diventare eccessivo a discapito della produttività. In condizioni normali, però, la fertilità è buona o media, anche sulle gemme basali. L’uva, resistente alla muffa, ma talora un po’ soggetta al scottature, è ricca di estratto e colore. Oltralpe è considerato il tipico vitigno dei suoli scistosi ed acidi di aree collinari e montane. Viene vinificato raramente in purezza: le sue uve servono a conferire corpo e struttura agli uvaggi locali.
Varietà iscritta nel Registro nazionale delle varietà di viti, idonea alla coltura nella Regione Piemonte.

Doux d'Henry

vitigni douxdhenry p

Sinonimi: Gros d’Henry (nel passato). L’origine del nome si fa risalire al re di Francia Enrico IV che, di passaggio in Piemonte all’inizio del 1600, ebbe occasione di apprezzarne le qualità.
Distribuzione geografica: Presente esclusivamente nel Pinerolese, soprattutto nella zona pedemontana.
Principali caratteri: Grappolo di dimensioni medie o medio-grandi, piramidale, con 2-3 ali; acino con buccia spessa di colore blu-nero o blu-nero violetto; frequente la presenza di acini del tutto verdi. Maturazione dell’uva in media epoca.
Attitudini colturali ed enologiche: Il Doux d’Henry ha la particolarità di presentare fiori maschiosterili. Affinché l’impollinazione avvenga, normalmente è necessaria la presenza di piante di altri vitigni impollinatori. É un vitigno di buon vigore. L’uva un tempo veniva più consumata allo stato fresco che vinificata. Oggi viene coltivata per ottenere il Pinerolese DOC Doux d’Henry, vino rosato di corpo moderato e gradevole, o nei tradizionali vigneti plurivarietali, dove entra nella composizione di uvaggi.
Varietà iscritta nel Registro nazionale delle varietà di viti, idonea alla coltura nella Regione Piemonte.

Falso Nebbiolo di Dronero

Falso nebbiolo di Dronero grappolo

Fotografia Scuola Malva-Arnaldi di Bibiana

Sinonimi: Si tratta di un vitigno ancora non identificato, chiamato erroneamente Nebbiolo di Dronero (ovvero Chatus) con il quale non va confuso.
Distribuzione geografica: Rinvenuto nella zona di Barge e Bagnolo ma presente sporadicamente anche in Valle di Susa e nel Canavese
Principali caratteri: Acino medio-grande, con buccia molto pruinosa, di colore blu-nero. Uva a maturazione tardiva.
Attitudini colturali ed enologiche: Vitigno di media o elevata vigoria, rustico e molto produttivo. Non sono state effettuate prove di vinificazione in purezza, ma dai parametri rilevati sulle uve, pare abbia potenzialità inferiori allo Chatus.

Grandurey

Grandurey grappolo

Fotografia Scuola Malva-Arnaldi di Bibiana

Sinonimi: Carcairùn a Gravere, in Valle di Susa. Nella medesima zona viene denominato Carcairun ‘d Fransa il vitigno francese Gamay, distinto dal Grandurey. A Chiomonte a questo vitigno si attribuisce anche il nome di Pignolo.
Distribuzione geografica: Anche se la sua presenza si limita a qualche pianta o al massimo a porzioni di filari, lo si incontra in molti vecchi vigneti di tutta la Valle di Susa, e talvolta perfino allevato a pergola addossato alle case. Doveva dunque essere abbastanza diffuso un tempo nella vallata alpina e potrebbe corrispondere al locale Carcairone, che si distingueva dal Carcairone “di Francia” o Gamay, in seguito predominante.
Notizie storico-bibliografiche: Nella seconda metà dell’Ottocento si trovano citazioni riferite a due distinti “Carcaironi” in Valle di Susa, uno dei quali già identificato come Gamay (di Rovasenda, 1877).
Attitudini colturali ed enologiche: Il Grandurey ha un vigore medio ed una produttività piuttosto elevata, pur avendo grappoli di piccole dimensioni. Questi, a causa della grande compattezza e della maturazione tardiva, sono colpiti molto frequentemente dalla muffa e dal marciume. Si tratta di un’uva di scarso valore qualitativo.

Grisa Nera

Grisa nera grappolo

Fotografia Scuola Malva-Arnaldi di Bibiana

Sinonimi: Grisa di Cumiana (nel Pinerolese) o semplicemente Grisa. Da non confondere con altra Grisa a frutto nero, sporadicamente presente nell’Alto Canavese.
Distribuzione geografica: Anche se sempre come ceppi frammisti a quelli di altri vitigni, è presente un po’ in tutta l’area pedemontana e alpina della provincia di Torino (Pinerolese e bassa Valle di Susa) e occasionalmente anche in quella di Cuneo.
Principali caratteri: Grappolo grande o molto grande, conico, talora alato, spargolo; acino medio-grande o grande; buccia spessa, con abbondante pruina, tale da conferire all’uva, che ha colore blu-nero, una sfumatura grigia; Uva a maturazione medio-tardiva o tardiva.
Attitudini colturali ed enologiche: È una cultivar dal vigore veramente elevato, con grande sviluppo dei germogli, che influisce negativamente sulla fertilità, che risulta modesta e sempre ridotta a livello delle gemme basali. Il bel grappolo grande e il sapore gradevole facevano un tempo apprezzare quest’uva per la mensa, ed era questa la principale destinazione della Grisa. Oggi viene vinificata congiuntamente all’uva di altri vitigni locali di pari maturazione.

Grisa Rousa

Grisa rousa grappolo

Fotografia Scuola Malva-Arnaldi di Bibiana

Sinonimi: Ivernasso (Chiomonte); semplicemente Grisa nel passato, poi con la specificazione di “rossa” per non confonderla con la Grisa nera; Napoletana o Sorìa nel Tortonese; Grec rouge in Francia.
Distribuzione geografica: Attualmente viene coltivata in Valle di Susa (soprattutto nell’alta Valle), mentre è sporadica in Val Chisone nel Pinerolese e nel Tortonese. In Francia era un tempo diffusa quasi ovunque per il consumo allo stato fresco e anche per la vinificazione.
Principali caratteri: Grappolo grande o molto grande, piramidale alato; acino di media grandezza, di un bel colore rosa carico o rosso violetto quando ben esposta alla luce, oppure verde chiaro appena sfumato di rosa, polpa consistente e gradevole al palato. Maturazione dell’uva in media epoca.
Attitudini colturali ed enologiche: È un vitigno dal vigore moderato ma dalla elevata produttività, soprattutto per la rilevante dimensione dei grappoli; tende però ad alternare: le stesse piante offrono annate di raccolto particolarmente abbondante alternate a vendemmie molto meno copiose. L’uva, per l’aspetto particolarmente attraente nella forma e nel colore e per il valore organolettico, si deve considerare più da mensa che da vinificare. Nell’alta Valle di Susa lveniva offerta ai braccianti come compenso in natura. Oggi se ne ottiene un vino bianco o debolmente rosato, dalla bassa gradazione alcolica, esclusivamente destinato all’autoconsumo.

Gros Blanc

Gros blanc grappolo

Fotografia Scuola Malva-Arnaldi di Bibiana

Sinonimi: Nessuno conosciuto. Nella dizione occitana Gro’ Blan.
Distribuzione geografica: Oggi lo si trova sporadicamente nella media ed alta Valle di Susa (Susa, Giaglione e Chiomonte).
Notizie storico-bibliografiche: Non citato dalle fonti scritte locali, ricorre invece nella memoria dei vecchi viticoltori come presente un tempo in varie vigne dell’alta Valle di Susa (Di Maio, 1997).
Attitudini colturali ed enologiche: Di moderato vigore, ha una elevata produttività. Pur di maturazione piuttosto precoce, i suoi grappoli sono soggetti all’attacco dei marciumi.

Lacrima Cristi

Lacrima cristi grappolo

Fotografia Scuola Malva-Arnaldi di Bibiana

Sinonimi: Non si conoscono sinonimi per questo vitigno. È una cultivar ben distinta da quelle utilizzate per la produzione degli omonimi vini campani e pure ben distinta da un Lacrima Christi a polpa colorata attestato in Francia.
Distribuzione geografica: Questa cultivar è stata recuperata nel Pinerolese.
Notizie storico-bibliografiche: Non si conoscono citazioni storiche di uve con questo nome nel Pinerolese. Se non corrisponde ad un vitigno locale originariamente conosciuto con un altro nome, è possibile che sia stato importato in questa zona in epoca relativamente recente.
Attitudini colturali ed enologiche: Di vigore piuttosto elevato e vegetazione disordinata, il Lacrima Cristi ha una produttività media. I suoi grappoli, che maturano in media epoca, a causa della loro compattezza sono molto predisposti all’attacco di muffa e marciume. È un vitigno di modestissimo valore agronomico ed enologico.

Lambrusca di Alessandria

Sinonimi: Crova (Pinerolese), Neretto di Alessandria (Val Chisone), Crovìn (Roero), Croetto o Moretto (Alessandrino), Stupèt (alcune zone dell’Astigiano), Lambrusca. È ben distinta di Lambruschi emiliani, dal Lambruschino o Lambrusco del Roero e dal Lambruschetto o Lambruschetta di Castelnuovo Bormida.
Distribuzione geografica: Coltivata in Provincia di Alessandria, è presente anche nelle provincie di Cuneo, di Asti e di Torino, qui introdotta in epoca postfillosserica a seguito dell’acquisto di barbatelle sul mercato vivaistico da parte di viticoltori. Più precisamente si trova nel Pinerolese (Valli Chisone e Germanasca) in Canavese e in Valle Susa.
Principali caratteri: Grappolo corto con ali pronunciate; acino piccolo di colore blu-nero, di sapore piuttosto sgradevole, erbaceo, astringente e amarognolo. Uva a maturazione mediotardiva o tardiva.
Attitudini colturali ed enologiche: Mediamente vigorosa e di buona fertilità, la Lambrusca di Alessandria è un vitigno produttivo, rustico di cui si apprezza la rusticità, adattandosi a molte situazioni colturali e di allevamento. Ha il vantaggio di sfuggire i ritorni di freddo primaverile per via del germogliamento alquanto tardivo. Presenta scarsa suscettibilità alle malattie crittogamiche. É molto ricca di estratto e colore e per questa è utilizzata in uvaggi con uve più scariche.
Varietà iscritta nel Registro nazionale delle varietà di viti, idonea alla coltura nella Regione Piemonte.

Lambrusca Vittona

Lambrusca vittona grappolo

Fotografia Scuola Malva-Arnaldi di Bibiana

Sinonimi: Lambrusca, o semplicemente Vittona.
Distribuzione geografica: Tipico del Pinerolese, ove era un tempo molto diffuso a Cumiana, Bricherasio, San Secondo e Prarostino, questo vitigno è ancora attualmente coltivato nei dintorni di Barge e nelle Valli Chisone e Germanasca.
Principali caratteri: Grappolo piccolo o medio-piccolo, corto, cilindrico, privo di ali o con un’ala breve; acino di media grandezza, buccia spessa, molto pruinosa, dalla caratteristica colorazione blu-azzurra (carta da zucchero) per l’abbondante pruina, con ombelico evidente. Maturazione dell’uva in media epoca.
Attitudini colturali ed enologiche: La Lambrusca Vittona presenta un buon vigore e un’ elevata fertilità, con gemme basali fertili. Anche le femminelle sono produttive. L’entità di uva prodotta è tuttavia da media a modesta a causa del grappolo di piccole dimensioni. L’uva è molto resistente al marciume ed alla muffa. Vitigno tradizionale del Pinerolese e dell’area alpina, viene vinificato insieme alle uve di altre cultivar locali.

Luverdon

Sinonimi: Canari nella regione pirenaica francese. Chiamato anche Beaujolais (Val Chisone) e Carcairùn (per errore) in alcune località della Valle di Susa.
Distribuzione geografica: Presente nel Pinerolese, soprattutto in Val Chisone e Germanasca, e sporadicamente in Valle di Susa.
Notizie storico-bibliografiche: Citato in Val Chisone nel 1877 (Bollettino Ampelografico, fasc. VIII).
Attitudini colturali ed enologiche: Pianta di medio vigore, assume una caratteristica colorazione rossa sulle foglie in prossimità della vendemmia, che avviene alquanto precocemente. Molto sensibile ai marciumi, che possono rapidamente compromettere la qualità del prodotto, l’uva deve dunque esser raccolta tempestivamente e adeguatamente protetta con accurata difesa antibotritica.

Malvasia Moscata o Malvasia Bianca del Piemonte

Malvasia bianca  grappolo

Fotografia Luca Cavallo

Sinonimi: Malvasia bianca in provincia di Torino, Malvasia greca o Mosella (Alessandrino e Monferrato Casalese), Moscato greco o Grec (Roero). In generale in tutta la regione viene anche chiamata Moscatella.
Distribuzione geografica: Vitigno di grande importanza storica per il Piemonte, citato a partire dal 1.600, era un tempo molto coltivato prima. A partire dalla seconda metà dell’800, i viticoltori gli preferirono il Moscato bianco, per la minor sensibilità all’oidio. Seppur coltivata oggi in modo sporadico (qualche filare in purezza o poche piante presenti nei vigneti plurivarietali), questa Malvasia è ancora presente in tutto il Piemonte, dal Pinerolese al Tortonese, con qualche presenza rilevante nella zona di Canelli. Con la denominazione Malvasia bianca è stata introdotta in California, probabilmente da emigranti piemontesi.
Principali caratteri: Grappolo piuttosto allungato con due-tre ali; acino grande, con buccia pruinosa, consistente, di colore giallo verdastro, che diventa dorato o addirittura ambrato quando i grappoli sono ben esposti al sole. Sapore intensamente aromatico gradevolissimo. Benché ad aroma moscato, la Malvasia bianca si distingue molto bene dal Moscato bianco per la foglia e soprattutto per il grappolo. Maturazione dell’uva in media epoca.
Attitudini colturali ed enologiche: È più vigorosa e produttiva rispetto al Moscato, con cui condivide il sapore intensamente aromatico, ed è meno sensibile agli attacchi di muffa grigia e ai marciumi. Se vinificata in purezza con completamento della fermentazione alcolica, origina un vino secco alquanto originale, con pregevoli note olfattive floreali, fruttate e vegetali, resistente all’ossidazione e di buona persistenza.
Varietà iscritta nel Registro nazionale delle varietà di viti, idonea alla coltura nella Regione Piemonte.

Montanera di Perosa

Montanera grappolo

Fotografia Luca Cavallo

Sinonimi: Da non confondere con la “Montanera”, sinonimo con cui viene chiamato il vitigno Cardin nelle colline saluzzesi.
Distribuzione geografica: Questa varietà è senz’altro da considerarsi un vitigno alpino, essendo stata recuperata solamente in ambienti montani marginali, anche se distanti tra loro (Val Chisone, in particolare l’area d Perosa Argentina, da cui trae il nome, Biellese, Val d’Ossola, Valtellina).
Principali caratteri: Grappolo da medio a grande di forma conico-allungata; acino medio-grande con buccia molto pruinosa, di colore blu-nero. Maturazione dell’uva in media epoca.
Attitudini colturali ed enologiche: Benché ridotta a pochissime piante, la Montanera di Perosa si è rivelata un vitigno interessante per le buone caratteristiche agronomiche (portamento eretto, buona distribuzione della vegetazione) e produttive (buona concentrazione zuccherina). Sottoposta a prove di vinificazione nell’ambito di progetti di sperimentazione enologica ha dato risultati promettenti.
Varietà iscritta nel Registro nazionale delle varietà di viti, idonea alla coltura nella Regione Piemonte.

Ner d'Ala

Sinonimi: Vernassa, Neirét dal picul rus (Carema) Barau (Chiaverano) Duràs (Quincinetto), Provinè o Pruinè (Castagneto Po), Fiorì (Pinerolese) Verdés, Uva di Biella. Non va confuso con il Neyret raccomandato in Valle d’Aosta.
Distribuzione geografica: Coltivato soprattutto nell’alto Canavese (Carema, Parella, Serrra e dintorni di Ivrea) e nella bassa Valle d’Aosta, è presente anche se sporadicamente nel Pinerolese e in tutto il Canavese fino al Biellese. È presente anche una piccola superficie sulla Collina torinese (a Castagneto Po).
Principali caratteri: Questo vitigno presenta una rilevante variabilità; grappolo piramidale, generalmente compatto; acino grande con buccia di colore blu-nero violetto e polpa consistente di sapore gradevole. Uva a maturazione medio tardiva
Attitudini colturali ed enologiche: È un vitigno molto vigoroso, che predilige le forme di allevamento espanse e le ricche potature tradizionali del Canavese. È resistente al vento e ai ritorni di freddo, ma teme un po’ la muffa del grappolo. Un tempo era considerata sia uva per la vinificazione sia per la mensa, per le doti di serbevolezza, per l’acino grande e per il gusto particolarmente gradevole. Oggi viene vinificato unitamente ad altri vitigni locali, apportando profumi interessanti e moderata acidità.
Varietà iscritta nel Registro nazionale delle varietà di viti, idonea alla coltura nelle regioni Piemonte e Valle d’Aosta

Neretta Cuneese

Neretta Cuneese grappolo

Fotografia Luca Cavallo

Sinonimi: Freisa grossa o Freisone o Freisa di Nizza (Pinerolese, Valle di Susa e alcune località dell’Astigiano), Neretta, Neretto (Monregalese, Cuneese e Colli Saluzzesi), Freisa mora (Astigiano), Neretto di Cavaglià (Serra d’Ivrea), Neretto del Beinale.
Distribuzione geografica: È presente, e talora in modo piuttosto consistente, in tutto il Piemonte, sia nelle aree intensamente viticole, che in quelle più marginali. La maggiore estensione di Neretta cuneese si ha comunque sui colli e nelle piane alluvionali del Cuneese, del Saluzzese e del Pinerolese, oltre che in Valle di Susa.
Principali caratteri: Grappolo da medio a grande, cilindrico con ali ben evidenti, molto compatto. Acino grande, con buccia molto pruinosa, piuttosto spessa, di colore blu-nero con sfumatura grigiastra per l’abbondante pruina. Uva a maturazione medio-tardiva.
Attitudini colturali ed enologiche: È un vitigno dal vigore moderato, ma dalla fertilità e dalla produttività molto elevate e costanti. Questa è la ragione della sua diffusione in tutte le aree viticole più o meno marginali. Anche se vitigno di maturazione non particolarmente tardiva, quando il carico produttivo per ceppo è eccessivo, produce uve dal modesto valore qualitativo per il limitato contenuto zuccherino e la scarsa colorazione. In alcuni ambienti con buone esposizioni e limitazioni produttive, ad esempio in alta Valle Susa, si riscontra una composizione delle uve di maggior qualità. Spesso è affetto dal virus dell’accartocciamento, ma è tollerante nei confronti della muffa e del marciume. La Neretta cuneese viene raramente vinificata in purezza; quasi sempre presente nei vigneti plurivarietali, viene mescolata con le uve di altri vitigni locali, dove può costituire, per l’elevata produttività, la parte preponderante.
Varietà iscritta nel Registro nazionale delle varietà di viti, idonea alla coltura nella Regione Piemonte.

Neretto di Bairo

Sinonimi: Neretto di San Giorgio (Nerét ‘d San Giors), o semplicemente Neretto, (Nerét a Cuceglio e Valperga e Bairo), Nerét gros (per la dimensione dell’acino). Non va confuso con altri Neretti dell’areale canavesano, tra i quali il Neretto duro o Balau, il Neretto gentile, il Neretto nostrano e il Neretto di Salto.
Distribuzione geografica: Coltivato in Canavese, in particolare nelle zone di San Giorgio, Bairo, Valperga.
Principali caratteri: Grappolo cilindrico con un’ala laterale ben evidente; acino medio-grande con buccia piuttosto spessa, molto ricca di pruina, di colore blu-nero con sfumature grigie. Il tralcio lignificato ha una caratteristica colorazione rosa scuro violaceo. Uva a maturazione media o medio-tardiva.
Attitudini colturali ed enologiche: Vitigno di grande sviluppo vegetativo, che necessita di forme di allevamento espanse e potatura lunga e ricca. Tende ad essere comunque poco produttivo e incostante, manifestando spesso alternanza, soprattutto a seguito della mancata allegazione facilmente provocata dalle piogge in fioritura. È ritenuta un’uva di buona qualità per la vinificazione, con un’acidità meno marcata del Barbera, adatta a fornire vini da consumare giovani. Veniva vinificata in purezza o unitamente all’Avarengo. Oggi l’estensione della sua coltivazione è ridotta. Dai viticoltori è ritenuta piuttosto resistente alle malattie, tranne che nei confronti della muffa del grappolo.
Varietà iscritta nel Registro nazionale delle varietà di viti, idonea alla coltura nella Regione Piemonte.

Neretto Duro

Neretto duro grappolo

Fotografia Scuola Malva-Arnaldi di Bibiana

Sinonimi: Uva ‘d Galvan (nel Pinerolese), Balau o Balò (in alcune zone di Canavese, Pinerolese e Astigiano), Barbera rotonda o Bonarda rotonda (ad Albiano e Roppolo), Peilavert (a Dorzano, Salussola e Cavaglià), Bonarda ‘d Macoun o semplicemente Bonarda (a Cuceglio e S. Giorgio), Dolcetto di Boca (nel Novarese), Freidone (nel Tortonese occidentale).
Distribuzione geografica: Quasi onnipresente in Piemonte, è diffuso in tutto l’arco alpino pedemontano, con presenze più marcate nel Canavese e nel Pinerolese. Presente sporadicamente anche nel Chierese, nell’Astigiano e nell’Alessandrino.
Principali caratteri: Grappolo di medie dimensioni o medio-piccolo, conico, caratteristico per un’ala ben evidente, piuttosto corto, spargolo; acino di medio-grande, con buccia molto spessa e consistente, di colore blu-nero. Uva a maturazione medio-precoce.
Attitudini colturali ed enologiche: Vigore vegetativo da medio ad elevato, con grande sviluppo dei rami anticipati; ha grande capacità di adattamento a numerose forme di allevamento in quanto la fertilità è elevata e ben distribuita lungo tutto il capo a frutto. Presenta una buona tolleranza nei confronti della muffa e del marciume del grappolo grazie alla buccia dura e resistente e al grappolo spargolo. È stata in molti luoghi considerata una delle uve da serbo per eccellenza e consumata volentieri allo stato fresco, anche per il sapore gradevole e la moderata tannicità. Se vinificata in purezza dà un vino dal colore intenso, morbido, di acidità contenuta, neutro dal punto di vista dell’aroma. È un vitigno rustico e produttivo, assai coltivato nel passato anche per la duplice attitudine dell’uva.

Neretto Gentile

Neretto gentile grappolo

Fotografia Scuola Malva-Arnaldi di Bibiana

Sinonimi: Nerét cit (per la dimensione dell’acino) o Neretto di Cavaglià (a Dorzano), Neretìn (a Strambinello), semplicemente Neretto (a Gattinara) e Vermiglia in alcune zone del Vercellese e del Novarese.
Distribuzione geografica: Anche se presente a Gattinara e zone limitrofe da tempo, questo vitigno è soprattutto coltivato nel Canavese, in molte località piuttosto estesamente.
Principali caratteri: Grappolo grande ed allungato, piramidale, compatto; acino piccolo, con buccia spessa, molto pruinosa, di colore blu- nero. Maturazione dell’uva in media epoca o medio-tardiva.
Attitudini colturali ed enologiche: È una cultivar dal vigore vegetativo molto elevato, adatta alle forme di allevamento alte ed espanse, come le pergole canavesane. In tali condizioni la fertilità è buona e la dimensione elevata dei grappoli ne fanno un vitigno anche molto produttivo. Ha l’inconveniente di propagarsi con difficoltà, producendo rari ricacci, anche se vigorosi. Malgrado la compattezza, il grappolo marcisce difficilmente e l’uva arriva sana alla raccolta. È ritenuto dare un vino poco colorato, non molto alcolico, di pronta beva ma poco serbevole: oggi viene vinificato unitamente ad altre uve nere locali.

Neretto Nostrano

Neretto nostrano grappolo

Fotografia Scuola Malva-Arnaldi di Bibiana

Sinonimi: Neretto di Romano (Nerét ‘d Romen), Nerét dal busc bianc, Nerét ‘d Rean (Castellamonte), Nerét gentil (Dorzano), Nebbiulìn (Strambinello), Neretto della Val Chiusella (Parella), Freisa blu (Carema)
Distribuzione geografica: Coltivato un po’ in tutto il Canavese, soprattutto nell’alto Canavese, e sulla Serra, è sporadicamente presente a Carema e in bassa Valle d’Aosta.
Principali caratteri: Grappolo cilindrico un po’ allungato con ali brevi, compatto; acino medio-piccolo con buccia molto pruinosa, di colore blu-nero sfumato di violetto. Uva a maturazione tardiva.
Attitudini colturali ed enologiche: Vitigno di media vigoria, rustico e generalmente molto produttivo. Un tempo alquanto diffuso in Canavese, la sua coltivazione è stata abbandonata per la maturazione eccessivamente tardiva e la scarsa resistenza alle muffe e ai marciumi del grappolo.

Pelaverga o Cari

Sinonimi: Cari (nel Chierese), Pelaverga di Pagno; un tempo anche Uva coussa, ovvero Uva delle zucche (nell’Astigiano). Non va confuso con il Pelaverga piccolo né con il Peilavert canavesano e biellese (corrispondente al Neretto duro).
Distribuzione geografica: Se un tempo doveva essere assai diffuso in Piemonte, attualmente è coltivato esclusivamente nel Saluzzese e nel Chierese.
Principali caratteri: Grappolo medio-grande o grande, piramidale, generalmente compatto; acino grande con buccia molto pruinosa di colore dal grigio-violetto al blu-nero, ma sempre con sfumatura grigiastra dovuta all’abbondante pruina. Uva a maturazione medio-tardiva o tardiva.
Attitudini colturali ed enologiche: Vitigno di medio vigore, di buona produttività per la cospicua dimensione del grappolo. L’uva teme un poco la pioggia in fase di maturazione e nelle annate meno favorevoli può mostrare danni dovuti all’attacco di muffa grigia e marciume. Un tempo rinomata come uva da mensa, dotata di buona serbevolezza, oggi il Pelaverga viene vinificato, anche in purezza, dando un vino rosato o rosso dal colore tenue ma dalla gradevole tonalità rubino-violacea, dal profumo caratteristico, dall’acidità moderata, secco o amabile. Nel Chierese, da esso viene ottenuto il vino DOC Collina Torinese Cari, adatto ad accompagnare il dessert.
Varietà iscritta nel Registro nazionale delle varietà di viti, idonea alla coltura nella Regione Piemonte.

Plassa

Plassa grappolo

Fotografia Scuola Malva-Arnaldi di Bibiana

Sinonimi: Scarlattin; in passato chiamata anche Cuor duro.
Distribuzione geografica: È presente in tutto il Pinerolese e, con diffusione molto più limitata, in bassa Valle di Susa.
Principali caratteri: Grappolo cilindrico alato o piramidale; acino grande, con buccia molto pruinosa e spessa (da cui deriva il nome “Plassa” ovvero “pellaccia”) di colore blu-nero. Uva a maturazione medio-tardiva.
Attitudini colturali ed enologiche: È un vitigno molto vigoroso. Nei suoli più fertili, produce tralci molto sviluppati e di grande diametro, presenta una fertilità ridotta ed una scarsa allegazione. Esige una potatura lunga e forme di allevamento molto espanse. L’uva era in passato utilizzata per il consumo fresco: per la grande resistenza a muffe e marciumi dovuta alla resistenza della buccia, era una classica uva da serbo. Presente nei vigneti plurivarietali, viene vinificata insieme ad altri vitigni.
Varietà iscritta nel Registro nazionale delle varietà di viti, idonea alla coltura nella Regione Piemonte.

Preveiral

Preveiral

Fotografia Scuola Malva-Arnaldi di Bibiana

Sinonimi:Proveiral, Pruverà o Perveiral (Pinerolese), Blancio (Val Maira), Liseiret (Alta Val Bormida), Lisöra (Piacentino), Gouais blanc (Francia), Weisser Heunisch (centro Europa). Nel Pinerolese è presente anche un Preveiral nero, che non è la variante nera di questo vitigno.
Distribuzione geografica: In Piemonte si trova coltivato in alcune vallate montane (come la Val Bormida, la Val Maira e la Valle di Susa), anche ad altitudini elevate, con una maggiore concentrazione nell’Alta Val Bormida e nel Pinerolese (soprattutto Valli Chisone e Germanasca). È, o era, presente anche in altre zone dell’Italia settentrionale, mentre in Francia è stato in epoca prefillosserica uno dei principali vitigni per la produzione di vini comuni in tutto il Nord-Est del Paese, dall’Ile de France alla Savoia: oggi vi è quasi completamente scomparso. Grande diffusione aveva un tempo anche in tutta l’Europa Centrale.
Notizie storico-bibliografiche: Con numerosi e disparati sinonimi era uno dei vitigni maggiormente diffusi in epoca medievale in tutta l’Europa centrale, probabilmente per la grande rusticità e la generosità. Studi genetici lo hanno indicato come progenitore di numerosissime varietà oggi diffusamente coltivate, tanto da farlo ritenere uno dei vitigni chiave del patrimonio genetico europeo (Boursiquot et al., 2004).
Principali caratteri: Grappolo cilindrico allungato con due brevi ali, spargolo; acino con buccia abbastanza sottile di colore giallo dorato, appena rosato se esposta al sole, con caratteristiche puntinature brune; polpa molle e acida. Uva a maturazione medio-precoce.
Attitudini colturali ed enologiche: Vitigno vigoroso e di grandissima fertilità, anche basale, si adatta a qualunque forma di allevamento. La produttività è costantemente elevata. È rustico, adattabile a situazioni colturali diverse, e particolarmente resistente ai freddi invernali, cosa che ha reso possibile la sua coltura nelle aree a latitudini più settentrionali e ad altitudini elevate. La sua resistenza nei confronti delle malattie crittogamiche è modesta. Il vino che se ne ottiene è caratterizzato da una pronunciata acidità fissa; quando l’uva è ben matura, denota una certa finezza aromatica e tipicità, con note di mela verde e agrumi.

Teinturier ad acino ovale

Sinonimi: Tenturié, Tinturìn, Taingét. Corrisponde al vitigno Lacrima christi francese, varietà “teinturier”.
Distribuzione geografica: In Piemonte questa uva tintoria è presente, seppure sporadicamente, in ogni provincia, soprattutto nelle aree marginali, ad esempio è stato rinvenuto nelle aree di piano o sui terrazzi alluvionali del Cuneese e del Canavese.
Principali caratteri: Grappolo medio-piccolo, conico con ali poco evidenti, spargolo; acino medio-piccolo o piccolo, elissoidale con buccia di colore blu; polpa intensamente colorata ad aroma neutro. Uva a maturazione medio-precoce.
Attitudini colturali ed enologiche: Tra le cultivar tintorie questo vitigno ha il pregio di presentare uve con una buona dotazione di zuccheri associata ad un contenuto di antociani molto elevato. L’apporto di pigmenti che può fornire nei tagli è fondamentale in certe annate meno favorevoli e nelle condizioni di viticoltura marginale. Si trova in zone in cui la vite è allevata con forme alte e espanse, cui il vitigno si adatta bene in virtù dell’elevata vigoria. La produttività è contenuta. Le piante si distinguono bene per la forte colorazione rosso violacea di germogli e foglie in tutta la stagione vegetativa.

Teinturier ad acino rotondo

Tenturier acino rotondo grappolo

Fotografia Scuola Malva-Arnaldi di Bibiana

Sinonimi: In Italia è chiamato in genere Tintorello o con diverse denominazioni dialettali che si riferiscono alla ricchezza di materia colorante, presente anche nella polpa dell’uva (Tenjìn, Teinjurìn, Tinturìn). La specificazione relativa alla forma della bacca serve a distinguere questo vitigno dall’altra uva “tintoria” con acino più allungato.
Distribuzione geografica: È una delle uve a polpa colorata presente in Piemonte e nel resto d’Italia, anche se sempre in minime proporzioni all’interno di vigneti plurivairetali.
Principali caratteri: Grappolo piccolo, conico o cilindrico; acino sferoidale di colore blu con buccia pruinosa, piuttosto spessa; polpa abbondantemente colorata ad aroma fruttato. Uva a maturazione medio-precoce.
Attitudini colturali ed enologiche: È un vitigno a polpa colorata, di vigore contenuto e produttività modesta (per la piccola dimensione dei grappoli), ma di buona rusticità. Si adatta a diverse forme di allevamento, purché non troppo espanse. Uva povera in zuccheri, veniva coltivata per l’elevato contenuto in antociani, allo scopo di arricchire la colorazione dei vini rossi. Non viene mai vinificato in purezza.