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Connettere l'ambiente: 5^ stagione

Si chiude la quinta stagione di Connettere L’ambiente, la web serie realizzata dai ragazzi e dalle ragazze del Servizio Civile Universale, con una tappa significativa. Nell’ultima puntata della stagione, le telecamere ci portano al MAcA – Museo A come Ambiente, situato al Parco Dora di Torino, il primo science center in Europa interamente dedicato alla sostenibilità. Si tratta di uno spazio vivo e interattivo dove l'ambiente si tocca con mano esplorando quattro grandi aree tematiche: acqua, scarti, energia e alimentazione.

Nel corso dell'episodio viene mostrato come la scienza possa essere accessibile a tutti attraverso un semplice esperimento sull'energia elettrica statica. Sfruttando la carica dei propri capelli, un palloncino, una lattina di alluminio e del riso soffiato, si osserva come le cariche opposte si attraggono e come la particolare forma del riso soffiato permetta ai chicchi di attaccarsi al palloncino rimanendo curiosamente "in punta di piedi".

Il MAcA è un luogo in costante evoluzione che affianca ai suoi percorsi permanenti anche mostre temporanee, come Impronte del fotografo ambientale James Balog, prorogata fino al 26 settembre. L'obiettivo del museo, condiviso dallo spirito della web serie, è rivolgersi a scuole, famiglie e cittadini per formare una comunità consapevole dell'impatto delle proprie azioni quotidiane. A rappresentare visivamente questo concetto è la Sandbox, una vasca di sabbia cinetica interattiva dove, creando montagne e simulando la pioggia, si comprende come ogni nostra trasformazione del territorio cambi il percorso dell'acqua e l'equilibrio di ciò che ci circonda.

I ragazzi del Servizio Civile Universale vi ringraziano per aver seguito questa stagione di Connettere L’ambiente e vi invitano a visitare il MAcA per continuare a esplorare il mondo della sostenibilità.

Alla scoperta della Zona Naturale di Salvaguardia della Dora Riparia

Un corridoio verde lungo 26 chilometri che si snoda dalla Valle di Susa fino alla cintura torinese: è la Zona Naturale di Salvaguardia (ZNS) della Dora Riparia, una preziosa riserva ecologica raccontata nella nuova puntata di Connettere l’ambiente da Roberta e Matteo, due giovani volontari del Servizio Civile Universale del Comune di Collegno. Istituita nel 2009 e rafforzata nel 2019 da una convenzione tra nove comuni guidati da Collegno, l'area nasce con l'obiettivo di tutelare il paesaggio e promuovere la scoperta della natura in chiave sostenibile.

I corridoi ecologici svolgono un ruolo fondamentale in un territorio antropizzato come la Pianura Padana, consentendo lo spostamento della fauna e lo scambio genetico tra habitat diversi. Qui boschi, aree ripariali e terreni agricoli coesistono creando un ecosistema unico. L'area è frequentata da uccelli, anfibi e piccoli mammiferi, ospitando persino specie protette a livello europeo come il Vairone, un piccolo pesce che ripopola i laghetti del parco.

Questo patrimonio non vive solo sulla carta, ma si traduce in azioni concrete sul campo: giornate di pulizia con la cittadinanza, interventi di manutenzione idrogeologica per la sicurezza del territorio e progetti di riforestazione urbana curati dalla Città Metropolitana. L'area racconta anche la storia e il presente produttivo del Piemonte, unendo la tradizione medievale della Bialera Cossola — antica rete di irrigazione del 1300 — all'energia sostenibile delle quattro centraline idroelettriche attive lungo il corso della Dora.

Punto di riferimento di tutte le iniziative è Casa Ambiente, una struttura inaugurata nel 2023 all'ingresso del parco a Collegno. È proprio da qui che Roberta e Matteo, insieme alle associazioni locali, portano avanti il loro impegno quotidiano accompagnando le scuole primarie e secondarie in percorsi didattici sul campo, insegnando alle nuove generazioni che la natura è un valore prezioso da custodire proprio alle porte di casa.

Connettere l'ambiente: come una discarica di rifiuti speciali protegge l'ambiente.

In questa puntata di Connettere l’ambiente siamo andati, con il volontario del Servizio civile universale Yassine, all’inaugurazione dell’impianto di gestione di rifiuti speciali di Barricalla 2 avvenuta venerdì 5 giugno in occasione della Giornata Mondiale dell'Ambiente.
L’impianto si trova a Collegno, in località Ciabot Gay, nella zona di Savonera, a ridosso della tangenziale di Torino; la struttura rappresenta l'ampliamento di uno dei siti di stoccaggio più importanti d'Italia. 
Il progetto sorge in un'area già compromessa da passate attività estrattive, una scelta strategica fondamentale che ha permesso di riqualificare uno spazio degradato evitando del tutto il consumo di nuovo suolo. 
Barricalla 2 raccoglie l'eredità dell'impianto originario di via Brasile, chiuso nel luglio 2024 per esaurimento, e ha ricevuto dalla Città metropolitana l'autorizzazione per una capacità complessiva di 1.220.000 metri cubi.
L’importanza ambientale del sito è quella di accogliere tutti quei residui che non possono essere recuperati o reimmessi nel ciclo produttivo. Rappresenta anche un presidio indispensabile per le bonifiche dei siti contaminati. Tra i rifiuti speciali gestiti spicca l'amianto, una sostanza che oggi non ha altro destino possibile se non quello di essere interrata in luoghi presidiati e costantemente monitorati, come ha testimoniato ai nostri microfoni Alessandro Battaglino, direttore di Barricalla spa.

Detox, una settimana senza smartphone

Cosa succederebbe se per una settimana rinunciassimo ad usare il cellulare e le sue molteplici funzioni?
Sembra una provocazione ma è la sfida che i ragazzi di Connettere l’ambiente hanno raccolto in questa puntata.

Poche e semplici regole: niente scrolling, nessuna notifica social, addio all'intelligenza artificiale e persino a Google Maps.
La riflessione che da cui è nata questa sfida è che sono veramente tante le ore che ognuno di noi, passa davanti allo schermo, i numeri sono impressionanti, dalle 3 alle 9 ore al giorno e il grande interrogativo che i ragazzi del Servizio Civile Universale si sono posti è, a cosa si rinuncia se si passano così tante ore al cellulare?
Partendo da questo presupposto, Andrea, Yassine e Nunzio hanno deciso di mettersi alla prova, provando a staccare completamente la spina dal mondo virtuale per una settimana intera.
Per partecipare a questo esperimento, i tre ragazzi hanno dovuto rispettare il divieto assoluto di toccare i social e l'azzeramento di qualunque notifica, mantenendo solo le funzioni indispensabili per le emergenze.

L'esperimento evidenzia come il telefono è ormai diventato un riflesso condizionato, che allevia i momenti di noia, di solitudine e da la sensazione di cancellare i tempi morti.
Senza questa costante distrazione, i ragazzi si sono trovati a dover reinventare la propria quotidianità

Andrea, Yassine e Nunzio hanno cercato di ridurre il loro tempo davanti al piccolo schermo verticale. Uno degli scogli più grandi ha riguardato gli spostamenti. Muoversi in una città come Torino senza l'ausilio del navigatore satellitare ha messo a dura prova il loro senso dell'orientamento, costringendoli ad affidarsi alla memoria o ai cartelli stradali. Oltre a questo, la sfida ha toccato l'ambito professionale e accademico.

Al di là del test personale, l'esperimento solleva una questione cruciale che riguarda l'impatto ambientale della nostra dipendenza digitale. Dietro lo scrolling continuo ci sono server che consumano enormi quantità di energia e acqua, oltre al problema dello smaltimento dei rifiuti elettronici. Su larga scala, dimezzare l'uso del telefono potrebbe risparmiare un'energia sufficiente ad alimentare migliaia di case.

L'algoritmo è studiato per trattenerci e le tentazioni sono sempre dietro l'angolo. Saranno riusciti Andrea, Yassine e Nunzio a resistere per tutti e sette i giorni senza mai cedere allo schermo? Una domanda aperta che spinge anche noi a interrogarci: quanti di noi sarebbero davvero capaci di staccarsi dallo smartphone per una settimana?

Scopritelo nella nuova puntata di connettere l’ambiente

Gli studenti di Torino in prima linea per il lago Fontanej di Pianezza

I laghi non sono solo specchi d'acqua decorativi; sono veri e propri polmoni blu, e custodi di biodiversità. Tuttavia, la loro bellezza nasconde una fragilità estrema: l'impatto antropico e le specie invasive minacciano costantemente questi delicati ecosistemi. In questa puntata di Connettere l’ambiente Nunzio, volontario del servizio civile universale, ci porta a Pianezza, al lago Fontanej, un piccolo e sconosciuto, per chi non è della zona, bacino d’acqua, per un progetto che coinvolge tre laghi, unendo scienza, territorio e formazione.

Il Lago Fontanej, insieme ai bacini di Villaretto e Arignano, è al centro di una candidatura strategica per i fondi FESR della Regione Piemonte. L'obiettivo è quello di integrare il monitoraggio ambientale con il recupero degli habitat nella Città Metropolitana di Torino. Ma la vera particolarità di questa iniziativa risiede nei suoi protagonisti: i giovani.

I campionamenti, coinvolgono gli studenti delle scuole superiori, attraverso il Progetto PTCO della Città metropolitana di Torino"Comunicare l'acqua" con l’istituto Gobetti Marchesini di Torino, che ha permesso a Gabriel, Raul e Diego, studenti della classe 4ª AP l'indirizzo "Gestione delle acque e risanamento ambientale", di effettuare le attività sul campo e di monitorare in concreto lo stato di salute delle acque del lago misurando valori come pH, conducibilità, nutrienti e ossigeno disciolto

Una volta prelevati, i campioni vengono conservati a basse temperature e trasportati nei laboratori scolastici per analisi chimiche più approfondite, garantendo un monitoraggio costante nel tempo.

La notte dei rospi

Siamo ad Avigliana, in una piccola via che si chiama strada del Grignetto, uno dei varchi d’accesso al Parco Naturale dei Laghi. La strada è stata appena chiusa al traffico, il motivo? una vera e propria migrazione di massa. Con l’arrivo dei primi tepori primaverili e della pioggia, migliaia di rospi lasciano i boschi dove hanno svernato per dirigersi verso le sponde del lago per accoppiarsi e deporre le uova.. A guidarci in questa nuova puntata della web serie "Connettere l'ambiente" è Nunzio, un giovane volontario del Servizio Civile che, con passione e competenza, ci porta nel cuore pulsante del parco per scoprire cosa accade durante questa notte così particolare.

Con Fabio Santo, guardiaparco, responsabile della vigilanza del Parco laghi di Avigliana entriamo nella palude dei Mareschi, un’area umida fondamentale dove i rospi comuni e le rane dalmatine si ritrovano per la riproduzione. È un viaggio che parte dai versanti boschivi sovrastanti: per circa un mese, maschi e femmine si spostano in massa verso i piccoli laghetti e i canali, come il Naviglia, per accoppiarsi e deporre le uova. Ma questo spostamento vitale incontra un ostacolo pericoloso: l'asfalto molti di questi anfibi vengono schiacciati dal traffico veicolare.

Incontriamo anche Francesco Campra della Città Metropolitana di Torino che attraverso il servizio tutela della fauna e flora interviene con la posa di barriere temporanee per proteggere gli animali dagli schiacciamenti, cercando di convogliarli verso i "rospodotti", speciali sottopassi stradali in tutto il territorio metropolitano. Michele Petrera coordinatore degli eco volontari di Avigliana ci racconta il coinvolgimento dei volontari in quella che sarà la “notte rospi” una serata di sensibilizzazione per grandi e piccoli che coinvolge volontari, guardiaparco e cittadini insieme per proteggere queste specie minacciate.

In questa puntata di "Connettere l'ambiente", il messaggio è chiaro: la tutela di specie minacciate passa attraverso la conoscenza e il rispetto, gesti semplici come pulire un tunnel o chiudere una strada per una notte, affinché la vita possa continuare a scorrere verso la palude.

La campagna SOS ANFIBI è promossa dal Comune di Avigliana insieme all'Ente Parco e al Gruppo degli Ecovolontari

La strada del Grignetto verrà chiusa dal 16/2 al 15/3 dalle 20 alle 7 del mattino.

Oltre al fast fashion: 3 modi di vestirsi a Torino

In questa puntata di Connettere l’ambiente, la troupe dei ragazzi del Servizio civile universale della Città metropolitana di Torino, ha affrontato il problema del fast fashon, ovvero il modello di consumo veloce di vestiti a basso costo e di scarsa qualità che comporta ingenti danni ambientali, in quanto a causa delle fibre sintetiche produce masse di rifiuti non riciclabili e determina lo sfruttamento della mano d’opera attraverso salari bassissimi, condizioni di lavoro spesso disumane.

Come si può combattere dunque questo fenomeno? Una delle soluzioni è cambiare prospettiva, magari ricorrendo a negozi di vintage o di vestiti usati che sanno dare valore ad ogni capo allungandone il ciclo di vita.

Elena la conduttrice della puntata ci porta a Torino a conoscere tre negozi diversissimi che hanno fatto del recupero una vera propria missione.

Il primo negozio si trova al quadrilatero dove incontriamo Cristina di ItsmadonnaVintage influencer e proprietaria dell’omonimo negozio che ci spiega la differenza tra usato e vintage, la sua filosofia rifiuta l'acquisto "al chilo". Ogni pezzo nel suo negozio è selezionato individualmente, spesso recuperato da soffitte polverose che sembrano uscite da un film.

Spostandoci verso borgo Santa Giulia, l'attenzione si sposta sui più piccoli. Nicole, di Seconda Manina, affronta uno dei settori a più alto tasso di spreco: l'infanzia. Spesso, per l'entusiasmo della nascita, si cade nello shopping compulsivo, acquistando capi che i bambini indosseranno una sola volta prima di cambiare taglia.

Tornando verso il Quadrilatero, scopriamo che il riuso può avere anche una profonda valenza sociale. Elisa coordina “Abito”, un progetto della San Vincenzo de Paoli che trasforma l'usato in uno strumento di inclusione. Abito non è una semplice distribuzione di indumenti, ma un emporio dove chi è in difficoltà economica può scegliere gratuitamente i propri capi.

Queste sono solo alcune delle voci di una Torino che resiste all'usa e getta. Scegliere l’usato significa rallentare, apprezzare la storia di un tessuto e capire che ogni nostra decisione d’acquisto ha un impatto sociale e ambientale. In fondo, dare una seconda vita a un capo è il modo più elegante per prendersi cura del futuro.

 

Inizia la quinta stagione, Life Minnow: una battaglia per salvare il fiume Po

Inizia la quinta stagione, Life Minnow: una battaglia per salvare il fiume Po

Parte la quinta stagione di Connettere l’ambiente, la web serie realizzata dai ragazzi del Servizio Civile Universale, dedicata ai progetti ambientali sul territorio della Città metropolitana di Torino. Nella nuova puntata, ci troviamo a bordo di una piccola barca sul fiume Po, a San Sebastiano Po, e con il giovane Nunzio andremo a scoprire il progetto Life Minnow. finanziato dall'Unione Europea, iniziativa che mira a proteggere la biodiversità del fiume, minacciata da specie invasive come il temibile pesce siluro il "Gigante Fuori Posto", come ci spiega Paolo Lo Conte, dell’unità funzione specializzata fauna e flora della Città metropolitana di Torino.

Il pesce siluro (Silurus glanis), pur essendo una creatura affascinante, rappresenta un grave pericolo per gli ecosistemi fluviali italiani. "È un pesce estremamente interessante, ma purtroppo fuori luogo nel fiume Po," continua Lo Conte.

A causa delle sue notevoli dimensioni, il siluro ha un impatto devastante sulle specie autoctone, predandole e alterando il delicato equilibrio naturale. La sua cattura e il suo contenimento sono diventati, quindi, una delle priorità del progetto.

Il progetto Life Minnow non si limita alla lotta contro le specie aliene, il progetto, coordinato dall'Università degli Studi di Torino, adotta un approccio a 360 gradi. Le attività principali includono: tutela delle specie native, il contenimento delle specie invasive effettuando campagne di cattura mirate, in particolare contro il pesce siluro, la creazione di passaggi per pesci come le scale di risalita ad esempio sul torrente Banna e poi la didattica che è una parte fondamentale del progetto cioè sensibilizzare il pubblico sull'importanza della biodiversità fluviale.

Il progetti Life Minnow si basa sulla stretta collaborazione tra diversi enti. Oltre alla Città Metropolitana di Torino, partecipano attivamente partner come l'Ente di gestione delle Aree Protette del Po piemontese, le province di Cuneo, Vercelli e Alessandria, e l'Istituto Delta.

 

Data di pubblicazione
28 Ago 2026
15:28

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