La chiesetta di San Ferreolo a Grosso: un gioiello romanico riscoperto
Un esempio virtuoso di come le risorse pubbliche possano restituire luce al patrimonio locale si trova nel progetto promosso dal Comune di Grosso per la chiesetta di San Ferreolo, realizzato grazie al contributo della Città metropolitana di Torino nell’ambito del bando di valorizzazione territoriale dedicato ai Comuni con meno di 10.000 abitanti. Questo sostegno istituzionale ha permesso di accendere i riflettori su un prezioso tesoro — ancora poco conosciuto — del Romanico piemontese, offrendo un’importante occasione per riscoprirne la storia e l'inestimabile valore culturale.
“Sostenere il Comune di Grosso nella valorizzazione della chiesetta di San Ferreolo – spiega Sonia Cambursano, consigliera metropolitana delegata al Turismo - significa investire in un turismo di qualità, fatto di lentezza e scoperta. Il Canavese custodisce tesori romanici di inestimabile valore: sostenere i piccoli Comuni nella loro promozione è la chiave per far crescere un'offerta turistica sempre più ricca, capace di collegare arte, storia e itinerari".
La cappella, costruita probabilmente alla fine dell’XI secolo – inizi del XII, si trova in aperta campagna e appartiene alla comunità di Grosso. Presenta un’unica navata con la tipica facciata a capanna e un’abside rivolta a oriente ed è realizzata in muratura di ciottoli tratti dal vicino torrente Banna, delle stesse dimensioni e disposti con regolarità a spina di pesce insieme a piccoli mattoni. Lungo tutto il perimetro, in alto, i muri sono decorati con archetti pensili a tutto sesto, come è tipico dello stile romanico. I confronti con altre chiese dei dintorni farebbero ipotizzare un’origine benedettina della chiesetta, che risulta dedicata a San Ferreolo, antico santo “francese” di Besançon, almeno dal 1386, data in cui la chiesetta di Grosso figura tra gli edifici tenuti a pagare il contributo "cattedratico" alla cattedrale torinese.
S. Ferreolo, infatti, è un santo del III secolo, evangelizzatore della Franca Contea (l'attuale Borgogna), martirizzato nel 212 sotto Caracalla, ma poco conosciuto in epoca moderna e contemporanea, tanto che in Piemonte l’unica chiesa a lui dedicata è proprio la cappella di Grosso. Un unicum e un santo “raro”, del quale sappiamo la data della festività, il 16 giugno, insieme al compagno di martirio San Ferruccio: il culto di entrambi i Santi martiri sembra legato alla protezione dei pellegrini e alle antiche strade, in particolare a quella che porta da Lione a Besançon, per cui forse la rara dedica della chiesetta di Grosso segue il tracciato della strada di origine romana che collegava Ivrea, sbocco della Valle di Aosta, e Avigliana, alle porte invece della Valle Susa e delle altre valli al di là delle Alpi, rappresentando, quindi, nel Canavese un itinerario alternativo alla vicina via Francigena.
All'interno della chiesetta sono presenti due interessanti cicli di affreschi di epoche diverse: nell'abside si trova una rilevante testimonianza dell'arte romanica nel Basso Canavese ed è rappresentato un Cristo Pantocrator in trono in gesto di benedizione, posto all’interno di una mandorla e circondato da una particolare cornice di decorazioni a greca e figure simboliche (pesci, colomba ecc.). Ai suoi lati, i simboli dei quattro Evangelisti, mentre ai bordi della calotta dell’abside vi sono a sinistra la Vergine e a destra San Giovanni, rappresentati in piedi e molto allungati, in stile bizantino. Nella fascia sottostante sono rappresentati frontalmente i 12 Apostoli.
Sulla parete di sinistra, invece, è presente una serie di affreschi del XIV- XV secolo dedicata alla raffigurazione allegorica delle Virtù, rappresentate da dame incoronate e statuarie con lunghe vesti e cilicio, e della Cavalcata dei Vizi, raffigurati ognuno da una donna che cavalca una bestia lungo un selciato. Inoltre, si nota un dipinto parzialmente sovrapposto agli affreschi con una Vergine allattante in trono e San Bernardino da Siena in pulpito, che porta la data del 1472: questo riquadro sembrerebbe rappresentare un omaggio alla Duchessa Jolanda, moglie del Duca Amedeo IX, figlia minore di Carlo VII re di Francia e di Maria d'Angiò. San Bernardino, canonizzato nel 1450, fu molto famoso e incisivo nelle sue predicazioni anche in Piemonte, dove è presente nel 1418 e gli furono dedicate immagini ed intitolate chiese e confraternite. La serie dei Vizi e delle Virtù, è stata oggetto di una conferenza specifica proprio durante l’evento del 20 settembre scorso.
Rispetto agli affreschi più antichi, quelli dell’abside, sono stati sottolineati i legami con l'arte romanica francese di matrice cluniacense in Borgogna, ma anche alcune analogie più vicine con San Michele in Insula a Trino, San Michele in Clivolo a Borgo d'Ale e San Tommaso a Briga Novarese.
Insomma, in un piccolo monumento campestre troviamo già moltissimi spunti storici e artistici, che ispirano anche un parallelo suggestivo tra la Cappella di Sant’Eldrado a Novalesa, nel 1300° anniversario dalla fondazione dell’Abbazia, e la chiesetta di San Ferreolo a Grosso. Questi due monumenti sembrano legati da alcuni elementi comuni: le dimensioni ridotte delle cappelle in esame, la possibile origine benedettina di entrambi, la presenza di affreschi romanici con la rappresentazione nell’abside del Cristo Pantocrator, la dedica a due santi “francesi” unici, che nella contemporaneità, fuori dai luoghi di origine che ne hanno mantenuto il ricordo e il culto, hanno ricevuto pochissime attestazioni di culto.