Biblioteca Storica

Castigat ridendo mores

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Giornali umoristico-satirici nella Torino dell'Ottocento

Il gufo ministeriale

La satira politico-sociale nell'Italia del diciannovesimo secolo non circolò soltanto nelle opere dei poeti, dalla Batracomiomachia del grande Leopardi ai sonetti dei non meno grandi Porta e Belli, ai versi pungenti di Giuseppe Giusti. Grazie alle Costituzioni promulgate nel 1848 fu tutto un fiorire di periodici in cui si satireggiava con gli scritti e con le "vignette". V'è in tutto ciò senza dubbio da considerare il potere comunicativo delle vignette, in un'epoca in cui l'analfabetismo in Italia coivolgeva i due terzi della popolazione.

Il capostipite è Il Caffè Pedrocchi, che nasce a Venezia nel 1846, ma non pubblica ancora disegni; nel 1848 a Napoli si segnalano L'Arlecchino e a Firenze Il Lampione (che fu diretto anche da Collodi). Sempre nel 1848 viene fondato a Milano Lo spirito folletto, al quale collaboreranno anche grandi caricaturisti, fra i quali il torinese "Camillo" (Camillo Marietti), considerato il più grande caricaturista personale del secolo. Marietti collaborò anche al Fischietto, periodico trisettimanale di stampo liberale e cavouriano che inizia ad uscire a Torino il 2 novembre 1848, proponendo "bizzarrie d'attualità" con "disegni originali".

Caricatura dell'onorevole Bettino Ricasoli

È opportuno ricordare che nel Regno di Sardegna l'Editto sulla stampa promulgato il 26 marzo 1848 a pochi giorni di distanza dallo Statuto Albertino cui è collegato, e preceduto dalla legge sulla stampa del 30 ottobre 1847, rappresenta una pietra miliare nella storia del giornalismo italiano. Molte delle sue norme restarono in vigore anche dopo la proclamazione del Regno d'Italia. Mutò profondamente il concetto di libertà di stampa: si passò dalla censura preventiva a un controllo amministrativo che colpiva gli "abusi" individuati come reati dal codice penale.

Illustrazione su 'Il diavolo'

Il Fischietto si proponeva di "fischiare su tutte le cose ingiuste", contro "i codini di ogni setta". Cavouriano, e quindi antimazziniano e anticlericale, subì molti sequestri ed ebbe scarsa diffusione fuori del Piemonte. Raggiunse però le 3000 copie di tiratura, grazie soprattutto alla collaborazione degli eccellenti disegnatori Puff e Giulio (pseudonimi di Casimiro Teja e Jules Plattier), Ippolito Virginio, Icilio Pedrone, Camillo (Camillo Marietti) e Francesco Redenti (Cesare Vienna), le cui tavole furono affisse sulle mura di Milano durante le Cinque Giornate. Diretto fra gli altri da Vittorio Bersezio, Redenti, Marietti, Arturo Calleri (Caronte) e Giorgio Ansaldi (Dalsani), nel 1870 Il Fischietto (che continuò ad uscire fino al 1916) assorbì la rivista Il Diavolo. Questa, fondata a Torino nel 1862, si caratterizzava per la particolare bellezza grafica e le caricature di grande formato che ne decoravano la terza pagina. Firmavano le illustrazioni Giulio Gorra, Luigi Borgomainerio, Giorgio Ansaldi. Di tendenze democratiche e di sinistra, fu sottoposto a sequestri e processi. Trasformatosi in Messaggere Torinese nel 1872, un anno dopo cessò le pubblicazioni.

Sempre nel capoluogo piemontese, nel 1856, nasce il Pasquino, che prende il nome dalla "statua parlante" di Roma come il milanese Uomo di Pietra. Al grande illustratore Casimiro Teja, che lo diresse fino all'ultimo giorno della sua vita, seguirono fra gli altri Giorgio Ansaldi, Luigi Sapelli, Giovanni Manca, Enrico Gianeri. Nel 1930 fu soppresso dal fascismo.

Illustrazione su 'Un soldo'
Illustrazione su 'La Luna'

Un cenno meritano anche il bisettimanale Un soldo e il trisettimanale umoristico Gianduia (uscito dal 1862 al 1864. Dal 1866 invece si pubblicherà la Gazeta d'Gianduja in dialetto piemontese, bisettimanale di dialoghi e poesie sull'attualità storica). Un carattere meno politico, più orientato alla satira di costume, ebbe invece il settimanale La Luna, "giornale umoristico di teatri", una sorta di settimana enigmistica ante litteram in uscita negli anni '80.

Non si può dimenticare che a Torino nacque Il Mondo illustrato, "giornale universale adorno di molte incisioni intercalate nel testo", stampato dall'editore Giuseppe Pomba. Uscirà dal 2 gennaio 1847 al 30 dicembre 1848, prima rivista illustrata italiana. Il Mondo tenne anche a battesimo il primo Gianduja figurato. Proprio alcune tavole su Gianduja (La Via Crucis di Gianduja), stampate per iniziativa della rivista Buonumore (collegata al Soldo) nel 1864, dopo i sanguinosi tafferugli per lo spostamento della capitale da Torino a Firenze, costarono all'illustratore Alessandro Allis (Silla) la perdita dell'impiego pubblico. Nella via crucis, composta da quattordici stazioni allegoriche, Gianduja era rappresentato mentre portava sulle spalle una croce di redenzione per l'Italia unita; nella dodicesima stazione appariva crocefisso in piazza San Carlo, trafitto dalle baionette. L'opera fu subito sequestrata non per vilipendio alla religione, quanto perché tra i vari "responsabili" della Passione si potevano riconoscere le varie personalità politiche attive all'epoca, Minghetti, Lamarmora, Ricasoli...