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Cittàmetropolitana di Torino

Abbazia di Novalesa

L'abbazia della Novalesa, dedicata ai Santi Pietro e Andrea, venne fondata nel 726 dal patrizio franco Abbone. Trovandosi sull'importante via di transito del colle del Moncenisio, la comunità dei monaci godeva di numerosi privilegi accordati dai sovrani carolingi, e per decenni organizzò fondamentali attività di assistenza per i pellegrini e i viandanti. Dopo essere stato saccheggiato dai Saraceni nel corso del X secolo, il monastero venne riaperto. Negli anni successivi al Mille, fu molto attivo lo scriptorium, la cui esistenza è documentata da numerosi codici conservati oggi in diverse biblioteche d’Europa (si ricorda, ad esempio il celebre "Chronicon Novalicense", composto verso il 1060 da un monaco anonimo).
L'abbazia sopravvisse durante i secoli successivi, per lo più soggetta alla giurisdizione di altri monasteri, ma non tornò mai più agli antichi splendori vissuti in epoca carolingia.

Dopo alterne vicende durante l'epoca napoleonica, nel 1855 la legge Siccardi abolì tutti i monasteri del Regno sabaudo. I monaci vennero espulsi, mentre gli edifici, messi all'asta, finirono per diventare un albergo per cure idroterapiche. Negli anni successivi diventarono la residenza estiva del Convitto Nazionale Umberto I di Torino.

Nel 1972 il complesso abbaziale, ormai fatiscente, venne acquistato dalla Provincia di Torino. L'abbazia venne affidata nuovamente ai monaci: una piccola comunità benedettina proveniente da S. Giorgio di Venezia vi si reinsediò nel luglio 1973. Da allora è tornata a rifiorire la vita di un tempo: le campane scandiscono di nuovo le ore di preghiera, di lavoro, di lectio divina, del servizio.

Il rapporto della Provincia di Torino, oggi Città metropolitana, con l'ordine religioso ha consentito di valorizzare l'importanza storica ed artistica del monumento e di diffondere la conoscenza dell'antichissima tradizione spirituale, culturale e sociale dell'Abbazia benedettina.