Curiosità e approfondimenti
In questa sezione trovano spazio alcune digitalizzazioni di volumi, saggi e opere custoditi negli scaffali della Biblioteca storica, richiesti dagli utenti e forniti gratuitamente via mail.
Ricordiamo che il servizio di scansioni online è attivo e gratuito: per informazioni e richieste è possibile scrivere a biblioteca_storica@cittametropolitana.torino.it
Sono inoltre presentate alcune curiosità delle collezioni, tra cui stemmi araldici, libri minuscoli e di grandi dimensioni, materiali di arti grafiche, oltre a scritti e lettere di autori illustri come Giacomo Leopardi, Guido Gozzano e Vittorio Alfieri.
Le rarità torinesi raccolgono testi rari e antichi dedicati a Torino e al suo territorio, digitalizzati e messi a disposizione dei lettori.
Catalogo digitale
Arte
- XII Congrès International des Architectes. Travaux. - Budapest, Imprimerie Royal Hongroise Universitaire, 1931
- Balletti di corte Sabaudi. Maria Luisa Sebastiani. Estratto da "Le fonti musicali in Piemonte. Volume 1" - Lucca, Libreria musicale italiana - Torino, Regione Piemonte
- Catalogo delle autentiche edizioni bodoniane. Di Giampiero Giani - Milano, ed. Conchiglia, Istituto editoriale italiano, 1948.
- Catalogo ufficiale della Sezione storia dell'arte. Guida illustrata al castello feudale del secolo. - Torino, V. Bona, 1884
- Catalogo XXIV Esposizione (ottobre-novembre 1921). Di Società degli Amici dell'Arte - Torino, Tipografia Ernesto Arduini, 1921
- Cenni sopra Soperga. Del T. A. B. - Torino, tipografia Zecchi e Bona, 1849
- Comitato delle signore. Ricordo delle valanghe nelle Valli di Lanzo. Fotografie di O. Bignami. Torino, Crespi, 1888
- Descrizione semplice e succinta delle Sacre Cappelle erette sul Monte d'Orta. Francesco Cavalli - Stamperia Vescovile in Novara
- Fornicazioni di fra Mazzapicchio. Di Diego Martelli - Pisa, Tipografia Nistri, 1875
- Catalogo ENPI, Roma. Ente Nazionale Piccole Industrie - Esposizione Torino 1928, Biblioteca D'arte, 1928
- I paesisti piemontesi dell'Ottocento. Angelo Dragone, Jolanda Dragone Conti - Milano, Istituto grafico Bertieri, 1947
- Itinerari Liberty in provincia di Torino. Carla F. Gütermann, M. Grazia Imarisio e Diego Surace - Provincia di Torino, 2008
- L'Accademia Albertina di belle arti ed il marchese di Breme. Angelo Bruneri - Tipografia scolastica di Sebastiano Franco e figli e co, Torino
- L'Isola bella e la villa di San Remigio. Ambrogio Annoni e Renzo Boccardi - Milano, Rozza di Corbella, 1940
- Ritratti di alcune dame e damigelle della corte di Carlo Emanuele I. Pietro Carlevaris - Torino, Tipografia Vincenzo Bona
- S. Antonio di Ranverso ed Avigliana. I passeggiata artistica. C. Bertea, C. Nigra - Torino, Stab. tip. Ajani e Canale, 1923
- Saggio di bibliografia bodoniana. Di Giampiero Giani - Milano, Conchiglia, 1946
- Spigolature d'archivio su artisti ed artigiani attivi nel Casalese tra Cinque e Seicento. Di Carlo Bianchi e Carlo Prosperi. Estratto da "Rivista di storia arte archeologia per le province di Alessandria e Asti" - Alessandria, Società di Storia Arte e Archeologia, Accademia degli Immobili, 2013.
- Tipografia Priulla. Campionario. Caratteri e fregi. - Palermo, Tip. Priulla, 1910.
- Tunisi. Album fotografico a cura di Garrigues, s.n.t., 1860
Economia montana
- Atti del 1° Congresso Piemontese di economia montana - Tipografia Barattini, 1930
- Atti del Convegno nazionale dei Consigli di valle - Torino, Tip. Stigra, 1963.
- I Consorzi B.I.M., i consigli di valle e gli altri enti montani - Torino, Tip. Stigra, [1965?].
- Atti del 3° Convegno sui problemi della montagna - Torino, 1966
- Atti del 4° Convegno sui problemi della montagna - Torino, Tip. Stigra, 1967
- Atti del 5° Convegno sui problemi della montagna - Torino, Tip. Stigra, 1968.
- Atti del 6° Convegno sui problemi della montagna - Torino, Tip. Stigra, 1969.
- Atti del 7° Convegno sui problemi della montagna - Torino, Tip. Stigra, 1970.
- Atti dell'8° Convegno sui problemi della montagna - Torino, CCIAA, Tip. Stigra, 1972
- Atti del 9° Convegno sui problemi della montagna. Di F. Bertoglio, G. Givone, A. M. Vicario - Torino, Tip. Stigra, 1972
- Atti del 10° Convegno sui problemi della montagna - Torino, Tip. Stigra, 1973
- Montagna oggi. Rivista mensile dell'Unione nazionale comuni e comunità enti montani. - Torino, Tip. Stigra, 1988-2001.
Geografia e storia
- A strange alliance : l' "Inattesa Alleanza" della gente di Castiglione Torinese con 126 prigionieri di guerra inglesi del campo PG 112/4 di Gassino. Claretta Coda. con prefazione di Carla Gatti - Torino, Città metropolitana di Torino, 2021.
- Alcuni dati sulla famiglia Avogadro di Vercelli (notizie genealogiche, storiche e militari). Federico di Vigliano. - Roma, Stab. di arti grafiche fratelli Lacelli, 1928. (
- Alessandro La Marmora: dal palazzo natio alla storia. Di Giuseppe Cerchio, Silvia Cavicchioli. - Torino, Edizioni SGI, 2022
- All'amico del Popolo. L'amico della Verità - In Fuligno : per Gio. Tomassini stamp., 1802
- Almanacco reale o sia guida per la città di Torino - Torino, Derossi, 1780
- Benedetto XIV al Battesimo di Carlo Emanuele IV di Savoia. Documenti pubblicati da Giovanni Carbonelli. - Genova, Torino, Milano, Casa Editrice Renzo Streglio, 1906 (pdf 5.2 MB)
- Cenni storici di S. Gillio. Torino, Tipografia G. Montrucchio, 1922
- Cenni storici sulle famiglie Gazzera e Magliano di Bene Vagienna - Bene Vagienna, Tipografia dell'orfanotrofio, 1908
- Chamouni and Mont Blanc. Eustace Anderson. - London, James Cornish, 1856
- De gli Hecatommithi. Di m. Giouanbattista Gyraldi Cinthio, nobile ferrarese. Parte prima - Nel Monte Regale, appresso Lionardo Torrentino, 1565
- De gli Hecatommithi. Di m. Giouanbattista Gyraldi Cinthio, nobile ferrarese. Parte seconda - Nel Monte Regale, appresso Lionardo Torrentino, 1565
- Descrizione dei giacimenti calcareo-marnosi delle colline di Casale Monferrato. D. Lovari. - Roma, Tipografia Nazionale di G. Bertero, 1912
- Episodii della Comune di Parigi. Lettere al generale Garibaldi. Di Giuseppe Ferrero Gola. Lodi, Società cooperativa tipografica, 1872
- Gli eroi di Saati e di Dogali - Roma, E. Perrino, 1887
- Gottardo Garollo. Notizie biobibliografiche. Ottone Brentari - Milano, U. Hoepli, 1917
- Guida di Pallanza e delle passeggiate nei dintorni. Ercole Caramella. Pallanza, Premiato stab. tip. eredi Vercellini, 1897
- Il cardinale Giovanni Bona di Mondovì. Discorso del P. Roberto Da Nove, Cappuccino - Torino, Tipografia S. Giuseppe degli Artigianelli, 1911
- Il combattimento al ponte sul Po il 6 agosto 1630 e la pestilenza e la carestia nel 1630 e 1631 a Carignano. Giovanni Rodolfo- Carmagnola, Tipografia Scolastica, 1909.
- Il conte Giovanni Visone. Cenni biografico-storici. Luigi Chierici - 1823
- Il Municipio torinese ai tempi della pestilenza del 1630 e della reggente Cristina di Francia Duchessa di Savoia. Studi storici del barone Gaudenzio Claretta - Torino : Stabilimento Civelli, 1869.
- Il patriziato subalpino (volume I). Di Antonio Manno. - Firenze, Civelli, 1895.
- Io credo - Antilibro per gli scalmanati della prima ora. Carlo Albanese - Unione editoriale d'Italia, Roma, 1936
- La divisione "Brescia" da El Agheila a El Alamein : gennaio-luglio 1942. Di Giacomo Lombardi - Reggio Calabria, Tip. De Franco, 1943
- La porta Principalis Dextera di Torino romana detta volgarmente Porta Palatina. Di Pietro Buscalioni. Estratto da "Pro Torino" n.2 - Torino, Società Anonima Italiana Industrie Grafiche, 1908
- La parrocchia di S. Lorenzo in Vercelli. Di D. D. Arnoldi - Vercelli, Tipografia Gallardi & Ugo, 1920
- Memoria dell'horribil diluuio occorso nouamente nel borgo, & nel marchesato di Ceua in Piemonte. Stampato in Milano, in Bologna per Gio. de Rossi, In Rauenna per Francesco Tebaldi, & ristampata in Macerata : per Sabastiano Martellini (Turino, 1584).
- Memorie intorno al martirio e trasporto in Romagnano del corpo di s. Silvano. Giacomo De Paulis - Novara, ditta tipografica G. Miglio dei f.lli Miglio, 1872.
- Museo sacrario Ferraris. Torino, Tipografia Enrico Schioppo, [19..]
- Narrazione degli spaventi e danni apportati da tre valanghe in Mollia, comune di Vallesesia. - Varallo, Tipografia Antonio Colleoni, 1850
- Nella regione dei laghi equatoriali. Maurizio Piscicelli - Napoli, Libreria, L. Pierro, 1913
- Notices topographiques et historiques sur la vallée de Cogne. M. l'Abbè P. L. Vescoz - Florence, etablissement J. Pellas, 1873
- Nuova guida dei forestieri per la reale città di Torino. Giammichele Briolo - Torino, fratelli Reycend e Comp., 1822
- Nuova guida per la città di Torino. Onorato Derossi - Torino, Stamperia Reale di Torino, 1781
- Pievi e parrocchie in Valsesia. G. Romerio - Novara, Tipografia E. Cattaneo, 1927
- Porto Venere: la chiesa di San Pietro. Gerolamo Devoto - Chieri, Tip. G. Astesano, 1960
- Primo racconto della morte del re d'Inghilterra Carlo Stuardo. - Torino, per Francesco Ferrosino, 1649
- Prosopopea ossia Origine, fasti e tristi di Pinerolo. Cirillo Massi - Torino, Tip. G. Angelo Reviglio, 1855
- Pubblicazioni sui ritrovamenti e studi sul materiale della stazione neolitica di Vaies (1902-1939). A. Taramelli
- Raccolta di iscrizioni alessandrine. Di Francesco Gasparolo, Francesco Guasco di Bisio e Carlo Parnisetti - Alessandria, Società di Storia, Arte e Archeologia Per La Provincia di Alessandria, 1935. (Riproduzione parziale).
- Relazioni italiane intorno alla battaglia della montagna bianca in Boemia nel 1620. Alexander Huscava. - Roma, Istituto per l'Europa orientale, 1932.
- Ricerche intorno a Leonardo da Vinci. Gustavo Uzielli - Firenze, Stabilimento Pellas, 1872.
- Riomaggiore.Telemaco Signorini. - Firenze, Societa' tipografica fiorentina, 1909. (Ripr. fotostatica)
- Risposta ad un articolo inserto nel Risorgimento. Torino 28 dicembre 1852. Filippo Delpino - Torino, Tipografia Ferrero e Franco, 1853
- Societa di Monteponi. Centenario 1850-1950. Societa di Monteponi - Torino, Tipografia Bona, 1852
- Storia dell'antica Torino. Julia Augusta Taurinorum. Carlo Promis - Torino, Dalla Stamperia Reale, 1869.
- Storia di Giulio Cesare primo imperatore e conquistatore delle Gallie - Torino, Tip. Letteraria, 1865
- The war in Italy, from drawings by Carlo Bossoli - London, Day & son, 1859. Extract
- Trattato della peste, et pestifero contagio di Torino. Gio. Francesco Fiochetto - In Torino, appresso Gio. Guglielmo Tisma, 1631
Letteratura
- Ad Adelaide Cairoli, le donne italiane. - Padova, premiata tip. Alla Minerva, 1873
- Altri tempi: libri di esercizi di traduzione dal dialetto piemontese alla Lingua. Volumetto per la classe 4° elementare urbana e rurale. Di Alfredo Formica - Milano, Trevisini, 1925.
- Bianca Milesi-Mojon. Studio biografico-critico. Annibale Campani - Firenze, Ufficio della rassegna nazionale, 1905
- Cronache d'attualità. Arte, scienze, musica, arte decorativa, letteratura, teatro, industrie moderne, cinematografia, caffè concerto, mode, sport, mondanità. Quindicinale diretto da Anton Giulio Bragaglia. ( gennaio 1921)
- Del canto primo dell'inferno di Dante, versione in dialetto piemontese. Estratto dal Parnas piemonteis. Armanac, Torino, Ca dë Studi Piemontèis, 1831. (Riproduzione parziale)
- Dal Kokode. Rapsodia inedita. Domenico Milelli - Cosenza, Tip. di Francesco Principe, 1883
- Dell'arte delle lettere missiue del conte, e caualier Gran Croce d. Emanuele Tesauro patritio torinese vindicata dall'obliuione, et dedicata al serenissimo principe di Piemonte dal conte, e caualiere d. Luigi Francesco Morozzo. In Bologna, per Gio. Recaldini, 1669
- Di alcune annotazioni inedite manzoniane alle opere del Trissino, di Giuliano Locatelli. Estratto. - Milano, Tip. Il popolo d'Italia, 1938.
- Giovanni Marradi. Di Michelangelo Zimolo - Firenze, Vallecchi, stampa 1924
- I tre intoppi amorosi di Vittorio Alfieri. Estratto dal Giornale storico della Letteratura italiana. - Torino, 1927
- Il curato di Wakefield vol. 1. Oliviero Goldsmith - Milano, dalla tipografia di G.G. Destefanis,1809-1810
- Il curato di Wakefield vol. 2. Oliviero Goldsmith - Milano : dalla tipografia di G.G. Destefanis, 1809-1810 - SECONDO VOLUME
- Il Giaurro. Frammento di storia turca di G. Lord Byron. Ercole Rivolta - Milano, tipografia di Antonio Lamperti, 1861
- Imilda. Cesare Balbo - Torino, Tipografia Chirio e Mina, 1834.
- In morte di Drusillo italico. Francesco Gianni - Genova, dalle stampe di Gio. Batista Caffarelli, 1794.
- In morte di Lorenzo Mascheroni. Cantica. Vincenzo Monti - Milano, Stamperia e Fonderia al Genio Tipografico, 1801
- Inno di Giacomo Tomson. Girolamo Calvi. Milano, coi tipi di Cristoforo Rivolta, 1839
- La cultura femminile piemontese dalle origini al 1860. Saggio riprodotto, a cura di Maria Adriana Prolo. Estratto da Poesie di Agata Sofia Sassernò - Milano, F.lli Treves, 1937
- La gran via Bicerina. Opera-ballo. Di Fra Longino, Caronte e Attilio Gilbert de Winckels - Torino, Tip. Operaia, 1898.
- La tragica e leggendaria storia di Francesca da Rimini nella letteratura italiana (1800-1850). Di Gino Farolfi. Trieste, G. Caprin, 1906
- Lungo la vita. Di Marchesa Colombi. - Milano,: Libr.eria Editrice Galli di C. Chiesa e F. Guindani, 1891
- Monumento del cavaliere Carlo Boucheron - Torino, Stamperia Reale, 1840
- Myricae. Giovanni Pascoli - Livorno, Tipografia di Raffaele Giusti, 1891.
- Otto sonetti inediti. Francesco Ruspoli - Livorno, Franc. Vigo 1882
- Poche fronde senza fiori. Luigia Emanuel Saredo. Torino, Tipografia Falletti, 1856.
- Silvio Pellico. Periodico di letture educative, utili ed amene. Torino, Speirani, 1899.
- Tre celebri invenzioni del secolo 19°: (il vapore, il telegrafo e la fotografia). Dott. Ugo Nomi Venerosi Pesciolini - In Siena, nella tip. editr. S. Bernardino, 1893
- Una reminiscenza di Xavier De Maistre in "Cuore" di De Amicis. Silvia Ortiz - Roma, Ugo Sofia-Moretti, 1932
- Versi del Solitario dell'Alpi. - Torino, presso Francesco Prato librajo in Dora grossa, 1793.
- Vita e poesie politiche di Giuseppe Rosi detto il poeta pastore. - Roma, Libreria scolastica E. Mantegazza, 1912.
Scienze naturali
- Dissertazione sul miglioramento de' prati montani e subalpini. - Cuneo, dalla tipografia di Pietro Rossi, 1824.
- Flora alpina tascabile. Per i touristi delle Alpi e degli Appennini. Di H. Correvon e L. Vaccari - Torino, C. Clausen, 1907
- Florula della Rocca di Cavour (Pinerolo), di E. Crosetti e P. Fontana - Pinerolo, C. Ferrero, 1911.
Scienze sociali
- Astensionismo perché. Atti del convegno tenutosi lunedì 13 novembre 2023 presso la Città Metropolitana di Torino. - Di Sergio Rogna Manassero di Costigliole - Torino, Impremix, 2024.
- Atti del primo congresso pedagogico nazionale italiano in Torino (8-15 settembre 1898). Di G. C. Molineri e G. C. Alesio. - Torino, Stab. Tip. Diretto da F. Camandona, 1899
- Cenni sull'istituto della Trascrizione. Di Francesco Cannas - Torino, Tipografia di G. Baglione e C., 1871
- Dei poveri nei nostri comuni. Lorenzo Robotti - Alessandria, Tipografia Panizza, 1848
- Difesa del sistema di Einert sulle lettere di cambio. G. Delvitto - Torino, tipografia Arnaldi, 1863.
- Elio Marchiaro: Primo Presidente del Consiglio Provinciale di Torino. - Torino, Provincia di Torino, Consiglio Provinciale, 2002
- Ferrovia Genova-Ovada-Acqui-Asti. Tronco Acqui-Nizza Monferrato 8. Deliberazione del Comitato pel Medrio e Cervino e memoriale a S.E. il ministro dei lavori pubblici - Acqui,, tip. lit. A. Tirelli, 1888
- Giudizi del giornalismo italiano sulla chiusura della cartiera Vonwille & c. di Romagnano-Sesia. - Torino, Vincenzo Bona, 1903.
- Il centenario del traforo del Frejus. Di Giuseppe Grosso -Torino, Tipografia A. Graziano, 1957
- Censimento della popolazione per l'anno 1848. Regia Commissione Superiore - Torino, dalla Stamperia Reale, 1852
- Istruzione sull'uso del telo mimetico impermeabilizzato per tenda Mod. 1929. - Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, Libreria, 1929.
- La Domenica dei Fanciulli. Giornale Settimanale illustrato, anno I. - G.B. Paravia e C., Torino, Roma, Milano, Firenze, Napoli, 1900
- La pazzia in Provincia di Alessandria: considerazioni statistiche pel Dott. Lorenzo Gualino. Vol I. Il movimento generale del manicomio dal 1811 al 1910 - Alessandria, Stab. tip. G. Jacquemond figli, 1913
- La pazzia in Provincia di Alessandria: considerazioni statistiche pel Dott. Lorenzo Gualino. Vol II. Le forme morbose. - Alessandria, Stab. tip. G. Jacquemond figli, 1913
- La pazzia in Provincia di Alessandria: considerazioni statistiche pel Dott.Lorenzo Gualino. Vol III. La follia nei mesi e nelle stagioni. - Alessandria, Stab. tip. G. Jacquemond, 1913
- La pedagogia e lo spirito del tempo. Giuseppe Allievo - Torino, Tipografia subalpina di Stefano Marino, 1878
- L'officina governativa delle Carte-Valori in Torino. Lamberto Gerani - Cornate d'Adda, Milano, Arti Grafiche Scotti & Figli, 1930
- L'organizzazione agricola della grangia cisterciense. Di Giovanni Donna. Estratto da "L'Osservatore romano" del 5-6 aprile 1943
- Nella causa arbitrale tra la società Vitali, Charles, Picard & C.ia e l'amministrazione dei lavori pubblici. - Roma, Tipografia fratelli Pallotta, 1876
- Regolamento dell'ospedale Trabucchi di Malesco. - Torino, coi tipi di G. Fodratti, 1836
- Riunione degli uffici di Presidenza dei Consigli di Valle della Provincia di Torino. - 14 dicembre 1963 Palazzo Cisterna, Torino
Curiosando in biblioteca
Una carta d'identità simbolica: gli stemmi araldici
Alberi, torri, croci, stendardi, leoni, grifoni, aquile, draghi, cavalli rampanti e perfino rinoceronti: tutta l’intricata fauna e flora dell’araldica¹, tra reale e immaginario, prende forma negli stemmi vivacemente acquerellati che illustrano il pregevole volume manoscritto Trattato grandioso e la serie generale de’ cavalieri del supremo Ordine della Santissima Annunziata…, di autore anonimo, datato Torino 1765.
Il volume in folio² contiene 365 grandi stemmi gentilizi relativi ai personaggi insigniti del Collare della Santissima Annunziata nel corso di quattro secoli, da Amedeo VI, il Conte Verde, fino al principe Eugenio di Carignano. L’Ordine del Collare³ rappresenta la massima onorificenza di Casa Savoia. Il suo scopo era favorire l’unione e la fraternità tra i potenti, così da evitare le guerre private, ed era riservato ai nobili più illustri e fedeli. Le insegne originarie consistevano in un collare d’argento dorato con il motto FERT, chiuso da un anello con tre nodi sabaudi.
Il manoscritto, di grande interesse araldico e storiografico, concepito sulla falsariga di quello del Caprè (Torino, 1654), appartenne alla celebre famiglia Arborio di Gattinara. Esso consta di sedici pagine numerate di introduzione storica, scritte in elegante corsivo, e di 413 facciate numerate, contenenti testi sulla storia di alcuni dei personaggi citati e ben 363 grandi stemmi gentilizi stampati in seppia e successivamente dipinti a tempera e acquerello. Altri 29 stemmi sono collocati all’inizio, all’interno e alla fine del volume.
La Biblioteca conserva inoltre altro materiale araldico di notevole interesse, reperibile in numerosi fondi archivistici, tra cui principalmente la Raccolta Claretta, e poi ancora gli archivi Carrone di San Tommaso, Cotti di Ceres, Gazzelli di Rossana, Bosio di Asti, Bosses di Bosses, Famiglie e paesi per A e B.
Ricordiamo che:
¹ L’araldica nasce nel Medioevo come sistema coerente di identificazione di persone, famiglie e istituzioni.
² In folio (o in-fòglio) è un termine tipografico e bibliografico che indica il formato più grande del libro, ottenuto piegando un foglio di stampa una sola volta. Storicamente è il formato dei primi libri a stampa, come gli incunaboli; oggi designa volumi di grandi dimensioni, generalmente superiori ai 38 cm.
³ L’Ordine fu fondato da Amedeo VI nel 1362, in occasione del matrimonio della sorella Bianca con Galeazzo II Visconti.
Tutte le lune di Leopardi
All’interno del Fondo Parenti, prezioso scrigno di rarità bibliografiche, si conservano alcune prime edizioni dei capolavori dell’Ottocento italiano di Foscolo, Manzoni e Leopardi. Di quest’ultimo sono presenti sia la prima edizione delle Canzoni, edita a Bologna da Nobili e Compagnia nel 1824, sia quella dei Versi, pubblicata sempre a Bologna dalla Stamperia delle Muse nel 1826.
Leopardi soggiornò a Bologna nel 1825, dove conobbe il conte Carlo Pepoli, destinatario della celebre Epistola, inclusa, insieme agli Idilli, nell’edizione del 1826. All’anno successivo risale la prima edizione delle Operette morali, pubblicata a Milano presso l’editore Stella, che raccoglie le venti prose composte entro il 1824.
Tra il 1825 e il 1833 Leopardi viaggiò tra Bologna, Pisa, Recanati e Firenze, ma il soggiorno più lungo fu nel capoluogo toscano. Qui, nel 1831, presso l’editore Piatti, pubblicò la prima edizione dei Canti, dedicata agli amici di Toscana. Il volume comprende le Canzoni, i Piccoli e Grandi Idilli e la già citata Epistola al conte Carlo Pepoli. Sempre a Firenze il poeta conobbe la nobildonna Fanny Targioni Tozzetti, la “dotta allettatrice” del Ciclo di Aspasia, e lo scrittore e patriota napoletano Antonio Ranieri, con il quale strinse un sodalizio che lo condusse a trasferirsi a Napoli nel 1833.
Napoletana è infatti l’ultima edizione delle opere leopardiane pubblicata con il poeta ancora in vita, definita “corretta, accresciuta e sola approvata dall’autore”, uscita nel 1835 presso l’editore Starita. Il progetto prevedeva più volumi, ma la censura borbonica ne sequestrò ripetutamente la stampa, consentendo la circolazione di poche copie. Esse contengono tutti i Canti, compreso il Ciclo di Aspasia e le Canzoni sepolcrali, e le prime tredici Operette morali. L’edizione non poteva naturalmente includere La ginestra né Il tramonto della luna, composti nel 1836 a Torre del Greco.
Queste ultime liriche furono pubblicate postume nell’edizione completa delle opere curata da Antonio Ranieri per l’editore Le Monnier di Firenze nel 1845, non presente nel Fondo Parenti. Tra le curiosità della raccolta spicca una traduzione in armeno di una scelta dei Canti leopardiani, realizzata dal padre Arsenio Ghazikian, religioso mechitarista del monastero di San Lazzaro degli Armeni di Venezia. Le Poesie scelte, pubblicate con testo a fronte nel 1898, includono All’Italia, il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, Il sabato del villaggio, Il passero solitario, Nelle nozze della sorella Paolina, Le ricordanze e La vita solitaria. Un dialogo ideale a distanza con il poeta che, negli anni dello “studio matto e disperatissimo”, si dedicò anche alla lettura e alla traduzione di testi armeni, servendosi di versioni latine.
Curiosità botaniche
Sono molti i testi di botanica, con inerenti curiosità, conservati presso la Biblioteca Grosso. Alcuni fanno parte del Fondo Giulio, proprietà dello scienziato di cui porta il nome, come ad esempio La Théorie e la pratique du jardinage, manuale di giardinaggio dell'abate Roger Shabol, stampato a Parigi nel 1767 e il trattato di botanica Pinax Theatri Botanici di Gaspard Bauhin, Basilea 1671. Al Bauhin si deve l'introduzione nella tassonomia, della nomenclatura binomiale, che sarà poi adottata da Linneo.
Sono poi reperibili scritti dei più noti botanici piemontesi, da Carlo Allioni a Giovanni Battista Balbis, da Lorenzo Freylino a Luigi Colla. Tra le curiosità, anche un erbario con esemplari specifici del territorio.
Carlo Allioni
Medico e botanico torinese nato nel 1728 e morto nel 1804, fu inizialmente protomedico di Amedeo III di Savoia e in seguito professore di botanica all’Università di Torino. Nel 1763 ottenne la carica di direttore dell’Orto Botanico cittadino. Sotto la sua guida la ricerca scientifica conobbe un notevole sviluppo, grazie alla riorganizzazione delle specie vegetali e al loro significativo incremento, che passò da 317 a oltre 4.500 esemplari.
Scienziato di primo piano e convinto sostenitore delle teorie di Linneo, con il quale intrattenne una fitta corrispondenza, raccolse un vasto erbario composto da circa 11.000 esemplari, oggi conservato presso l’Orto Botanico di Torino. Alla sua morte, la collezione fu acquistata da Giovanni Battista Balbis.
La sua opera fondamentale è la Flora Pedemontana, sive enumeratio methodica stirpium indigenarum Pedemontii, pubblicata nel 1785, di cui la Biblioteca Grosso conserva un esemplare originale. Il trattato, articolato in due volumi, è considerato uno dei più importanti contributi floristici a livello europeo e certamente il più rilevante per il Piemonte. Vi sono descritte 2.831 specie di piante del territorio piemontese, 221 delle quali illustrate in 92 raffinate tavole iconografiche realizzate da Pietro Peyroleri. L’opera testimonia pienamente come il Settecento sia stato il secolo d’oro dell’illustrazione botanica, in cui sapere scientifico e arte visiva dialogavano in modo stretto e fecondo.
Giovanni Battista Balbis
Uomo politico, medico e botanico piemontese, nato a Moretta nel 1765 e morto a Torino nel 1831, Giovanni Battista Balbis si laureò presso la Facoltà di Medicina di Torino, dove ebbe modo di seguire le lezioni di botanica di Carlo Allioni. Membro di spicco dei circoli giacobini piemontesi, a causa delle sue idee liberali e progressiste fu coinvolto nei moti rivoluzionari del 1794 ed esiliato in Francia. Da quel momento la sua vicenda personale si intrecciò con l’esperienza napoleonica, fino alla Restaurazione sabauda del 1814, che lo costrinse a ritirarsi a vita privata. Solo in seguito Vittorio Emanuele I firmò la sua riammissione all’Accademia delle Scienze di Torino.
Negli anni napoleonici Balbis diresse l’Orto botanico di Torino, che dopo la morte di Allioni versava in uno stato di grave abbandono. Grazie al suo intervento l’Orto fu riorganizzato e il numero delle specie coltivate aumentò di circa 1.900 unità. Negli ultimi anni della sua vita fu anche direttore dell’Orto botanico di Lione, contribuendo in modo significativo al suo arricchimento. L’erbario da lui raccolto è oggi conservato presso l’Orto botanico di Torino, all’interno dell’Herbarium Universitatis Taurinensis, insieme a quello di Allioni.
Studioso appassionato della flora piemontese, Balbis fu il primo a segnalare la presenza della Pinguicola alpina nei pressi di Pecetto. La Biblioteca conserva alcune sue opere fondamentali, tra cui il Catalogus stirpium Horti Academici Taurinensis (Torino, 1813), con chiose autografe, e l’Elenco delle piante crescenti ne’ contorni di Torino (Torino, 1800-1801), corredato da indicazioni sui luoghi di rinvenimento e sulle proprietà delle specie descritte. Nell’introduzione Balbis precisa che per contorni del Comune di Torino si intende un’estensione di circa sei miglia e sottolinea come il lavoro sia il risultato di numerose escursioni botaniche condotte sul territorio.
Il giardino perduto di Lorenzo Freylino
Un meraviglioso giardino botanico, che nel 1814 l’erudito Giansecondo De Canis così descriveva: "il migliore che vi sia in Piemonte, egl'è provvisto d'oltre seimila piante tutte rare... alberi dalle varie parti del mondo... Gl'agrumi sono piantati nel terreno e non in vasi", sorgeva a Buttigliera d’Asti, all’interno del palazzo Baronis, proprietà del conte Lorenzo Freylino, appassionato botanico.
Nel 1785, lo stesso anno in cui uscì la Flora Pedemontana di Allioni, Freylino pubblicò il catalogo delle 953 specie da lui coltivate, adottando la nomenclatura e il sistema di Linneo. La Biblioteca Grosso conserva una copia di questo catalogo, insieme a un piccolo fondo di carte del botanico.
Nel suo orto, Freylino creò un’ambientazione particolare, con statue neoclassiche, vasche di pesci e una stazione meteorologica. Giacobino come Balbis e Colla, donò ai suoi concittadini l’albero della Libertà, innalzato il 31 gennaio 1799 nel centro della piazza di Buttigliera e decorato con i tre colori della Repubblica durante una festa durata tre giorni, con distribuzione gratuita di pane, riso, agnolotti, malvasia e nebbiolo spillati da due fontane vicino al palazzo.
Purtroppo, alla morte di Freylino nel 1820, a causa di lunghe contese giudiziarie, il patrimonio andò disperso e il giardino, rovinato dall’incuria, scomparve.
Luigi Colla
Giurista di professione, Luigi Colla si laureò con una tesi ispirata all’opera di Beccaria. Come Balbis, al quale era legato da amicizia, e Freylino, fu un uomo politico di idee giacobine, partecipò all’epopea napoleonica ed è ricordato anche come grande botanico piemontese. Nacque a Torino nel 1766 e vi morì nel 1848.
Ritiratosi a vita privata, acquistò a Rivoli una villa con un ampio podere che trasformò in un orto botanico. Lo descrisse nella sua prima importante opera, L’Antolegista botanico, pubblicata nel 1813 in sei volumi con 17 tavole incise e tirata in 500 copie. L’opera, distinta in varie sezioni, comprendente nomenclatura teorica, anatomia vegetale, morfologia degli organismi, sistemografia, tassonomia, antologia e descrizione delle piante coltivate, si conclude con un’appendice che fornisce istruzioni per creare orti e giardini.
Colla osservò che la maggior parte delle opere di botanica era scritta in latino o in altre lingue straniere, rendendole di difficile consultazione per i dilettanti e i fioristi, a cui la sua opera era destinata.
Diede anche un contributo significativo alla descrizione di nuove specie esotiche coltivate nel suo orto di Rivoli, come dimostra la monografia Memoria sul genere Musa, sull’albero del banano, pubblicata nel 1822. La Biblioteca conserva un’edizione in-folio con tre tavole acquerellate, probabilmente realizzate dalla figlia Teofila, che collaborò a lungo con lui.
L’erbario Colla è oggi conservato a Torino presso l’Orto Botanico. La Biblioteca custodisce inoltre l’Archivio Colla, acquisito nel 1961, composto da 17 faldoni di lettere, carte geografiche, diplomi, appunti, fogli a stampa, sonetti e resoconti scientifici.
Un erbario
La Biblioteca storica conserva anche un erbario raccolto da A. Rapetti tra il 1930 e il 1934. È composto da 112 schede, ciascuna contenente un’erba o un fiore, montate su fogli corredati da etichette che indicano luogo, data, habitat e famiglia. La maggior parte dei campioni è stata raccolta nella Serra d'Ivrea e nei dintorni di Biella.
Lilliput e Brobdingnag in biblioteca
La Biblioteca storica Giuseppe Grosso possiede un microscopico libricino: la lettera di Galileo Galilei a Cristina di Lorena, granduchessa di Toscana, stampato a Padova nel 1897 dalla tipografia Salmin. Misur
La lettera di Galileo fa parte delle cosiddette Lettere copernicane, scritte dopo la pubblicazione del Sidereus Nuncius (1610), in cui erano riportate le osservazioni fatte con il celebre canocchiale. Si tratta di un documento importante in cui Galileo difende l'autonomia della ricerca scientifica. Fu probabilmente questa lettera, che affronta il problema dei rapporti fra scienza e fede con argomentazioni fondate sull'interpretazione del testo biblico, a scatenare l'ira degli inquisitori.
A questo
Le registrazioni sono redatte dall'8 luglio 1585 fino al 1590 in scrittura bastarda di facile lettura. Tale stile rappresenta un'evoluzione della textura: caratterizzata da un elegante corsivo, ebbe molta diffusione a partire dal XIV secolo.
Castigat ridendo mores: giornali umoristico-satirici nella Torino dell'Ottocento
La satira politico-sociale nell'Italia del diciannovesimo secolo non circolò soltanto nelle opere dei poeti, dalla Batracomiomachia del grande Leopardi ai sonetti dei non meno grandi Porta e Belli, ai versi pungenti di Giuseppe Giusti. Grazie alle Costituzioni promulgate nel 1848 fu tutto un fiorire di periodici in cui si satireggiava con gli scritti e con le "vignette". V'è in tutto ciò senza dubbio da considerare il potere comunicativo delle vignette, in un'epoca in cui l'analfabetismo in Italia coinvolgeva i due terzi della popolazione.La satira politico-sociale nell'Italia del diciannovesimo secolo non circolò soltanto nelle opere dei poeti, dalla Batracomiomachia di Giacomo Leopardi ai sonetti di Carlo Porta e Giuseppe Gioachino Belli, fino ai versi pungenti di Giuseppe Giusti. Grazie alle Costituzioni promulgate nel 1848, si assistette a un fiorire di periodici in cui si satireggiava attraverso gli scritti e le vignette. In questo contesto è fondamentale considerare il potere comunicativo delle immagini in un'epoca in cui l'analfabetismo coinvolgeva i due terzi della popolazione italiana.
Il capostipite fu Il Caffè Pedrocchi, nato a Venezia nel 1846, che tuttavia non pubblicava ancora disegni. Nel 1848 a Napoli si segnalò L'Arlecchino e a Firenze Il Lampione, diretto anche da Carlo Collodi. Sempre nel 1848 venne fondato a Milano Lo spirito folletto, al quale collaborarono grandi caricaturisti tra i quali il torinese Camillo Marietti, noto con lo pseudonimo di Camillo e considerato il più importante caricaturista personale del secolo. Marietti collaborò anche al Fischietto, periodico trisettimanale di stampo liberale e cavouriano che iniziò le pubblicazioni a Torino il 2 novembre 1848 proponendo bizzarrie d'attualità con disegni originali.
È opportuno ricordare che nel Regno di Sardegna l'Editto sulla stampa, promulgato il 26 marzo 1848 a pochi giorni di distanza dallo Statuto Albertino cui è collegato, rappresenta una pietra miliare nella storia del giornalismo italiano. Con questo atto mutò profondamente il concetto di libertà di stampa: si passò dalla censura preventiva a un controllo amministrativo che colpiva gli abusi individuati come reati dal codice penale.
Il Fischietto si proponeva di fischiare su tutte le cose ingiuste e contro i codini di ogni setta. Di orientamento cavouriano, antimazziniano e anticlericale, subì molti sequestri ed ebbe scarsa diffusione fuori dal Piemonte, pur raggiungendo le tremila copie di tiratura grazie a eccellenti disegnatori quali Casimiro Teja (Puff), Jules Plattier (Giulio), Ippolito Virginio, Icilio Pedrone, Camillo Marietti e Cesare Vienna (Francesco Redenti). Le tavole di quest'ultimo furono persino affisse sulle mura di Milano durante le Cinque Giornate. Nel 1870 il Fischietto, che continuò a uscire fino al 1916, assorbì la rivista Il Diavolo. Quest'ultima, fondata a Torino nel 1862, si caratterizzava per la bellezza grafica e le caricature di grande formato che ne decoravano la terza pagina.
Sempre nel capoluogo piemontese nel 1856 nacque il Pasquino, che prese il nome dalla statua parlante di Roma, similmente al milanese Uomo di Pietra. Al grande illustratore Casimiro Teja, che lo diresse fino alla fine della sua vita, seguirono tra gli altri Giorgio Ansaldi, Luigi Sapelli, Giovanni Manca e Enrico Gianeri. Nel 1930 la testata fu soppressa dal fascismo. Un cenno meritano anche il bisettimanale Un soldo e il trisettimanale umoristico Gianduia, uscito tra il 1862 e il 1864. Dal 1866 fu pubblicata invece la Gazeta d'Gianduja in dialetto piemontese, con dialoghi e poesie sull'attualità storica. Un carattere meno politico e più orientato al costume ebbe il settimanale La Luna, una sorta di settimana enigmistica ante litteram pubblicata negli anni Ottanta dell'Ottocento.
A Torino nacque inoltre Il Mondo illustrato, giornale universale adorno di molte incisioni intercalate nel testo e stampato dall'editore Giuseppe Pomba. Uscito tra il gennaio 1847 e il dicembre 1848, fu la prima rivista illustrata italiana e tenne a battesimo il primo Gianduja figurato. Proprio alcune tavole su Gianduja, intitolate La Via Crucis di Gianduja e stampate dalla rivista Buonumore nel 1864 dopo i sanguinosi tafferugli per lo spostamento della capitale a Firenze, costarono all'illustratore Alessandro Allis la perdita dell'impiego pubblico. Nella dodicesima stazione della sua opera, Gianduja appariva crocifisso in piazza San Carlo, trafitto dalle baionette. L'opera fu sequestrata perché tra i responsabili della Passione si potevano riconoscere personalità politiche dell'epoca quali Minghetti, Lamarmora e Ricasoli.
Copioni e spartiti: musica e teatro in biblioteca
Spartiti
Fra gli spartiti musicali conservati nella biblioteca, 255 in tutto, accanto a musiche cameristiche, brani per voce e pianoforte, componimenti di genere e da salotto, pezzi brillanti e arie d'epoca, trascrizioni da opere di Donizetti, Bellini, Rossini e Mercadante e canzoni popolari, troviamo una vera rarità: lo spartito del nostro inno nazionale. Composto sulle parole di Goffredo Mameli da Michele Novaro nel novembre del 1847, il brano nacque nel salotto torinese di Lorenzo Valerio in via XX Settembre.
Si tratta della prima stampa realizzata dalla tipografia Magrini tra la fine del 1847 e l'inizio del 1848. Sul frontespizio si legge, all'interno di una cornice con ricchi fregi: Il canto degli Italiani. Fratelli d'Italia. L'Italia s'è desta. Poesia del Conte Mammelli. Musica del Maestro M. Novaro. Proprietà dell'Editore. Prezzo 2 lire. Torino. Presso G. Magrini, Editore di musica, Piazza Carignano. Il numero di edizione è 1193. Nello spartito manca l'ultima strofa, relativa all'Aquila d'Austria che perde le penne, a causa di problemi con la censura dell'epoca. Il prezzo non indifferente di 2 lire induce a pensare che inizialmente la tiratura non fosse molto alta.
Questo spartito fa parte di un nucleo appartenente al Fondo Anselmi, costituito da una ventina di pezzi omogenei quasi tutti editi da Magrini e di forte carattere risorgimentale. Accanto a Fratelli d'Italia troviamo canti e inni rivolti al re Carlo Alberto, tutti creati e stampati tra il 1847 e il 1848. Tra i titoli si annoverano A Sua Maestà il re Carlo Alberto, Per le sagge riforme di Sua Maestà Carlo Alberto, All'ottimo Re Carlo Alberto per le sagge riforme da Lui statuite, Inno a Carlo Alberto il dì 8 febbraio e Le Donne Subalpine a Sua Maestà il Re Carlo Alberto.
Nel novero degli spartiti va segnalata infine la presenza di ventinove musiche per canto con accompagnamento d'organo composte da don Giuseppe Ponchia. Il sacerdote, originario di Montanaro Canavese e scomparso nel 1987, fu un appassionato di musica e di studi storici sul territorio canavesano, oltre che un apprezzato organista.
Opera e balletto
I libretti d'opera posseduti dalla Biblioteca storica sono cinquantatré. Si tratta di un numero esiguo, ma accanto ai testi di melodrammi celebri come la Semiramide e la Linda di Chamonix di Gaetano Rossi (musicate rispettivamente da Rossini e da Donizetti) o la Lucia di Lammermoor (testo di Salvatore Cammarano e musica di Donizetti) e La Sonnambula (libretto di Felice Romani e note di Vincenzo Bellini), troviamo alcuni curiosi e tipici reperti d'epoca.
Si tratta di drammi giocosi e balletti eroicomici, storici o allegorici che si iscrivono in quella tradizione piemontese iniziata con il Gridellino. Tale termine indica un colore grigioazzurro pallido, tipico del barocco italiano e molto amato dalla Madama Reale Maria Cristina, al quale il politico, letterato, musicista e coreografo Filippo d'Agliè dedicò l'omonimo balletto rappresentato nel carnevale del 1653.
Qualche titolo può fungere da esempio: Matilde Shabran ossia bellezza e cuor di ferro, melodramma giocoso rappresentato nel teatro del principe di Savoia Carignano nell'autunno del 1828 con testo di Jacopo Ferretti e musica di Gioachino Rossini; Le nozze de' Morlacchi, ballo eroicomico rappresentato a Torino nel Teatro Carignano nel 1802, composto e diretto dal primo ballerino e compositore Giacomo Serafini; Il trionfo della moda, ballo brillante allegorico sportivo in cinque quadri di Luigi Danesi con musica di Andreoli, rappresentato al Teatro Vittorio Emanuele nell'autunno del 1899; infine Il Conte di Montecristo, azione mimica in cinque parti e sette scene di Giuseppe Rota su musica di Paolo Giorza.
Degno di nota appare La fede tradita e vendicata, dramma per musica rappresentato nel teatro di Carignano nel carnevale del 1719 e dedicato a Madama Reale Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours. La musica è di Francesco Gasparini, considerato uno dei migliori compositori del suo tempo e molto attivo soprattutto a Venezia e a Roma.
Infine, merita attenzione il libretto di un curioso spettacolo intitolato Pietro Micca, ballo storico spettacoloso in otto quadri messo in scena al Teatro Vittorio Emanuele di Torino nella stagione d'autunno 1873 dal coreografo Luigi Manzotti con musica di Giovanni Chiti. Il coreografo Manzotti fu il creatore del celebre Ballo Excelsior su musica di Romualdo Marenco, la cui prima si tenne alla Scala di Milano l'undici gennaio del 1881.
Archivio teatrale
Il teatro in piemontese modernamente inteso nacque nel 1857 con la rappresentazione della Cichin-a 'd Moncalé, riadattamento della Francesca da Rimini di Silvio Pellico. L'opera fu messa in scena da Giovanni Toselli (nato a Cuneo nel 1819 e morto a Genova nel 1886), attore, capocomico e garibaldino, considerato il fondatore del teatro dialettale piemontese. Toselli divenne popolarissimo e molti noti autori scrissero per lui; con la sua compagnia andò in scena la prima rappresentazione delle Miserie d'Monsù Travet di Vittorio Bersezio il 4 aprile del 1863.
Nel suo archivio teatrale la Biblioteca storica conserva duecentotrentotto copioni, corredati da schede manoscritte che riportano le parti separate degli attori. Si tratta di opere dei principali autori della seconda metà dell'Ottocento, ma anche di testi della belle époque e del primo Novecento: drammi, commedie, atti unici, sketch, musical, operette e vaudeville.
Passando in rassegna gli autori più significativi, di Federico Garelli, collaboratore di Toselli, si ricorda in particolare La felicità 'd monsù Guma, una variante del Travet rappresentata nel 1865, e La partensa d'ii contingent per l'armada, messa in scena nel 1857 a ridosso della seconda guerra d'indipendenza. Del già citato Vittorio Bersezio troviamo, oltre alla celebre commedia del Travet tradotta in più lingue e dialetti, un'altra ventina di pièces, tra cui l'ultima intitolata Bastian contrari.
Uno dei maggiori autori dell'epoca fu Giovanni Zoppis, il quale mise in scena bottegai e piccoli impiegati; la sua opera La paja avsin al feu del 1860 fu molto lodata dallo stesso Bersezio. Di Luigi Pietracqua, autore particolarmente prolifico, l'archivio della biblioteca conserva ventiquattro commedie: tra queste figurano Le sponde del Po, messa in scena con successo da Toselli, la commedia verista Sablin a bala e un vero cavallo di battaglia del capocomico, El pover parroco.
Eraldo Baretti è invece l'autore del grande successo I fastidi d'un grand om, rappresentato nel 1881 al Teatro Rossini da Toselli. La commedia, ormai entrata stabilmente in repertorio, narra gli incidenti e gli equivoci di cui rimane vittima Giacomo Ranella, un ministro in visita al borgo natio. Di Quintino Carrera si conserva I pensionari 'd monsù Neirot, che ottenne un grande successo al Teatro Alfieri nel 1871, mentre di Mario Leoni segnaliamo 'L Bibi, la sua opera più nota del 1877. Quest'ultima stigmatizza il vizio del bere attraverso un linguaggio vivacemente realistico e non contaminato dall'italiano. Infine, ricordiamo la divertente commedia Drolerie del 1881, scritta da Fulberto Alarni e messa in scena in tempi più recenti anche da Gipo Farassino.
Lunari, almanacchi, calendari, effemeridi
"Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?"
Per centosessantasei anni i piemontesi hanno sfogliato l'almanacco Palmaverde alla ricerca di anticipazioni e notizie sull'anno in arrivo, i cicli della luna, le festività, le previsioni meteorologiche e notizie di carattere storico, geografico, medico e agronomico. Pubblicato ininterrottamente dal 1722 al 1888, Il Corso delle stelle osservato dal pronostico moderno. Palmaverde. Almanacco piemontese, corredato da illustrazioni e antiporta, trae il nome dalla palma impressa sul frontespizio come simbolo di pace e di gloria.
Assunse perfino importanza politica in un conclamato caso di quello che oggi definiremmo rotazione del personale politico, quando Vittorio Emanuele I si fece portare il volume del 1798 allo scopo di richiamare in servizio i funzionari che vi comparivano in sostituzione di quelli che avevano dimostrato simpatia per il governo francese. Il Palmaverde si rivolgeva a un pubblico molto vasto: era uno strumento di lavoro per il contadino interessato alle fasi lunari e alle previsioni climatiche, ma anche per il commerciante che cercava informazioni sulle fiere e sui mercati. Era ricco di notizie sui sovrani, sulla corte, sugli ecclesiastici e sull'amministrazione comunale; forniva gli orari delle poste e dei mezzi di trasporto, le tariffe delle monete e annotazioni storiche, scientifiche e letterarie.
La Biblioteca storica di Palazzo Cisterna ne possiede la raccolta completa, così come della Biblioteca oltremontana, indice dei libri stampati in Piemonte dal 1789 al 1792, e del Calendario Generale per i Regi Stati. Quest'ultimo, pubblicato tra il 1824 e il 1881, è un utile repertorio che offre un articolato panorama dell'entità e del funzionamento dei vari settori amministrativi del Regno sardo piemontese. Infine è presente un'ampia collezione dell'Almanach de Gotha, il noto almanacco genealogico delle case regnanti e delle più importanti famiglie aristocratiche europee, pubblicato dal 1763 al 1944 e in anni recenti arricchito anche con dati e statistiche di tutti i paesi del mondo. Gli almanacchi, dotati inizialmente di illustrazioni, contenevano articoli su gastronomia, scienza e altre materie.
Arti grafiche: una pinacoteca fra i libri
Felice Casorati, Lorenzo Delleani, Antonio Fontanesi, Umberto Mastroianni, Enrico Paulucci e perfino Pablo Picasso e Carlo Carrà: sono questi alcuni dei nomi più noti che compongono la sezione Arti grafiche della Biblioteca storica di Palazzo Cisterna.
La raccolta comprende 375 tra disegni, litografie, acquaforti e altre opere realizzate con tecniche grafiche. La maggior parte di esse è stata prodotta da importanti personalità dell’ambiente artistico piemontese e torinese. Il fondo si divide idealmente in una sezione dedicata allo spartiacque tra l'Ottocento e il Novecento e in un’altra appartenente al periodo informale del secondo dopoguerra.
Si tratta di una piccola ma preziosa pinacoteca che, accanto a nomi meno noti ma rilevanti per il panorama regionale, annovera un’antologia di firme eccellenti. Tra i ben rappresentati figurano Cino Bozzetti (leccese di nascita ma vissuto a Borgoratto tra il 1876 e il 1949), Piero Bolla (saluzzese nato nel 1933), Pier Antonio Gariazzo (torinese vissuto tra il 1879 e il 1964) e Franco Garelli (vissuto tra il 1909 e il 1936), presente con una serie di litografie dedicate al suo soggiorno in Giappone.
La collezione spazia da un’acquaforte di Carol Rama a quattro litografie di Felice Casorati, accompagnate da alcune opere del figlio Francesco realizzate con la tecnica dell'acquaforte e acquatinta. Troviamo inoltre una figura disegnata a penna in rosso da Enrico Colombotto Rosso, due acquaforti di Lorenzo Delleani e Antonio Fontanesi e tre incisioni dello scultore Umberto Mastroianni. Nella raccolta figurano inoltre, con acqueforti o xilografie, tre rappresentanti del gruppo dei Sei di Torino: Enrico Paulucci, Francesco Menzio e Nicola Galante. Da segnalare è anche una prova fotolitografica di Luigi Spazzapan.
Infine, il fondo ospita opere di due grandi artisti estranei all'area piemontese: Carlo Carrà, presente con un’acquaforte, e il pittore e poeta Ardengo Soffici, con due figure in puntasecca. Chiudono l'antologia due celeberrimi nomi internazionali: un’acquaforte di Marc Chagall e una fotolitografia di Pablo Picasso rappresentante un volto di donna.
La lunga storia della Provincia inizia nel Regno di Sardegna
Presso la Biblioteca di Palazzo Cisterna è possibile documentare con estrema precisione le tappe dell'evoluzione storica della Provincia intesa come ente territoriale. Una importante mostra allestita nel 2008 intitolata Novus Ordo ha esposto una ricca selezione di materiali tra cui quadri, mappe, giornali, libri, manoscritti, manifesti, editti e proclami, con l'obiettivo di raccontare attraverso documenti originali come lo Stato sabaudo fosse ben strutturato e organizzato molto prima dell'Unità d'Italia. Già Vittorio Amedeo III, con una riforma nota come Regolamento dei Pubblici del 6 giugno 1775, stabiliva nuovi ordinamenti per l'amministrazione dei comuni, che veniva attribuita al consiglio di ogni città sotto la dipendenza dell'Intendente della provincia, seguendo quanto già disposto dalle Costituzioni Generali del 1770. Successivamente Vittorio Emanuele I, con le Regie Patenti del 10 novembre 1818, contemplò un'organizzazione territoriale che si ispirava parzialmente a quella dell'impero napoleonico.
Senza alcun dubbio il provvedimento legislativo più importante fu il cosiddetto decreto Rattazzi, emanato il 23 ottobre 1859, che riorganizzò la struttura amministrativa dello Stato sabaudo sul modello francese suddividendolo in province, circondari, mandamenti e comuni. Su questa base fu strutturata l'organizzazione periferica del neonato Regno d'Italia e in questa normativa le Province trovarono il proprio solido fondamento legislativo. Le prime elezioni provinciali furono indette il 15 gennaio 1860 e il 20 marzo 1865 una nuova legge riordinò l'intera materia ricomprendendo tutti i provvedimenti precedenti: la Legge sull'amministrazione comunale e provinciale.
Le tappe di questa storia secolare sono segnate in sequenza dal testo unico del 1915, emanato durante il governo Giolitti, che raccolse in un'unica sintesi l'evoluzione del sistema amministrativo italiano ormai distaccatosi dallo schema francese originale. Dopo le varie vicissitudini belliche e il periodo repubblicano, si giunse alle riforme degli anni Novanta del secolo scorso che esaltarono i temi del decentramento amministrativo e della sussidiarietà. Infine la legge Delrio del 3 aprile 2014 ha segnato il superamento delle Province intese come enti a elezione diretta, mutate in enti di secondo livello e, per dieci di esse tra cui la Provincia di Torino, la trasformazione definitiva in Città metropolitana. Questa evoluzione normativa riflette il passaggio da una gestione centralizzata a una visione di governo del territorio più vicina alle esigenze delle grandi aree urbane contemporanee.
Tommaso Valperga di Masino: abate astronomo, matematico, orientalista e filosofo
Tommaso Valperga di Caluso fu una figura poliedrica del diciottesimo secolo, nato a Torino nel 1737 e scomparso nel 1815. Apparteneva alla nobile famiglia piemontese dei Valperga, discendente di Guiberto, fratello di Arduino marchese di Ivrea e re d'Italia. In gioventù ricoprì il ruolo di capitano delle galee del re di Sardegna ma, in seguito a una crisi religiosa avvenuta nel 1761, si trasferì a Napoli ed entrò nella congregazione dei padri filippini. In quel periodo divenne professore di teologia e si formò come erudito, letterato e filosofo.
Tornato a Torino nel 1769, egli si dedicò allo studio delle scienze fisiche e matematiche collaborando con illustri menti quali Lagrange, Saluzzo e Cigna. Frequentando il salotto culturale di Gaetano Emanuele Bava di San Paolo ritrovò Vittorio Alfieri, che aveva già conosciuto a Lisbona nel 1772. Caluso riconobbe immediatamente il genio poetico dell'Alfieri e ne divenne un amico fidato e un punto di riferimento intellettuale costante.
Vero poliglotta, Tommaso Valperga conosceva l'inglese, il francese, lo spagnolo e l'arabo, oltre a padroneggiare perfettamente il latino, il greco, il copto e l'ebraico. Grazie a queste vaste competenze insegnò lingue orientali presso l'Università di Torino. Fino al 1805 diresse l'osservatorio astronomico situato a Palazzo Madama e fu socio dell'Accademia delle Scienze, oltre che di tutte le maggiori istituzioni accademiche europee del suo tempo.
La biblioteca di Palazzo Cisterna conserva le prime edizioni del trattato Della poesia, pubblicato nel 1806, e di uno scritto scientifico intitolato Principes de philosophie pour les initiés aux mathématiques del 1811. Sulla sua figura si segnalano la biografia in latino scritta dall'allievo Carlo Boucheron, De Thoma Valperga Calusio, pubblicata a Torino nel 1833, e l'interessante studio di Marco Cerruti dal titolo Le buie tracce. Intelligenza subalpina al tramonto dei Lumi, edito nel 1988, che riporta tre lettere inedite di Tommaso Valperga di Caluso a Giambattista Bodoni.
Nel Fondo Parenti è infine presente la prima edizione delle Notizie di Tommaso Valperga di Caluso, opera di Cesare Saluzzo stampata a Torino nel 1815. Questo insieme di documenti testimonia la straordinaria ampiezza di interessi di un uomo che seppe coniugare la profondità della speculazione teologica con il rigore delle scienze esatte e la passione per le lettere classiche e orientali.
I Sacri Monti: un'opera d'arte e devozione fra natura e architettura
"La realizzazione di un'opera di architettura e di arte sacra in un paesaggio naturale, per scopi didascalici e religiosi, ha raggiunto la sua più alta espressione nei Sacri Monti dell'Italia settentrionale e ha avuto una profonda influenza sui successivi sviluppi del fenomeno nel resto d'Europa. I Sacri Monti dell'Italia settentrionale, realizzati per ragioni religiose in un periodo critico della storia della Chiesa Cattolica, rappresentano la riuscita integrazione tra architettura e belle arti in un paesaggio di notevole bellezza"
Con questa motivazione i Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia sono stati iscritti nella lista del Patrimonio Mondiale dell'Unesco. Si tratta di nove siti composti da gruppi di cappelle e altre architetture eretti fra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo, integrati in un ambiente naturale e paesaggistico di grande suggestione.
In Lombardia si trovano i Sacri Monti di Varese e di Ossuccio, mentre in Piemonte figurano gli altri sette: Crea, Belmonte, Oropa, Varallo, Orta, Domodossola e Ghiffa. Nella biblioteca storica di Palazzo Cisterna si può consultare una ricca documentazione su questi complessi, inclusi alcuni testi rari. Fra questi si segnala una cinquecentina intitolata Trattato dell'antichissima divotione nel Sacro Monte di Crea posto nel Ducato di Monferrato, dove Iddio ad intercessione della Beata Vergine opera continuamente molti miracoli, opera di don Costantino Masino di Vercelli pubblicata a Pavia nel 1590. Sul santuario di Crea, composto da 23 cappelle costruite in parte tra Cinque e Seicento e in parte nell'Ottocento, si possono consultare anche i Cenni sul Santuario di Nostra Signora di Crea in Monferrato di Maurizio Clemente del 1876 oppure i Brevi cenni storici sull'insigne Santuario di Nostra Signora di Crea di Giuseppe Locarni del 1900.
Iniziata nel 1712, la realizzazione del Sacro Monte di Belmonte, situato sopra Valperga, fu ultimata nel secolo seguente. Il complesso comprende un santuario di origine medievale e 13 cappelle dedicate alla Passione di Cristo. Tra le curiosità bibliografiche si contano la Breve storia del Santuario di Nostra Signora di Belmonte del frate Francesco Giuseppe Gastaldi del 1904 e Il santuario di Nostra Signora di Belmonte presso Valperga. Storia. Arte. Leggenda del padre Francesco Maccono del 1936.
A breve distanza da Biella, in una fastosa scenografia paesaggistica a 1200 metri di quota, si erge il Sacro Monte di Oropa che con la sua Madonna nera è considerato il più importante sito devozionale mariano della zona alpina. Eretto a partire dalla seconda decade del diciassettesimo secolo, è composto da 12 cappelle dedicate alla vita della Vergine. La biblioteca conserva un raro volume in formato infoglio del 1830 intitolato Il Santuario di Nostra Signora d'Oropa contenente 12 litografie di Enrico Gonin. Da segnalare anche i Cenni storico artistici intorno al Santuario di N. Donna d'Oropa di Maurizio Marocco del 1866, dedicato ai candidi e discreti lettori.
Forse la massima eccellenza di armoniosa compenetrazione di arte e paesaggio è raggiunta dal Sacro Monte di Varallo che sorge in Valsesia su uno sperone di roccia a 600 metri sopra il comune di Varallo. Il complesso architettonico è composto da una basilica e 45 cappelle affrescate e ornate da più di 800 statue. La costruzione, iniziata nel quindicesimo secolo, intende riprodurre in Valsesia i luoghi santi della Palestina. Vi si possono ammirare tra le altre le opere di Tanzio da Varallo e di Gaudenzio Ferrari. Fra le rarità bibliografiche si annovera la Nuova guida storica, religiosa ed artistica al Sacro Monte di Varallo ed alle sue adiacenze pubblicata nel 1857 e illustrata con disegni del pittore Michele Cusa.
Interessante risulta anche la Guida del Sacro Monte di Varallo stampata a Novara nel 1874 e illustrata da 50 incisioni. Da segnalare inoltre i saggi di Giovanni Testori su Gaudenzio Ferrari contenuti nel volume Il gran teatro montano del 1965 e il carme Il Sacro Monte di Varallo di Silvio Pellico edito nel 1836. Curioso e raro è un volumetto illustrato pubblicato a Londra nel 1928 intitolato Ex Voto a cura di Samuel Butler. Degli altri monti troviamo materiale interessante soprattutto relativo al monte di Orta. Eretto su un'altura prospiciente il lago è dedicato a San Francesco. La costruzione iniziò alla fine del Cinquecento e proseguì per due secoli. Un volume con magnifiche illustrazioni è Il Sacro Monte di Orta a cura di Luigi Mallè del 1963. Del 1770 è un libriccino intitolato Descrizione semplice e succinta delle Sagre Cappelle erette sul Monte d'Orta, mentre un regesto de Il Sacro Monte d'Orta nella storia e nell'arte curato da Enzo Pellegrino è stato pubblicato ad Orta San Giulio nel 1982.
Storia e paesaggi del Piemonte dalla penna di Modesto Paroletti
Adorna di 85 tavole litografiche tratte dal vero, il Viaggio romantico-pittorico delle province occidentali dell’antica e moderna Italia è una rarissima opera dell’avvocato Modesto Paroletti. Segretario del Governo Provvisorio a Torino negli anni tra il 1798 e il 1799, collega di Carlo Botta al Corpo Legislativo dell’Impero tra il 1807 e il 1811 e fondatore del periodico giacobino Il Repubblicano piemontese, Paroletti fu una figura centrale della cultura piemontese tra la fine del Settecento e il primo Ottocento.
L’opera uscì dalla tipografia Festa di Torino tra il 1824 e il 1832 ed è composta da un tomo in formato infoglio e da un atlante contenente le tavole. Le illustrazioni furono realizzate da un gruppo di artisti che comprende Festa, Gonin, Talucchi, Pedrone, Doyen, Nicolosino, Bigotti e altri collaboratori. L’itinerario del viaggio prende avvio dalla Savoia e attraversa la Val di Susa, il Cuneese, la Costa Azzurra e la Liguria, l’Astigiano e il Monferrato, il Vercellese, il Canavese, l’Ossola, l’area dei laghi e il Novarese. Il volume comprende anche località fino ad allora mai raffigurate, offrendo così un panorama ampio e articolato del Piemonte all’inizio dell’Ottocento sotto il profilo storico e iconografico.
Sempre a cura del Paroletti, noto poligrafo, la Biblioteca conserva anche Turin et ses curiosités, ou description historique de tout ce que cette capitale offre de remarquable dans ses monuments, ses édifices et ses environs (1819), una guida corredata da piantine storiche della città, che ne documentano lo sviluppo dal XV secolo in poi. A questa si affianca Turin à la portée de l’Étranger (1834), una guida turistica in cui l’autore ripropone le illustrazioni già pubblicate in Vues de la Ville de Turin et de ses Environs edito da Reycend nel 1825.
Quest’ultima rara raccolta comprende 16 tavole con vedute prospettiche incise su rame da Luigi Valperga e Alessandro Rivelanti su disegni di Marco Nicolosino, raffiguranti piazze torinesi, Superga e i castelli di Rivoli, Stupinigi, Moncalieri e Racconigi. Si ricorda inoltre la Descrizione dei Santuari del Piemonte, volume stampato a Torino da Reycend nel 1822 e illustrato con tavole colorate di Nicolosino dedicate a 32 santuari del Regno, allora esteso anche alla Savoia e alla Liguria. La rassegna spazia da Orta a Varallo, da Biella a Caraglio, da Avigliana a Bra fino a raggiungere Chiavari e Savona.
Arricchita da mappe e litografie è anche la Description historique de la Basilique de Superga, pubblicata nel 1808. Dai luoghi ai personaggi, si segnala infine l’Iconografia sabauda del 1832, con litografie di Enrico Gonin raffiguranti tutti i sovrani della Casa di Savoia dai capostipiti fino a Carlo Alberto, e I secoli della Real Casa di Savoia del 1827, opera in due volumi arricchita da tavole genealogiche riccamente illustrate. Questi volumi rappresentano una testimonianza fondamentale per la ricostruzione visiva e documentaria della storia sabauda e del territorio piemontese nel diciannovesimo secolo.
Non amo che le rose che non colsi: Guido Gozzano in biblioteca
È di grande interesse ripercorrere le tracce di Guido Gozzano in biblioteca per riscoprire l'eredità del massimo esponente del crepuscolarismo piemontese. Il patrimonio bibliografico permette di consultare alcune rare edizioni delle sue opere, come l’edizione originale de La via del rifugio pubblicata a Torino da Streglio nel 1907, oppure quella pregevole de I colloqui curata da Franco Antonicelli per i tipi di Tallone nel 1970.
Sono presenti inoltre Le poesie uscite nel 1964 per Garzanti con il saggio introduttivo di Eugenio Montale, il quale apprezzava molto il poeta torinese per la vena geniale manifestata nel "far cozzare l’aulico col prosastico facendo scintille". Risulta evidente un legame ideale tra i due autori: Montale sembra infatti richiamare il "ciarpame reietto, così caro alla mia Musa" espresso da Gozzano nella Signorina Felicita quando, nella lirica Sulla Musa, descrive la propria ispirazione come un abito dismesso che ha ancora una manica e con quella dirige un suo quartetto di cannucce. Entrambe le figure poetiche appaiono come evoluzioni delle Muse malate e venali descritte da Baudelaire con i piedi violacei.
In questa edizione garzantiana, come in quella completa delle Opere a cura di Calcaterra e De Marchi del 1949 e in quella classica di Einaudi a cura di Edoardo Sanguineti del 1972, figurano le poco note Epistole entomologiche. Si tratta di poemetti sulla vita delle farfalle che oscillano tra la poesia didascalica settecentesca e i brividi metafisici di un autore come Maeterlinck. L'opera rivela un Gozzano attento osservatore della natura, capace di trasfigurare il dato scientifico in una riflessione malinconica sulla fragilità della vita.
Risulta infine degna di nota una curiosità bibliografica intitolata Sessanta xilografie per Guido Gozzano di Augusto Valenti, presentate da Ernesto Caballo in un volume edito a Torino nel 1970. Questa raccolta testimonia la persistente influenza della parola gozzaniana sulle arti visive e la capacità delle sue atmosfere provinciali di essere tradotte in immagini incise di grande suggestione.
Celebri penne: Vittorio Alfieri e Diodata di Saluzzo
Tragici coturni ed eroici furori, romantici paesaggi dell'anima che la natura copia. Il contesto culturale si colloca tra l'illuminismo e lo Sturm und Drang, in una storica e fantastica composizione dei sentimenti. In terra piemontese emergono le figure di Vittorio Alfieri, vissuto tra il 1749 e il 1803, e Diodata Saluzzo di Roero, vissuta tra il 1774 e il 1840, nobildonna letterata appartenente al circolo di Ludovico di Breme.
Del grande autore astigiano, modello e idolo di una generazione di romantici che spazia da Foscolo a Leopardi fino a Gioberti e Carducci, la biblioteca storica conserva molte edizioni delle opere, alcune pregevoli per la loro rarità. È possibile consultare l'edizione originale delle tragedie pubblicata a Siena nel 1783 contenente Agamennone, Oreste e Rosamunda, oltre a quella veneziana del 1792 con Agide, Antigone, Filippo, Sofonisba e Timoleone. Risultano inoltre presenti l'edizione postuma completa di Bettoni stampata a Padova tra il 1809 e il 1811 e quella illustrata da Gonin edita a Milano nel 1870.
Sono reperibili anche le opere uscite a Firenze nel 1806, sebbene datate Londra 1804, fra cui la "tramelogedia" Abele, in cui agiscono personaggi umani nelle parti tragiche e soprannaturali in quelle melodrammatiche, insieme a Rime, Satire e alla prima edizione delle Commedie. Nel Fondo Anselmi è presente Vita e poesie, volume che raccoglie la celebre autobiografia, le rime, le tragedie e le commedie, stampato a Piacenza tra il 1810 e il 1811. Di particolare rarità appare l'edizione originale del Misogallo pubblicata a Londra nel 1799, accompagnata dal coevo Contravveleno poetico per la pestilenza corrente edito a Firenze. Infine si segnala la prima edizione del trattato Della tirannide stampata a Torino nel 1800.
Diodata Saluzzo fu figlia di Giuseppe Angelo Saluzzo di Monesiglio, il quale nel 1758 fondò la Società Scientifica Torinese con Luigi Lagrange. Iniziò a comporre poesie appena dodicenne, ottenendo l'apprezzamento di autori quali Foscolo, Parini, Monti e lo stesso Alfieri. Allieva di Carlo Denina e Tommaso Valperga di Caluso, fu autrice del poemetto Rovine elogiato da Alessandro Manzoni e fece parte dell'Accademia dell'Arcadia con il nome di Glaucilla Eurotea. Nel 1823 compose la tragedia storica Il castello di Binasco e, in occasione della morte di Alfieri, l'elegia Melpomene pubblicata nel 1804.
La biblioteca storica conserva l'edizione originale de Il castello di Binasco all'interno del Fondo Parenti e la prima edizione del poema Ipazia del 1827. Di grande interesse risultano le Lettere pubblicate nel 1876, contenenti la sua corrispondenza con Alfieri, i rari Versi usciti a Torino nel 1796 e l'edizione delle Poesie postume del 1843, che include alcune lettere a lei indirizzate da illustri scrittori. Queste opere documentano la sensibilità di una scrittrice capace di dialogare con i massimi esponenti della cultura europea del suo tempo.
Napoleone Bonaparte a Torino
Il 26 giugno 1800 Napoleone Bonaparte, reduce vittorioso dalla battaglia di Marengo, giunse a Torino per istituirvi una commissione provvisoria di governo annettendo, con un decreto, il Piemonte alla Francia. La prima decisione di Napoleone fu quella di abbattere le porte e una parte cospicua dei bastioni della città, salvando solamente la Cittadella. A tutti gli effetti Torino tra il 1800 e il 1814 fu una città francese. Napoleone la visitò altre volte: il suo primo passaggio in città risale al 1797, quando l'allora generale dell'Armée d'Italie vi transitò in viaggio verso Parigi dopo aver siglato il Trattato di Campoformio.
Nel 1805 Napoleone soggiornò a Stupinigi mentre si recava a Milano per essere incoronato Re d'Italia con la consorte Giuseppina, e infine, già imperatore dei francesi, passò per Torino nel 1807 di ritorno dalla visita alle Province Venete da poco acquisite. Fu proprio nel 1807 che firmò il decreto con il quale autorizzava la municipalità ad erigere a sue spese un nuovo ponte sul Po, in sostituzione di quello in legno e pietra risalente al 1405 e danneggiato da una piena. Si tratta del ponte della Gran Madre, caratterizzato da cinque arcate per 150 metri di lunghezza e quasi 13 di larghezza, iniziato nel 1810 e terminato nel 1813, noto come ponte Vittorio Emanuele I poiché fu infine inaugurato da questo re nel 1814.
Nella Biblioteca storica di Palazzo Cisterna si possono rintracciare molti testi e documenti che vertono sulla presenza di Napoleone a Torino. A titolo esemplificativo è possibile indicare i volumi Histoire de Bonaparte pubblicato a Parigi nel 1805, Histoire de Napoléon et de la Grande Armée edito da Reycend a Torino nel 1831 e Napoléon devant ses contemporains stampato a Bruxelles nel 1826, tutti appartenenti al Fondo Giulio. Fra le pubblicazioni moderne si può reperire Napoleone in Italia 1795, 1796 e 1800, contenente la traduzione di un manoscritto conservato presso la Biblioteca Reale il cui autore, Joseph François Marie de Martinel, fu ufficiale dell'esercito napoleonico. Le note di Martinel sono illustrate da un disegnatore coevo, Giuseppe Pietro Bagetti.
Si segnala inoltre il volume illustrato Napoléon Bonaparte. La prèmiere campagne d'Italie, opera di Tranié e Carmigniani pubblicata a Parigi nel 1990, e Napoleone e il Piemonte. Capolavori ritrovati, a cura di Bruno Ciliento e Massimiliano Caldera. Quest'ultimo è il catalogo di una mostra tenutasi ad Alba nel 2005 in cui furono esposte opere realizzate da significativi artisti come Defendente Ferrari, Tanzio da Varallo e Bernardino Lanino, le quali furono sottratte da Napoleone al territorio piemontese in successive spoliazioni.
Fra gli studi di carattere storico è possibile reperire Torino napoleonica di Alberto Viriglio, in una ristampa Viglongo del 1989, e Napoleone in Piemonte di Mauro Minola pubblicato a Dronero nel 2007. Infine anche i documenti d'archivio offrono preziose testimonianze: è presente la Capitolazione fra la Repubblica francese e il Re di Sardegna siglata a Milano il 28 giugno 1798 e, proveniente dal Fondo Morselli, la Campana a martel pr' i piemonteis, una canzone rivoluzionaria di Edoardo Calvo stampata a Torino nello stesso anno.
Viaggi sulle Alpi fra turismo e scienza: gli svizzeri Saussure e Töppfer
Nei Voyages dans les Alpes, opera pubblicata in quattro volumi tra il 1779 e il 1796, lo scienziato e naturalista svizzero Horace Bénédict de Saussure descrive le lunghe esplorazioni compiute sui versanti francese e valdostano delle Alpi. Tale figura, vissuta tra il 1740 e il 1799 e considerata il fondatore dell'alpinismo, condusse trenta anni di viaggi e studi sul territorio montano. Nel 1787 de Saussure portò a termine l'ascensione del Monte Bianco raggiungendone la vetta, mentre negli anni successivi affrontò anche le scalate del Rosa e del Cervino.
Nel corso di sette diversi viaggi furono condotte approfondite osservazioni scientifiche che portarono all'utilizzo del termine "geologia" e alla scoperta di numerosi minerali. Venne inoltre perfezionato il funzionamento di vari strumenti come l'igrometro, l'anemometro e l'elettrometro, favorendone un impiego più sistematico nella ricerca naturalistica.
La Biblioteca storica di Palazzo Cisterna conserva tra le proprie collezioni la rara edizione in otto volumi dei Voyages, stampata a Neuchatel tra il 1803 e il 1796, che risulta arricchita da pregevoli cartine topografiche e orografiche. Tali documenti permettono di ricostruire con precisione l'approccio scientifico e la visione del paesaggio alpino tipica del tardo Settecento.
Riguardo alla produzione di Rudolf Töpffer, intellettuale ginevrino vissuto tra il 1799 e il 1846 e attivo come pittore e autore di caricature, in biblioteca risultano reperibili i Nouveaux voyages en zigzag, pubblicati a Parigi nel 1858 con la prefazione di Sainte Beuve, e i Premiers voyages en zigzag del 1885. Questi ultimi volumi contengono, oltre ai disegni dell'autore, cinquantaquattro grandi incisioni realizzate da artisti quali Calame, Girardet, Français e Daubigny. In questa serie di racconti vengono descritti i viaggi attraverso i cantoni svizzeri e il versante italiano delle Alpi intrapresi tra il 1837 e il 1842.
Risulta inoltre consultabile Voyage à Turin, un raro album nel quale sono riprodotti i disegni di Töpffer insieme a un suo manoscritto litografato. L'opera rappresenta una testimonianza preziosa del legame tra letteratura di viaggio e arti grafiche, offrendo uno sguardo originale sulla città di Torino e sulle regioni alpine limitrofe attraverso l'occhio di un pioniere del linguaggio visivo moderno.
Documenti della resistenza nella Provincia di Torino
Il territorio provinciale è disseminato di cippi e lapidi che rimandano al ricordo di coloro che si batterono per la libertà collettiva. Tra queste figure si annoverano molti membri del primo Consiglio provinciale torinese, il quale fu eccezionalmente impegnato nella Resistenza. Oltre il sessanta per cento degli eletti prese parte alla lotta di liberazione sia in qualità di combattenti sia come esponenti politici del Comitato di Liberazione Nazionale.
Presso la Biblioteca storica di Palazzo Cisterna è custodito per lascito testamentario un corpus di libri e documenti appartenuti alla famiglia di Valdo Fusi, ora confluiti nell'omonimo Fondo Fusi. Questa raccolta consta di circa duemila volumi quasi esclusivamente moderni, una cinquantina di stampe, duecento unità archivistiche tra lettere, cartoline, fotografie e appunti manoscritti, oltre a centinaia di fogli quotidiani e periodici. La maggior parte delle opere riguarda la letteratura italiana e straniera, con particolare attenzione per quella angloamericana, l'arte e la storia locale. Un rilievo specifico è dedicato alla storia della Resistenza partigiana e ai legami di Fusi con il movimento di liberazione.
Tra le opere di Fusi si segnala in particolare Fiori rossi al Martinetto, presente in diverse edizioni, in cui si narra del processo subito nell'aprile del 1944 insieme ad altri otto membri del comitato che furono poi fucilati al poligono del Martinetto, mentre lo scrittore fu assolto per insufficienza di prove. Risultano importanti anche le testimonianze sull'attività partigiana di Fusi, il quale restò gravemente ferito durante un'azione, raccolte da Luigi Firpo in un volume edito dal Centro Studi Piemontesi nel 1988. Negli anni immediatamente successivi alla liberazione, l'autore ricoprì per un breve periodo anche la carica di consigliere provinciale.
Nella biblioteca sono reperibili numerosi testi sulla guerra partigiana in Piemonte. Accanto alla testimonianza di Fusi si segnala l'opuscolo Camminarono sulla linea dell'onore, edito dalla Provincia di Torino nel 1964 con una prefazione dell'allora presidente Giuseppe Grosso. Sempre dal patrimonio del lascito fusi proviene Partigiani penne nere di Enrico Martini Mauri, comandante delle divisioni alpine, che descrive le azioni condotte a Boves, in Val Maudagna, in Val Casotto e nelle Langhe. Una articolata indagine sul fenomeno della resistenza nel territorio si trova inoltre nel numero quattro dell'aprile 1955 della rivista Torino, dedicata alla concessione della medaglia d'oro al valor militare alla città avvenuta il primo agosto 1947.
Il Fondo Fusi comprende diversi volumi dedicati a singole figure della lotta partigiana, come Duccio Galimberti e la Resistenza italiana di Antonino Repaci e l'opuscolo intitolato Duccio Galimberti eroe nazionale nel secondo Risorgimento nel XV anniversario del suo sacrificio tra il 1944 e il 1959. Si segnala inoltre Renato Vuillermin. Testimonianza Cristiana nella Resistenza di Lorenzo Mondo. Sul ruolo del comitato di liberazione sono disponibili tre volumi editi dall'Istituto storico della Resistenza in Piemonte: Il governo dei CLN: atti del convegno dei Comitati di liberazione nazionale, Viva l'Italia libera!: storia e documenti del primo Comitato militare del CLN regionale piemontese e La Resistenza in Piemonte: storia del CLN piemontese.
Ulteriori approfondimenti sono offerti dall'opera La guerra civile in Italia: racconti, testimonianze, ricordi di Nuto Revelli e altri autori. Alla fase della ricostruzione torinese è invece dedicato il fascicolo I sindaci della libertà. Torino dal 1945 ad oggi a cura di Ferruccio Borio. In quel periodo la ricostruzione dovette essere sia istituzionale sia fisica, poiché nella sola Torino un terzo del patrimonio edilizio era andato distrutto e le industrie apparivano gravemente danneggiate. Per uno studio complessivo sulla storia dell'ente è infine possibile consultare la raccolta di saggi La Provincia di Torino, 1859 2009: studi e ricerche curata da Walter Crivellin.
Celebri penne: Giuseppe Giacosa
Colleretto Parella, borgo canavesano, dal 1953 ha assunto la denominazione di Colleretto Giacosa per onorare la nascita del più noto scrittore teatrale piemontese attivo tra l'Ottocento e il Novecento. Giuseppe Giacosa nacque infatti in tale località nel 1847 e vi morì nel 1906. Avvocato per formazione ma letterato per vocazione, l'autore si legò precocemente agli esponenti della scapigliatura piemontese come Faldella, Camerana, Tarchetti e Praga.
Dalla fase del tardo romanticismo di ispirazione medievale deriva la pièce teatrale più nota di quel periodo, la leggenda drammatica scritta in versi martelliani intitolata Una partita a scacchi. In un unico atto viene narrata la vicenda di Jolanda e del paggio Fernando. Solo in una fase successiva Giacosa approdò al dramma borghese di carattere intimista, ottenendo grandi successi con opere quali Tristi amori e Come le foglie.
Risulta inoltre fondamentale l'attività svolta come librettista d'opera. A Giacosa si deve infatti la versificazione delle trame ideate da Illica per i celebri melodrammi di Giacomo Puccini, tra i quali figurano La Bohème, Tosca e Madama Butterfly. Tali collaborazioni rappresentano un momento di eccezionale fortuna per il teatro musicale italiano a livello internazionale.
Presso la Biblioteca storica di Palazzo Cisterna sono reperibili le opere teatrali di Giacosa, conservate sia in edizioni singole sia in raccolte complessive. In qualità di abile conferenziere, i suoi articoli sono consultabili in pubblicazioni talvolta rare, come la raccolta intitolata Torino edita nel 1880 che contiene un suo intervento relativo al Circolo degli artisti. Di particolare rarità appare il volume di saggi Castelli valdostani e canavesani pubblicato a Torino nel 1899 e arricchito da pregevoli litografie che illustrano il patrimonio storico del territorio.
Celebri penne: Silvio Pellico
Dello scrittore, poeta e patriota piemontese Silvio Pellico, nato a Saluzzo nel 1789 e morto a Torino nel 1854, la Biblioteca storica di Palazzo Cisterna conserva diversi reperti epistolari all'interno dei fondi archivistici, con particolare riferimento ai fondi Baruffi, Manno e Lettere autografe. Sono inoltre presenti alcune preziose edizioni delle sue opere che documentano la vasta fortuna letteraria e l'impegno civile dell'autore.
Fra queste si segnalano l'edizione originale della tragedia Francesca da Rimini pubblicata a Milano nel 1818, la quale appare corredata dalla versione in prosa del Manfred di Byron. Risultano di eccezionale valore le due edizioni originali del capolavoro Le mie prigioni, ovvero quella italiana stampata a Torino nel 1832, un esemplare appartenuto al marchese Carron di San Tommaso, e quella francese intitolata Mes prisons pubblicata a Parigi nel 1833. Quest'ultima versione contiene una lettera autografa di dedica alla marchesa Henriette de Saint Thomas datata 22 novembre 1832.
Altri materiali di rilievo sono costituiti dalle Poesie inedite di Silvio Pellico edite a Torino nel 1837, che recano una dedica autografa dell'autore al marchese Felice di San Tommaso. Si conserva inoltre un'altra edizione francese di Mes prisons pubblicata a Parigi nel 1843 e arricchita dalle tavole di Tony Johannot. Quest'ultimo fu un celebre illustratore del Don Chisciotte e dei romanzi di autori quali Balzac, George Sand, Victor Hugo, Eugène Sue e Alfred de Vigny apparsi tra il 1830 e il 1835.
Infine viene offerta una testimonianza del periodo della vita che Pellico, reduce dalla dura prigionia nello Spielberg, passò al servizio dei marchesi di Barolo in qualità di segretario e bibliotecario. Tali memorie furono pubblicate postume a Torino nel 1864 con il titolo La marchesa Giulia di Barolo nata Colbert. L'opera permette di approfondire il legame tra lo scrittore e la nobile famiglia torinese, evidenziando il ruolo di Pellico nella vita culturale e caritativa della città nella metà dell'Ottocento.
Celebri penne: Costantino Nigra
Costantino Nigra, vissuto tra il 1828 e il 1907, non fu soltanto uno scrittore ma una personalità poliedrica che operò come poeta, filologo, diplomatico e politico. Egli fu il braccio destro di Cavour nell'attività diplomatica volta a favorire l'unità d'Italia, ricoprendo in seguito il ruolo di ambasciatore a Parigi, San Pietroburgo, Londra e Vienna, per poi essere nominato senatore del Regno d'Italia. Nonostante i gravosi impegni istituzionali, Nigra rimase un acuto e appassionato studioso della cultura canavesana, espressione profonda della sua terra d'origine.
Un'opera fondamentale dal punto di vista filologico e poetico è rappresentata dai Canti popolari del Piemonte. Questo lavoro testimonia l'accurata indagine condotta nella ricerca e nella raccolta delle antiche canzoni popolari, costituendo una vera pietra miliare che ha elevato gli studi antropologici e dialettologici piemontesi al livello delle ricerche condotte in ambito toscano. Per chi si occupa di scrittura in lingua piemontese, risulta inoltre di grande importanza il capitolo dedicato alle regole ortografiche applicate per la trascrizione dei testi.
La Biblioteca storica di Palazzo Cisterna conserva, oltre alle pubblicazioni apparse su periodici tra gli anni 1858 e 1862 riguardanti varie canzoni come Donna Lombarda o Barun Litrum, l'edizione definitiva dei Canti popolari del Piemonte. A questo volume Nigra lavorò per trentacinque anni prima della pubblicazione definitiva avvenuta a Torino nel 1888. Nelle collezioni della biblioteca sono rintracciabili anche gli studi sui dialetti della Valsoana e di Viverone, oltre alle ricerche sul cosiddetto basso latino curiale.
All'interno del Fondo Parenti è custodita la prima edizione del 1875 de La rassegna di Novara. In questo poema l'autore immagina che il re Carlo Alberto passi in rassegna il grande esercito dei caduti nelle battaglie per la patria. L'insieme di queste opere riflette la rara capacità di Nigra di coniugare l'alto magistero diplomatico con una profonda dedizione alla salvaguardia delle radici culturali e linguistiche del territorio.
Rarità torinesi
La Biblioteca storica conserva una messe di testi rari e spesso antichi su Torino, testi di storia, fotografie, tavole illustrate, disegni, guide ai luoghi e alle persone, tutta una topografia specifica della città e dei suoi dintorni, disponibili digitalmente su Internet Archive. In un breve excursus segnaliamo i più rilevanti.
Storia
La Historia di Torino con una succinta descrittione di tutti li Stati della Casa di Savoia (Padova, Pasquati, 1676), scritta da Giovanni Andrea Pauletti (Padova, 1641–1705), storico e archivista, è un antico manoscritto della metà del XV secolo in lingua francese che narra la storia della Casa di Savoia dalle origini fino ad Amedeo VI. L’opera consta di 115 fogli vergati in grafia semigotica su due colonne, con inchiostro rosso e nero e capilettera elegantemente decorati. L’argomento può apparire singolare, poiché lo Stato sabaudo non aveva allora particolare rilevanza, ma va ricordato che l’autore fu incarcerato nelle prigioni della Repubblica Veneta come spia al servizio di Carlo Emanuele II, cui l’opera è dedicata.
Una pianta della Cittadella di Torino e zone limitrofe è contenuta nel Ragguaglio istorico dell'assedio, difesa e liberazione di Torino del sacerdote di Favria Francesco Antonio Tarizzo, autore anche del poemetto in piemontese L’arpa dëscordà, nel quale sono narrati in quasi duemila versi gli eventi dell’assedio e della liberazione di Torino del 1706. Il Ragguaglio ne rappresenta la preziosa testimonianza in prosa.
Il Municipio torinese ai tempi della pestilenza del 1630 e della reggente Cristina di Francia duchessa di Savoia (Torino, 1869), del barone Gaudenzio Claretta (Torino, 1835–Roma, 1900), storico e appassionato ricercatore di documenti inediti, è uno dei numerosi scritti conservati nel cospicuo materiale dell’Archivio Claretta, di grande rilievo per l’araldica e la storiografia subalpina.
La Storia dell'antica Torino "Julia Augusta Taurinorum" (Torino, 1869), corredata da una pianta della Torino romana, ricostruisce le vicende della città dai tempi dei Taurini fino all’età longobarda, affrontandone aspetti architettonici, urbanistici, amministrativi e militari. L’opera riflette i vasti interessi del suo autore, l’architetto, archeologo e filologo Carlo Promis (Torino, 1808–1873), noto anche per gli studi su importanti siti archeologici, tra cui Luni e Alba Fucens, e per il progetto dell’edificio di accesso alla stazione di Porta Susa a Torino.
I lunghi festeggiamenti tenutisi a Torino per le nozze di Vittorio Emanuele di Savoia con Maria Adelaide di Asburgo-Lorena, figlia del viceré del Lombardo-Veneto, costituiscono l’oggetto del volume Le feste torinesi dell'aprile 1842, descritte dal cavaliere Luigi Cibrario (Torino, A. Fontana, 1842). Le nozze, celebrate il 12 aprile, furono accompagnate per un intero mese da balli, fuochi artificiali, tornei e dall’esposizione della Santa Sindone. La narrazione degli eventi è arricchita da numerose litografie e comprende un’Ode di Silvio Pellico e un Carme di Felice Romani, librettista di Bellini, Rossini e Donizetti, nonché direttore della Gazzetta ufficiale piemontese dal 1834 al 1849.
Turismo d'epoca
Giuseppe Francesco Baruffi (1801-1875), monregalese, di cui la Biblioteca storica conserva un fondo archivistico, fu un appassionato cultore di scienze naturali e svolse un'intensa attività di divulgazione scientifica e modernizzazione in campo sociale ed economico. Fu autore di diari di viaggio, pubblicati col titolo di Pellegrinazioni autunnali) e di una quindicina di opuscoli editi fra il 1853 e il 1861, sotto il titolo Passeggiate nei dintorni di Torino, di cui la biblioteca possiede l'ultimo della serie.
Per i tipi dei Fratelli Reycend, nota casa editrice torinese, uscirono due interessanti guide storico-descrittive dell'avvocato Modesto Paroletti, segretario del Governo Provvisorio a Torino nel 1798-99, collega di Carlo Botta al Corpo Legislativo dell'Impero dal 1807 al 1811 e fondatore del periodico giacobino "Il Repubblicano piemontese". Si tratta di Turin et ses curiositès, ou description historique de tout ce que cette capitale offre de remarquable dans ses monumens, ses édifices et ses environs (1819), guida corredata da piantine storiche della città nel suo sviluppo dal XV secolo in poi, e Turin à la portée de l'Etranger (1834), guida turistica in cui Paroletti provvede alla ristampa delle illustrazioni contenute in Vues de la Ville de Turin et de ses Environs (Reycend, 1825), rara raccolta contenente 16 carte con vedute prospettiche incise su rame da Luigi Valperga e Alessandro Rivelanti su disegni di Marco Nicolosimo: piazze torinesi, Superga, i castelli di Rivoli, Stupinigi, Moncalieri e Racconigi.
Un guida d'epoca interessante è anche quella stampata dalla casa editrice Marietti, Dieci giorni in Torino ossia descrizione antica e moderna della città (1831), che descrive monumenti e luoghi notevoli illustrati in una serie di incisioni.
A Giovanni Giuseppe Reycend, appartenente alla quinta generazione di librai-editori immigrati in Piemonte dal Delfinato nel diciassettesimo secolo, si deve anche la stampa dell'Indicatore torinese ovvero Pianta della città di Torino con elenco alfabetico e categorico del nome, cognome, e domicilio delle persone in essa abitanti, distinte per le loro qualità di rango, impiego, professione, negozio ed arte; opera del librajo G.G. Reycend. Ornata da un'antiporta incisa su rame raffigurante la Pianta dimostrativa della Città di Torino con l'indicazione delle "isole" in cui la città era divisa, rappresenta la capofila, per l'Ottocento, delle celebri guide Marzorati-Paravia.
Mappe e vedute
Oltre che nelle già citate Vues pubblicate dai Fratelli Reycend, piazze di Torino e castelli dei dintorni sono raffigurati nelle 24 tavole stampate da Marietti nel 1836 con il titolo Monumenti e siti pittoreschi della città e contorni di Torino. I disegni sono opera di Enrico Gonin (Torino, 1799–1870), litografo torinese e fratello del pittore e litografo Francesco Gonin (Torino, 1808–1889). Enrico Gonin collaborò con Felice Festa, che nel 1824 aprì a Torino la prima azienda litografica.
Del pittore Carlo Bossoli sono conservate 13 tavole stampate nel 1854 con vedute della capitale sabauda. Bossoli (Lugano, 1815 – Torino, 1884) lavorò a lungo a Torino per la Casa Savoia, che gli commissionò, tra l’altro, 105 tempere dedicate alle guerre degli anni 1859, 1860 e 1861, tuttora esposte a Palazzo Carignano.
Di particolare interesse è il volume Turin ancien et moderne, stampato nel 1867, contenente 20 tavole fotografiche introdotte da descrizioni e commenti in lingua francese firmati, tra gli altri, da Cibrario, Bersezio, Sclopis e Baruffi. Le fotografie sono opera di Henri Le Lieure (Nantes, 1831 – Roma, 1914), che si stabilì a Torino intorno al 1860, aprendo un primo studio denominato Photographie Parisienne presso il Caffè del Giardino Pubblico e successivamente in via della Rocca, divenendo rapidamente il fotografo prediletto della corte sabauda e dell’aristocrazia piemontese.