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Cittàmetropolitana di Torino

Rete Dafne

Istituire una rete nazionale di servizi a favore delle vittime di reato e affidarne la gestione alle Città metropolitane. È quanto si propongono gli Enti di area vasta che si sono riuniti on line lunedì 18 gennaio, su sollecitazione di questa Città metropolitana, dove già esiste da anni un servizio gestito da una realtà d'eccellenza, la Rete Dafne di Torino.
L'idea di costituire una rete nazionale – che colleghi enti locali, autorità giudiziaria, servizi sanitari e privato sociale - è l'obiettivo che si è dato a partire dal 2018 il Tavolo di coordinamento costituito dal Ministero della giustizia, con la partecipazione di Ministero dell'interno, Conferenza Stato-Regioni, Conferenza delle Regioni, Consiglio Nazionale Forense, Conferenza dei rettori delle Università italiane, Rete Dafne Italia, Consiglio superiore della magistratura, Cassa delle Ammende.
In quest'ottica, e nell'intento di dare ottemperanza alla direttiva Ue che impone la creazione di servizi generalisti coordinati a livello nazionale che offrano assistenza a tutte le vittime di reato, senza distinzione né di genere, né di tipo di reato, il Ministero della Giustizia ha stanziato risorse perché a livello territoriale siano organizzati servizi mirati.

Tuttavia sinora, come ha fatto notare il vicesindaco di questa Città metropolitana Marco Marocco, che ha le deleghe alle politiche sociali, di questi fondi non sono stai ancora stabiliti i criteri di ripartizione e destinazione.
La Città metropolitana di Torino parte avvantaggiata nella riflessione grazie al lavoro sul territorio svolto dalla Rete Dafne, che si è costituita nel 2008, su impulso della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino. Nel novembre 2015, quale naturale prosecuzione, è nata l'associazione Rete Dafne onlus i cui soci fondatori sono gli stessi partner storici del progetto: la Città metropolitana di Torino (allora Provincia di Torino), la Città di Torino, l'A.S.L. Città di Torino, l'associazione Gruppo Abele, l'associazione Ghenos e la Compagnia di San Paolo.

Rete Dafne Italia ha avanzato al Tavolo di coordinamento nazionale una proposta affinché la rete di servizi e i fondi vengano gestiti tramite le Città metropolitane, come ha spiegato il segretario generale della Rete Giovanni Mierolo.
Mierolo ha fatto notare che sul territorio nazionale esistono molti servizi specializzati ed efficienti nel contrasto a particolari tipologie di reato, ma sono invece quasi totalmente assenti quelli voluti dall'Unione europea, come Rete Dafne, che sono generalisti e quindi in grado di accompagnare nel modo più adeguato le vittime di qualsiasi reato e aumentare fra operatori e cittadini la consapevolezza dei diritti.

Interesse e condivisione sono venute sia dall'Anci nazionale, rappresentata da Antonio Ragonese, sia dalle Città metropolitane intervenute all'incontro: Bari, Genova, Firenze, Milano, Roma capitale, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, anche se molti rappresentanti hanno fatto notare la disomogeneità di deleghe sulle politiche sociali e il depauperamento di compiti e risorse subito dalle Città metropolitane rispetto alle Province.
"Per questa ragione" ha concluso l'incontro il vicesindaco metropolitano di Torino Marco Marocco "dobbiamo riprenderci quella centralità istituzionale che ci compete: le Città metropolitane – alla luce della funzione delle proprie competenze in materia di sviluppo sociale - sono le più indicate per gestire direttamente questo tipo di servizi. Non abbiamo la vastità delle Regioni ma un'ottica ampia dei problemi e dei bisogni correlata alla stretta conoscenza del territorio e dei Comuni, che spesso non hanno le forze per gestire da soli un servizio di questo genere e di mettere a sistema la collaborazione con tutte le risorse specializzate del territorio".
Questa proposta permetterà di dare assistenza e protezione in una fase iniziale e immediata a un cittadino italiano su tre (circa 22 milioni su 60) e consentirà di non disperdere il patrimonio di esperienza e di realtà operative già consolidate sui territori.


Per chiedere un appuntamento nella sede di Torino telefonare allo 011 5683686 (dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12), al 389 5503386 dal lunedì al venerdì dalle 12 alle 18, una segreteria telefonica è attiva 24 ore su 24.


Un po' di dati: oltre il 33% dei casi sono maltrattamenti in famiglia

Che cosa si intende per un servizio generalista a difesa delle vittime di reato? Sul territorio metropolitano, e più in generale a livello nazionale, esistono molti servizi e sportelli che prendono in carico e seguono persone che si trovano ad affrontare un problema specifico: vittime di violenza, o con problemi legati all'usura, al sovraindebitamento, alle dipendenze, alle truffe e così via. Ma sono quasi assenti in Italia le esperienze come quella della Rete Dafne, che promuove con un approccio globale la tutela dei diritti, l'informazione e il supporto delle vittime di reato, indipendentemente dalla tipologia del reato subito e dal genere, età, nazionalità, razza, religione, condizione socio-economica e sanitaria. Rete Dafne operasostenendo la persona vittima di reato e i suoi familiari con l'offerta di una rete di presidi e iniziative che garantiscono un supporto emozionale e psicologico, informativo, di orientamento e accompagnamento ai servizi, nell'ottica di favorire la risposta alla domanda di giustizia che viene posta. Con questo obiettivo, come vuole il nome, lavora "in rete" con l'autorità giudiziaria, le forze dell'ordine, il sistema dei servizi sociali e sanitari, il terzo settore per fornire accoglienza e orientamento, Informazioni sui diritti, sostegno psicologico, trattamento integrato psicologico e psichiatrico, mediazione, gruppi di auto-mutuo-aiuto e psicoeducazione.

Per capire l'importanza del lavoro svolto, basta dare un'occhiata ai numeri. Nel 2020, nonostante il lockdown, la sezione torinese di Rete Dafne ha affrontato 209 casi (un po' meno del 2019, che sono stati 251). Il profilo? In prevalenza italiani (156 contro 53 stranieri), residenti in Torino (117 casi, a cui seguono 86 residenti nella prima cintura metropolitana, 63 nella seconda cintura e 23 nell'area metropolitana oltre i 30 km dal capoluogo). La maggior parte ha incontrato Rete Dafne grazie a una segnalazione della Procura della Repubblica o delle forze dell'ordine, o da altri tipi di servizi.

Da rilevare in particolare le tipologie di reato: in testa i reati contro la famiglia (108) a seguire quelli contro la persona (80), solo al terzo posto i reati contro il patrimono (17). La categoria dei reati contro la famiglia è quella che investe maggiormente l'utenza di Rete Dafne Torino nell'anno 2020, nel 51,7% dei casi. Sommando i maltrattamenti a opera di mogli/mariti/conviventi e quelli a opera di ex partner si contano ben 70 casi su 209, vale a dire che circa il 33,5% dell'utenza del 2020 è interessata dal reato di maltrattamenti in famiglia. Anche fra i reati contro la persona, stalking, lesioni, violenza sessuale sono i reati prevalenti (rispettivamente 21, 20 e 18), tuttavia in questo caso gli autori sono anche occasionali (rispettivamente 7, 10, 13).


(19 gennaio 2021)