Il patrimonio culturale
Patrimonio

Bosses di Bosses

Fra gli archivi della Biblioteca Storica ve ne è uno, appartenente alla famiglia nobile Bosses di Bosses, redatto quasi interamente su pergamena. La pergamena, detta anche cartapecora, può essere prodotta con pelle di agnello, pecora, capra o vitello, debitamente conciata e fatta asciugare sotto tensione. Può anche essere tinta: nell'Alto Medioevo, ad esempio, si usavano pergamene purpuree per la scrittura di testi solenni con inchiostri particolari. Il supporto prende il nome dalla città di Pergamo, dove iniziò a essere utilizzato dai sovrani Attalidi nel II-III secolo a.C. in sostituzione del papiro. Il suo uso divenne comune durante il Medioevo e perdurò fino al XVI secolo, quando fu gradualmente sostituito dalla carta di fibra vegetale. L’archivio Bosses di Bosses raccoglie 494 atti, databili tra il XIII e il XVIII secolo; di questi, solo due dozzine circa sono cartacei, mentre la stragrande maggioranza è su pergamena e risale all'arco temporale compreso fra il 1200-1500.

I signori di Bosses traevano origine dalla casata valdostana dei signori di Gignod. La loro famiglia si divise in due rami, estintisi fra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo. I documenti conservati riguardano sia i Bosses sia le famiglie a loro legate da relazioni o parentele, e trattano in massima parte di infeudazioni, ovvero investiture di terreni ai vassalli. Il territorio interessato spazia dalla zona di Aosta al Canavese (Ivrea, Castelnuovo, Bairo, Lorenzè, Strambino) fino alla Valsusa (Chianocco, San Giorio, San Didero, Bruzolo). Molti atti, scritti in francese e in latino, sono redatti in caratteri gotici.

Fra le pergamene aostane si trova il documento più antico: un atto notarile di donazione e usufrutto datato 1225. Di grande interesse risultano gli Statuti di Chianocco, redatti dal Consiglio Comunale e approvati da Pietro de Chignin, scudiere ducale e signore del luogo, in data 19 marzo 1481.

Interessanti sono anche una sentenza di Emanuele Filiberto di Savoia, emessa a Chambéry il 14 giugno 1564 in merito a una causa fra due membri della famiglia Bosses (caratterizzata dalla presenza di un sigillo in cera rossa in una teca di latta non integra), e alcune bolle papali. Fra queste ultime se ne trova una datata 30 giugno 1598 a firma di Clemente VIII, il pontefice che due anni dopo condannò al rogo Giordano Bruno.

Ultimo aggiornamento
17 Feb 2026 - 14:49