Giorgio Ermanno Anselmi
Le carte dell'archivio Anselmi contengono essenzialmente documenti personali del senatore e testimonianze storiche della sua famiglia.
Un ampio settore è dedicato a scritti e appunti sulle materie che rappresentavano i maggiori interessi di Giorgio Ermanno Anselmi nel campo delle opere pubbliche: la navigazione interna, la strada del Nivolet e l'istituzione del parco del Gran Paradiso. Vi si trova inoltre una minuscola ma preziosa raccolta di celebri autografi, fra cui il dispaccio con cui Napoleone Bonaparte, il 7 Fiorile Anno IV (26 aprile 1796), intimava la resa al conte Tornafort, comandante del forte di Ceva. Il generale era acquartierato a Cherasco e stava per concludere la sua prima vittoriosa campagna d'Italia. Il tenore del messaggio era il seguente:
"La vostra armata è stata battuta a Mondovì, le linee dietro la Stura sono state sforzate, la città di Cherasco si è resa, la mia artiglieria d'assedio è arrivata. Qualunque resistenza che voi faceste sarebbe contraria alle leggi della guerra, e produrrebbe un'inutile profusione di sangue. Il vostro forte dominato a 150 tese di distanza non è suscettibile d'alcuna resistenza. Se dopo 24 ore dalla notifica della presente citazione non vi sarete arreso, io non ammetterò veruna capitolazione e sarà passata a fil di spada la vostra guarnigione. Se la conservazione della città di Ceva, la quale sarà certamente sacrificata al fuoco delle batterie, se la salvezza dei prodi che comandate v'interessa, accettate, signore, un'onorevole capitolazione e rendetevi sull'istante. Bonaparte."
La richiesta fu respinta al mittente; solo dopo l'ordine di Vittorio Amedeo III, in seguito all'armistizio siglato a Cherasco, il forte fu consegnato ai francesi il 28 aprile. Questi provvidero in seguito a raderlo al suolo nel 1800. Dell'edificio, la cui costruzione risaliva alla metà del secolo XVI, oggi non restano che pochi ruderi.
La richiesta fu respinta al mittente; solo dopo l'ordine di Vittorio Amedeo III, in seguito all'armistizio siglato a Cherasco, il forte fu consegnato ai francesi il 28 aprile. Questi provvidero in seguito a raderlo al suolo nel 1800. Dell'edificio, la cui costruzione risaliva alla metà del secolo XVI, oggi non restano che pochi ruderi.
Risulta interessante anche il corpo documentale inerente il restauro della chiesa di San Giorgio in Valperga, di cui Anselmi fu promotore tra il 1937 e il 1939. La chiesa, pregevole esempio di architettura medievale, contiene un ciclo pittorico del XV secolo tra i più importanti dell'alto Canavese, le cui tracce furono ritrovate sotto strati di calce dal restauratore Pintor. Grazie a questo ritrovamento Anselmi riuscì a evitare l'abbandono dell'edificio e a ottenere i finanziamenti per il recupero. Fra i materiali archivistici del fondo abbondano anche carteggi, fotografie, appunti e minute che costituiscono il supporto documentale del libro La Chiesa di San Giorgio in Valperga. Questa raccolta di dati, pubblicata da Anselmi presso la Società Anonima Tipografica Editrice Torinese nel 1943, costituisce ancora oggi un'indispensabile fonte di documentazione sulla chiesa.
Giorgio Ermanno Anselmi (1873-1961) fu senatore del Regno d'Italia e, in varie forme, a capo dell'Amministrazione Provinciale dal 1920 al 1934. Eletto presidente della Deputazione nel 1920, ne rimase al vertice fino al 1926, quando un regio decreto la sciolse insieme al Consiglio. Anselmi fu allora nominato commissario straordinario dell'ente fino al 1929, allorché la riforma dell'amministrazione provinciale voluta dal fascismo abrogò l'assemblea elettiva e sostituì Deputazione e Consiglio con gli istituti del preside e del rettorato, di nomina regia. Primo preside della Provincia di Torino, in carica dal 1929 al 1934, fu ancora Giorgio Anselmi. Deputazione Provinciale è la denominazione che assunse l'esecutivo per tutto il sessantennio dell'Italia liberale. Si riaffacciò nei primi anni dopo la seconda guerra mondiale per trasformarsi definitivamente in Giunta Provinciale con le elezioni del 1951.