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I dati dell’Osservatorio sulle persone straniere

I numeri raccontano un territorio che cambia, e lo fanno con chiarezza: nella Città metropolitana di Torino la presenza straniera non è più un dato congiunturale, ma una realtà strutturale destinata a incidere sul futuro demografico e sociale dell’area.
Lo conferma il XXVII Rapporto dell’Osservatorio interistituzionale sulle persone straniere, presentato il 16 dicembre alla Cavallerizza Reale, che restituisce il quadro di una popolazione sempre più radicata nella Città metropolitana di Torino.
Il Rapporto restituisce una fotografia aggiornata di un’area metropolitana che si conferma tra le più interessate dai fenomeni migratori a livello nazionale: al 1° gennaio 2025 la popolazione con cittadinanza straniera residente nei 312 Comuni metropolitani ha raggiunto quota 229.334 persone, pari al 10,4% della popolazione complessiva, con un incremento dell’8,7% rispetto al 2020. Un dato che, nonostante il rallentamento seguito alla pandemia, continua a crescere e a produrre effetti di lungo periodo.
Nel corso dell’incontro – promosso nell’ambito del Fondo Asilo Migrazione e Integrazione (FAMI) e realizzato grazie alla collaborazione tra Città metropolitana di Torino, Prefettura, Università di Torino, Regione Piemonte e Comune di Torino – è emerso con chiarezza come la popolazione straniera non rappresenti più soltanto un flusso in ingresso, ma una presenza sempre più stabile e radicata. A confermarlo sono indicatori come l’aumento dell’età media, la crescita degli over 65 e il progressivo calo dei tassi di natalità, segnali di un processo di stabilizzazione ormai avviato.
Un contributo centrale è arrivato dal capitolo curato dall’Ufficio Statistica della Città metropolitana di Torino, che ha evidenziato come la presenza straniera contribuisca a mitigare l’invecchiamento della popolazione complessiva, soprattutto nelle aree montane e rurali, dove la tenuta dei servizi pubblici è sempre più legata agli equilibri demografici. L’indice di vecchiaia della popolazione straniera resta infatti nettamente inferiore a quello generale, così come l’indice di dipendenza strutturale, che segnala una maggiore sostenibilità della popolazione in età attiva.
L’analisi territoriale conferma una maggiore concentrazione nella prima cintura torinese, ma mette in luce anche dinamiche differenziate nelle diverse Zone omogenee: aumentano ovunque gli stranieri con più di 65 anni, mentre in alcune aree si registra una flessione dei giovanissimi. Elementi che pongono nuove sfide in termini di programmazione dei servizi, dall’istruzione al welfare, fino alle politiche per il lavoro e l’abitare.
Nel dibattito è stato ribadito il valore strategico dell’Osservatorio per la Città metropolitana di Torino come strumento di conoscenza e di supporto alle politiche pubbliche. Un impegno che si inserisce nella visione dell’ente metropolitano, come ha sottolineato Sonia Cambursano, consigliera metropolitana delegata alle attività produttive, allo sviluppo economico e alla pianificazione strategica: “I dati dell’Osservatorio ci dicono che la stabilizzazione della popolazione straniera è ormai un elemento strutturale del nostro territorio. Governare questi cambiamenti significa investire su politiche di lungo periodo, capaci di coniugare sviluppo economico, coesione sociale e sostenibilità demografica, valorizzando il contributo di tutte le comunità che vivono e lavorano nella Città metropolitana”.
Il focus dedicato alle comunità marocchina e peruviana, tra le più consolidate sul territorio, ha infine restituito l’immagine di collettività attraversate da trasformazioni profonde e da percorsi di integrazione di lungo periodo. Un’ulteriore conferma che, per l’area metropolitana torinese, la migrazione non è più una questione emergenziale, ma una dimensione strutturale con cui confrontarsi in modo consapevole e continuativo.

Data di pubblicazione
16 Dic 2025
12:15