La Madre di pietra: un corto per il Mater Art Film Fest di Flashback
Si intitola “La madre di pietra” il documentario che la Città metropolitana di Torino ha prodotto in occasione della 1ª edizione del Mater Art Film Fest, festival internazionale delle opere audiovisive ideato dall’associazione Flashback Habitat e dedicato al tema della maternità.
Protagoniste della “Madre di pietra”, che sarà proiettato fuori concorso nella serata di inaugurazione, giovedì 20 novembre alle 19 nella sede di Flashback in corso Giovanni Lanza 75 a Torino, sono una tata e due native dell’Istituto provinciale per l’infanzia e la maternità: si tratta di una bambinaia e di due ex ospiti che convissero per qualche tempo nel brefotrofio della Provincia di Torino – collocato proprio nel complesso edilizio di corso Lanza che oggi accoglie le attività di Flashback Habitat – che accudiva i bambini un tempo definiti “illegittimi”, vale a dire i bambini nati al di fuori del matrimonio, figli di genitori ignoti e di ragazze madri.
La sinossi della Madre di pietra
Tre donne che si raccontano, richiamandosi all’archetipo materno, intorno alla statua in pietra di una madre che allatta il suo bambino.
La statua è quella che per quasi un secolo ha vigilato in amorevole silenzio su mamme, bambini, tate e suore dal suo punto di osservazione nel parco dell’Istituto provinciale per l’infanzia e la maternità di Torino, e che una decina di anni fa, perché non andasse dispersa quella storia, è stata trasportata nel giardino storico di Palazzo Cisterna, sede aulica della Città metropolitana, l’ente che nel 2015 ha preso il posto della Provincia.
Le tre donne sono due “native” dell’istituto, Arianna e Giusi, e una tata, Antonietta. Raccontano le loro storie di madri e di figlie. Come quella di Arianna, che si è scoperta figlia due volte, della sua mamma biologica e della sua mamma adottiva, e che a un certo punto della vita ha provato la gioia di vedere le sue due madri fianco a fianco, camminare a braccetto e raccontarsi vicendevolmente di quella figlia in qualche modo condivisa. E come la storia di tata Antonietta e di Giusi, che cinquant’anni fa convissero nell’istituto instaurando un legame speciale, e che poco tempo fa si sono rincontrate, riallacciando all’istante la loro profonda relazione, come se non si fosse mai interrotta. Oggi, dopo più di cento anni, la madre di pietra è sempre lì, col suo bambino al seno, ad ascoltare le vicissitudini di altre madri, di altre figlie.