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Cittàmetropolitana di Torino

Bullismo e cyber bullismo: le insidie dietro le opportunità della Rete

Si è svolto giovedì 14 dicembre, della sede di corso Inghilterra, il convegno, organizzato dall'Ufficio scolastico territoriale del Miur e dal Ce.Se.Di di questa Città metropolitana, intitolato "Bullismi e cyber bullismi: quale ruolo per gli Enti Locali e il territorio?".

Dopo l'introduzione dei lavori a cura del direttore dell'Ufficio scolastico territoriale Stefano Suraniti e dei rappresentanti della Città metropolitana, il vicesindaco Marco Marocco e la consigliera delegata all'istruzione e alla formazione professionale Barbara Azzarà, si sono succeduti gli interventi degli esperti, psicologi, operatori sociali, avvocati, amministratori e funzionari pubblici, intervallati dalle "incursioni" dell'attore Franco Carapelle, della compagnia teatrale T.S. Teatro e Società, e del rapper Alp King, che hanno presentato brani del loro spettacolo "Cyberbulli nella rete".

Hanno seguito i lavori, realizzando foto, filmati e videointerviste ai relatori, i ragazzi della 4B di Informatica dell'Istituto scolastico Amedeo Avogadro di Torino, che stanno seguendo, sotto la guida dei giornalisti del settore multimediale dell'Ufficio stampa della Città metropolitana, un percorso di alternanza scuola/lavoro sui temi del bullismo e del cyberbullismo, presente nel catalogo del CeSeDi-Centro servizi didattici, finalizzato alla realizzazione di un sito internet con contributi multimediali.

Tra i vari interventi, la psicologa Sonia Bertinat ha raccomandato di non demonizzare i social media: "Internet è uno strumento, non è né buono né cattivo, conta l'utilizzo che ne facciamo", puntualizzando che le interazioni via web sono relazioni sociali anche senza la componente corporea.

Anche il bullo è un soggetto da aiutare: ad assumersi la responsabilità dei propri atti per capirne la portata a volte devastante, ma anche a uscire dal suo ruolo negativo e antisociale per provare a riparare a ciò che ha fatto e alle sofferenze che ha causato. Proprio sul concetto di giustizia riparativa (per la vittima, ma anche per il bullo) contrapposta alla giustizia meramente punitiva hanno ruotato quasi tutti gli interventi della mattinata, a partire dalle comunicazioni di Valter Bouquie, del Nucleo di prossimità della Polizia municipale di Torino, di Giovanni Ghibaudi, coordinatore del Centro di mediazione della Città di Torino, e di Samuele Pigoni, responsabile del servizio Giovani e territorio della Diaconia Valdese.
Migliorare la qualità generale della convivenza e delle relazioni, creare contesti positivi per prevenire comportamenti come il bullismo, che creano disagio ma che del disagio sono anche conseguenza: questa l'idea attorno alla quale si è svolta la comunicazione di Giuliana Comba, assessore all'istruzione, cultura e pari opportunità del Comune di Cumiana.

La responsabilità legale collegata all'uso dei social media è stato il tema degli interventi delle avvocatesse Monica Senor, penalista, e Maria Grazia D'Amico, civilista. La prima ha ricordato che l'anonimato non esiste nemmeno in rete, neppure se ci nascondiamo dietro un nickname, dal momento che siamo sempre identificabili tramite l'Internet protocol (Ip); e che un reato online è punito alla stregua di un fatto delittuoso compiuto nella vita reale. L'avvocato D'Amico ha messo in evidenza che nel diritto civile - a differenza del penale - non esiste età minima per la punibilità, e che in caso di danni arrecati da minori, anche se infraquattordicenni, tramite Web, l'adulto che ne ha la responsabilità può essere condannato al risarcimento economico.
A conclusione della giornata, una riflessione che ha attraversato diversi interventi: Internet e i social media consentono una grande libertà, ma portano con sé anche notevoli rischi, dai quali i minori vanno protetti. Trovare il giusto equilibrio tra il diritto di accesso alle nuove tecnologie e il bisogno di protezione è il compito che la contemporaneità assegna a tutti gli adulti che hanno a che fare con dei ragazzi.

 

(15 dicembre 2017)