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Cittàmetropolitana di Torino

Life Wolfalps EU

È in programma la prima conferenza tematica del progetto LIFE WolfAlps EU "Coordinated actions for wolf-human coexistence in the Alps"; una giornata ricca di interventi, a cura del team internazionale che collabora allo studio, con l'obiettivo di favorire la coesistenza tra umani e lupi.
Un'occasione per fare il punto sulla popolazione alpina di lupo e per comunicare lo stato di avanzamento delle azioni del progetto: appuntamento esclusivamente online giovedì 27 maggio, dalle ore 9.

Per partecipare è necessario registrarsi nell'apposito form.

Il programma della giornata.


Un'indagine sul ritorno del lupo

I partner del progetto LIFE WolfAlps EU hanno la necessità di conoscere meglio quali sono le opinioni della popolazione residente nelle aree in cui il lupo è presente. Per un'efficace gestione della specie è infatti indispensabile conoscere, comprendere e tenere in adeguata considerazione gli atteggiamenti dell'opinione pubblica, cercando di capire quali sono le fonti da cui i cittadini apprendono ciò che sanno sul lupo.
Nell'ambito del programma è prevista un'analisi della percezione del predatore tra i residenti nei territori di nuova colonizzazione da parte del carnivoro: per il territorio metropolitano di Torino si tratta del basso Canavese e della Collina torinese. Si vuole capire l'atteggiamento dei cittadini e delle diverse categorie, ma anche le opinioni sulle diverse opzioni di gestione della specie. L'analisi sarà ripetuta nell'ultimo anno del progetto, per verificare se l'atteggiamento muterà a seguito delle azioni di comunicazione e di conservazione intraprese. La Città metropolitana di Torino è impegnata nel coinvolgimento e nell'ascolto di categorie molto diverse tra loro: dai cacciatori agli ambientalisti, dagli allevatori di ovini e caprini agli insegnanti, dai giornalisti ai lavoratori del settore turistico; senza dimenticare un pubblico generico di cittadini comunque interessati al tema.
Per tutte queste ragioni è stato deciso di raccogliere più dati possibili attraverso un questionario, una breve indagine sulle opinioni e sull'atteggiamento nei confronti del lupo; non potendo fornire il questionario direttamente agli interessati, a causa delle limitazioni agli spostamenti, è stata prevista la pubblicazione online del sondaggio, rigorosamente anonimo, sulle pagine istituzionali dei partner coinvolti.
I risultati saranno pubblicati sul sito del progetto entro la fine del 2021.


Inizia la fase due del monitoraggio

A fine marzo si è conclusa la raccolta sistematica dei segni di presenza del lupo nel territorio metropolitano di Torino, che costituiva la fase 1 del primo monitoraggio nazionale della specie, lanciato nell'autunno 2020 dal Ministero per l'Ambiente (ora Ministero per la Transizione Ecologica).
Mentre è in corso la fase 2, che prevede la validazione e l'archiviazione dei campioni biologici da inviare ai vari laboratori di genetica di riferimento, si può fare il punto su come si sono svolte nei mesi scorsi le operazioni nelle zone dell'area metropolitana di Torino interessate al monitoraggio.
"Le linee guida e i protocolli operativi, a cui tutti gli Enti, i professionisti e i volontari si devono attenere sono stati elaborati dall'ISPRA, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che ha coordinato il monitoraggio a livello nazionale. - spiega la consigliera metropolitana Barbara Azzarà, delegata all'ambiente e alla tutela della fauna e della flora - Grazie al progetto Life WolfAlps EU è stata creata una rete di Enti e di volontari che collabora alle attività di campo finalizzate alla raccolta di segni indiretti della presenza del lupo, animale difficile da avvistare ma che lascia tracce che possono essere rilevate dal personale del network debitamente formato".
Le tracce che vengono rilevate sono costituite da escrementi, impronte sulla neve, resti della predazione e del consumo di ungulati selvatici. Il monitoraggio viene svolto in modo sistematico e calendarizzato da ottobre a marzo. Nel caso del territorio metropolitano di Torino è stata monitorata la porzione della catena alpina che va dalla Val Pellice al Canavese e quindi dal confine con la provincia di Cuneo (anch'essa interessata al monitoraggio) a quello con la Valle d'Aosta. Per la prima volta, oltre ai territori alpini, sono stati monitorati quelli collinari tra il Chivassese e il Chierese, il parco della Mandria e la zona a quota più alta della Serra morenica di Ivrea. Sono state ben 170 le persone coinvolte nell'attività, tra personale di vari Enti, Carabinieri forestali, guardiaparco, agenti faunistico-ambientali della Città metropolitana, GEV, volontari indipendenti o appartenenti ad associazioni come la Commissione internazionale per la protezione delle Alpi, il WWF e il CAI, il personale dei Comprensori Alpini CA TO 1,2 e 3 e dell'azienda faunistico venatoria dell'Albergian. Sono stati individuati 192 transetti per un totale di 1150 chilometri da percorrere, la maggior parte dei quali monitorati a piedi una volta al mese per sei mesi, con l'obiettivo di raccogliere i segni di presenza. Oltre ai segni materiali, sono stati raccolti dati fotografici e video validati, sia occasionali che derivanti dal monitoraggio sistematico della specie con l'impiego delle fototrappole.

L'obiettivo del monitoraggio è la stima della consistenza numerica dei branchi e della loro distribuzione sul territorio. I risultati non possono prescindere dalle analisi genetiche derivanti dalla raccolta di campioni fecali freschi (ma anche dai lupi rinvenuti morti), che consentono il riconoscimento individuale degli animali, la ricostruzione delle relazioni parentali e dei fenomeni di dispersione. Tutte le informazioni sono utili per chiarire nel tempo le dinamiche dei branchi e la loro configurazione spaziale, partendo dal presupposto che un singolo branco occupa un territorio che ha un'estensione variabile tra i 100 e i 200 chilometri quadrati. I dati raccolti in campo durante l'inverno comportano un successivo lavoro di alcuni mesi da parte dei ricercatori, poiché devono essere processati, analizzati geneticamente e sintetizzati in un report tecnico, che presumibilmente sarà disponibile verso la fine di quest'anno. Un primo bilancio potrebbe essere costituito dalla distribuzione dei segni di presenza sul territorio. Rispetto ai precedenti monitoraggi, la tecnica non è cambiata. Quelli che cambieranno saranno probabilmente i dati sulla consistenza numerica e la distribuzione della specie, poiché l'area monitorata a partire dall'ottobre 2020 è un po' più ampia rispetto alla campagna conclusa nel 2018. Grazie al supporto di un gruppo di ricercatori, si otterrà una stima attendibile della distribuzione e della popolazione del lupo in Italia. I dati saranno messi a disposizione delle istituzioni, che sono tenute a comunicare periodicamente alla Commissione Europea i dati relativi allo status di conservazione del lupo, essendo la specie inserita nell'allegato D della direttiva Habitat come "specie prioritaria, di interesse comunitario che richiede una protezione rigorosa". "Le istituzioni dovranno prendere decisioni che, con l'espansione della popolazione in zone nuove, alcune a bassa quota, le pongono di fronte a scelte inedite. - sottolinea la consigliera Azzarà - Il primo passo verso qualsiasi tipo di ipotesi per la gestione della specie lupo è la conoscenza scientifica dello status della popolazione".

(30 aprile 2021)

Ridurre incidenti mortali per lupi e ungulati in Alta Valle di Susa

Uno studio di LIFE WolfAlps EU

Ridurre la frammentazione degli habitat e la mortalità del lupo e delle sue specie preda (prevalentemente ungulati selvatici) causata dal traffico veicolare e ferroviario in alcune aree dell'Alta Valle di Susa: è lo scopo dell'azione C6 perseguita dalla Città metropolitana di Torino nell'ambito del progetto LIFE WolfAlps EU. Nella valle del territorio metropolitano maggiormente attraversata da infrastrutture di trasporto coesistono aree ad alto valore naturalistico, un'autostrada di rilevanza continentale, due strade statali, una ferrovia internazionale come la Torino-Modane, impianti di risalita e centri abitati a vocazione prevalentemente turistica.
Ai fini della tutela del lupo e in generale di molte specie di mammiferi selvatici, l'Alta Valle di Susa è un territorio che presenta non poche sfide, una delle quali è costituita dai 53 di incidenti mortali per i lupi causati dalle auto o dai treni nel corso di una ventina di anni. I branchi di lupi presenti nell'area utilizzano entrambi i versanti della valle e, durante i loro spostamenti, sono costretti ad attraversare l'autostrada, le statali e la ferrovia, restando spesso vittime di investimenti, al pari degli ungulati selvatici. Gli incidenti stradali con la fauna selvatica determinano anche danni economici, sociali e sanitari elevati, soprattutto quando ad impattare contro i veicoli sono specie di grossa taglia.
Poiché la problematica coinvolge i vari Enti gestori delle infrastrutture, la Città metropolitana ha istituito un tavolo di lavoro a cui partecipano i supporter di progetto: l'Anas, la società Rfi, la Sitaf e Telt, unitamente all'Ente di Gestione delle Aree protette delle Alpi Cozie (partner quest'ultimo del progetto LIFE WolfAlps EU).
La prima fase dei lavori ha riguardato l'analisi dei dati sull'incidentalità a disposizione, per fornire un quadro cognitivo sulla frammentazione degli habitat, sulla mortalità stradale della fauna selvatica (soprattutto per quanto riguarda il lupo come specie-ombrello) e sull'identificazione dei corridoi ecologici efficaci all'interno dell'area di studio. Da queste analisi è scaturita una relazione tecnica in cui vengono individuate le zone maggiormente critiche in cui è prioritario intervenire con misure di mitigazione.
Il documento è scaricabile sul sito del progetto lifewolfalps.

Di seguito una sintesi dei contenuti.

L'area di studio

L'area di studio comprende i territori comunali di Bardonecchia, Oulx, Salbertrand, Exilles, Chiomonte, Gravere, Cesana e Claviere, dove le principali infrastrutture lineari sono l'autostrada A32 del Frejus, le strade statali 24 e 335 e la linea ferroviaria Torino-Bardonecchia.

L'area di studio può essere suddivisa in tre tratti principali:

  • tratto A da Gravere a Salbertrand-Oulx, in cui la valle è attraversata dalla statale 24, dalla A32 e dalla linea ferroviaria; le ultime due proseguono per la maggior parte del tragitto su viadotti o gallerie.
  • tratto B da Oulx a Claviere, in cui è presente solo la statale 24,  l'unica via per raggiungere la Francia e Briançon. Il tratto fra Cesana e Claviere si sviluppa per buona parte in galleria, alle pendici del Monte Chaberton, mentre da Cesana a Oulx la strada è pressoché rettilinea e di veloce percorrenza.
  • tratto C da Oulx a Bardonecchia, in cui la valle è attraversata dalla linea ferroviaria, dalla statale 335 e dall'autostrada A32, la cui traiettoria si sviluppa per gran parte su viadotti.

Per un inquadramento generale dello studio bisogna ricordare che nell'area sono previste alcune zone di cantiere per la costruzione del Tav e per questo la Telt, società che ha in gestione la realizzazione del tunnel di base, si è resa disponibile ad un dialogo costruttivo al fine di migliorare la permeabilità delle infrastrutture presenti a fondo valle.

Gli effetti delle infrastrutture sulla fauna selvatica

Le elaborazioni sugli effetti delle infrastrutture sulla fauna selvatica sinora compiute si basano su due banche dati principali. La prima riguarda il lupo ed è frutto della collaborazione fra la Città metropolitana di Torino, l'Asl, l'Ente di gestione delle Aree Protette delle Alpi Cozie, il Consorzio forestale Alta Valle di Susa, i Carabinieri Forestali, il Centro Grandi Carnivori di Entracque, il dipartimento di Scienze Veterinarie dell'Università di Torino e l'Istituito zooprofilattico sperimentale del Piemonte-Valle d'Aosta.

Nel database sono registrati tutti i lupi morti o feriti rinvenuti in provincia di Torino tra il 2001 e il 2020, le coordinate dei ritrovamenti e le informazioni biometriche per ogni esemplare di cui sia stata effettuata l'autopsia. Il secondo database registra gli impatti noti avvenuti con gli ungulati selvatici, tra il 2002 e il 31 ottobre 2020 ed è stato redatto dalla Funzione specializzata Tutela fauna e flora della Città metropolitana di Torino. I dati provengono da diverse fonti: i verbali delle forze di polizia, le segnalazioni avvenute direttamente alla Funzione specializzata tutela fauna e flora della Città metropolitana, i casi presi in carico dal Centro Animali Non Convenzionali del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell'Università di Torino in base ad una convenzione stipulata con l'Ente, i dati in possesso da Rfi, Anas, Sitaf e dell'Ente di gestione delle Aree Protette delle Alpi Cozie.

I numeri sugli incidenti stradali e ferroviari che hanno coinvolto lupi

Nella Città metropolitana di Torino le principali cause di mortalità del lupo hanno un origine umana. La causa a più documentata tra il 2001 e il 2020 è l'impatto con veicoli: treni e automobili. In Alta Valle di Susa la situazione è allarmante, specialmente se confrontata con la mortalità che si registra su scala provinciale. Tra il 2001 ed il 2020 nel Torinese sono stati registrati 110 esemplari morti, di cui 53 solo in Alta Val Susa, cioè il 48% dei casi.
Nel periodo 2001-2020 gli impatti mortali in Alta Valle di Susa hanno riguardato maggiormente i treni, con 26 casi, mentre quelli con gli autoveicoli sono 22, di cui 18 sulle statali 24 e 335, 3 sulla A32 e uno su una strada comunale.

Gli incidenti stradali nell'Alta Valle di Susa con gli ungulati selvatici

Anche la banca dati degli ungulati selvatici copre gli ultimi due decenni come quella relativa ai lupi rinvenuti morti, ma il numero di casi registrati supera ampiamente i 4000 sinistri stradali nell'intero territorio metropolitano.

Le specie maggiormente coinvolte sono il capriolo, seguito dal cinghiale e dal cervo. La maggior parte dei sinistri sono avvenuti lungo strade a medio-alta velocità, come le statali e provinciali. Pochi sono i casi lungo infrastrutture recintate, come le autostrade e le tangenziali. Nell'Alta Valle di Susa lungo la A32 le le statali 24 e 335, sono stati registrati 522 sinistri, di cui 376 con caprioli, 136 con cervi e 9 con cinghiali. Tutto questo su soli 96,7 Km di strade, a fronte di una viabilità principale complessiva nella Città metropolitana di di Torino che conta 4132 Km. In Alta Valle di Susa dal 2002 ad oggi si registra una media di 5,4 sinistri con ungulati selvatici al km, mentre a livello provinciale il dato scende a 0,8 sinistri al km.

Una strategia di mitigazione del danno

Poiché il lupo può essere considerato una specie-ombrello, la strategia di mitigazio-ne degli impatti derivanti dalle collisioni veicolari può generare benefici ecologici an-che per altre specie. La conoscenza di base del problema è un punto di partenza per impostare un'efficace pianificazione della strategia di mitigazione.

L'analisi dei dati a disposizione ha consentito di individuare i tratti di strada e ferrovia più critici, dove è prioritario intervenire per diminuire la mortalità.

Per quanto riguarda la linea ferroviaria sono stati individuati i seguenti tratti:

  • Chiomonte: sia nel tratto fra la stazione e Gravere che in quello subito a monte della stazione, dove sono avvenuti in tutto 8 incidenti (5 fra la stazione di Chiomonte e Gravere e 3 nel tratto a monte della stazione). Se il tratto a valle della stazione è caratterizzato da pendii più dolci, boschi e radure, il tratto a monte interessato dagli incidenti è molto breve, perché il treno, dopo l'uscita dalla stazione, entra subito in galleria (poco più di 1000 metri).
  • vecchia stazione di Exilles: la ferrovia fra Chiomonte e Salbertrand corre quasi tutta in galleria, tranne circa 1200 metri in corrispondenza della stazione di Exilles (oggi non più utilizzata) e in quel tratto sono stati rinvenuti due lupi morti.
  • Serre la Voute: fra Exilles e la piana di Salbertrand c'è una strettoia della valle e, subito a monte, dove la ferrovia esce dalle gallerie, sono stati investiti tre lupi
  • tratto a monte di Oulx, all'altezza di Signols: in poco più di 100 metri sono stati investiti 4 lupi.

Gli altri incidenti sulla ferrovia sono meno concentrati nello spazio. In questi punti, in collaborazione con Rfi, si pianificheranno i futuri interventi.

Per quanto riguarda la rete stradale gli incidenti sono distribuiti in modo omogeneo nell'area a monte di Serre la Voute, mentre nel tratto a valle non ci sono stati incidenti, poiché la strada corre sul versante e non sul fondovalle, è delimitata da alti muraglioni di sostegno e vi sono alcuni brevi tratti di galleria.

Si possono comunque individuare alcuni tratti in cui la concentrazione appare maggiore: statale 24 tra Fenils e Oulx con 7 lupi investiti, statale 335 tra Oulx e Signols con 3 lupi investiti (il tratto è caratterizzato anche da un'elevata mortalità di ungulati selvatici), statale 24 fra Gad e Serre la Voute con 6 lupi investiti.

A differenza di quanto avviene sulla linea ferroviaria, l'incidentalità sulle strade è strettamente correlata alla velocità dei veicoli, aspetto su cui sarà fondamentale lavorare nei prossimi anni. Proprio lungo la statale 24 all'altezza del Gad di Oulx negli anni passati avvenivano moltissimi incidenti con ungulati selvatici, ma la realizzazione di una rotonda ha ridotto la velocità dei veicoli e fatto calare gli incidenti

Aprile 2021

Le squadre di supporto

Il progetto LIFE WolfAlps EU sta sviluppando il programma fissato e alla fine della tornata di incontri di formazione dello scorso mese di marzo ha segnato l'inizio dell'operatività delle Wolf Prevention Intervention Unit per il supporto alla prevenzione dei danni causati dagli attacchi dei canidi negli alpeggi. Le WPIU sono pronte ad entrare in azione a partire dalla stagione d'alpeggio 2021 in molte delle aree di intervento del progetto LIFE WolfAlps EU. Sono state create e formate in totale 21 squadre di supporto alla prevenzione in due dei quattro Paesi alpini coinvolti, Italia e Austria: 16 squadre sono distribuite su tutto il Piemonte, tre in Valle d'Aosta, una in Austria e una nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi. Nei prossimi mesi si aggiungeranno altre squadre, coprendo così tutte le principali aree di progetto. Sono previste infatti nuove squadre in Francia, in Slovenia e in altre regioni italiane, la cui piena operatività purtroppo è stata rallentata dalla pandemia, che ha reso impossibile lo svolgimento di una parte dei corsi di formazione previsti.
Gli operatori formati, veterinari, guardiaparco, agenti di polizia provinciale, carabinieri forestali, sono oltre 300 in tutte le Alpi. Il loro compito sarà quello di intervenire per offrire un concreto aiuto agli allevatori nella prevenzione degli attacchi.
In Piemonte, un'attenzione particolare è stata rivolta alla formazione dei veterinari delle Asl, che sono la chiave di volta del sistema, in quanto sono loro ad attivare le squadre di intervento in seguito al verificarsi di un danno da canide e a stabilire il contesto di gestione e prevenzione in cui l'attacco si è verificato. Su segnalazione del veterinario, ogni squadra si attiva e si coordina in tempo reale, attraverso un flusso di informazioni costante garantito da gruppi costituiti su WhatsApp. Su indicazioni concordate con il veterinario, gli operatori portano con sé il materiale - vari componenti delle recinzioni elettrificate - che viene fornito in prestito all'allevatore per un tempo massimo di un anno per tamponare l'emergenza. Una volta sul campo, si definisce insieme all'allevatore quali sono i provvedimenti necessari per rendere sicuro il pascolo e si interviene per attuarli.
Le squadre di intervento devono inoltre fornire tutta l'informazione possibile a supporto delle procedure locali per ottenere gli indennizzi e garantire un sostegno alla prevenzione.
Nella provincia del Verbano-Cusio-Ossola il materiale per la prevenzione acquistato con fondi regionali già nel 2020 è stato interamente distribuito agli allevatori. Le squadre sono in attesa di ricevere nuovi materiali che saranno distribuiti agli allevatori nel corso della prossima estate.
La parola ai protagonisti:

Le funzioni del soggetto coordinatore

L'incaricato del servizio dovrà fornire un'assistenza tecnica specialistica, collaborando con il personale coinvolto nel progetto per la formazione dei nuovi operatori volontari che effettueranno il monitoraggio della popolazione di lupo, ma anche organizzare incontri di approfondimento dedicati ai possessori della licenza di caccia, organizzare e programmare il monitoraggio nell'area metropolitana, definire una strategia di lavoro, coordinare gli operatori impegnati nella raccolta dei dati sul campo necessari alla valutazione della conservazione della specie, nell'archiviazione finale dei dati raccolti, nella conservazione dei campioni prelevati e nella scelta dei campioni da sottoporre ad analisi genetica. Il soggetto incaricato dovrà assicurare un impegno di almeno 65 giornate a stagione di monitoraggio sistematico nel periodo compreso tra i mesi di novembre e marzo degli inverni 2020-2021, 2021-2022, 2022-2023 e 2023-2024,. Dovrà inoltre collaborare con gli altri partner e supporter del LIFE WolfAlps nello svolgimento delle singole attività, in particolare fornendo supporto tecnico e scientifico al personale coinvolto. Dovrà coordinare e organizzare quattro workshop nel periodo autunnale del 2020, 2021, 2022 e 2023 per la formazione e l'aggiornamento degli operatori impegnati nel campionamento nei mesi invernali, effettuare l'analisi demografica e spaziale dei risultati genetici forniti dal laboratorio di referenza per il progetto, finalizzata alla quantificazione dei branchi e degli individui presenti sul territorio metropolitano. Dovrà analizzare e mappare i dati raccolti utilizzando la tecnologia GIS, comunicare dati e analisi in forma cartacea e informatica, contribuire alla redazione dei report intermedi e finali in inglese sulla presenza del lupo nel territorio metropolitano, operando sotto il coordinamento del project manager e del technical manager individuati dall'Ente di Gestione delle Aree Protette delle Alpi Marittime, che è il beneficiario coordinatore dell'intero progetto LIFE WolfAlps. Dovrà infine collaborare con l'Ente di gestione del parco Alpi Cozie e con la Città metropolitana per la pianificare e il monitoraggio degli interventi per la riduzione della frammentazione degli habitat in cui vive il lupo e degli incidenti stradali mortali per la specie in alta Valle di Susa.

Sfide, coinvolgimento e obiettivi comuni

Intanto funzionari e comunicatori dei partner del progetto LIFE WolfAlps hanno iniziato a confrontarsi sulla strategia che punta a coinvolgere un'ampia rappresentanza degli attori locali nelle attività locali di ricerca, ascolto e individuazione di soluzioni per la convivenza uomo-lupo. Per attori locali in questo caso si intendono tutti i portatori di interesse, i gruppi e le associazioni che hanno voce in capitolo o che possono fornire un contributo in termini di riflessioni, idee, proposte e soluzioni tecniche, per fare in modo che il predatore per eccellenza non sia più vissuto come un nemico ma come parte essenziale e irrinunciabile degli ecosistemi alpini e rurali. Coinvolgere e far lavorare insieme le associazioni degli allevatori e dei cacciatori, gli ambientalisti e gli esperti di etologia animale è una sfida che i facilitatori dovranno affrontare con la massima trasparenza nell'individuazione degli obiettivi, per garantire che i conflitti di interesse e le visioni apparentemente inconciliabili non finiscano per rendere impossibile il confronto. Non sarà facile creare un clima di reciproca fiducia e di reciproco ascolto, come non sarà facile costruire il consenso intorno ad obiettivi comuni e realistici. È un lavoro che presuppone un'attenta selezione degli attori e dei portatori di interesse, in base alla loro rappresentatività e alla disponibilità che esprimeranno. Così come presuppone la costruzione di una serie di piattaforme tematiche in cui ci si confronti su nodi e questioni reali, che gli attori riconoscono come rilevanti per gli interessi di cui sono portatori. Le tecniche di gestione del confronto e della cooperazione sono quelle che da molti anni vengono utilizzate nei più diversi contesti di negoziazione e mediazione tra interessi. L'abilità di coloro che dovranno gestire le attività locali previste dal progetto sarà quella di far dialogare e cooperare mondi, culture e sensibilità che, nel migliore dei casi, si ignorano e si negano reciprocamente una qualsiasi forma di legittimazione; quando non si scontrano e polemizzano senza pervenire a risultati concreti.

Novembre 2019: presentazione del progetto

Ai nastri di partenza il nuovo progetto europeo Life Wolfalps EU, finanziato nel programma LIFE - rete Natura 2000 dell'Unione europea che eroga finanziamenti per piani di salvaguardia dell'ambiente e della natura.

Nella cornice innevata di Valdieri, il Parco Alpi Marittime - capofila del progetto - ha ospitato dal 18 al 20 novembre il kick off meeting del progetto che, per i prossimi cinque anni, si occuperà tra l'altro di cooperazione e coordinamento internazionale per quanto riguarda la popolazione alpina del lupo con azioni di conservazione che riguarderanno le squadre cinofile antiveleno, la costruzione di partenariati forti con il coinvolgimento dei cacciatori nella comprensione del rapporto preda-predatore, il monitoraggio dello status della popolazione di lupo a livello alpino, azioni di ecoturismo e comunicazione.

Il partenariato è particolarmente ampio e internazionale, composto da ben 19 soggetti: il coordinamento è in capo alle Aree protette Alpi Marittime, poi per l'Italia figurano la Città metropolitana di Torino, le Aree protette Alpi Cozie, le Aree protette dell'Ossola, le Aree protette del'Appennino piemontese, la Regione Piemonte, la Regione Lombardia, la Regione Valle d'Aosta, la Regione Liguria, l'Ente regionale per i servizi all'agricoltura e alle foreste della Lombardia, EURAC Research di Bolzano, il Museo delle Scienze di Trento, il Parco nazionale Dolomiti Bellunesi, i Carabinieri Forestali, per la Francia il Parc national du Mercantour e l'Office national de la Chasse e de la faune sauvage, per l'Austria l'University of veterinary medicine di Vienna e il Federal Office Austria, per la Slovenia l'Università di Lubiana e lo Slovenia Forest Service.

Questo progetto è di fatto il proseguimento, con una ampliata e rafforzata rete di supporter internazionali, del precedente progetto LIFE WolfAlps concluso nel 2018: l'obiettivo ora è portare su scala europea e panalpina il supporto alla convivenza uomo-lupo, mirando anche ad ottenere risultati importanti nel campo della conservazione della biodiversità e senza trascurare ricadute economiche di rilievo a livello locale.

Il budget complessivo è di circa 11 milioni di euro, 440.000 dei quali costituiscono l'impegno finanziario della Città metropolitana, che parteciperà come partner a pieno titolo con numerose azioni, tra cui una dedicata specificamente alla permeabilità ambientale dell'alta val di Susa; un'azione gestita in collaborazione con Il Parco Alpi Cozie.

Nelle Alpi occidentali italiane e francesi i carnivori al culmine della catena alimentare sono presenti da oltre vent'anni, mentre nel 2012 è stato documentato nelle Alpi Centrali il primo branco, costituito da esemplari in dispersione dalle popolazioni italiana e slovena. Oggi la popolazione aumenta in densità nelle Alpi Occidentali e Dinariche ed è in espansione nelle Alpi Centrali e Orientali e nelle zone pedemontane collinari del Piemonte. La popolazione alpina del lupo ovviamente ignora i confini nazionali: ai fini della gestione della specie, è importante un coordinamento internazionale che armonizzi le iniziative e superi l'attuale frammentazione istituzionale.

Il progetto LIFE WolfAlps EU 2019-2023 è stato condiviso da tutti i partner istituzionali e finanziato dalla Commissione Europea proprio allo scopo di migliorare la convivenza uomo-lupo in tutto l'arco alpino e con un approccio condiviso.

Dalle Alpi Marittime alla Slovenia si perseguiranno obiettivi ben precisi: contrastare le predazioni sugli animali domestici grazie a squadre di intervento sul campo e a sistemi di prevenzione efficaci, favorire la sostenibilità economica della presenza del predatore promuovendo iniziative ecoturistiche, definire linee guida di gestione del predatore a livello alpino, mettere in campo le migliori pratiche per rendere compatibili la presenza del lupo e le attività economiche in montagna e pianura. La comunicazione svolgerà inoltre un ruolo strategico: i partner si sono impegnati a divulgare in modo chiaro, obiettivo, trasparente e puntuale i dati relativi alla presenza del lupo sulle Alpi, al suo impatto sugli animali domestici e sui selvatici e i risultati conseguiti nel corso del progetto.


(14 maggio 2021)