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SOTEU 2026, l’Europa riparte dai territori

Dalla competitività alla crisi climatica, dall’intelligenza artificiale alle migrazioni, fino alla sicurezza, alla democrazia e alla tutela dei minori sui social: Europe Direct Torino ha seguito e commentato il discorso della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen insieme a studenti, cittadini, giornalisti, amministratori ed esperti
 
Un’Europa chiamata a essere più autonoma, competitiva e capace di agire, ma anche costretta a misurarsi con vulnerabilità sempre più vicine alla vita quotidiana delle persone: la crisi climatica, le guerre e le tensioni internazionali, le dipendenze economiche e tecnologiche, la trasformazione del lavoro, la disinformazione, il rapporto tra giovani e piattaforme digitali.
È l’Europa raccontata questa mattina da Ursula von der Leyen nel suo Discorso sullo Stato dell’Unione. Ed è l’Europa sulla quale, subito dopo, si è aperto il confronto nella Sala Madri Costituenti della Città metropolitana di Torino, durante l’incontro “SOTEU 2026 – Seguiamo e commentiamo insieme il Discorso sullo Stato dell’Unione”, organizzato dal centro Europe Direct Torino della Città metropolitana di Torino, insieme all’European Training Foundation e all’Università degli Studi di Torino.
L’appuntamento ha permesso di seguire in diretta il secondo Discorso sullo Stato dell’Unione della Commissione 2024-2029, pronunciato dalla presidente davanti al Parlamento europeo, per poi fermarsi a ragionare sugli annunci, sulle parole scelte e soprattutto sulla loro possibile traduzione nella vita dei cittadini e dei territori.
Nel suo intervento von der Leyen ha disegnato un’Unione che cerca una maggiore capacità di azione in un contesto internazionale diventato più instabile. Competitività ed energia, cambiamento climatico e intelligenza artificiale, sicurezza e difesa, migrazioni, democrazia e politiche sociali sono entrati uno dopo l’altro in un discorso molto ampio, nel quale la ricerca di una maggiore autonomia europea ha fatto da filo conduttore.
Ad aprire l’incontro è stato il Vicesindaco della Città metropolitana di Torino Jacopo Suppo, collegato da remoto, con un saluto dedicato proprio al rapporto tra Europa e territori. Perché è a livello locale che molte delle grandi priorità dell’Unione smettono di essere formule istituzionali e diventano servizi, progetti e decisioni: dalla transizione climatica alle politiche sociali, dalla formazione alla partecipazione.
A coordinare e accompagnare la mattinata Alba Garavet di Europe Direct Torino, che ha introdotto il Discorso sullo Stato dell’Unione come uno dei momenti nei quali diventa possibile non solo conoscere le priorità della Commissione per i mesi successivi, ma anche discuterle e metterle alla prova nel confronto pubblico.
Gaudina: “Un discorso con messaggi forti e molte iniziative concrete”
La prima lettura è stata quella di Massimo Gaudina, della Commissione europea – European Training Foundation, che si è soffermato anche sulla costruzione comunicativa dell’intervento di von der Leyen.
“La preparazione del discorso ha portato ad avere molti messaggi, anche forti. Dal punto di vista della comunicazione è riuscita ad attirare l’attenzione con un pathos al di sopra del normale, ma allo stesso tempo ha portato iniziative concrete”, ha osservato.
Un discorso che alterna quindi il racconto delle minacce a una lunga serie di proposte. Il clima, innanzitutto, con l’annuncio di un nuovo quadro europeo per la resilienza e l’individuazione di cento territori particolarmente vulnerabili. Poi la necessità di ridurre la burocrazia, accelerare gli investimenti e rendere più semplice il rapporto tra imprese e amministrazioni. E ancora energia, formazione, mobilità e migrazioni. Gaudina ha richiamato anche il riferimento esplicito al nucleare accanto alle energie rinnovabili nel passaggio dedicato all’indipendenza energetica dell’Europa e si è soffermato sul tema della crescita delle imprese innovative. L’Europa riesce a far nascere molte startup, ma incontra maggiori difficoltà quando quelle imprese devono crescere e trovare capitali sufficienti senza trasferirsi altrove. Una delle sfide, dunque, sarà costruire un ambiente capace non solo di produrre innovazione, ma anche di trattenerla. Sul fronte delle migrazioni, il discorso ha tenuto insieme due dimensioni spesso separate nel dibattito pubblico: la risposta alle emergenze alle frontiere e la costruzione di percorsi legali, insieme agli investimenti nei Paesi vicini. In questo quadro si colloca anche il lavoro dell’European Training Foundation, impegnata sul rafforzamento delle competenze e dei sistemi di formazione nei Paesi partner dell’Unione, e la nuova iniziativa annunciata per i giovani del Mediterraneo.
Ma, secondo Gaudina, c’è soprattutto una parola che ritorna e attraversa il discorso: democrazia. “Democrazia vuol dire essere liberi di scegliere con chi lavorare”, ha ricordato. Una libertà che non può essere ridotta alla sola esistenza delle elezioni. Democrazia significa anche rispetto dei media e della giustizia, delle minoranze e delle istituzioni indipendenti, ma anche riconoscimento del ruolo della conoscenza scientifica. È la differenza tra una democrazia soltanto formale e una democrazia sostanziale, particolarmente importante in un tempo nel quale disinformazione e interferenze possono incidere direttamente sul modo in cui si forma l’opinione pubblica.
Miglio: il linguaggio della minaccia e il nuovo ruolo politico dell’Europa
Anche Alberto Miglio, docente del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Torino, è partito dalle parole. Nel discorso, ha osservato, ricorre continuamente una sensazione di pericolo e di minaccia. Non è soltanto una questione di contenuti: il linguaggio scelto da von der Leyen contribuisce a definire la posizione politica che la seconda Commissione vuole assumere in questa fase del mandato. La presidente ha parlato di minacce ibride che stanno diventando “sempre meno ibride e sempre meno minacce”, ha annunciato una nuova strategia europea di sicurezza, evocato un possibile Emergency Security Protocol, una sorta di “Articolo 4 europeo”, e rilanciato l’idea di un futuro European Security Council.
Ma il SOTEU è stato anche, nella lettura di Miglio, un discorso di metà mandato: il momento in cui la Commissione rivendica le scelte già compiute e, contemporaneamente, delimita lo spazio delle iniziative che ha ancora il tempo politico di mettere in campo. Ed è proprio qui che emerge una delle tensioni più caratteristiche del processo europeo: tra ciò che la Commissione propone e ciò che gli Stati membri sono effettivamente disposti a condividere. “Gli Stati membri non vogliono mettere qualcuno in minoranza e, allo stesso tempo, non vogliono mettersi in minoranza”, ha sintetizzato Miglio.
Un equilibrio difficile, soprattutto quando si affrontano questioni sulle quali le sensibilità nazionali divergono profondamente. È il caso della politica estera e, in particolare, di Gaza. Von der Leyen ha richiamato nel discorso la sofferenza della popolazione, la situazione in Cisgiordania e la prospettiva dei due Stati, ma ha riconosciuto anche la difficoltà dell’Unione nel costruire una posizione realmente condivisa. Miglio ha ricordato come alcune delle iniziative prospettate in precedenza siano rimaste di fatto “lettera morta”, proprio per l’impossibilità di raggiungere un accordo tra gli Stati membri.
Il problema, dunque, non è soltanto quali politiche l’Europa voglia immaginare, ma quale capacità abbia davvero di trasformarle in decisioni.
Zatterin: “Il declino delle sfumature”
Tra le molte espressioni utilizzate da Ursula von der Leyen, Marco Zatterin, editorialista NEM e già corrispondente da Bruxelles per La Stampa, ne ha scelta una: “il declino delle sfumature”. Una frase che restituisce bene, secondo Zatterin, una delle questioni poste dal discorso: il rischio di affrontare una realtà sempre più complessa attraverso letture sempre più semplici. Il SOTEU ha provato a tenere insieme quasi tutto: guerra, inflazione, cambiamento climatico, casa, occupazione, migrazioni, demografia, tecnologia. Zatterin ha invitato però a non isolare ciascuno di questi problemi dagli altri.
Guardando in particolare ai giovani presenti in sala, ha ricordato il contesto nel quale si forma oggi la loro percezione dell’Europa: un mondo nel quale trovare casa e lavoro è più difficile, le temperature aumentano, i prezzi e i tassi incidono sui bilanci familiari e nuovi conflitti producono conseguenze anche molto lontano dai luoghi nei quali vengono combattuti. Da qui anche una riflessione sulle migrazioni, fenomeno globale che non può essere letto come un’emergenza temporanea destinata semplicemente a esaurirsi. Le persone continueranno a spostarsi per ragioni economiche, climatiche, demografiche e geopolitiche. Contemporaneamente, l’Europa deve fare i conti con una popolazione che invecchia e con una progressiva riduzione delle persone in età lavorativa.
Sono contraddizioni che richiedono politica e capacità di tenere insieme orizzonti diversi. E proprio sulla capacità concreta delle istituzioni si è fermato Zatterin nella parte finale del suo intervento. La Commissione europea non deve soltanto produrre idee e raccontarle, ma provare a trasformarle in atti e politiche. La domanda, allora, diventa inevitabile: “L’Europa sarà in grado di trasformare queste ottime idee in decisioni che riusciranno a mettere a posto la nostra vita?” La risposta di Zatterin è rimasta volutamente aperta: “Non ne sono sicuro. Probabilmente ci ritroveremo in una situazione in cui molti degli auspici presenti in questo discorso rimarranno solo auspici”.
La presenza dei Comuni Antenna Europa
Il confronto europeo ha avuto anche una forte dimensione territoriale. In sala erano presenti infatti diversi rappresentanti politici dei Comuni Antenna Europa: Graziella Busca per Castiglione Torinese, Matteo Carello per Condove, Simone Fissolo per Torino, Mara Franzoso per Lombardore, Gabriella Perotto per Almese, Vittoria Sartore per Andezeno ed Eloisa Costa per Villastellone. Una presenza che ha restituito concretamente il senso della rete dei Comuni Antenna: portare le informazioni e le opportunità europee oltre il capoluogo e costruire un collegamento diretto tra le questioni discusse nelle istituzioni dell’Unione e le comunità locali.
Anche per questo seguire insieme il Discorso sullo Stato dell’Unione non significa soltanto assistere a un appuntamento istituzionale. Significa provare a capire quali delle scelte annunciate a livello europeo arriveranno fino ai territori e in quale forma, e creare occasioni nelle quali amministrazioni e cittadini possano discuterne insieme.
Dal discorso europeo al confronto con chi vive il territorio
Ed è stato proprio il confronto a caratterizzare l’ultima parte della mattinata. Terminati gli interventi dei relatori, la discussione si è allargata agli studenti del Liceo Vittoria, ai giornalisti e agli amministratori presenti, agli universitari, ai dipendenti pubblici e ai cittadini. Sono emerse domande sull’informazione e sulla disinformazione, sul ruolo che i social media hanno ormai nella costruzione delle opinioni, sulla capacità dei cittadini - e soprattutto dei più giovani - di orientarsi in ambienti digitali nei quali contenuti affidabili, propaganda, algoritmi e immagini artificiali convivono nello stesso spazio.
Proprio il rapporto tra piattaforme e minori è stato uno dei temi che ha suscitato maggiore attenzione, insieme alle questioni di politica estera. Dall’Ucraina a Gaza, la discussione ha inevitabilmente riportato al nodo della capacità dell’Unione di parlare e agire come soggetto politico unitario quando gli interessi e le posizioni dei ventisette Stati membri non coincidono.
Sono temi che attraversano direttamente il SOTEU 2026. Von der Leyen ha parlato di disinformazione, interferenze straniere e deepfake come strumenti di una vera e propria “guerra cognitiva”, rivendicando l’accesso a informazioni affidabili e indipendenti come una delle condizioni senza le quali il confronto democratico rischia di indebolirsi.
Alla fine, il Discorso sullo Stato dell’Unione è uscito dall’aula del Parlamento europeo ed è arrivato fino a una sala di Torino, dove gli annunci della Commissione sono diventati domande, osservazioni, dubbi e punti di vista diversi. È forse proprio qui che appuntamenti come questo trovano il loro significato: non limitarsi ad ascoltare ciò che l’Europa annuncia, ma provare a capire che cosa quelle parole significhino quando incontrano territori, amministrazioni, scuole e cittadini.
Data di pubblicazione
16 Set 2026
15:32