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Cittàmetropolitana di Torino

MATILDE

Dal 2000 il 18 dicembre è la Giornata internazionale per i diritti dei migranti. Istituita dalle Nazioni Unite (ma entrata in vigore solo nel 2003), la data è stata scelta in quanto il 18 dicembre 1990 fu adottata dall'ONU la Convenzione internazionale sui diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie. Si tratta di una Convenzione che va a disciplinare la protezione dei lavoratori migranti e delle loro famiglie, riconoscendo loro una situazione di vulnerabilità e promuovendo migliori condizioni di lavoro e di vita. Ci vollero circa 10 anni per redigere la Convenzione, che aveva il compito di trovare una soluzione tra i Paesi destinatari e i Paesi di provenienza dei flussi migratori. Nella seconda metà del XX secolo infatti ci furono diversi episodi tragici di migranti che attirarono l'attenzione sul problema e l'ONU tentò così di intervenire.

"La migrazione è un potente motore di crescita economica e inclusione e permette a milioni di persone di cercare nuove opportunità, favorendo allo stesso modo le comunità di origine e di destinazione": queste parole, pronunciate il 18 dicembre dello scorso anno da António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, in occasione della celebrazione della Giornata Mondiale, sono l'occasione per tornare a parlare del progetto Matilde – Migration Impact Assessment to Enhance Integration and Local Development In European Rural And Mountain Areas, finanziato dal programma Horizon 2020 con capofila Eurac Research, al quale partecipa attivamente questa Città metropolitana, dando voce a chi conosce bene il fenomeno migrazione e riconosce in esso un'opportunità di crescita e inclusione.

Si inserisce molto bene in questo contesto il contributo di Lamine Sow, responsabile del Dipartimento Immigrazione CGIL Piemonte, sollecitato a intervenire con una riflessione sul territorio metropolitano. "Vengo dal Senegal – racconta Lamine Sow - sono italo-senegalese ed è da un po' di anni che vivo in Italia, quindi oltre a lavorare sul tema dell'immigrazione, il mio è un racconto di vita vissuta. Oggi c'è una nuova immigrazione composta soprattutto da ragazzi richiedente asilo, che hanno una determinazione "feroce" nel senso buono del termine. Sono ragazzi che hanno attraversato il deserto e il mare, quindi sono persone determinate. Determinate nel senso che, hanno la possibilità, se accettati nel tessuto sociale, di avere la volontà per fare delle cose e hanno soprattutto la determinazione tipica della gioventù". Lamine Sow sottolinea l'importanza di un "asilo diffuso" volto cioè a favorire la distribuzione degli immigrati richiedenti asilo su un territorio vasto e pone l'attenzione su due grandi aspetti che possono davvero favorire l'inclusione: aumentare le scuole di italiano per gli stranieri e migliorare i percorsi di formazione professionale.  "Queste azioni – conclude Lamine – insieme ai ricongiungimenti familiari possono davvero rappresentare il futuro di un territorio che ad oggi registra il minimo storico di nascite, portando vitalità e speranza.

Anche le riflessioni di Francesco Pastorelli, direttore di Cipra Italia, il Comitato italiano della Commissione Internazionale per la protezione delle Alpi, contribuiscono a portare un importante tassello nella costruzione del ragionamento complessivo del progetto Matilde. "L'arco alpino, le regioni montane – spiega Pastorelli - hanno affrontato negli ultimi anni delle sfide molto impegnative, come l'invecchiamento e l'immigrazione della popolazione. Il territorio alpino può diventare un territorio di accoglienza per nuove popolazioni, per l'insediamento di giovani, di famiglie e anche per l'insediamento di richiedenti asilo, di persone che arrivano da altri continenti, da altri paesi del mondo". Pastorelli sostiene che la presenza di migranti oggi è fondamentale nei territori rurali e di montagna. Senza la loro presenza e il loro lavoro gli alpeggi non potrebbero esistere. Partendo proprio da queste riflessioni si sono sviluppate iniziative, come ad esempio il progetto PlurAlps, attraverso il quale si è dimostrato che un territorio accogliente per chi viene da fuori è anche un territorio vivibile per i cittadini che vi risiedono.

 

Presentazione del progetto

Si chiama MATILDE acronimo di Migration Impact Assessment to Enhance Integration and Local Development In European Rural And Mountain Areas, è il progetto europeo finanziato dal programma Horizon 2020 al quale la Città metropolitana partecipa in partenariato con 25 partner provenienti da 10 paesi.
Ha la durata di tre anni e si propone l'analisi dell'impatto della migrazione sullo sviluppo locale delle aree rurali e montane.
L'assunto iniziale, da dimostrare attraverso uno studio condotto con un approccio transdisciplinare di 12 centri di ricerca delle montagne alpine e altrettante autorità locali, è che la migrazione può rappresentare un motore di sviluppo nel medio e lungo periodo, soprattutto nelle aree rurali e montane soggette a spopolamento.

Migliorare la conoscenza relativa al potenziale di sviluppo sociale ed economico dei migranti, comprendere i meccanismi esistenti dietro l'integrazione socio-economica dei migranti sono solo alcuni dei risultati che la Città metropolitana intende raggiungere attraverso la partecipazione al progetto MATILDE.

I cittadini di paesi terzi sono un importante fattore di sviluppo socio economico, ma il loro impatto in contesti territoriali montani e rurali è ancora troppo poco conosciuto: i ricercatori di MATILDE hanno iniziato con analisi approfondite delle regioni coinvolte, ciascuna delle 13 aree pilota del progetto è stata esaminata concentrandosi sugli sviluppi demografici, le tendenze economiche e l'accessibilità dei servizi di base come scuole e ospedali, variabili cruciali nel determinare l'attrattività e le prospettive di sviluppo.

Nel contempo vengono intervistati gli esperti delle tematiche al centro delle analisi, e questa Città metropolitana ha avviato una serie di incontri con chi si occupa di montagna, ma anche di migrazioni per cogliere i loro spunti ed approfondire le loro riflessioni.

  • Intervista al sociologo Filippo Barbera, docente dell'Università degli Studi di Torino presso il Dipartimento di scienze sociali, dove insegna sviluppo locale, innovazione sociale e teoria sociale applicata, che parla anche nella sua veste di socio fondatore dell'Associazione Riabitare l'Italia, dove si occupa di ripopolamento dei territori montani.
  • Intervista a Federico Daneo, direttore di CSA Centro Studi Africani che parla della dimensione dell'emigrazione nelle relazioni internazionali che ha due obiettivi: far comprendere come il fenomeno migratorio sia un fenomeno strutturale e non emergenziale e porre l'attenzione è che la gran parte delle migrazioni avvengono all'interno dello stesso continente africano.
  • Intervista a Marco Bussone, presidente nazionale Uncem, che propone una riflessione sul futuro e sulle opportunità che il fenomeno migratorio può creare per arricchire i territori rurali e per generare sviluppo e crescita.

(16 dicembre 2020)