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Stoccaggio di rifiuti a Piscina: dalla Città metropolitana una diffida a sanare le irregolarità

Nella seduta odierna il Consiglio metropolitano ha approvato all’unanimità dei 14 Consiglieri presenti in aula una mozione presentata dal gruppo di centrosinistra della lista “Città di città” sulle irregolarità riscontrate nell’impianto di recupero di rifiuti gestito dalla Piscina Recuperi srl nel Comune del Pinerolese.
Il documento, illustrato dalla Consigliera Monica Canalis, impegna la Sindaca e i Consiglieri delegati della Città metropolitana ad effettuare un sopralluogo presso il sito di Piscina di concerto con l’amministrazionecomunale, a rivedere e non estendere le autorizzazioni concesse alla Piscina Recuperi, a sollecitare un accertamento da parte dell’ARPA, a salvaguardare in ogni forma e con ogni mezzo l’ambiente e la salute della popolazionepiscinese, mettendo in atto tutte le verifiche richieste dall’amministrazione comunale.
Il Vicesindaco metropolitano Marco Marocco ha riferito quanto emerso durante un sopralluogo effettuato l’11 luglio scorso dal Servizio pianificazione e gestione rifiuti della Città metropolitana. È stata innanzitutto notificata alla società Piscina Recuperi la revoca dell’autorizzazione per la produzione di biomassa combustibile da rifiuti di legno non trattato.
Il 25 luglio è stato inoltre assunto un provvedimento di diffida nei confronti della società, a fronte di una serie di rilievi contestati durante il sopralluogo: la presenza di rifiuti stoccati in un’area agricola interdetta al deposito e la non corrispondenza tra i quantitativi di alcune tipologie di rifiuti in stoccaggio e le quantità previste dall’autorizzazione: 16 tonnellate di carta contro le 5 autorizzate, 20 tonnellate di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche contro le 5 autorizzate, 4,65 tonnellate di cavi di provenienza domestica contro le 2 autorizzate. Sono inoltre state contestate le modalità di deposito dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, l’assenza di una delimitazione delle aree destinate allo stoccaggio delle diverse tipologie, la mancanza della cartellonistica indicante i rifiuti depositati.
Con la diffida del 25 luglio scorso è stato chiesto alla Piscina Recuperi di adeguare entro sessanta giorni dalla notifica il lay out dell’impianto in relazione alla modifica sostanziale dell’attività approvata nell’ottobre 2017. Tale modifica consente la gestione di rifiuti pericolosi provenienti da micro raccolta – peraltro non ancora avviata – e prevede la realizzazione di strutture all’interno del capannone della ditta. In caso le prescrizioni contenute nella diffida non venissero attuate è prevista la revoca dell’autorizzazione. Le inadempienze segnalate nella diffida sono penalmente perseguibili ai sensi dell’articolo 156 4° comma del Decreto legislativo 68 del 2015 e di esse è stata informata l’autorità giudiziaria, con la contestuale contestazione delle ipotesi di reato alla ditta. A tali ipotesi è applicata la prescrizione, con i termini di scadenza in linea con la diffida. La mancata ottemperanza alla diffida produrrà la conseguente notizia di reato.
Come segnalato anche nel testo della mozione, già nel 2016 il Comune di Piscina aveva espresso parere negativo ad una richiesta di modifica delle tipologie di rifiuti stoccati nell’impianto, motivata dall’alto numero di tipologie di rifiuti, pericolosi e non pericolosi, rispetto agli spazi disponibili e all’assenza di presidi anti-incendio.
Il 16 giugno del 2017 i Carabinieri della stazione di Pinerolo avevano contestato alcune violazioni, tra cui la persistenza di una porzione di piazzale su un terreno a destinazione agricola, mentre il 1° settembre dello stesso anno la Polizia Locale aveva constatato una quantità eccessiva di materiale stoccato. Nello scorso mese di marzo il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri ha sequestrato un automezzo della Piscina Recuperi e avviato la procedura di contestazione e prescrizione prevista dalla Legge 68 del 2015. A sua volta Il Servizio pianificazione e gestione rifiuti della Città metropolitana ha chiesto il 4 aprile all’ARPA di effettuare un accertamento, per verificare le modalità di gestione dell’attività ed il rispetto delle prescrizioni autorizzative.