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Cittàmetropolitana di Torino

Sistemi naturali

 

Mercoledì 5 giugno riaprirà al pubblico il Centro visite del Parco naturale del Lago di Candia, in via Vische nella frazione Cascine Margherita del Comune di Candia.
Il Centro visite e punto di accoglienza, inaugurato nel 2002, si trova nella parte nord dell'area protetta ed è dotato di un ampio parcheggio e di rastrelliere per biciclette. 
La struttura si sviluppa lungo il tratto terminale di uno dei canali emissari del lago ed è costituita da due piccoli edifici, circondati da una giardino attrezzato con panche e tavoli. Il legno è il materiale dominante: la scelta di questo materiale rispecchia l'intenzione di integrare il centro visita nel paesaggio circostante e di ridurne al minimo l'impatto visivo. La presenza di pergolati con piante rampicanti e di tappeti erbosi disposti sui tetti ha contribuito a mimetizzare il più possibile gli edifici, armonizzandoli con l'ambiente che li circonda. Nel giardino sono state sistemate numerose essenze vegetali, scelte fra le specie autoctone del Parco: lungo la sponda del canale sono stati sistemati farfaracci e iris palustri, i sentieri sono bordati da cespugli di sanguinello e biancospino ed il centro visita stesso è rivestito da rigogliosi caprifogli. 
Nello scorso mese di aprile è stata avviata la costituzione della Comunità consultiva del Parco per la salvaguardia, la promozione e la fruibilità dell'area.

Informazioni utili per la visita:
apertura da giugno ad ottore il mercoledì della prima e della terza settimana dalle 10 alle 12;
contatti: tel. +39 011 861 6500/6501/6502 - email: areeprotette@cittametropolitana.torino.it


Parco naturale lago di Candia; la stazione di inanellamento

Nel Parco naturale del lago di Candia, grazie al supporto del GPSO, Gruppo Piemontese Studi Ornitologici, è attiva da oltre vent'anni una stazione di inanellamento per lo studio dell'avifauna.
L'inanellamento è un metodo scientifico che consente di raccogliere dati sulla biologia, l'ecologia e il comportamento degli uccelli, di stimarne l'aspettativa di vita e il successo riproduttivo, di ricostruire i periodi e le rotte di migrazione.

Le attività svolte nella stazione sono condotte da personale specializzato, sotto la supervisione di Giovanni Rege, ornitologo del Parco, e dell'ISPRA, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale del Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare.  In Italia operano alcune decine di stazioni di inanellamento ma nel territorio metropolitano di Torino solamente due e una di queste è nel Parco naturale del Lago di Candia.

Alla stazione le attività iniziano all'alba, con l'apertura delle mist net, lunghe reti a maglia finissima posizionate secondo transetti prestabiliti. Gli operatori le monitorano costantemente e provvedono a prelevare velocemente gli uccelli intrappolati. Sulla zampa di ogni individuo catturato viene posto un piccolo anello metallico, che riporta un codice univoco che consentirà a chiunque lo legga, in seguito, di identificare l'individuo, risalendo al luogo e alla data di inanellamento. Prima di liberare l'animale, l'operatore ne determina la specie e, quando possibile, il sesso, ne stima lo stato di salute valutando la quantità di grasso corporeo presente e ne rileva alcuni dati biometrici (lunghezza dell'ala, lunghezza della terza penna remigante, peso corporeo). Il benessere degli animali è prioritario, quindi le operazioni sono svolte professionalmente e il più rapidamente possibile.

Ogni anno in Europa si inanellano circa quattro milioni di uccelli che, superando con disinvoltura i confini amministrativi e politici degli Stati, si spostano liberamente, anche da un continente all'altro: le stazioni di inanellamento sono dunque obbligate ad operare in rete, collaborando e coordinandosi attraverso i Centri nazionali e l'Unione europea per l'inanellamento EuRing.

La ricattura o il ritrovamento di un uccello inanellato fornisce informazioni fondamentali per la comprensione dei fenomeni migratori (periodi, traiettorie, aree di sosta intermedie, ecc.) e, di conseguenza, consente di pianificare sistemi integrati di aree protette per la conservazione dell'avifauna. Vista la peculiarità delle attività che conducono, le stazioni di inanellamento spesso ospitano corsi di formazione per studenti, professionisti e volontari che operano nel campo della conservazione della natura. E' il caso della stazione di Candia, meta di due recenti uscite didattiche. La prima si è svolta sabato 30 marzo a conclusione del corso di formazione su "Identificazione delle specie di avifauna selvatica e nata in cattività presenti sul territorio della Regione autonoma Valle d'Aosta", organizzato dall'amministrazione regionale valdostana per i propri dipendenti, in particolare quelli del Corpo Forestale.
La seconda è stata condotta sabato 4 maggio nell'ambito del corso di formazione per aspiranti Guardie Ecologiche Volontarie, organizzato dalla Direzione Sistemi naturali della Città metropolitana.

A detta degli stessi partecipanti, gli incontri sono stati un'utile integrazione delle lezioni teoriche. Poter osservare da vicino gli animali è sempre fonte di meraviglia, tanto per i bambini quanto per gli adulti: scoprire che le Cannaiole verdognole (Acrocephalus palustris), che nidificano nella Palude di Candia, hanno trascorso l'inverno in Sudafrica colpisce e induce a riflettere sulla presunta superiorità del genere umano.

La Direzione sistemi naturali e il Gruppo Piemontese Studi Ornitologici hanno di recente rinnovato la collaborazione istituzionale sottoscrivendo una nuova convenzione. Oltre agli inanellamenti, l'intento è di valorizzare e divulgare le attività scientifiche svolte nelle aree protette e nei siti della Rete Natura 2000 gestiti dalla Città metropolitana, sensibilizzare il pubblico sui temi della biodiversità e far crescere una cultura della tutela ambientale.

La Città metropolitana, insieme ai Comuni di Candia Canavese, Mazzè e Vische, il 18 aprile scorso, ha anche avviato la costituzione della Comunità consultiva del Parco del lago di Candia; l'obiettivo è la promozione della visibilità e della fruibilità pubblica del parco, oltre che la salvaguardia del patrimonio di esperienze e di sinergie tra Enti e associazioni del territorio, al fine di proseguire con gli standard qualitativi e quantitativi di gestione dell'area protetta.

 

(23 maggio 2019)