Dal 3 al 5 ottobre a Baldissero Torinese si celebra il vino Cari
Da venerdì 3 a domenica 5 ottobre la 72ª Sagra del Cari di Baldissero Torinese celebra un’eccellenza vitivinicola locale, il vino che è noto anche come Pelaverga ed è uno dei simboli delle colline torinesi, raro, pregiato, frutto di una lunga storia e di una produzione limitata. La sagra offre ai visitatori l’opportunità di immergersi nelle tradizioni locali, tra il mercato diffuso, eventi culturali e momenti di convivialità; il tutto circondato dalla bellezza delle colline e del patrimonio enogastronomico piemontese. Il programma completo dell’evento, patrocinato dalla Città metropolitana di Torino, è pubblicato nel sito Internet dell’Associazione Volontari Baldissero alla pagina www.avbaldissero.it/sagra-dell-uva-cari
Il Cari è prodotto sulle colline torinesi con le uve del Pelaverga a bacca grande, un vitigno introdotto dai monaci nell’VIII secolo e citato per la prima volta nel XVII secolo da Giovanni Battista Croce, gioielliere al servizio del duca Emanuele Filiberto di Savoia, che lo descrive come delicato, prodotto da uve di grandi dimensioni e dal sapore dolce. Il Cari di Baldissero Torinese è diverso dalle altre varietà di Pelaverga, come quello di Verduno o quello del Saluzzese, che hanno acini più piccoli e note speziate.
Il Cari è leggero, dolce e frizzante. È noto per i suoi presunti effetti afrodisiaci ed è quindi associato alle coppie di sposi. La scienza moderna ha smentito questa credenza, ma l’uva e il vino Cari mantengono una connessione con le celebrazioni e le occasioni gioiose e hanno svolto un ruolo significativo nella vinificazione della collina torinese, venendo utilizzati sia come uva da tavola che come componente nella produzione del Freisa. Nel 1999 il vino ha ottenuto la Denominazione di Origine Controllata, che ha consolidato la sua identità. La produzione è attualmente limitata a 4-5000 bottiglie l’anno, realizzate dall’azienda vitivinicola Balbiano e dalla Cantina Terre dei Santi. L’uva è delicata, con acini grandi ma una buccia sottile, che la espone facilmente a malattie e muffe, rendendo difficili la coltivazione e la reperibilità delle barbatelle per nuovi impianti. Grazie al basso contenuto alcolico, 5-6% in media, il Cari si inserisce tra i vini aromatici piemontesi come il Moscato d’Asti, ma si distingue per un livello di zuccheri inferiore e un profilo aromatico più delicato. È molto apprezzato con dessert e pasticceria secca, ma si abbina anche a piatti salati, come i formaggi non troppo stagionati.