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Cittàmetropolitana di Torino

A PALAZZO CISTERNA LA MOSTRA DEL PANATHLON "L'EMANCIPAZIONE FEMMINILE VISTA ATTRAVERSO I GIOCHI OLIMPICI"

Ci fu un tempo, nemmeno poi troppo lontano, in cui anche nei Paesi occidentali l'attività fisica e lo sport erano considerati nemici della femminilità e le donne atlete erano viste con sufficienza, quando non con malcelato sospetto. Solo dopo la Seconda Guerra Mondiale si fece strada una decisa "femminilizzazione" dello sport, anche a livello olimpico. Fu una tappa fondamentale nel cammino dell'emancipazione della donna. Anche se, considerando la globalità delle discipline, il numero di praticanti uomini è ancora superiore a quello delle donne, in settant'anni lo sport in rosa ha fatto passi da gigante.

È proprio la storia della conquista del diritto allo sport e della visibilità per le atlete al centro della mostra "L'emancipazione femminile vista attraverso i Giochi Olimpici", promossa e realizzata dall'Area 3 Distretto Italia del Panathlon International, che, in vista della festa dell'8 Marzo sarà ospitata al piano nobile di Palazzo Dal Pozzo della Cisterna.

L'inaugurazione si è svolta, sabato 25 febbraio, in una delle giornate in cui la storica sede della Città metropolitana è aperta al pubblico per le visite guidate su prenotazione.

La mostra sarà visitabile sino a venerdì 17 marzo, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18 con ingresso libero.

A ideare l'ideale l'itinerario storico in 54 pannelli tra le immagini e le vicende dell'universo sportivo femminile è stata la professoressa Adriana Balzarini, insegnante di educazione fisica specializzata nel sostegno agli allievi portatori di handicap, già Assessore allo Sport della Città di Verbania, giudice e delegata della Federazione Italiana Sport Invernali, presidente dello Sporting Golf di Verbania e consigliera del Club Panathlon del Mottarone.
Il primo allestimento della mostra itinerante è avvenuto al Foro Italico di Roma. Per il valore dei contenuti, l'esposizione è stata ospitata nella sede dell'Unione  Europea a Bruxelles, ha ottenuto il patrocinio del Senato, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del CONI e del Comitato Italiano Paraolimpico e lettere di encomio di Papa Francesco e del Comitato Olimpico Internazionale.

I 54 pannelli raccontano l'evoluzione del ruolo della donna nella società attraverso le Olimpiadi: a cominciare da quelle esclusivamente maschili di Atene del 1896, in cui la greca Stamàta Revìthi si vide negare il permesso di gareggiare nella maratona come donna e aggirò il divieto correndo tra gli uomini. La mostra rievoca la figura della tennista Charlotte Cooper, la prima campionessa olimpica nel 1900 a Parigi e passa in rassegna i sacrifici, i trionfi e la lotta per affermare il diritto allo sport di centinaia di atlete, dalle pioniere alle campionesse del XXI secolo.

C'è naturalmente anche lo sport piemontese in quelle cronache, in quei volti, in quelle vicende, da Stefania Belmondo a Daniela Ceccarelli a Novella Calligaris. Costanza, passione, impegno, spirito di sacrificio e anche capacità di ribellarsi alle convenzioni e al maschilismo strisciante e mai sopìto: sono doti tipicamente femminili e sono il segreto del successo delle campionesse, ma anche delle tante donne che la loro medaglia la portano nel cuore e l'hanno vinta facendo semplicemente dello sport e insegnandolo ai loro figli e mariti. La mostra ci parla di loro e ci racconta come nei campi e nelle piste di gara e nei palazzetti dello sport la società è cambiata grazie alle sportive, famose e non.

(21 febbraio 2017)