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Cittàmetropolitana di Torino

RESOCONTO DELLE SEDUTE

SINTESI GIORNALISTICA

Conferenza metropolitana

14 Aprile 2015
La Conferenza metropolitana approva a larghissima maggioranza lo Statuto

Da martedì 14 aprile la Città Metropolitana di Torino ha il suo Statuto, adottato dalla Conferenza metropolitana, con il voto favorevole dei Sindaci di 180 Comuni, pari ad una popolazione di 1.857.701 abitanti. Diciassette le astensioni, tre i voti contrari. La Conferenza ha anche approvato la proposta di definizione delle undici Zone omogenee con il solo voto contrario del Comune di Valgioie. Prima dell'approvazione, lo Statuto è stato sottoposto a consultazione di tutti i Sindaci, con una serie di incontri in tutte le aree territoriali della Città metropolitana e con le associazioni e parti sociali, accogliendo così emendamenti e proposte incluse nel testo finale. Anche proposte di emendamenti giunte da singoli cittadini attraverso il Web sono state considerate per la redazione del testo finale. Lo Statuto definisce principi ispiratori, obiettivi strategici e regole di funzionamento della nuova istituzione metropolitana. Lo Statuto norma altresì procedure e modalità per l'adozione - con il voto vincolante dei Sindaci - degli atti fondamentali dell'Ente, quali il Piano strategico triennale, il Piano territoriale generale e il Bilancio. Insieme allo Statuto è stata anche adottata l'articolazione territoriale della Città metropolitana in undici Zone omogenee, ciascuna delle quali guidata dall'Assemblea dei Sindaci. "E' molto importante - ha dichiarato il Sindaco metropolitano Piero Fassino al termine della Conferenza - che lo Statuto sia stato adottato a larghissima maggioranza, con il voto favorevole del 90% dei Comuni presenti, a conferma del buon lavoro di elaborazione collettiva realizzato in questi mesi e della volontà di tutti i Sindaci di lavorare insieme per il miglior successo della Città metropolitana. Adesso si tratta di mettersi subito al lavoro per far decollare la nuova istituzione e corrispondere alle aspettative dei cittadini".

L'intervento introduttivo del Sindaco Fassino

Aprendo il dibattito nell'auditorium della sede di corso Inghilterra, il Sindaco Fassino ha ricordato che l'istituzione delle Città Metropolitane culmina un iter e di un dibattito politico e istituzionale iniziati 24 anni orsono, con la presentazione di un primo disegno di legge. Secondo Fassino l'istituzione delle Città Metropolitane prende atto della realtà geografica, demografica, sociale ed economica delle aree metropolitane. Oltre il 50% della popolazione mondiale vive in conurbazioni che superano i 300.000 abitanti e nel 2050 questa percentuale salirà al 70. Vi sono politiche e servizi che vengono già da anni gestiti su scala metropolitana. Altri Paesi europei hanno già riconosciuto istituzionalmente queste realtà, per garantire nuove occasioni di sviluppo organico dei territori. Fassino ha ricordato che la riorganizzazione degli Enti di area vasta si inserisce in un più ampio processo che comprende anche il superamento del bicameralismo perfetto e la revisione del Titolo V della Costituzione e delle relazioni tra Stato, Regioni e realtà locali. Alle vecchie competenze delle Province le Città Metropolitane aggiungono quelle sulla promozione dello sviluppo economico e sociale. La Città Metropolitana lascerà inalterate le strutture amministrative dei Comuni, i bilanci, le competenze, federando i Comuni per affrontare politiche di area vasta. Non sottrarrà nulla a qualcuno, ma dovrà consentire al territorio di realizzare un più grande livello di sviluppo, a partire da politiche di integrazione. Tre sono i nodi che, a giudizio del Sindaco metropolitano, sono stati affrontati nella redazione dello Statuto. Innanzitutto quello delle dimensioni, visto che la legge fa coincidere il territorio della Città Metropolitana con quello della Provincia di Torino, che è molto più ampio dell'area metropolitana, che invece comprende 40-45 Comuni. Si è quindi posta le necessità di riconoscere la pluralità delle realtà territoriali, nella loro identità e storia. Si è articolata la Città in undici Zone omogenee e si è pensato alla riorganizzazione della governance nelle singole Zone, per consentire ad ogni territorio di concorrere alle scelte della Città. Fassino ha sottolineato che non è ancora risolto il nodo delle risorse per l'espletamento delle funzioni assegnate per legge alle Città Metropolitane, così come permane l'incertezza sulla delega di funzioni da parte della Regione Piemonte, prevista dalla Legge Delrio. Un primo progetto di legge della Giunta regionale prevedeva la continuità nella delega di funzioni. Oggi la Regione potrebbe riassumere direttamente alcune funzioni, ma, a giudizio del Sindaco Fassino, occorre che sia rispettato il principio della sussidiarietà: si delegano le funzioni gestibili in modo più efficace ad un livello istituzionale più vicino ai cittadini, ma la delega deve essere accompagnate da risorse e personale adeguati. Invece negli ultimi anni le risorse trasferite alle Province non erano pari ai costi delle funzioni delegate: oggi le condizioni di bilancio della Città Metropolitana non lo consentono. Fassino ha poi brevemente illustrato i tagli ai bilanci degli Enti locali previsti dalla Legge di Stabilità 2015 e dal DEF. Per gli Enti succeduti alle Province - Città Metropolitane e Province di secondo grado - i tagli ammontano ad un miliardo di Euro per l'anno in corso, 2 miliardi per il 2016 e 3 miliardi per il 2017. Il riparto dei tagli stabilito nella Conferenza unificata Stato-autonomie locali tiene conto della differenza tra Enti che hanno nuove funzioni proprie (le Città Metropolitane) ed Enti le cui funzioni sono state ridotte (le Province di secondo livello). Per le Città Metropolitane è prevista una riduzione di 260 milioni di Euro, di cui 20 milioni per quella di Torino. A questa riduzione va aggiunta la sanzione per il superamento del Patto di stabilità, che, come convenuto con il Governo, dovrebbe essere rimodulata verso il basso. Se ciò non avvenisse, verrebbero sottratte risorse per altri 30 milioni di Euro, raggiungendo un insostenibile totale di 50 milioni di tagli. Nell'ipotesi di una riduzone della penalizzazione al 20% di quanto originariamente previsto, la sanzione effettivamente applicata sarebbe di 6 milioni. Sul tema delle risorse umane, Fassino ha ricordato che le Città Metropolitane sono vincolate a ridurre del 30% la spesa per il personale, attivando processi di prepensionamento e mobilità verso altre amministrazioni pubbliche. Sono già iniziati alcuni trasferimenti di dipendenti su base volontaria, per i quali si stanno rilasciando i nulla osta. E' inoltre previsto il passaggio dei dipendenti dei Centri per l'Impiego ad una nuova struttura del Ministero del Lavoro. Fassino ha anche annunciato che la riassunzione dei precari è parte dell'intesa di massima raggiunta in sede di Conferenza unificata e che i nuovi contratti saranno stipulati una volta che sia stato adottato il Decreto sugli Enti locali preannunciato dal Governo. Il Sindaco ha poi sottolineato la dimensione economica e sociale della Città Metropolitana, affermando che di dovranno costruire occasioni e percorsi di partecipazione e identificazione da parte dei cittadini, delle istituzioni locali e del tessuto associativo. La Città Metropolitana funzionerà solo se i Comuni e le comunità locali parteciperanno al processo di elaborazione della pianificazione strategica e delle politiche dei servizi di larga scala. Il principio da salvaguardare, a giudizio del Sindaco Fassino, è quello della pari dignità, al di là della consistenza demografica dei Comuni. Lo Statuto propone soluzioni a tutti questi temi, con i "paletti" posti dalla Legge Delrio, ma con un ampio spazio di autoregolamentazione. Fin dalla redazione dello Statuto si è dato un segnale: la Città Metropolitana vive riconoscendo i territori, confrontandosi su Statuto e zonizzazione, esaminando e accogliendo proposte, emendamenti, osservazioni. Sull'appartenenza alle diverse Zone è prevalsa la scelta dei Comuni, senza imposizioni. Il Sindaco ha poi ricordato che lo Statuto ha una prima parte che fissa i principi e gli obiettivi generali dell'Ente, determina le regole e le modalità di funzionamento dei vari organi (Sindaco, Consiglio, Conferenza, Zone), le competenze e il funzionamento delle Zone. Regola inoltre i principi, le regole, gli obiettivi e le strategie dell'azione amministrativa, anche se molti dettagli saranno definiti in regolamenti attuativi. L'architetto Paolo Foietta, direttore dell'area Territorio, trasporti e protezione civile della Città Metropolitana, ha poi illustrato dettagliatamente i criteri adottati per la definizione delle Zone omogenee. L'assetto è stato modificato rispetto alla proposta iniziale, che prevedeva tre Zone nell'area metropolitana, la Città di Torino e altre sei Zone. Sono state recepite le esigenze dei Comuni, seguendo però un criterio di continuità territoriale, per evitare di creare enclave territoriali all'interno di alcune Zone. Risolti i problemi dei Comuni di frontiera tra Zone diverse, è rimasta da definire attraverso una successiva regolamentazione solo la questione del Comune di Valgioie, che intende aderire alla Zona Torino Ovest, dando vita ad un'enclave in Valsusa. Tutte le Zone individuate hanno una popolazione di almeno 80.000 abitanti.

Il dibattito

Il Sindaco di Nichelino, Angelino Riggio, è intervenuto per affermare che d'ora in avanti i Sindaci potranno lavorare con maggiore fiducia. Il grande divario numerico tra i 18 Consiglieri e i 315 Comuni che li hanno eletti faceva temere uno schiacciamento delle piccole comunità. Si sono invece contemperte diverse esigenze: snellezza operativa, sussidiarietà e partecipazione. Le Zone omogenee hanno garantito pari dignità ai territori, anche se, a giudizio del Sindaco di Nichelino, sarebbe stato meglio prevedere una Zona omogenea Torino Sud che fosse anche un collegio elettorale, per garantire una maggiore rappresentanza a tutte le comunità locali. E' positivo che ogni Zona abbia una propria assemblea dei Sindaci della Zona, che eleggerà un portavoce, il quale a sua volta parteciperà all'assemblea dei portavoce. Riggio ha invitato tutti i colleghi a dare vita quanto prima alle assemblee dei Sindaci, per contribuire alla costruzione del Piano strategico e dei suoi assi di sviluppo turistico, terziario e rurale, valorizzando risorse come la Palazzina di Caccia e il parco di Stupinigi. Sarà fondamentale in futuro la capacità di analisi del territorio e di intervento, lavorando con pari dignità tra amministratori locali per superare le difficoltà economiche e sociali. Nilo Durbiano, Sindaco di Venaus, ha innanzitutto ringraziato Fassino e tutti i Sindaci per l'approfondito confronto sullo Statuto, ha convenuto sul fatto che la Città Metropolitana ha funzioni nuove e aggiuntive, ma ha chiesto di prestare una ulteriore attenzione alle piccole comunità locali, non adeguatamente rappresentate in un sistema elettorale del Consiglio ponderato in base alla struttura demografica del territorio. A giudizio di Durbiano, la Legge Delrio ignora le dimensioni geografiche dei Comuni. Dovrà essere cambiata, per garantire, ad esempio, un'adeguata manutenzione del territorio con risorse come i fondi ATO. Durbiano ha ricordato che Valsusa ha la stessa estensione territoriale dell'area metropolitana di Torino, ma ha non la stessa popolazione e quindi la stessa rappresentanza. Un segnale forte e importante, a giudizio del Sindaco di Venaus, sarebbe la proposta di una modifica alla legge Delrio, soprattutto da parte di una Città Metropolitana che comprende 315 Comuni e ampi territori montani. Secondo Durbiano, alla Conferenza metropolitana dei Sindaci si dovrebbe dare il potere di esprimere pareri vincolanti, ma anche di votare il bilancio, lo Statuto e i piani di sviluppo. Visto che la Città Metropolitana avrà anche il potere di imporre tributi, è giusto che i Sindaci possano e debbano votare. Invece, con l'assetto attuale, i territori che non sono nell'agglomerato urbano non sono adeguatamente tutelati e rischiano la marginalità, il sottosviluppo e l'abbandono demografico. Luigi Sergio Ricca, Sindaco di Bollengo ed ex Presidente della Provincia, ha lamentato la scarsa partecipazione ad una seduta della Conferenza così importante, sintomatica di un disagio degli amministratori locali. Del resto - ha ricordato Ricca - il 12 ottobre scorso, più del 30% dei Consiglieri comunali aventi diritto ad eleggere i Consiglieri metropolitani non è andato a votare e oltre il 10% ha votato scheda bianca, per sfiducia nel metodo del voto ponderato. Secondo il Siondaco di Bollengo è giusto che Torino conti in base a quanto rappresenta, ma il voto di preferenza deve essere slegato dal principio della ponderazione e deve esprimere il consenso dei territori sui candidati. Va modificata quindi la legge nazionale e deve essere regolamentata una procedura per consentire alle Zone omogenee di essere ben rappresentate e scegliersi autonomamente i propri rappresentanti. Ricca ha contestato la scelta di abolire le Province, sostituendole con una sorta di Unioni di Comuni, chiamate a governare tematiche importanti con meccanismi inadeguati. Le opportunità aperte dalle istituzione delle Città metropolitane rischia di essere vanificata da una gestione con gli stessi meccanismi decisionali di una grande Unione. Il Sindaco di Bollengo ha comunque riconosciuto che è stato fatto un buon lavoro nell'elaborazione degli emendamenti allo Statuto e alla zonizzazione, anche se i testi sono ulteriormente migliorabili. Il Sindaco di Chivasso, Libero Ciuffreda, ha sottolineato che le Zone omogenee dovranno essere il vero trait d'union tra tutti i territori. Ciuffreda ritiene giusta l'abolizione delle Province, perché si deve lavorare in una visione più generale, che tenga comunque conto delle esigenze dei territori, con strumenti come le Zone omogenee. Il Sindaco di Chivasso ha chiesto che siano messe a disposizione delle Zone adeguate risorse professionali, organizzative ed economiche, al fine di elaborare di progetti per di sviluppo. Il portavoce di ogni Zona, secondo Ciuffreda, sarà una figura molto importante e dovrà avere un adeguato supporto di risorse professionali. Il Vicesindaco di Cantalupa, Angelo Tartaglia, è tornato su alcuni principi della Legge Delrio a suo giudizio sbagliati. La proposta di Statuto, a giudizio di Tartaglia, è stata gestita in modo corretto, ma il nodo è che l'organismo di governo, il Consiglio, non è pienamente rappresentativo per il territorio, a causa del meccanismo elettorale: è semplicemente l'espressione di accordi esterni o interni alle forze politiche. Bisogna allora cercare di controbilanciare il sistema, valorizzando il ruolo delle Zone e prevedendo che il collegio dei rappresentanti delle Zone omogenee funzioni come una sorta di contraltare del Consiglio metropolitano. Tartaglia ritiene che le assemblee dei Sindaci delle Zone possano essere investite del potere e dei mezzi per risolvere, grazie alle risorse della Città Metropolitana, problemi ed emergenze che singolarmente i Comuni faticano ad affrontare. Agostino Bottano, Vicesindaco di Villafranca Piemonte, ha espresso (anche a nome dei Comuni di Piscina, Osasco, Cercenasco, Garzigliana e di alcuni Comuni delle valli Pellice e Chisone) perplessità sull'istituzione di una Città Metropolitana il cui Sindaco non è eletto dai cittadini; tutto questo al di là della stima personale per il primo cittadino e per i Consiglieri metropolitani. Bottano ha richiamato le grandi differenze geomorfologiche e demografiche fra i Comuni, le incognite sulle risorse disponibili, le perplessità dei Comuni esterni all'area metropolitana, che non vorrebbero dover firmare una delega in bianco senza certezze sulle competenze e sulle risorse. Bottano ha preannunciato un'astensione che intende lanciare un segnale forte del disagio di alcuni territori. Virgilio Virano, Vicesindaco di Pianezza, ha lamentato che nell'articolo 5 dello Statuto non si faccia accenno alla tutela della lingua piemontese, mentre sono tutelate le lingue minoritarie. Tutto questo nonostante uno studio commissionato negli anni scorsi dalla Regione abbia dimostrato che sono oltre tre milioni i cittadini in grado di utilizzare la lingua piemontese. Inoltre secondo Virano lo Statuto è carente nell'individuazione delle modalità di gestione economico-finanziaria dell'Ente. Infine il Vicesindaco di Pianezza ha chiesto che sia lo Statuto a normare nel dettaglio l'elezione dei rappresentanti delle Zone omogenee. Andrea Ferretti, Sindaco di Usseaux, ha fatto riferimento alle caratteristiche demografiche del territorio e alle scommesse che, in una fase di avvio della Città Metropolitana, attendono i piccoli Comuni: tutela e presidio del territorio e delle sue risorse, a vantaggio delle comunità locali e non solo dell'area urbana. Secondo Ferretti non ci si può limitare a porre l'accento sul criterio demografico per la rappresentanza dei territori. Si deve invece garantire una rappresentanza concreta a tutte le realtà locali, evitando le presunzione di gestire e controllare i problemi dall'alto e favorendo le aggregazioni dei Comuni. Paolo Corsato, Sindaco di Cavagnolo ed ex Consigliere Provinciale, ha criticato anche lui le scelte del Governo e del Parlamento per quanto riguarda la rappresentanza dei territori nel Consiglio metropolitano e la pari dignità dei Comuni. Ha inoltre ricordato che il Consiglio può non uniformarsi, con un atto motivato, ad un parere vincolante della Conferenza Metropolitana. Secondo Corsato la gestione delle aree omogenee non potrà essere uguale in tutti i territori. C'è poi la questione della gestione dei servizi pubblici nelle aree di confine con altre Province, a partire dalla suddivisione dei territori delle ATO per l'erogazione dell'acqua. E c'è il pericolo che lo spopolamento delle aree marginali abbia come conseguenza lo scadimento e l'aumento dei costi dei servizi. Alberto Rostagno, Sindaco di Rivarolo Canavese, ha ricordato che la Zona omogenea del Canavese Occidentale copre aree di montagna e pianura, in cui i Sindaci hanno lavorato per individuare soluzioni accettabili. I Sindaci dell'area avevamo presentato 14 proposte di modifica allo Statuto, di cui una sola è stata accolta. I Sindaci della Zona omogenea del Canavese Occidentale propendono per l'elezione diretta a suffragio universale del Sindaco metropolitano e chiedono che almeno nel regolamento che normerà il funzionamento delle Zone vengano accolte le loro proposte. Nella sua replica il Sindaco Fassino ha riconosciuto che la Legge Delrio è migliorabile e che la Città Metropolitana di Torino è un caso unico. La legge è comunque una grande opportunità e, secondo Fassino, va sgombrato il campo dal sospetto è la Città metropolitana sottragga risorse e competenze ai Comuni. Non lo prevede la legge, non lo suggerisce il buonsenso e, se qualcuno tentasse un'operazione del genere, il processo politico si paralizzerebbe. Semmai, secondo il Sindaco metropolitano, occorre porsi il problema di come la Città metropolitana può dare valore aggiunto a tutti i Comuni. Nessuno può dare risposte adeguate a tutti i problemi in una dimensione esclusivamente locale, perché problemi e servizi travalicano i confini comunali. Secondo Fassino, nell'elaborare o Statuto e definire le Zone omogenee si è fatto tutto il possibile per riconoscere l'identità dei territori, prevedendo meccanismi istituzionali e organi che garantiscano la partecipazione. Alle obiezioni di Corsato il Sindaco Fassino ha risposto che la politica si fonda sul consenso e non sul comando e che, infatti, il parere della Conferenza sul bilancio è vincolante. Inoltre ha preannunciato che alcune norme di dettaglio sulla governance delle Zone saranno inserite in un regolamento che sarà portato all'approvazione della Conferenza. In merito all'elezione diretta del Sindaco metropolitano ha fatto presente che il Consiglio metropolitano ha approvato all'unanimità una mozione al Parlamento, che prevede una rappresentanza per collegi e l'elezione diretta di tutti i Sindaci metropolitani, al di là del limite dei 3 milioni di abitanti. Fassino ha chiesto alla Conferenza di adottare la mozione, che è stata infatti approvata all'unanimità.

L'esame degli emendamenti allo Statuto

Il Sindaco Fassino è poi passato all'esame puntuale degli emendamenti allo Statuto fatti pervenire da alcuni Sindaci. Gli emendamenti riguardano: il comma 3 dell'articolo 1 (aggregazioni di Comuni nelle diverse modalità previste dalla legge: unioni, convenzioni, ecc.), il comma 5 dell'articolo 1 (identità storico culturale della città metropolitana di Torino, dei suoi territori e del Piemonte), il comma 2 dell'articolo 8 (fissazione di vincoli al consumo di suolo nel Piano territoriale generale metropolitano), il comma 6 dell'articolo 8 (partecipazione di cittadini singoli e associati ai procedimenti di formazione, adozione e revisione del Piano territoriale generale metropolitano), il comma 2 dell'articolo 9 (perseguimento dell'obiettivo di ridurre a zero i rifiuti non riciclabili, privilegiando tecnologie che riducano le emissioni di gas serra), la lettera e dell'articolo 10 (garanzia della gestione del servizio idrico attraverso enti o aziende pubbliche), il comma 3 dell'articolo 11 (pianificazione del servizio di trasporto pubblico locale contemperando le esigenze delle Zone), l'articolo 13 (contrasto al cambiamento climatico), il comma 3 dell'articolo 15 (sottoposizione di atti del Sindaco al parere della Conferenza metropolitana), il paragrafo 3 dell'articolo 18 paragrafo (rappresentanza delle Zone omogenee nell'elezione del Consiglio metropolitana), il comma 2 lettera c dell'articolo 20 (acquisizione del parere obbligatorio dell'assemblea dei Sindaci delle Zone omogenee nella redazione del Piano strategico). Nella discussione sugli emendamenti il Consigliere metropolitano Andrea Tronzano ha chiesto di che non ecceda con i vincoli sul consumo di suolo. L'emendamento che propone di fissare vincoli al consumo di suolo è stato approvato nella formulazione proposta dal Sindaco Fassino. Sull'articolo 10 il Sindaco di Bollengo, Luigi Sergio Ricca, ha chiesto che vengano preservate le gestioni autonome in economia del servizio idrico che si dimostrano economiche ed efficienti. Il Sindaco di Nichelino, Angelino Riggio, ha proposto che controllo del servizio idrico sia interamente pubblico, ma è stato approvato l'emendamento proposto dal Sindaco Fassino che prevede il controllo pubblico senza ulteriori specificazioni. Sull'articolo 15 Luigi Sergio Ricca ha proposto che la presentazione delle linee programmatiche da parte del Sindaco metropolitano avvenga dopo che siano state consultate la Conferenza metropolitana e le assemblee dei Sindaci delle Zone. Sull'articolo 20 la Conferenza ha approvato una formulazione che rimanda alla successiva adozione di un regolamento di funzionamento delle Zone, che fissi le funzioni dei portavoce. Nilo Durbiano, in merito all'articolo 20, ha proposto che la Conferenza metropolitana approvi con parere vincolante il bilancio, il piano strategico e le modifiche dello Statuto e che il Consiglio non possa superare un parere della Conferenza al quale non intende adeguarsi. Il Sindaco Fassino ha definito non accoglibili gli emendamenti relativi ai poteri dei portavoce delle Zone e della loro assemblea, ribadendo che saranno definiti in un successivo regolamento. Su questa questione è stato chiesto un parere legale anche al Segretario generale della Città metropolitana, Giuseppe Formichella, che ha confermato quanto sostenuto dal Sindaco metropolitano. In merito al comma 7 dell'articolo 24, è stato concordato un emendamento che fissa ad un terzo dei Comuni e alla maggioranza della popolazione residente il quorum per il raggiungimento della maggioranza nelle votazioni su pareri vincolanti in Conferenza Metropolitana. In tutti gli altri casi la Conferenza approverà le sue decisioni a maggioranza dei Sindaci o Vicesindaci presenti. Mariarosa Colombatto, Sindaco di Varisella ha proposto un emendamento all'articolo 25 sulla partecipazione della Città Metropolitana in nuovi Enti strumentali e società, con il quale si precisa che la scelta è percorribile solo se i nuovi soggetti sono indispensabili e non ve ne sono altri integrabili o utilizzabili per i fini istituzionali che si intende perseguire. Inoltre ha chiesto che venga inserita la possibilità di promuovere fusioni e integrazioni fra le società partecipate. Sull'articolo 26 Luigi Sergio Ricca ha proposto che il portavoce di ogni Zona sia affiancato da un ristretto collegio di rappresentanti che lavori permanentemente sui temi di interesse comune. Anche in questo caso Fassino ha proposto di riprendere il tema nel regolamento delle Zone. Si è poi passati alla votazione per appello nominale, che ha avuto come esito 180 voti favorevoli, 3 contrari e 7 astenuti.