Pianificazione e gestione faunistica
L'attività di pianificazione faunistico ambientale permette l'individuazione dei criteri di base con i quali attuare la successiva gestione del territorio principalmente nei campi faunistico-venatorio e ittico.
Piano faunistico venatorio
La normativa in materia di tutela della fauna selvatica omeoterma e di gestione dell'attività venatoria (Legge 11/2/1992 n. 157, Art. 40 Legge regionale 4/5/2012 n. 5) prevedono che il territorio agro-silvo-pastorale di ogni area provinciale, nella misura del 10-20% nella zona faunistica delle Alpi e del 20-30% nella zona faunistica di pianura, sia soggetto a forme di gestione che precludano la caccia, mentre il restante territorio sia destinato alla caccia programmata o alla caccia a gestione privata.
L'articolazione territoriale suindicata, compresa l'individuazione delle zone di protezione, è definita dalla Regione e dalle Province e Città metropolitane attraverso i piani faunistico venatori.
Quello della Città metropolitana di Torino (ex Provincia) individua:
- Oasi di protezione - aree precluse alla caccia destinate alla conservazione degli habitat naturali, al rifugio, alla riproduzione, alla sosta della fauna selvatica, stanziale e migratoria, e alla cura della prole;
- Zone di ripopolamento e cattura (Z.R.C.) - aree precluse alla caccia che hanno lo scopo di favorire la produzione di fauna selvatica stanziale, favorire la sosta e la riproduzione dei migratori, fornire la fauna selvatica mediante la cattura per ripopolamenti, favorire l'irradiamento della fauna selvatica nei territori circostanti;
- Zone per addestramento, allenamento,gare dei cani da caccia - aree precluse alla caccia (D.C.P. 173900 del 09/11/1999) in cui la Provincia di Torino (ora Città Metropolitana di Torino) autorizza l'addestramento, l'allenamento e le gare dei cani da caccia secondo diverse modalità.
Il documento di pianificazione contiene inoltre i criteri tecnici per una corretta gestione delle zone di protezione, in funzione della loro finalità istitutiva.
Completano il Piano le disposizioni regolamentari per la gestione indiretta delle Oasi, Z.R.C. o Zone cinofile (detti istituti possono essere dati in gestione ad Associazioni o Organizzazioni operanti nel settore previa approvazione di apposito regolamento) e alcuni indirizzi in ordine all'individuazione delle aree da destinare alla gestione faunistico-venatoria privata stante l'enorme valore naturalistico che queste rivestono, in particolare le Aziende Faunistico Venatorie, e l'intima loro connessione con le problematiche ambientali di tutto il territorio provinciale.
Non sono contemplati, invece, i criteri per la corresponsione dei rimborsi agli agricoltori dei danni prodotti dalla fauna selvatica alle colture e i criteri per la corresponsione di contributi per interventi di miglioramento ambientale (come espressamente contemplato dall'art. 10 della L. 157/92) essendo stata emanata apposita normativa regionale in materia.
L'estratto del testo delle delibere di approvazione e di revisione del piano faunistico
Deliberazione del Consiglio Provinciale n. 999023 del 11 dicembre 2007
Cartografia istituti di protezione zona PIANURA e ALPI
Piano ittico
La Città metropolitana di Torino (già Provincia di Torino) ha definito le “Linee di indirizzo per la tutela e gestione degli ecosistemi acquatici e l’esercizio della pesca in Provincia di Torino” (Approvate il 21 febbraio 2012 con D.C.P. n. 144-2149 e successive modifiche approvate con D.C.P. 188-45709/2012 del 19 marzo 2013), alla luce dei risultati emersi con la redazione della Carta Ittica Provinciale e delle nuove esigenze portate in questi anni più recenti dall’evoluzione della attività di pesca e della tutela delle risorse acquatiche.
Le presenti linee di indirizzo, che di fatto sostituiscono i contenuti del Piano ittico provinciale già adottato nel 2002 in attuazione del “Documento programmatico per la gestione degli ecosistemi acquatici e l’esercizio della pesca” approvato con D.C.P. 10/11/1998 n. 491-174077, forniscono un quadro di criteri adeguati per mantenere incisiva l’azione della Provincia nel settore nella salvaguardia dei corpi idrici superficiali e per fornire risposte appropriate al mondo della pesca sulla base dell’attuale situazione dell’ittiofauna e dei corsi d’acqua provinciali.
Piano di controllo colombo
Le popolazioni di colombo di città che frequentano città e campagne, frutto di domesticazione e selezione artificiale a partire dal selvatico Columba livia, sono oggi estremamente comuni e diffuse nei centri storici ove hanno individuato la possibilità di sfruttare condizioni favorevoli (clima mite,buona disponibilità alimentare e basso impatto predatorio) incremenando le presenze e la propria distribuzione su ampie porzioni del territorio metropolitano e regionale. Tali presenze comportano problemi di carattere urbanistico, per l'imbrattamento di edifici e monumenti, sanitario, per la diffusione di patogeni, ed ecologico, per l'occupazione da parte del colombo delle nicchie ecologiche di altre specie. Inoltre, poichè in tali contesti la disponibilità alimentare è notevole ma povera di minerali e vitamine, i colombi si spostano nelle campagne per integrare la dieta dando luogo a danni ingenti alle colture agricole.
Piano di controllo numerico dei corvidi
Al fine di ridurre i danni all’agricoltura conseguenti all’attività trofica dei corvidi sulle colture cerealicole e frutticole nonché per limitarne l’impatto predatorio nei confronti delle specie faunistiche minori, in particolare fasianidi, sono stati predisposti diversi piani di controllo della cornacchia nera e grigia e della gazza di valenza quinquennale a partire dal 2013. Attualmente è in vigore un piano di contenimento per il quinquennio 2022/2026 finalizzato a ridurre il numero degli effettivi di queste specie sul territorio, considerato che godono di ottimo stato di conservazione solo nei contesti in cui si registrano danni sensibili alle colture.
Piano di contenimento della nutria
La nutria (Myocastor coypus) è un grande roditore semi-acquatico che vive lungo fiumi e laghi nutrendosi di vegetali e scavando le proprie tane nelle sponde naturali o negli argini. La specie è originaria del Sud-America e fu importata in Europa, dove non teme predatori naturali, negli anni '50 del secolo scorso a fini di allevamento da pelliccia (castorino). Obiettivo del piano è quello di predisporre e organizzare le attività di contenimento della nutria nel medio periodo al fine di ridurre progressivamente la presenza del roditore fino alla sua eradicazione.
La nutria è stata inserita tra le specie aliene invasive a norma del Regolamento 1143/2014 recante "disposizioni volte a prevenire e gestire l'introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive".
Deliberazione del Consiglio metropolitano n. 14 del 20/04/2022
Le specie invasive a cura dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA)
Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica - Le specie esotiche invasive
Piano controllo cinghiale
Il cinghiale (Sus scrofa L.) è un ungulato selvatico, autoctono su tutto il territorio nazionale, che nei secoli passati, a causa dell'intenso prelievo, era scomparso ma che negli anni '20 del secolo scorso, a causa di migrazioni spontanee, ha ripopolato dapprima il cuneese e da qui tutta l'Italia settentrionale. La sua diffusione è stata favorita dallo spopolamento della montagna e delle aree collinari e dall'assenza di predatori naturali, quali la lince e il lupo, quest'ultimo ricomparso solo recentemente.
Il cinghiale è un animale sociale, ovvero vive in gruppi familiari costituiti dalla madre (la matriarca), dai suoi piccoli e da altre femmine, mentre i maschi sono solitari; i parti, con 2-6 cuccioli ciascuno, avvengono di norma in primavera anche se può accadere che vi sia un seconda gravidanza, soprattutto laddove sia abbattuta la matriarca, cosa che determina l'estro nelle altre femmine del gruppo. Questo incremento di natalità può determinare una crescita della specie sino al 200% annuo (ossia la popolazione locale può arrivare a triplicarsi). È una specie molto adattabile, che si trova dalle coste alle zone alpine anche se predilige le aree collinari quali ad esempio la collina di Torino, che offre al cinghiale un ambiente ideale in cui trovare cibo e rifugio.
Per quanto attiene le sue interazioni con le attività umane, va considerato che questo suide è onnivoro, ragione per cui determina danni ingenti sulle colture agricole, e può essere coinvolto in incidenti stradali durante i suoi spostamenti alla ricerca di cibo. Per ridurre i danni in agricoltura può essere contenuto anche nel periodo dell'anno in cui non si pratica la caccia e, sin dal 1998, la Città metropolitana pratica il contenimento della specie con il prelievo di centinaia di capi ogni anno.
Il cinghiale è un animale la cui reazione nei confronti dell'uomo è la fuga e la cui presenza pertanto di norma non costituisce pericolo, ma è comunque una specie selvatica e come tale va trattata, con rispetto e mantenendo un'adeguata distanza; situazioni di pericolo per la pubblica incolumità vanno valutate con gli organi di vigilanza preposti, tuttavia il rischio connesso all'intervento con sparo in aree urbane va sempre considerato attentamente e, qualora gli animali possano allontanarsi spontaneamente, va di norma evitato.
Non va dimenticato inoltre che un habitat favorevole per la specie viene rapidamente rioccupato anche qualora numerosi interventi di contenimento abbiano ridotto significativamente gli esemplari presenti (l'intervento di contenimento è sempre parziale, in quanto non si riesce mai ad eliminare tutto il branco), pertanto la sua efficacia è limitata nel tempo.
Al fine di disincentivare la presenza nei luoghi abitati e ridurre i danni, ogni cittadino può mettere in atto misure di prevenzione e di dissuasione, molto più efficaci degli abbattimenti, quali:
- osservare scrupolosamente i limiti di velocità in auto, soprattutto nelle aree limitrofe a zone boschive e soprattutto nelle ore crepuscolari e/o notturne, in cui gli animali tendono più spesso a spostarsi;
- non foraggiare i cinghiali lasciando pane o altri cibi a loro disposizione;
- non lasciare rifiuti organici che possano costituire un alimento per i cinghiali sulla pubblica via o in luoghi aperti;
- recintare la proprietà con reti metalliche (tipo paramassi) lungo tutto il perimetro interrando le stesse per almeno 50 cm di profondità;
- proteggere gli orti, i frutteti e le colture di pieno campo con recinti elettrificati o dissuasori acustici
- durante le passeggiate con i cani, tenere questi ultimi sempre sotto custodia;
- utilizzare repellenti olfattivi nei pressi delle abitazioni.
Volantino informativo per i cittadini
Pieghevole Progetto Banco Alimentare di Torino
Focus: Peste suina africana (PSA)
L'attività gestionale deriva dall'attuazione della pianificazione e alla programmazione degli interventi attinenti dai diversi aspetti connessi alla tutela e conservazione della fauna selvatica e degli habitat faunistici.
Peste suina africana e depopolamento cinghiale
A seguito della conferma della presenza del virus della Peste suina africana (PSA) in una carcassa di cinghiale rinvenuta in provincia di Alessandria nel gennaio 2022, il depopolamento di questa specie è divenuta una priorità sanitaria. Per attuare una riduzione generalizzata della presenza del cinghiale sul territorio, la Regione Piemonte ha quindi varato un Piano regionale di interventi urgenti da attuare nelle zone ancora indenni dalla malattia, quali la Città metropolitana di Torino.
Sulla base di tale piano l’organizzazione del prelievo compete alle province e alla CmTo e l’Ente di avvale, oltreché dei propri agenti della Polizia metropolitana, di cacciatori formati e autorizzati per realizzare gli obiettivi di contenimento previsti. Tali operatori sono coordinati tramite le associazioni di selecontrollori, o dagli ambiti territoriali di caccia e dai comprensori alpini.
Al fine di perfezionare l’autorizzazione tutti gli operatori sono tenuti ad inviare una comunicazione preventiva di intervento (mod A2 o A3 nel caso di cacce collettive) e una rendicontazione successiva (mod A4) per ogni azione di contenimento attuata.
Modulistica
MODULO A2 - (DA COMPILARE DIRETTAMENTE ONLINE DALL'INTERESSATO O DA UN SUO DELEGATO PREVIA AUTENTICAZIONE CON SPID O DI CIE)
MODULO A4 - (DA COMPILARE DIRETTAMENTE ONLINE DALL'INTERESSATO O DA UN SUO DELEGATO PREVIA AUTENTICAZIONE CON SPID O DI CIE)
MODULO A3 - Interventi con squadre (DA STAMPARE E COMPILARE - INVIARE ENTRO 48H DI ANTICIPO)
Avviso di selezione pubblica per la formazione di un elenco regionale di soggetti formati e autorizzati al controllo del cinghiale
Con Determinazione dirigenziale n. 156-1900 del 28 aprile 2022 è stata riapprovata una procedura selettiva pubblica per la formazione di un elenco regionale di soggetti aventi i requisiti previsti dalla DGR 20-8485 del 1.3.2019 formati e autorizzati per il controllo del cinghiale che potranno essere attivati previa richiesta di intervento da parte di imprenditori agricoli.
Monitoraggi faunistici
L'Ufficio svolge attività di monitoraggio faunistico per accertare lo stato di conservazione di specie particolarmente protette inserite nelle varie direttive europee che ne perseguono la tutela.
Tra le specie monitorate ci sono:
- anfibi;
- mammiferi (lupo, gatto selvatico, lince, istrice);
- avifauna saprofaga (gipeto e grifone);
- fauna di interesse venatorio e alieutico;
- entomofauna
Per segnalazioni contattare:
Unità Specializzata Tutela Fauna e Flora
Corso Inghilterra 7 - 10138 TORINO
Tel. +39 011 861.6935
e-mail: infofauna@cittametropolitana.torino.it
Ambienti acquatici
La tutela delle biocenosi acquatiche è basata su molteplici aspetti sia di carattere pianificatorio che gestionale ma in assenza di una tutela morfologica degli ambienti acquatici e di interventi che assicurino la continuità ecologica dei corpi idrici ogni altro intervento atto a tutelare gli ecosistemi acquatici è inutile.
Per questa ragione sono state varate delibere regionali e provinciali atte a regolamentare le attività di cantiere per i lavori in alveo in modo da minimizzare gli impatti conseguenti a queste attività ed è stata altresì varata una delibera provinciale che definisce i criteri di realizzazione del passaggi per pesci, seguita poi da Linee guida regionali sul tema, atte a fornire ai progettisti gli elementi necessari per la progettazione dei manufatti che assicurano la continuità longitudinale di fiumi e torrenti.
Al settore competono l’espressione dei pareri per la realizzazione di tutti lavori in alveo e la valutazione, nell’ambito delle istruttorie di derivazione idrica, della funzionalità delle rampe di monta per pesci.