Dettaglio dell'installazione. Mani che si incontrano
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Orme d'ombra - Insieme fermiamo la violenza (...)

Venerdì 30 gennaio 2026, all’Anagrafe Centrale di Torino, è stata inaugurata l’installazione Insieme fermiamo la violenza, ideata dall’artivista viandante Rosalba Castelli e promossa da Artemixia APS ETS, insieme all’apertura della mostra Rosso Indelebile - Sentieri antiviolenza esposizione di arte contemporanea e pratiche di prevenzione che coinvolge giovani generazioni, artistɜ affermatɜ, e le detenute della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno.
L’iniziativa si inserisce in un percorso artistico, educativo e civile che da 8 anni attraversa la città di Torino, trasformando l’arte in strumento di consapevolezza, memoria attiva e prevenzione della violenza di genere, e coinvolgendo in modo diretto cittadinanza, scuole, associazioni e istituzioni.

Un luogo che interroga la storia e il presente
L’Anagrafe Centrale di Torino sorge nell’edificio che per oltre un secolo fu sede del Regio Manicomio Femminile, inaugurato nel 1834 e attivo fino al 1973, parte dell’ampio sistema manicomiale torinese. Una struttura vasta, grande quanto un quartiere, che ha ospitato centinaia di donne: non solo persone con disturbi psichici, ma anche donne ritenute “scomode”, non allineate ai ruoli sociali di figlia, moglie o madre, o allontanate per ragioni familiari, economiche ed ereditarie. Testimonianze storiche e orali raccontano di voci e grida udite oltre i cancelli, di corpi e vite recluse e cancellate, segnando profondamente la memoria di questo luogo. Oggi quello stesso spazio è l’Anagrafe Centrale della città: il luogo in cui le persone vengono registrate, nominate, riconosciute; dove si formalizzano identità, legami, appartenenze e diritti. Nell’etimologia stessa della parola anagrafe risiede il senso della scrittura ufficiale dell’esistenza civile.In questo passaggio – da luogo di segregazione a luogo di riconoscimento – si concentra la forza simbolica dell’installazione: un richiamo alla necessità di trasformare spazi segnati dalla negazione dei diritti in luoghi di consapevolezza, responsabilità e cittadinanza attiva, senza rimuoverne le contraddizioni. Affermare oggi questi valori in un luogo come l’Anagrafe significa riconoscere che i diritti negati non sono una questione individuale, ma una responsabilità collettiva che interpella l’intera comunità. Un luogo deputato alla scrittura ufficiale dell’identità e della cittadinanza richiama all’attenzione continua, perché i diritti non sono mai definitivamente acquisiti.

Un’opera dal basso, un impegno condiviso
Insieme fermiamo la violenza, ideata dall’artivista viandante Rosalba Castelli e promossa da Artemixia APS ETS, è parte del progetto Rosso Indelebile 2.5 – Sentieri Antiviolenza e prosegue il percorso avviato con le installazioni realizzate a Parco Commerciale Dora e Almese. L’opera rappresenta una mano monumentale composta da sette lastre di acciaio, simbolo della forza collettiva necessaria per contrastare la violenza e spezzare il muro del silenzio e dell’indifferenza. Solo la lastra centrale consente il passaggio di una mano dall’altra parte del muro, rendendo visibile la possibilità dell’attraversamento, dell’incontro e della responsabilità condivisa.La realizzazione dell’installazione è stata sostenuta anche attraverso un crowdfunding pubblico, che ha coinvolto direttamente cittadine e cittadini. I nomi delle persone che hanno contribuito, insieme a quelli delle reti e delle realtà alleate nel contrasto alla violenza di genere, sono incisi alla base dell’opera, rendendo visibile una comunità che sceglie di esporsi e di assumersi un impegno civile. Questo gesto dialoga in modo diretto con la memoria del luogo: sulle pareti dell’ex manicomio sono ancora presenti le targhe dei grandi donatori che, in passato, finanziarono una struttura di reclusione e controllo. A quella memoria verticale del potere, l’opera contrappone oggi una memoria orizzontale, fatta di nomi comuni, partecipazione e alleanze per il cambiamento. L’impianto di illuminazione dell’installazione è stato realizzato da una classe del corso per elettricisti della Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri di Giaveno, rendendo l’opera anche esito concreto di un percorso formativo e di protagonismo giovanile.

La mostra
Contestualmente all’inaugurazione dell’installazione, si è aperta la mostra Rosso Indelebile - Sentieri antiviolenza, parte del progetto Rosso Indelebile 2.6 – Orme d’ombra: Comunità Attive 2026, promossa da Artemixia APS ETS e diretta artisticamente da Rosalba Castelli. La mostra presenta opere realizzate da studentesse e studenti del Liceo Artistico Passoni (classi 4E e 4O), della Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri di Giaveno, e opere inedite realizzate dalle detenute della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno. Le opere delle detenute sono collegate al laboratorio “Ricamare il Ricordo”, condotto dall’artista Giovanna Mavilia insieme a Rosalba Castelli, Sara Francesca Molinari e Margherita Masera, parte integrante dell’esperienza Orme d’ombra: un cammino di sensibilizzazione e memoria che ha attraversato per 100 giorni la Sardegna, durante il quale i nomi e i cognomi delle donne vittime di femminicidio sono stati portati e depositati come gesto artistico e civile nei luoghi più simbolici.Accanto a queste opere, la mostra ospita lavori di Vittoria Gado, Manuela Fà, Greta Locatelli, Maria Luisa Pilia, Giovanna Mavilia, Giovanna Sinatra, Giovanna Ciquera, Teresa Ribuffo, Margherita Garetti, Claudio Bellino, con la presenza delle performer Angela Vuolo, Cristina Schembari e Margaret Lanterman.Durante il periodo di apertura sono attivate visite guidate gratuite per le scuole, condotte dall’artivista viandante Rosalba Castelli.
Prenotazioni: https://www.artemixia.it/prenotazione/

Dichiarazioni
Rosalba Castelli Artivista viandante – Presidente Artemixia APS ETS
Ideazione e direzione artistica del progetto
«Insieme fermiamo la violenza nasce da un percorso che non è solo artistico, ma anche fisico, umano e politico. Arrivo a questa inaugurazione dopo un lungo cammino di ascolto e di memoria: 1200 chilometri percorsi in Sardegna, 48 scuole incontrate, territori, carceri e comunità attraversate, lasciando segni nel corpo e nello sguardo.Tessere memoria è un gesto politico. Non abbiamo solo il diritto di ricordare, ma il dovere di farlo, piuttosto che limitarci a non dimenticare. Un dovere che comporta l’obbligo di non voltare lo sguardo e di fare ciò che è nelle nostre possibilità per cambiare le cose. La violenza avviene accanto a noi e non può essere affrontata con la sola indignazione, che rischia di condurre alla deresponsabilizzazione, né con l’abitudine o l’assuefazione, che possono arrivare a normalizzarla.Rosso Indelebile nasce anche dal bisogno di dare voce e protagonismo alle persone giovani e alle donne in condizioni di marginalità, creando spazi in cui la loro espressione diventa pensiero, gesto e parola capace di interrogare chi guarda.Fare memoria significa lavorare su di sé e sulle strutture che attraversiamo, per destrutturare una cultura fondata su bias e stereotipi. Significa riconoscere e rifiutare i diversi livelli dei gap di genere: quelli economici, quelli legati al linguaggio, alla libertà espressiva e di movimento, all’accesso paritario alle opportunità di vita, di lavoro e di affermazione.L’opera rende visibile questa possibilità di attraversamento. Solo la lastra centrale permette a una mano di passare dall’altra parte del muro d’acciaio. Ma attraversando quel punto di luce è possibile anche toccare un’altra mano. In quel tendere e dare che si incontrano, l’energia si somma, si armonizza, cresce. Il cambiamento non è una possibilità tra le altre: è l’unica strada che possiamo percorrere. E passa dalla responsabilità condivisa, dall’educazione a relazioni sane, dalla vigilanza continua sui diritti, perché ciò che è stato conquistato non venga mai più rimesso in discussione.»

Rosanna Schillaci, Consigliera della Città metropolitana di Torino
Delegata alle Politiche sociali e di parità – Vice Presidente CCVD
«Con l’installazione e la mostra all’Anagrafe di Torino, la Città metropolitana di Torino celebra il traguardo di un percorso sostenuto fin dall’inizio. Abbiamo creduto nel progetto Orme d’ombra come atto profondo di cittadinanza attiva, capace di unire territori e memorie e trasformare la lotta alla violenza di genere in un impegno corale.»

Francesco Tresso Assessore ai Servizi Civici – Città di Torino
«Siamo lieti di aprire nuovamente le porte dell'Anagrafe Centrale al progetto ideato e curato da Rosalba Castelli, che coinvolge giovani artiste e artisti capaci, attraverso la loro creatività, di stimolare la riflessione delle tante cittadine e dei tanti cittadini che ogni giorno attraversano questi spazi, su un tema fondamentale come la prevenzione della violenza di genere. Alla nuova edizione della mostra Rosso Indelebile, si affianca quest'anno anche un'installazione artistica di Rosalba Castelli, collocata temporaneamente nel giardino dell'Anagrafe Centrale, che arricchirà un luogo pubblico così frequentato, rafforzandone il valore simbolico e civile".»

Jacopo Rosatelli Assessore alle Pari Opportunità, Diritti, Politiche Sociali – Città di Torino - Presidente CCVD
«Il contrasto alla violenza di genere è una priorità che richiede continuità, responsabilità e un impegno condiviso tra istituzioni e comunità. Iniziative come 'Insieme Fermiamo la Violenza' contribuiscono a rafforzare una cultura dei diritti, della prevenzione e del rispetto, parlando a pubblici diversi e coinvolgendo attivamente le giovani generazioni e come Città di Torino siamo lieti di accogliere e sostenere percorsi come questo che uniscono educazione, memoria e partecipazione, valorizzando il lavoro delle reti territoriali e mantenendo alta l’attenzione sul tema dei diritti affinchè ogni donna possa sentirsi veramente libera.»

Ilaria Gritti Vice Presidente – Circoscrizione 1, Città di Torino
«Per il terzo anno consecutivo sosteniamo la mostra presso l'Anagrafe centrale, oggi luogo di servizi essenziali ma per molto tempo e fino al 1973 sede del più grande manicomio femminile della Città. Lo facciamo nell'auspicio che l'allestimento incontri un pubblico vasto e diversificato, ma anche per una forma postuma di tributo al dramma delle tantissime donne internate, sovente solo "colpevoli" di condotte non conformi ai canoni sociali dell'epoca.A questa consuetudine quest'anno si aggiunge l'installazione esterna contro la violenza. Ci auguriamo che il suo posizionamento lungo il viale di accesso agli sportelli possa costituire occasione di riflessione sulla tossicità di alcune relazioni, sugli squilibri tuttora esistenti e sulla piaga della violenza sulle donne. Ringrazio l'instancabile lavoro dell'associazione Artemixia, che anche quest'anno ha saputo coinvolgere le ragazze e i ragazzi del locale Liceo Passoni, gli studenti della Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri di Giaveno, le detenute della casa circondariale di Torino. Il sostegno della Circoscrizione non è solo un contributo economico: vogliamo dire con fermezza che, se pur questo intollerabile fenomeno non è ancora eradicato, la violenza sulle donne, e prima ancora la prevaricazione che su di loro viene agita, va sottratta dal terreno paludoso del silenzio, della non urgenza, dell'agibilità sociale. E con questo costante assillo le istituzioni sono in prima fila.»

8×1000 della Chiesa Valdese 
«ll progetto Rosso Indelebile e l’installazione Insieme fermiamo la violenza esprimono con chiarezza una convinzione che orienta l’impegno dell’8×1000 della Chiesa Valdese: la violenza di genere non è un’emergenza da affrontare, ma una cultura da cambiare. Per questo sosteniamo percorsi che agiscono sulle radici culturali della violenza, promuovendo educazione, consapevolezza, responsabilità collettiva e protagonismo delle giovani generazioni. Rendere visibile questo impegno nei luoghi della vita quotidiana significa affermare che la tutela dei diritti, della dignità e della libertà delle donne riguarda l’intera società.»

Crediti e partner
Il progetto è realizzato con il coinvolgimento di Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri – Giaveno ed è sostenuto da Circoscrizione 1 della Città di Torino, Eppela – Sviluppo + Risorse, Fondazione Sviluppo e Crescita CRT, 8×1000 della Chiesa Valdese e Aubay Italia, con il patrocinio della Città di Torino, Regione Piemonte, Città metropolitana di Torino, Circoscrizioni 1, 4 e 7 e Regione Autonoma della Sardegna.Media partner: ACD.Realizzazione installazione presso Sidari Costruzioni MetallicheIl progetto si inserisce in un’alleanza di intenti e di lavoro condiviso con reti e realtà attive nel contrasto alla violenza di genere e nella promozione della parità, tra cui: CCVD – Coordinamento Contro la Violenza sulle Donne, Coordinamento Torino Pride, MAIS ONG, Svolta Donna – Centro Antiviolenza, Associazione Fermata d’Autobus, AGEDO Torino, Arci Centro Donna, Amref Health Africa – Italia, L’Intreccio Viola, Purple Square Piemonte, I Diritti di Emma Onlus, Moica Piemonte, Parco Commerciale Dora, Nova Coop S.C.

Il ritorno a Torino

«Sono rientrata da tre giorni dalla Sardegna. Con l’evento conclusivo di Porto Torres, si è chiuso ufficialmente “Orme d’ombra”, il cammino di sensibilizzazione e memoria contro la violenza di genere che per cento giorni ha attraversato l’Isola. Non credo sia un caso che i primi passi di questo cammino siano iniziati il 6 settembre, anniversario della morte dell’ultima donna ricordata proprio a Porto Torres. Da quel giorno, ogni tappa ha ribadito che la memoria – se resta solo ricordo – non basta: deve diventare trasformazione, responsabilità, azione condivisa». Così l’artivista viandante Rosalba Castelli, presidente dell’associazione Artemixia di Torino, sulla straordinaria esperienza vissuta negli ultimi mesi in Sardegna.

«In cento giorni ho incontrato 48 scuole e quasi 3.000 studentesse e studenti», spiega ancora Rosalba. «Un numero straordinario per una sola persona in cammino, reso possibile solo grazie alla fiducia e alla partecipazione attiva di tante amministrazioni, enti, scuole, associazioni e comunità locali che hanno creduto nel progetto. La Sardegna ha scelto di esserci, trasformando “Orme d’ombra” in un’esperienza collettiva: non un cammino individuale, ma un movimento diffuso. Negli ultimi giorni, il giro dei saluti è stato intenso e sorprendente. Ha restituito con forza la misura dei legami creati, delle relazioni nate e della reciprocità costruita lungo il percorso. In molti mi hanno chiesto di promettere che tornerò. E lo hanno fatto perché sanno che mantengo le promesse. E una promessa affonda le radici lontano, come quella fatta a Macchia Jackie Adelante, il cane che mi ha accompagnata nei cammini precedenti, anche lui ucciso dalla violenza. La sua storia, trasformata e narrata lungo questi cento giorni, è diventata per migliaia di bambine e bambini una storia di amore per la libertà dell’altro, un messaggio semplice e potentissimo di rispetto e cura.

«Durante il cammino sono stati deposti quasi cento nastri ricamati con i nomi delle donne vittime di femminicidio, realizzati inizialmente dalle donne detenute della Casa Circondariale Lorusso Cutugno di Torino e poi da molte donne sarde. Alcuni di questi nastri continueranno il loro viaggio anche dopo il mio rientro, portati da donne ad altre donne. Fare memoria, insieme, significa non lasciare nessuna storia nell’ombra dell’oblio, spesso alimentato da narrazioni che cancellano la vita e non solo la morte. Il cammino si è trasformato anche in una narrazione profonda delle storie delle vittime di violenza in Sardegna e delle storie delle loro famiglie, della loro lotta quotidiana per la verità e la giustizia. Ciò che è andato ben oltre le aspettative è stato proprio questo: entrare con le mani dentro storie gravissime, attraversarle con rispetto, e trasformarle in punti di connessione tra luoghi diversi del territorio. Storie che erano lì, che non sono mai state dimenticate, che chiedevano di essere narrate. Raccontarle è necessario per poter dire che la Sardegna non dimentica, e soprattutto per affermare che le famiglie non devono essere lasciate sole nella loro battaglia per la giustizia delle proprie figlie e dei propri figli».

«Le storie che mi hanno accompagnata in questo cammino sono quelle di Cinzia Pinna, Manuela Murgia, Gisella Orrù, Dina Dore, Maria Pina Sedda, Stefania Crobu, le sorelline Carlotta e Daniela di Tortolì, Mirko Farci, Susanna Massidda, Monica Moretti,  Michela Fiori, Speranza Ponti, Daniela Cadeddu, Orsola Serra, Alina Cossu, Grazia Raccis, Zdenka Krejcikova, Sofia Castelli, Ambra Dentamaro, Isabelle Vanbelle. Unendo le nostre voci in coro e in cuore – choeur et cœur – abbiamo contrapposto la partecipazione all’indifferenza che rende possibile la violenza. È in questo intreccio profondo tra voci e cuori che “Orme d’ombra” ha trovato la sua forza: una comunità che sceglie di sentire, di prendere parte, di camminare insieme. È da qui che nascono la consapevolezza e le azioni capaci di prevenire la violenza. La viandante artivista ha chiuso il cammino, ma i passi non sono terminati. Il primo ritorno sarà dalle sorelle detenute, per raccontare loro ciò che è accaduto e restituire il senso profondo di ciò che hanno contribuito a generare. La narrazione di Orme d’ombra proseguirà anche sui canali social del progetto. L’incredibile numero di tappe, incontri ed eventi realizzati ha reso necessaria una dilazione del racconto: sono ancora molte le giornate e le storie da condividere. Nei prossimi mesi, i social continueranno a restituire il cammino passo dopo passo, dando voce alle comunità incontrate e ai gesti di memoria compiuti lungo l’Isola».

«Un ringraziamento particolare va ai fondi dell’8x1000 della Chiesa Valdese, che hanno contribuito in modo significativo a sostenere una parte dell’iniziativa. Lo sguardo è ora rivolto al 2026, con il desiderio di tornare nei territori attraversati per una restituzione complessiva di questo lavoro e per la realizzazione di vere e proprie palestre formative per insegnanti, strumenti concreti per la prevenzione della violenza e il cambiamento culturale. “Orme d’ombra” non finisce qui. La nostra voce non può smettere di unirsi a quella delle donne la cui voce è stata silenziata. Il lavoro continua».

 

Sardegna - Seconda parte

Prosegue nel cuore della Sardegna il cammino “Orme d’ombra”, progetto di sensibilizzazione e memoria contro la violenza di genere guidato dall’artivista viandante Rosalba Castelli, presidente dell’Associazione Artemixia Aps Ets. Dai primi del mese di settembre, Castelli sta attraversando l’Isola deponendo i nastri rossi ricamati nel laboratorio “Ricamare il ricordo” della Casa circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino e da numerose donne sarde, dedicati alle vittime di femminicidio. Ecco il racconto in sintesi degli ultimi 10 giorni, dopo il 25 novembre.

La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è iniziata di buon mattina a Iglesias: don Giorgio Fois ha celebrato la Messa al monastero delle Clarisse. Subito dopo Rosalba si è recata a Domusnovas: dapprima un incontro con le scuole, poi un evento pubblico in piazza Grazia Raccis per ricordare questa donna uccisa nel lontano 1895. Nel tardo pomeriggio, Cagliari ha accolto il cammino come una città che sa ascoltare. Nel Consiglio comunale, insieme all’assessora alla Pubblica istruzione, Politiche giovanili e Pari opportunità, Giulia Andreozzi, e a Susi Ronchi di Giulia Giornaliste, il racconto di “Orme d’ombra” è diventato un dialogo civile, un attraversamento di pensieri che hanno trovato spazio fra le mura del Palazzo Civico. Il giorno dopo, nei corridoi dell’I.C. “Ugo Foscolo”, il cammino ha incrociato le voci giovani delle classi terze: domande, occhi attenti, un silenzio che imparava a diventare rispetto. A Pula, nella Biblioteca di via Nora, è stato rimesso al suo posto il nastro dedicato a Flavia Mello Agonigi, trafugato da ignoti nei mesi scorsi. Un nastro che mancava, come mancano le parole quando si tenta di dire una ferita. Ricomporlo è stato ridare un volto alla memoria.

Ad Alghero, nel largo Guillot, il 27 novembre la comunità si è fermata insieme al sindaco Raimondo Cacciotto, all’assessora Maria Grazia Salaris, alla Rete delle Donne, alla Fidapa e al comitato di quartiere: tutti raccolti per Michela Fiori. La mattina, nelle classi dell’Ipsar e dell’ITI, ragazze e ragazzi hanno incontrato il cammino come si incontra un testimone che ti consegna qualcosa e ti guarda negli occhi.

A Palau, in piazza Popoli d’Europa, il 28 novembre la comunità si è stretta nel nome di Cinzia Pinna. Un paese intero ha respirato insieme.

Il 1° dicembre, il cammino ha lasciato la terraferma. All’Asinara, tra la chiesetta austro-ungarica e la Torre di Trabuccato, il vento ha portato con sé i nomi deposti di Antonella Lopez e Brunetta Salvetrini. Sull’isola, il silenzio non è vuoto: è un luogo in cui le memorie si fermano un istante prima di ripartire. La sera, alla Torre Aragonese di Porto Torres, un altro nastro è stato affidato alla comunità: un gesto antico e nuovo, un affidamento reciproco.

Nei giorni scorsi il cammino ha attraversato i territori di Sorgono, Tonara e Aritzo, dove Rosalba ha incontrato tre scuole superiori e coinvolto centinaia di studenti e studentesse.

A Sorgono, con le ragazze e i ragazzi del liceo scientifico “F.lli Costa Azara”, Castelli ha deposto il nastro dedicato a Maria Arcangela Torturo sotto la targa di Antonio Gramsci, davanti al Comune. Gli studenti hanno poi attraversato le strade del paese marciando e cantando il grido di Maria Arcangela, trasformando il gesto in un momento corale di memoria e testimonianza.

All’Istituto tecnico industriale “A. Gramsci” di Tonara, invece, il nome di Maria Batista Ferreira è stato deposto accanto al murale di Marie Curie all’interno della scuola, creando un dialogo simbolico tra storia, scienza e memoria.

Infine, al Comune di Aritzo – per l’occasione invaso dall’energia delle studentesse e degli studenti dell’Ite “Antonio Maxia” – il nome di Irene Margherito è stato legato al gonfalone comunale. I ragazzi sono entrati cantando il nome di Irene, rendendo l’intero municipio parte di un rito collettivo di riconoscimento e responsabilità.

Nell’Oristanese, nella settimana appena conclusa, circa 200 studenti e decine di insegnanti hanno accolto Rosalba Castelli per tre giorni. Il 4 dicembre è stato l’Itis Othoca di Oristano a ospitare “Orme d’ombra”: nel giardino della scuola è stato deposto il nastro dedicato a Denise Marzi Wildauer. Poi è stata la volta del liceo scientifico “Mariano IV d’Arborea”: nella bacheca dedicata al 25 novembre è stato deposto il nastro con il nome di Ester Palmieri, all’interno del percorso educativo dell’istituto.

Il 5 dicembre ad Arborea, i bambini delle classi quarte e quinte dell’Istituto Comprensivo Marrubiu hanno trasformato l’incontro in un abbraccio collettivo. Dopo aver ascoltato il racconto del viaggio, hanno accompagnato Rosalba nella piazza Maria Ausiliatrice, di fronte alla loro scuola, dove è stato deposto il nastro dedicato a Wendi sotto lo sguardo orgoglioso della sindaca Manuela Pintus.

In tarda mattinata, di fronte alla Torre di piazza Roma a Oristano, si è svolto un incontro con la cittadinanza. In piazza Eleonora d’Arborea Rosalba Castelli ha parlato ai cittadini e ai rappresentanti delle istituzioni, prima di deporre il nastro in memoria di Rosa D'Ascenzo. Di pomeriggio, a Casa Sea Scout in via del Porto, un interessante incontro con le ragazze e i ragazzi di questa cooperativa sociale che da anni è impegnata in attività educative, di formazione, inserimento sociale e sport a favore di persone con disabilità: sono stati affrontati i temi della violenza di genere e del significato simbolico del cammino.

Il 6 dicembre tappa a Terralba. Alla Torre di Marceddì è stato deposto il nastro dedicato ad Annarita Morelli, in un luogo carico di significato per l’intero territorio. Dopo, al Teatro Comunale, si è svolto un incontro con le scuole primarie dell’Istituto comprensivo di Terralba, per un momento di dialogo e costruzione di consapevolezza con le bambine e i bambini.

Il programma da oggi al termine

Intanto, in vista dell’appuntamento di Arbus in programma oggi, l’assessora comunale alle Politiche sanitarie, Sara Vacca, ha inviato a Rosalba Castelli un messaggio: «Quello che hai fatto è incredibile, sei stata ambasciatrice di pace e di speranza, portavoce di cambiamento. Grazie, Rosalba, ti ringrazio come donna per avermi protetto, per avermi difesa, per avermi valorizzata in tutti i tuoi passi. Nei nastri che hai portato con te c’è il nome di tutte le donne che non ci sono più. Nei tuoi passi ci siamo tutte noi ancora vive, che non sempre ci accorgiamo di cosa sta per succedere».

Proprio nel territorio di Arbus, esattamente a Torre dei Corsari, questa mattina Rosalba si è recata per un momento di restituzione: il cerchio ideale che si chiude là dove il percorso del progetto è iniziato, pur sapendo che la strada ancora chiama.

Martedì 9 dicembre alle 12, all’Istituto comprensivo di Santadi, è in programma un nuovo incontro con bambini e bambine: parole che passano dalla bocca degli adulti allo sguardo dei giovani.

L’11 dicembre appuntamento a Cabras, con una mattinata da trascorrere nelle scuole primarie. Alle 12:30, alla Torre di San Giovanni, l’eco dei nomi troverà ancora una volta il mare come custode.

Il 12 dicembre Rosalba sarà di nuovo a Porto Torres, per una deposizione dedicata ad Ana Cristina Correia Duarte: un nome che attende il suo gesto, il suo luogo, il suo respiro condiviso. Nella stessa giornata, all’Istituto comprensivo di Sorso, un incontro dedicato a Zdenka Krejcikova: la memoria che entra nelle scuole, perché è lì che comincia il cambiamento. «Il cammino continua, fino all’ultimo passo. E ogni passo continua a dire la stessa cosa: che nessun nome deve restare solo. E che nessuna storia deve essere dimenticata», commenta Rosalba.

L'arrivo in Sardegna - Prima parte

È iniziato lo scorso 6 settembre "Orme d'ombra", il progetto ideato dall'artivista torinese Rosalba Castelli e sostenuto, tra gli altri, dalla Città metropolitana di Torino, che si propone di trasformare i sentieri della Sardegna in un potente strumento di sensibilizzazione contro la violenza di genere.

L'iniziativa, che si snoderà fino a fine novembre, vede Rosalba percorrere il Cammino Minerario di Santa Barbara e il Cammino 100 Torri, lasciando lungo il percorso 170 nastri ricamati con i nomi delle donne vittime di femminicidio.

Il progetto, che si inserisce nel percorso già avviato sul territorio piemontese con "Rosso Indelebile", ha già compiuto le sue prime tappe, segnando momenti di grande partecipazione e commozione.

L'avvio ufficiale è avvenuto domenica 6 settembre con un evento nell'Anfiteatro di Arbus. Alla presentazione hanno partecipato esponenti delle istituzioni locali come l'assessora alle Politiche Sociali Toniella Raccis e l'assessore al Turismo William Collu, insieme a numerosi rappresentanti di associazioni e enti, tra cui la fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara e l'associazione Cammino 100 Torri. Il 7 settembre, da Montevecchio, ha preso il via il cammino vero e proprio, partendo dalla piazzetta delle Cernitrici. Il percorso è proseguito lungo il Cammino Minerario di Santa Barbara per poi collegarsi al Cammino delle 100 Torri. Il 10 settembre si è svolta a Buggerru una camminata comunitaria lungo il Sentiero delle Cernitrici, culminata con la deposizione di quattro nastri dedicati alle vittime della tragedia mineraria del 1913.

Il progetto, che si avvale della collaborazione di alcune donne detenute presso la Casa Circondariale Lorusso e Cotugno di Torino per la realizzazione dei nastri, sta già creando un forte legame tra comunità, storie diverse e territori. Le prime testimonianze raccontano una grande partecipazione, con un nutrito gruppo di persone che sta condividendo l'esperienza del cammino, a riprova della solidarietà e dell'impegno collettivo che "Orme d'ombra" sta generando.

Molte le realtà già incontrate e coinvolte: Iride Peis, le associazioni X Conoscere X Fare, Arci Guspini, Associazione Minatori, Avuls volontariato, Commissione Pari Opportunità Guspini e molti amministratori e amministratrici dei Comuni sardi attraversati dal cammino.

Sabato 13 settembre il cammino è arrivato a Iglesias. Qui si è svolto un trekking urbano culminato nella Chiesa del Buon Cammino, dove un nastro è stato consegnato alle monache clarisse in memoria di Santa Barbara. Un altro nastro è stato deposto in ricordo di Grazia Raccis.

Il 16 settembre, il progetto è arrivato a Carloforte, dove è stato accolto con grande entusiasmo. La vicesindaca Elisabetta Di Bernardo ha definito "un grande orgoglio" ospitare l'iniziativa. La mattinata ha visto la partecipazione di circa 100 studenti e studentesse di cinque classi del liceo locale. Insieme, hanno camminato per le strade della città intonando cori in memoria di Vincenza Angrisano.

Il 17 settembre, il cammino ha fatto tappa a Portoscuso, dove Rosalba Castelli è stata accolta da un gruppo nutrito di studenti e studentesse della scuola secondaria di primo grado, accompagnati dalle autorità comunali e da varie associazioni locali. I giovani hanno accolto l'attivista con striscioni che riportavano messaggi come "L'amore non lascia lividi" e "Un uomo violento non si cambia, si denuncia". La comunità ha appeso il nastro intitolato a Vanessa Ballan, una giovane donna di 27 anni uccisa, che era incinta del suo secondo figlio. Gli studenti hanno deciso di dare un nome al bambino non ancora nato, Joele, anch'egli considerato una vittima innocente della violenza.

Nei giorni 18 e 19 settembre, il progetto è stato a Carbonia, dove la comunità e le scuole si sono unite contro la violenza di genere.

Il 18 settembre, nel Parco Archeologico di Monte Sirai, Rosalba Castelli, insieme a un'altra viandante di nome Juliette, ha deposto il nastro dedicato a Giulia Tramontano e di suo figlio Tiago sotto la statua del dio Bes, protettore delle donne incinte e dei bambini. Successivamente, la comunità si è riunita al Borgo di Caput Acquas per depositare un nastro in memoria di Oretta Scalisi, un'insegnante uccisa nel 1957 mentre andava a scuola. Questo gesto è stato reso possibile anche grazie all'Associazione Senso Comune, che ha ripulito il sentiero a lei dedicato. Il 19 settembre, l'iniziativa ha coinvolto le scuole. Una delegazione di studenti della Scuola Media Sebastiano Satta ha portato il nastro di Gisella Orrù, uccisa a soli 16 anni nel 1989, fino a una panchina a lei dedicata in Piazza Rinascita. Gli studenti hanno intonato il canto: "siamo il grido altissimo e a gran voce di Gisella e di tutte quelle che non han più voce". Anche l'Istituto G.M. Angioy ha partecipato, accogliendo Rosalba nell'auditorium della scuola per una testimonianza.

Per seguire il viaggio www.ormedombra.it Instagram e Facebook @ormedombra | @associazione_artemixia.

Al via il cammino organizzato da Artemixia per dire basta alla violenza di genere

Prende il via "Orme d'ombra", il progetto ideato dall'artivista torinese Rosalba Castelli che trasformerà i sentieri della Sardegna in un potente strumento di sensibilizzazione contro la violenza di genere. L'iniziativa, sostenuta da una vasta rete di enti e associazioni, tra cui la Città metropolitana di Torino, vedrà Rosalba percorrere il Cammino Minerario di Santa Barbara e il Cammino 100 Torri, lasciando lungo il percorso 170 nastri ricamati con i nomi delle donne vittime di femminicidio.

Il progetto, che si snoderà dal 6 settembre fino a fine novembre, non si limiterà al trekking, ma includerà incontri con le comunità locali, performance e momenti di riflessione, con l'obiettivo di mantenere viva la memoria delle vittime e promuovere un cambiamento culturale. I nastri, simbolo di unione e ricordo, sono stati realizzati anche dalle donne detenute presso la Casa Circondariale Lorusso e Cotugno di Torino, creando un ponte tra storie diverse accomunate dalla sofferenza e dal desiderio di riscatto.

Orme d'ombra, che si inserisce nel percorso già avviato e portato avanti da Rosso Indelebile sul territorio piemontese, è sostenuto da diverse realtà sociali, culturali e istituzionali: sono già 14 gli enti patrocinanti tra Sardegna e Piemonte e numerose le associazioni e le scuole che hanno aderito, con nuove collaborazioni in arrivo.

"Orme d'ombra nasce dall'incontro profondo tra due parti di me: l'artivista e la viandante" - dichiara Rosalba Castelli, ideatrice del progetto e direttrice artistica di Rosso Indelebile - "Camminare è per me un modo per ritrovare il centro, per mettermi in ascolto dei territori e delle persone che li abitano. L'emozione più profonda sarà camminare con le donne che non sono più in cammino, sentire la loro presenza nei passi, e cercare i luoghi dove lasciarle volare, restituendo loro uno spazio nella memoria collettiva e nel nostro presente."

"La Città metropolitana di Torino – spiega Rossana Schillaci, consigliera metropolitana delegata alle Politiche sociali e di parità - è orgogliosa di sostenere Orme d'ombra, un progetto che, attraverso l'arte e il cammino, affronta con forza e sensibilità il drammatico tema della violenza di genere. Questa iniziativa non solo ricorda le vittime, ma agisce attivamente per sensibilizzare le comunità e promuovere una cultura del rispetto e della parità. La collaborazione tra enti e associazioni del Piemonte e della Sardegna dimostra l'importanza di unire le forze per contrastare questa piaga sociale e garantire un futuro più sicuro per tutte le donne. Siamo convinti che questo cammino di memoria e impegno contribuirà a generare una maggiore consapevolezza e a stimolare azioni concrete per un cambiamento duraturo."

Il percorso di "Orme d'ombra" terminerà a novembre a Torino, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, e porterà alla creazione di un'installazione a Torino, nella sede centrale dell'anagrafe e una in Sardegna che sarà pronta nei primi mesi del 2026.


 

Patrocini

Regione Autonoma della Sardegna, Regione Piemonte, Consiglio Regionale della Sardegna, Città Metropolitana di Cagliari, Città Metropolitana di Torino, Città di Torino, Circoscrizioni 1, 4, 7 della Città di Torino, Casa circondariale "Lorusso Cotugno" (Torino), Città di Pinerolo (TO), Città di Giaveno (TO), Comune di Bosconero (TO), Comune di Arbus (SU).


 

Partner e collaborazioni

Associazione Cammino 100 Torri (Cagliari - CA), Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara (Iglesias - SU), Diversamente ODV (Cagliari - CA), Alma escusioni (Arbus - SU), Angeli nel cuore (Arbus – SU), Gal Linas Campidano (Guspini – SU), IperCoop Parco Commerciale Dora – (Torino), Nova Coop s.c. (Vercelli), Mais Ong (Torino), Centro Antiviolenza Svolta Donna Odv (Pinerolo), Casa circondariale "Lorusso Cotugno" (Torino), Coordinamento Torino Pride (Torino), Agedo Torino (Torino), Associazione dei Sardi in Torino "Antonio Gramsci" (Torino), Fermata d'Autobus (Oglianico – To), Associazione L'intreccio Viola (Torino), Collettivo Purple Square Piemonte e Sardegna,  I Diritti di Emma a r.l. ETS (Torino), Arci Val di Susa e Pinerolo (Torino), Moica Piemonte (Torino), Sardinia Friendly - Baa Ba' Aps (Cagliari).


 

Il programma delle prime tappe
  • 6 settembre ore 19 avvio del percorso con un evento di presentazione pubblica presso l'Anfiteatro di Arbus, insieme all'assessora alle Politiche Sociali Toniella Raccis, all'assessore al Turismo William Collu e rappresentanti di Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara, Alma Escursioni, Angeli nel Cuore, GAL Linas Campidano, Associazione Cammino 100 Torri.
  • 7 settembre ore 8,30 partenza ufficiale da Montevecchio, piazzetta delle Cernitrici.
    Il cammino prosegue lungo il Cammino Minerario di Santa Barbara – dedicato alla santa protettrice dei minatori, martire e vittima di violenza – per poi innestarsi nel Cammino delle 100 Torri, che abbraccia l'intero perimetro della Sardegna, in direzione sud verso il Comune di Piscinas. Il percorso tocca 100 Comuni e 105 torri.
  • 10 settembre ore 19 a Buggerru camminata comunitaria lungo un altro Sentiero delle Cernitrici, con partenza da via Nanni Frau e conclusione al monumento in piazza, dove verranno deposti quattro nastri dedicati alle vittime della tragedia del 18 marzo 1913.
  • 11 settembre a Cala Domestica tappa alla prima torre per la deposizione del nastro con il nome di Meena Kumari, uccisa dal marito a Salsomaggiore Terme il 28 novembre 2023: prima donna uccisa dopo la morte di Giulia Cecchettin.
  • 13 settembre a Iglesias trekking urbano aperto alla cittadinanza che attraversa le vie della Città fino alla Chiesa del Buon Cammino, per consegnare il nastro dedicato a Santa Barbara alle monache clarisse il nastro di Santa Barbara, e quello in ricordo di Grazia Raccis all'Associazione Circhiola (Domusnovas).
  • Con l'inizio dell'anno scolastico, il cammino entra anche nelle aule: incontri dedicati a studentesse, studenti e docenti per approfondire i temi della parità e della prevenzione della violenza di genere.

Per seguire il viaggio www.ormedombra.it
Instagram e Facebook @ormedombra | @associazione_artemixia

Data di pubblicazione
25 Set 2025
10:51