Geostorie metropolitane tra scienza e turismo
C’è una storia del territorio che si legge nei castelli, nelle abbazie e nei borghi. E ce n’è un’altra, molto più antica, scritta nelle rocce, nei ghiacciai scomparsi, nei fossili e nelle forme del paesaggio. È questa la storia raccontata dai geositi, protagonisti dell’incontro “Geostorie metropolitane. I geositi nelle aree protette gestite dalla Città metropolitana di Torino”, ospitato martedì 16 giugno nella sede di corso Inghilterra.L’iniziativa, organizzata dalla Città metropolitana di Torino in collaborazione con l’Ordine dei Geologi del Piemonte ha riunito studiosi, tecnici e amministratori per approfondire il valore della geodiversità e del patrimonio geologico come risorsa scientifica, culturale e turistica.
I geositi sono luoghi di particolare interesse geologico che consentono di ricostruire la storia della Terra e l’evoluzione dei paesaggi. Possono essere affioramenti rocciosi, fossili, depositi glaciali, cavità naturali, forme geomorfologiche o antichi siti minerari che, per rarità, valore scientifico e interesse didattico, vengono considerati autentici monumenti naturali da conservare e valorizzare. La legge regionale 23 del 2023 ha riconosciuto l’interesse pubblico della geodiversità e del patrimonio geologico piemontese, rafforzando un percorso che nel Torinese aveva preso avvio già nei primi anni Duemila con le prime attività di censimento e schedatura promosse dall’allora Provincia di Torino.
Ad aprire i lavori è stato il consigliere delegato all’Ambiente della Città metropolitana di Torino Alessandro Sicchiero: «Le aree protette gestite dalla Città metropolitana rappresentano una rete essenziale per la salvaguardia della biodiversità. Oggi si afferma con crescente urgenza la valorizzazione della geodiversità e del paesaggio geologico, elementi fondamentali del nostro territorio. Il geoturismo è una leva strategica per lo sviluppo locale ed è uno strumento incisivo per raccontare, valorizzare e trasmettere alle generazioni future la ricchezza del nostro patrimonio naturale»..
Tra i temi affrontati durante il convegno figurano le Terre ballerine del Parco naturale dei 5 Laghi di Ivrea, i Blockstreams del Complesso Ultrabasico di Lanzo nel Parco naturale del Colle del Lys e i Monti Pelati di Baldissero Canavese, esempi di come la ricerca scientifica possa diventare strumento di conoscenza e promozione del territorio.
Il patrimonio geologico metropolitano comprende siti distribuiti dalle vallate alpine alla collina torinese. Nel Canavese si trovano l’Anfiteatro morenico di Ivrea, le Terre ballerine di Montalto Dora, le eclogiti della falesia di Montestrutto, il masso erratico Gastaldi, i Monti Pelati e il Complesso estrattivo di Traversella. Nelle Valli di Lanzo si segnalano la Foresta fossile dello Stura, le Marmitte dei Giganti, la Grotta del Pugnetto e i Blockstreams del Colle del Lys. Nell’area collinare torinese e del Chierese figurano il Calcare eocenico di Gassino Torinese, le Cave storiche della Calce Forte di Superga, le Forme fluviali relitte dell’area di Chieri e la Sezione geologica del Monte Aman a Pino Torinese. In Valle di Susa si trovano la frana del Cassas e la deformazione gravitativa profonda di Serre la Voute a Salbertrand, i materiali lapidei della Sacra di San Michele e le Forme glaciali e periglaciali della Bessanese. Completa il quadro il Vulcano di fango fossile di Verrua Savoia.
La valorizzazione di questo patrimonio passa anche attraverso il portale regionale dei geositi del Piemonte, che raccoglie schede, dati e cartografie dedicate ai principali siti geologici piemontesi, offrendo uno strumento utile per la ricerca, la divulgazione e la promozione di nuove forme di turismo legate alla scoperta del paesaggio e della storia naturale del territorio.