Il patrimonio culturale
Patrimonio

Palazzo Cisterna

Sede aulica della Provincia di Torino, prima, e della Città metropolitana, poi, Palazzo Cisterna è attualmente oggetto di un progetto di restauro e valorizzazione nell’ottica dell’open heritage, per favorire apertura e fruizione da parte del pubblico, cittadinanza e turisti.

Questo ampio progetto di restituzione di spazi della città alla Città ha già avuto inizio nell’aprile 2025 con la riapertura al pubblico del giardino del palazzo, che occupa gli isolati di via Maria Vittoria e via Carlo Alberto, rimasto segreto per anni e ora di nuovo frequentabile, rifugio di bellezza, ombra e silenzio.

 

 

 

Storia

Il Palazzo dal Pozzo della Cisterna si trova dentro l'antica Isola dell'Assunta, attualmente delimitata da via Bogino, via Giolitti, via Carlo Alberto e via Maria Vittoria.
Il nucleo originario dell'edificio, di proprietà del conte Flaminio Ripa di Giaglione, risale al 1675 ad opera probabilmente dell'architetto Antonio Maurizio Valperga, o forse di suo fratello Andrea. Tre anni dopo viene allestito il giardino interno per desiderio della Madama Reale.

Nel 1685 il palazzo passa alla Famiglia Dal Pozzo della Cisterna, che inaugura un lungo periodo di restauri grandiosi e di  splendore. In particolare, nella seconda metà del Settecento, sono numerosi i lavori di ristrutturazione e ampliamento svolti per volontà del principe-mecenate Giuseppe Alfonso, dietro il coordinamento dall'architetto regio Francesco Valeriano Dellala di Beinasco: viene ampliata la manica di ponente, costruiti gli appartamenti, risistemata la facciata, costruite le scuderie e le divisioni murarie; vengono inoltre eseguite le decorazioni in legno, stucco e ferro. Al barocco piemontese si mescola il neoclassicismo, soprattutto negli interni. Segue poi un periodo di interruzione delle opere di decorazione, che riprendono solo nella seconda metà dell'Ottocento con il matrimonio tra Maria Vittoria, figlia di Carlo Emanuele della Cisterna, e Amedeo di Savoia duca d'Aosta. Il palazzo diventa una vera e propria casa di rappresentanza, molto sfarzosa: vengono aggiunte nuove sale, soffitti a cassettoni, vetrate, dorature e tappezzerie in seta e vengono realizzate le decorazioni delle stanze ad opera del pittore Augusto Ferri.
Dopo la morte della Principessa Maria Vittoria, Amedeo d'Aosta volle completare il palazzo: vennero approvati, quindi, il progetto per la costruzione della cancellata che circonda il giardino su via Carlo Alberto (che sostituì il vecchio muro di cinta) e il progetto di ricostruzione dello Scalone d'Onore.

Sempre di questo periodo sono alcune migliorie tecnologiche, come l'illuminazione a gas nell'ingresso e i lavori di sopraelevazione del terrazzo fra il cortile principale e il giardino. 
Negli anni successivi agli inizi del '900 furono effettuati solo degli interventi minori; nel 1940 i Savoia-Aosta vendettero l'edificio, ormai scarsamente utilizzato, all'Amministrazione Provinciale, che ne fece la sua sede ufficiale nel 1945. La Provincia si insediava così in "una sede decorosa e rispondente ai bisogni" e allo stesso tempo assicurava anche "il possesso di un palazzo che richiama memorie care al cuore di ogni Italiano, e in particolare di ogni Piemontese". 
Nel corso degli anni si sono susseguite nel palazzo altre operazioni di restauro e di adeguamento agli usi pubblici, rispettandone sempre il valore storico.

Planimetria

Piano terra

1. Sala degli Specchi

La "Sala degli Specchi" è la prima sala che si incontra a destra entrando dall'androne; in origine poteva essere un locale di portineria o di accesso alla casa, ma venne ammodernata nel '700 insieme a tutto il palazzo.
L'ambiente presenta delle finestre alte, relativamente fuori portata, alle pareti sono state ricavate due cornici in stucco con grandi specchi (da qui il nome della sala). Il soffitto è a volta decorato da stucchi policromi grigi, dal centro del soffitto pende un lampadario di cristallo di Boemia.

2. Sala degli Elementi

La sala che si trova al piano terreno dell'ala di ponente, proprio all'angolo tra via Maria Vittoria e via Carlo Alberto, presenta un soffitto con decorazioni vegetali: questi decori incorniciano ai quattro lati della volta la rappresentazione simbolica degli elementi (terra, fuoco, acqua e aria). Figure allegoriche e amorini portano messi, frutti e ghirlande di fiori (terra), anfore e fiori (acqua), torce e bracieri (fuoco) e soffiano gonfiando le gote (aria). Incorniciati in azzurro e incastonati a gemma, troviamo i monogrammi di Amedeo di Savoia cimati di corona sabauda. Agli angoli, invece, troviamo la rappresentazione simbolica dei più importanti fiumi d'Italia- il Po, l'Adige, l'Arno e il Tevere- attraverso il motivo pittorico usuale di uomo forzuto e barbato, accostato, in varie pose, a un orcio dal quale defluisce l'acqua; sullo sfondo le vedute e i simboli delle rispettive località da essi attraversate.

3. Sala delle Arti

Così chiamata perché vi sono rappresentate le arti: musica, pittura, scultura e architettura.
L'impianto delle decorazioni è determinato da un grande cornicione a bacellature e una cornice a intreccio di frutti e fiori agghindati da foglie di acanto.
I riquadri con le raffigurazioni presentano cornici a palmette; al centro del soffitto conchigliette e fiori si alternano alle dorature degli ornati. Manca, purtroppo, il motivo pittorico centrale, così come nella attigua Sala degli Elementi.
Le arti sono raffigurate in grandi lunette; le scene sono vivificate da putti e amorini che collaborano all'ispirazione e al fervore dell'arte. Alla base centrale delle lunette troviamo un mascherone con pennacchi e foglie d'acanto.
Agli angoli della volta sono incastonati e sormontati da vasi di fiori a stucco e dipinti gli stemmi abbinati delle due casate di Amedeo d'Aosta e di Maria Vittoria della Cisterna. Questo tipo di decorazione emblematica era già presente al castello del Valentino nella stanza delle rose, in onore di Vittorio Amedeo I e Maria Cristina di Francia.

4. Sala dei Trofei

E' così denominata per la presenza, in corrispondenza degli angoli della volta, di trofei militari in stucco dorato e colorato con elmi e armature di varie epoche.
Francesco Gonin è l'autore del medaglione centrale, che propone un'Allegoria della Storia in veste di figura femminile portata in trionfo da putti alati, intenta a eternare su una tavoletta le gesta della casata.

5. Sala degli Agoni

Sul soffitto troviamo degli ovali monocromi che incorniciano la volta, con raffigurazioni di amorini impegnati in attività fisiche e militari, come la corsa, la lotta e il tiro al bersaglio.
L'apoteosi di Casa Savoia-Aosta e la sua continuità con il glorioso passato sono qui rappresentate al centro del soffitto: alcuni putti portano in volo l'impresa (1) di Amedeo VI, detto il Conte Verde (1334-1383), che lo stesso duca d'Aosta aveva impersonato nel 1870 in occasione di uno dei balli in costume che tanto avevano impressionato le cronache dei contemporanei.

(1) Impresa: negli stemmi nobiliari, disegno simbolico consistente in una figura con un breve motto.

6. Scala a chiocciola dell'ala di ponente

Da un pianerottolo del piano nobile, si scende per una scala a "volta di chiocciola" in marmo. Le pareti sono stuccate con le cifre del duca d'Aosta e sulle pareti della metà scendente della volta vi sono due nicchie frammezzate dal dipinto a muro di una veduta di giardino, tra il barocchetto e il romantico. Sul pavimento in marmo troviamo il nodo di Savoia (o laccio d'amore) con l'impresa F.E.R.T. (1) della famiglia.
Nei disegni precedenti le ristrutturazioni ottocentesche, nella posizione in cui è la scala a chiocciola, compare il segno di una scala di cui non si identifica la tipologia. È comunque molto probabile che la scala sia sempre rimasta la stessa e che le sia stato cambiato solo l'aspetto. È evidente come questa fosse una scala di tipo secondario e che quindi denunci le preesistenze dell'impianto originario. L'accesso al vano successivo, la Sala degli Specchi, è dato da un grande portale in stucco decorato con elementi simbolici, tra cui troneggia la testa turrita (2) dell'Italia. L'insieme vuole essere un elemento di raccordo tra l'ala rinascimentale di levante e quella settecentesca di ponente, per cui risulta di un particolare eclettismo che fonde la revisione tardo ottocentesca dello stile Luigi XVI ed il classicismo.

(1) F.E.R.T.: è il Motto dell'Ordine Supremo Santissima Annunziata, istituito dal Conte Verde Amedeo VI. Il suo significato non è chiaro; "FODERE ET RELIGIONE TENEMUR" oppure "FIDES EST REGNI TUTELA" dove fides può indicare il principio morale di convivenza, sia nel suo significato religioso che laico.
(2) Turrita: immagine dell'Italia con corona a torri.

7. Sala lettura della Biblioteca storica

La saletta si trova al piano terra, a sinistra dell'entrata, nell'atrio che dà accesso allo scalone d'onore. Il suo soffitto costituisce l'unico esempio pervenutoci della decorazione seicentesca del palazzo. Dall'analisi stilistica si pensa che la committenza di questo intervento si riferisca non ai principi della Cisterna ma ai precedenti proprietari del palazzo, i Ripa di Giaglione.
In corrispondenza degli angoli della volta e strettamente connesse alla struttura architettonica troviamo delle eleganti figure di cariatidi (1), maschili e femminili, collocate a gruppi di tre, che sorreggono dei putti e insieme incorniciano i vasti campi a intonaco colorato. E' un evidente rimando alla decorazione che negli anni sessanta del Seicento veniva realizzata sotto la direzione di Amedeo di Castellamonte nelle sale del Castello di Venaria.

(1) Cariatide: nell'architettura classica, statua usata come colonna o pilastro per sostenere architravi, logge, mensole o altro.

8. Scalone d'onore

Lo scalone monumentale e il vestibolo furono ricostruiti da Alessandro Albert intorno al 1886. L'architetto aveva approntato tra il 1879 ed il 1883 ben quattro proposte per lo scalone che avrebbe dovuto raggiungere una trionfalità che qualificasse tutto il palazzo. Il precedente scalone del Dellala di Beinasco era posto in perpendicolare rispetto all'androne e su due sole rampe a forbice.

Entrati nell'androne (colonnato di sei colonne), sulla sinistra, attraverso un portone in ferro battuto , si accede al vestibolo che una volta era arredato con panche, tavoli, sedie, arazzi alle pareti e a terra modelli di colubrine (1). L'ambiente doveva servire da sosta d'attesa, luogo di controllo e di smistamento degli ospiti, a cui la servitù doveva giungere dall'esterno, dai fianchi della casa. Al centro del vestibolo si sale la scala in marmo e pietra serena con una rampa centrale che a mezzo piano forma un pianerottolo, da cui si dipartono due rampe che raggiungono il piano nobile. Le porte sono incorniciate da stipiti e cornici realizzate in pietra serena, mentre il basamento e l'alto zoccolo delle pareti è realizzato in stucco che imita la pietra serena. Le finestre, sia del piano terra che del piano nobile, sono chiuse da vetrate a cattedrale con decorazioni a grottesche (2). Gli sfondati (3), ora grigi, un tempo avevano cromatismi per far risaltare la pietra serena. Il soffitto è a cassettoni con disegni azzurri, rosati e dorature. Al piano nobile troviamo quattro porte con chiambrane (4) in pietra serena cimate da timpani spezzati, al centro dei quali vi sono busti femminili, i battenti sono in legno di rovere lavorato.
Nel vestibolo si trova un lampadario in legno a bracci dorati, lo stesso sovrasta la scalinata, coperta anch'essa da un soffitto a cassettoni.

(1) Colubrina: antico pezzo di artiglieria a canna lunga e sottile.
(2) Grottesca: antica decorazione pittorica, diffusasi nel rinascimento e basata su motivi bizzarri e fantastici tratti da figurazioni parietali rinvenute nei palazzi e nelle antiche ville romane.
Derivazione di grotte, termine con il quale nel '500 venivano chiamate le rovine semisepolte della "DOMUS AUREA" di Nerone.
(3) Sfondato: tecnica di pittura specialmente murale che per mezzo di illusione prospettica simula l'apertura di un vano o di un passaggio al di là della parete.
(4) Chiambrana: intelaiatura di porta o finestra.

Piano nobile

9. Sala rossa della Giunta

La sala è quadrangolare, le due finestre con vetrate a cattedrale decorate con grottesche (1) si aprono sulla facciata principale. Le quattro porte presentano vistose cornici in pietra serena e battenti in noce lavorato; sulla parete lunga troneggia un grosso camino con architrave e modiglioni (2) in pietra serena, chiuso da una grata parascintille in ferro battuto. La sala mantiene ancora la sua tappezzeria originaria in broccatello di cotone a ramage (3).
Lungo la parete corre un alto zoccolo in stucco, in finta pietra serena, con colori e decori analoghi alla soffittatura. Il soffitto è a cassettoni in legno con forme quadrate decorate in azzurro e oro; al centro troviamo un lampadario in cristallo di Boemia. Sul camino, quale elemento di arredo stabile, vi è un candeliere in ferro battuto con sedici candele; il pavimento, invece, è di epoca successiva ed è formato da grandi quadrelloni in marmo rosa divisi da listelli di marmo bianco.
Questa sala, affiancata allo Studio del Presidente di pari importanza, faceva certamente parte di un sistema abitativo che poneva gli ambienti di rappresentanza al centro della casa, in corrispondenza dello Scalone d'onore. Il modello di riferimento comprende anche il camino, evidenziando un privilegio d'uso proprio delle sale da ricevimento.

(1) Grottesca: antica decorazione pittorica, diffusasi nel rinascimento e basata su motivi bizzarri e fantastici tratti da figurazioni su parete rinvenute nei palazzi e nelle antiche ville romane. Derivazione di grotte, termine con il quale nel '500 venivano chiamate le rovine semisepolte della "DOMUS AUREA" di Nerone.
(2) Modiglione: struttura a forma di S che serve di sostegno o di semplice ornamento alle cornici degli ordini classici.
(3) Ramage: disegni di rami, foglie, fiori su carta o stoffa.

10. Anticamera della Loggia

L'ambiente corrisponde alla loggia, un tempo aperta, che al piano nobile fungeva da distribuzione agli ambienti e che rappresentava molto bene il modello settecentesco piemontese. Con la fine del secolo scorso e la ristrutturazione del palazzo, le nuove esigenze ne hanno imposto la chiusura con una finestratura ordinaria.
All'ambiente si accede da due porte contrapposte; un tempo, essendo la parete aperta, lo Scalone d'onore vi aveva accesso diretto. Tre porte si aprono su due ambienti, tra cui la Sala dei Marmi. Le cornici di rappresentanza sono in pietra serena e le porte in legno parzialmente lavorato. In questo ambiente l'alto zoccolo non è risolto in stucco ma è dipinto, così come le spigolature volte , piuttosto pronunciate, sono decorate con vasi di fiori e ramage (1) in foglia d'oro. Dal soffitto pendono tre lampadari in legno dorato a più braccia. Il pavimento, realizzato con scaglie di marmo (lisciato a piombo) che danno forma ad un disegno, è tipico di un esterno. L'attuale colorazione delle pareti, dopo l'asportazione delle tappezzerie originarie, non sottolinea a sufficienza l'architettura.

(1) Ramage: disegni di rami, foglie, fiori su carta o stoffa.

11. Sala dei Marmi

Nell'antica struttura del palazzo questa sala, così come la Sala Rossa, ora della Giunta, rappresentava il cuore del sistema abitativo, poi sconvolto dalla ristrutturazione ottocentesca, come ricordato dalla presenza dell'imponente camino e dalla copertura a cassettoni semplici. Quattro porte dalle cornici in pietra serena si affacciano sulle stanze limitrofe; due grandi finestre prive di vetri a cattedrale danno sulla facciata principale. Il soffitto ha tre grandi travate le cui decorazioni sono dipinte; sui tre travi poggia l'orditura secondaria che crea dei cassettoni rustici. Il pavimento in marmo scuro rende l'ambiente più tetro e comunque denuncia il rifacimento ottocentesco. Alla parete un grande camino in pietra serena con un'impresa (1) sabauda sull'architrave, sostenuto da modiglioni (2), anch'essi in pietra serena. Le pareti mantengono ancora la stoffa originaria, che la luce ha consumato e scolorito negli sgualci delle finestre; la stoffa qui appare verdognola, quella delle pareti invece è ancora di un bel color vinaccia; dal soffitto pende un bel lampadario di cristallo di Boemia.

(1) Impresa: negli stemmi nobiliari, disegno simbolico consistente in una figura con un breve motto.
(2) Modiglione: struttura a forma di S che serve di sostegno o di semplice ornamento alle cornici degli ordini classici.

12. Sala Consiglieri

La sala, denominata "dei Consiglieri", in origine era composta da due distinti ambienti facenti parte dell'area del primo piano destinata a dimora privata dei Savoia-Aosta.
Oggi è adibita a sede di conferenze, congressi, presentazioni ed eventi.
L'ambiente, il più ampio della parte aulica del Palazzo, è stato oggetto di un complessivo restauro conclusosi nel dicembre 2010, che ha interessato, in particolare, il recupero e il ripristino del bel pavimento ligneo ottocentesco.
Volendo ricordare il passato di Palazzo Cisterna anche quale luogo di esposizione di numerose opere d'arte, nella sala è esposto il dipinto "Il baccanale", opera del pittore lorenese Carle Dauphin (Metz 1610 circa -Torino 1678 circa) che lavorò alla corte torinese per quasi 30 anni, operando anche quale pittore del Principe di Carignano e per diverse chiese di Torino e dintorni. Si ipotizza che "Il baccanale" provenga dalle collezioni dei Savoia.

13. Sale degli Stucchi del Bolina

La prima vera trasformazione del palazzo avvenne nel '700 per volere del principe Giuseppe Alfonso della Cisterna, personaggio di cultura estremamente aggiornata anche nel campo delle scelte artistiche. L'architetto Dellala di Beinasco probabilmente gli suggerì di chiamare per gli interventi di decorazione lo stuccatore luganese Giuseppe Bolina, che lavorò in seguito anche a corte e in alcuni palazzi nobili piemontesi.
Degli interventi eseguiti a palazzo Cisterna rimangono tracce solo in quattro sale del piano nobile della manica di ponente e sicuramente nessuna di esse è giunta fino a noi integralmente. Gli ambienti facevano parte di un unico appartamento costituito da sale di rappresentanza caratterizzate un tempo da una ricca decorazione alle pareti con specchi, boiserie (1), dipinti e da eleganti elementi d'arredo, appositamente commissionati dal principe della Cisterna secondo il gusto degli ultimi decenni del '700.
La decorazione di queste sale si presenta con raffinati motivi a stucco che in alcuni casi, pur rimanendo ancora nell'ambito del cosiddetto gusto rocaille (2), presentano interessanti elementi di rinnovamento, come i medaglioni con profili di guerrieri antichi o la forma di alcuni vasi.
Il soffitto è da considerarsi uno degli esemplari maggiormente conservati, nonostante le due campagne di ammodernamento ottocentesche (poco interessate al recupero del "manierato" Settecento o, al più, inclini a una personale rilettura di esso).

(1) Boiserie: rivestimento decorativo in legno alle pareti
(2) Rocaille: da rococò, stile architettonico e decorativo apparso in Francia agli inizio del XVIII sec come evoluzione complessa e raffinata del barocco.

14. Anticamera gialla

La stanza ha sei aperture con chiambrane (1) in pietra serena, che incorniciano battenti in rovere finemente lavorati. Un alto zoccolo in stucco che imita la pietra serena forma dei pannelli geometrici.
E' un ambiente privo di finestre che riceve luce dal soffitto grazie ad un pannello centrale con vetrata a cattedrale e motivo decorativo a grottesche (2), che presenta dipinta la data del 1899.
È ancora visibile sulle pareti la seta damascata gialla a ramage (3) originaria; la pavimentazione è in formelle di cotto toscano dell'impruneta. Il soffitto è a cassettoni, caratterizzato da una compresenza di vari materiali e tecniche di lavorazione, ed è decorato con disegni rossi e blu. Agli angoli del pannello centrale a vetrata ci sono quattro piccoli lampadari in ferro battuto a grappolo.
Nell'ambito della ristrutturazione attuata tra il 1880 e il 1900 questa sala rappresenta una nuova eclettica soluzione che pone l'anticamera stessa al centro del sistema abitativo.

(1) Chiambrana: intelaiatura di porta o finestra.
(2) Grottesca: antica decorazione pittorica, diffusasi nel rinascimento e basata su motivi bizzarri e fantastici tratti da figurazioni a parete rinvenute nei palazzi e nelle antiche ville romane.
Derivazione di grotte, termine con il quale nel '500 venivano chiamate le rovine semisepolte della Domus Aurea di Nerone.
(3) Ramage: disegni di rami, foglie, fiori su carta o stoffa.

15. Sala da Pranzo del Duca

La sala si è mantenuta pressoché intatta, compreso il mobilio che ne dichiara l'uso da sala da pranzo. Di forma quadrangolare, ha due accessi dall'Anticamera gialla, e due dal lato opposto, per l'entrata del personale: da questo lato sono infatti i corridoi e i percorsi di servizio. La luce è data da due finestre, fornite di vetrate cattedrale: una si affaccia sullo Scalone d'onore, l'altra sul cortile. Le cornici delle porte sono in pietra serena, quelle delle finestre in stucco grigio. Lo zoccolo alto disegnato alla rinascimentale è in stucco grigio. Il soffitto, in bei cassettoni ottagonali, è in legno decorato con colori rosso, blu ed oro; un lampadario fiammingo a più bracci illumina la sala le cui pareti, private dell'antica tappezzeria in seta, sono ora tinteggiate in grigioverde spugnato.
L'arredo, in forme neorinascimentali, consiste in una bassa credenza, una credenza a due corpi con ante superiori a giorno chiuse da inferriata, un'altra bassa credenza ed un tavolo di tipo fratino (1) con sedie accordate: l'arredo specifico di una sala da pranzo.

(1) Fratino: tipo di mobilio, solido e austero, simile a quello in uso nei conventi.

16. Studio del Duca

E' la camera meglio conservata del palazzo ed è collegata allo Scalone d'onore tramite un accesso autonomo che si apre sull'Anticamera gialla, cosa che evidenzia come nel progetto di ristrutturazione questa stanza fosse già stata pensata in funzione di rappresentanza, quale sala da pranzo o da ricevimento. Nel palazzo medioevale la prima stanza grande era sempre la sala del trono in quanto luogo dove si amministrava il potere feudale. In questo caso la stanza presenta uno zoccolo decorato con le imprese (1) e i motti di casa Savoia: questo decoro, unico in tutto il palazzo, dimostra la particolarità dell'ambiente ed il richiamo personale al capo della casata, il duca Emanuele Filiberto, che assumeva in sé il carisma della famiglia Aosta.
Il salone ha due grandi finestre con vetri cattedrale, i contorni delle stesse sono realizzati con formelle in stucco che ci ripropongono i motivi degli zoccoli. Quattro porte di rovere lavorato con cornici in pietra serena permettono l'accesso superando i disimpegni. La base delle pareti è risolta con finta pietra serena in stucco e con pannelli istoriati che recano al centro la rappresentazione figurata dei diversi motti della casa sabauda. Alle pareti una bellissima stoffa di seta operata a broccato di colore giallo, come il modello originario della tappezzeria.
Il soffitto a cassettoni è certamente il più bello del palazzo e si articola su una serie di ottagoni che penetrano all'interno, con un effetto ad alveare, che la decorazione pittorica in rosso blu, oro e legno naturale, evidenzia maggiormente. Il pavimento, in legno a quadrelle, non è originario dell'epoca. Al centro della stanza c'è un lampadario in cristallo di Boemia.

(1) Impresa: negli stemmi nobiliari, disegno simbolico consistente in una figura con un breve motto.

17. Anticamera verde

Questa sala di piccole dimensioni e su base quadrata è coperta da un soffitto con volta a padiglione decorato con immagini di fantasia basate sulla combinazione dei colori rosso blu e oro.
Le porte in rovere lavorato sono incorniciate semplicemente; lungo le stesse cornici e negli angoli vi sono lesene di stucco laccate e dipinte a candelabre (1). Alla parete rimane il broccato di seta verde originale con ramage (2).L'alto zoccolo in stucco circonda la stanza, la pavimentazione è in quadrelle di cotto dell'impruneta, mentre il lampadario è in bronzo, di tipo fiammingo.
Nella ristrutturazione voluta dai duca Savoia-Aosta, la volontà di rendere indipendenti gli ambienti creava dei disimpegni ciechi quali elementi connettori. In realtà nel rinascimento questi disimpegni erano risolti in modo scenografico, con pitture di paesaggi dei luoghi circostanti che davano il senso dello spazio aperto ed illusorio che si voleva ricreare anche nel costruito; un ambiente aperto quindi, non chiuso. Con la nuova ristrutturazione questo effetto di apertura veniva totalmente eliminato.

(1) Candelabra: motivo ornamentale che riprende la forma del candelabro.
(2) Ramage: disegni di rami, foglie, fiori su carta o stoffa.

18. Sala dei Tondi

Nella Sala posta lungo il Corridoio delle Segreterie, sono ora collocate due opere di Gregorio De Ferrari (1647/1726) denominate “tondi”. I dipinti - Il volo del tempo e Il colloquio di Minerva e di Mercurio - databili tra il 1684 e il 1685, provengono dal Palazzo Reale di Torino e costituiscono una delle più raffinate testimonianze della pittura ligure tardo seicentesca in Piemonte.
Il soffitto della stanza è in muratura, le pareti sono state di recente ricoperte di tappezzerie simili nel disegno a quelle originali ottocentesche.
Nella parte alta delle pareti sono visibili affreschi raffiguranti fortezze e castelli del Piemonte quali Verrua Savoia, Avigliana, Moncalieri e la Sacra di San Michele.

19. Corridoio delle Segreterie

Il lungo corridoio percorre tutta la manica ed è illuminato da cinque finestre chiuse da vetri cattedrale istoriati, con stemmi e motti figurati della famiglia Savoia-Aosta. Le finestre sono bifore tardo gotiche, realizzate in pietra serena, con colonnina centrale e lunettature in stucco. Le cornici delle cinque porte sono anch'esse in pietra serena mentre i battenti sono in noce lavorato.
Al soffitto sono appesi tre lampadari in legno dorato a più luci.
Il soffitto in legno è composto da sette travate e sei scomparti colorati con tonalità di grigio. Le pareti, un tempo ricoperte di broccati, ora sono tinteggiate in verdino, un colore che non permette l'esaltazione della struttura. La pavimentazione è in quadrelle di cotto dell'impruneta.

Bibliografia
  • CASSETTI Maurizio, SIGNORELLI Bruno
    IL PALAZZO DAL POZZO DELLA CISTERNA
    Nell'Isola dell'Assunta in Torino
    CELID - Torino 2004

  • CASALEGNO Carla
    MARIA VITTORIA
    Il sogno di una Principessa in un Regno di fuoco
    ASSOCIAZIONE IMMAGINE PER IL PIEMONTE - Torino 2003

  • CICOTERO Amilcare
    IL PALAZZO CISTERNA A TORINO
    EDIZIONI EDA - Torino 1994

  • AA.VV.
    LA QUADRERIA E GLI AMBIENTI AULICI DI PALAZZO CISTERNA
    Michelangelo CARTA & Giulio VIGNALE EDITORI - Torino 1996

Ingresso del Palazzo: via Maria Vittoria 12

Ultimo aggiornamento
4 Dic 2025 - 10:35

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