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Cittàmetropolitana di Torino

LA MONTAGNA NELLA CITTÀ METROPOLITANA

LA MONTAGNA NELLA CITTÀ METROPOLITANA DEL XXI SECOLO: IDEE A CONFRONTO PER UN MASTER PLAN DELLE “TERRE ALTE”

Attrazione e utilizzo dei fondi europei a sostegno dello sviluppo dei territori montani, utilizzo dei fondi ATO legati allo sfruttamento dell’acqua potabile captata nelle sorgenti di montagna, costruzione di una nuova economia verde sostenuta dalle nuove tecnologie, superamento del divario digitale nei territori montani.

Se ne è parlato venerdì 26 febbraio nella sede di corso Inghilterra della Città Metropolitana nel corso di un incontro promosso dall’UNCEM Piemonte e dall’Ente di area vasta che ha raccolto l’eredità amministrativa della Provincia di Torino. L’iniziativa si è svolta nell’ambito del confronto sul Piano Strategico di cui la Città Metropolitana si doterà per programmare le sue politiche a favore dello sviluppo economico, sociale e culturale del territorio.
Nella direzione di un rapporto di scambio positivo e reciprocamente vantaggioso vanno ad esempio i fondi ATO: oltre 10 milioni di Euro che ogni anno vengono investiti nelle aree montane per la tutela delle fonti idriche e la prevenzione del dissesto idrogeologico. Si tratta dell'unico esempio in Italia di pagamento dei servizi ecosistemici-ambientali previsto anche dalla recente legge nazionale sulla green economy, il Collegato ambientale alla Legge di stabilità.

Aprendo i lavori del convegno, il Vicesindaco metropolitano Alberto Avetta ha fatto riferimento alla validità dell’impostazione politica di cui, sin dagli anni ’60, si fece promotore l’avvocato Gianni Oberto, che fu Presidente della Provincia di Torino dal 1965 al 1970 e Presidente della Regione Piemonte dal 1973 al 1975. Oberto credeva nel protagonismo delle realtà locali e condusse appassionate battaglie culturali e politiche per il rispetto del valore economico, ambientale e sociale della montagna. Un rispetto concretizzato non in generiche affermazioni di principio ma attraverso strumenti amministrativi e fiscali come i Bacini Imbriferi Montani e i sovracanoni idroelettrici. Secondo il Vicesindaco metropolitano, “la lezione di Oberto è tuttora valida. Non basta difendere l’esistente e le tradizioni: occorre credere nel futuro e costruirlo, tanto più oggi che la Città Metropolitana non è più un soggetto terzo e sovraordinato ma un Ente governato dai Sindaci in prima persona, attraverso un’Assemblea prevista dallo Statuto e dalla Legge Delrio”.
“La Città Metropolitana, - ha proseguito Avetta – deve però poter contare su risorse adeguate per le competenze ordinarie dell’Ente e per i progetti strategici, oltre che sulla consapevolezza da parte della Regione e del Governo nazionale delle sfide che il nuovo Ente si trova ad affrontare”. Secondo Avetta occorrerà snellire le procedure burocratiche, ad esempio quelle per l’utilizzo dei fondi ATO. Nella logica del Piano Strategico, tematiche come la mobilità e lo sviluppo turistico dovranno essere affrontate con un’impostazione di area vasta, indispensabile per governare una Città Metropolitana unica in Italia e in Europa, che comprende una metropoli di medie dimensioni e le vallate alpine che le fanno da contorno e che sono una sorta di “cerniera” con il resto del Continente.

Anche Lido Riba, Presidente di UNCEM Piemonte, ha insistitito sulla specificità della  Città Metropolitana di Torino e ha invitato gli amministratori locali a superare la logica dei municipalismi e dei particolarismi. E’ una logica certamente difficile a archiviare in una Regione in cui le Unioni Montane sono troppo frammentate. Secondo Riba, per non essere una semplice riproposizione delle Comunità Montane, le Unioni non possono solo gestire solo i servizi pubblici in forma associata. Devono essere protagoniste delle politiche per la montagna: sia per attrarre nuove risorse comunitarie e investimenti privati su progetti innovativi, sia per valorizzare le risorse come le foreste e l’acqua in un panorama economico e sociale in profonda evoluzione. In quel panorama possono ritrovare un ruolo i mestieri tradizionali, come la pastorizia, purché si tengano presenti le esigenze di tutela dell’ambiente e le compatibiltà economiche e di mercato. Pensare ad una “green economy” in montagna significa, ad esempio, valorizzare foreste oggi inutilizzate o sotto-utilizzate, per produrre l’energia temica ed elettrica di cui le imprese e le famiglie delle vallate alpine necessitano.
Secondo l’UNCEM Piemonte la Città Metropolitana, la Regione, le Unioni Montane e i Comuni debbono elaborare progetti integrati dedicati ad un turismo e ad una pratica sportiva che sono cambiati profondamente negli ultimi venti anni, così come alla promozione dei prodotti agroalimentari tipici certificati.
E’ un’impostazione accolta da molti dei Sindaci intervenuti nel dibattito, che ha toccato temi generali, come l’esigenza di un elaborare un Master Plan per lo sviluppo della montagna torinese; ma anche temi specifici, come il ruolo che gli Atenei torinesi possono avere nel sostegno scientifico e tecnologico ai Comuni montani e alle imprese locali, l’estensione delle connessioni a banda larga e la garanzia del servizio radiotelevisivo pubblico nelle aree montane, la rigidità dei bilanci dei piccoli Comuni e l’impossibilità di destinare con maggiore discrezionalità i residui degli esercizi finanziari di ogni singolo anno.

Aldo Reschigna, Assessore regionale al Bilancio, Finanze, Programmazione economico-finanziaria, Enti locali e Post olimpico, ha sottolineato l’esigenza di superare l’eccessiva frammentazione delle Unioni Montane e di selezionare attentamente i grandi progetti strategici destinati a riequilibrare il rapporto tra aree urbane e montane forti e aree marginali. Per Reschigna la montagna piemontese deve lavorare in una logica di sistema, tenendo presente un più ampio scenario, che è quello in cui si sta costruendo la Macro Regione Alpina come spazio di collaborazione fra le “Terre Alte” al di qua e al di là dei confini nazionali.
Reschigna ha anche ricordato che, per elaborare e gestire grandi progetti di sviluppo in una dimensione transnazionale, occorre disporre di dati e analisi sociali ed economiche che, in Piemonte, solo l’IRES è in grado di realizzare, anche e soprattutto a vantaggio dei territori montani.

Gestire la risorsa acqua, vero “oro blu” delle vallate alpine
Negli anni che precedettero l’evento olimpico, il compianto europarlamentare Rinaldo Bontempi,nella sua veste di membro del Consiglio di amministrazione del TOROC, fu promotore del progetto "Torino Città delle Alpi". Molte delle intuizioni contenute in quel progetto attendono ancora una realizzazione concreta. Nella direzione di un rapporto di scambio positivo e reciprocamente vantaggioso vanno ad esempio i fondi ATO: oltre 10 milioni di Euro che ogni anno vengono investiti nelle aree montane per la tutela delle fonti idriche e la prevenzione del dissesto idrogeologico. Si tratta dell'unico esempio in Italia di "pagamento dei servizi ecosistemici-ambientali" previsto anche dalla recente legge nazionale sulla green economy, il Collegato ambientale alla Legge di stabilità. La montagna piemontese immagazzina e garantisce ogni anno 13 miliardi di metri cubi di "oro blu". Secondo l’impostazione dell’UNCEM Piemonte e del suo Presidente Lido Riba, la costruzione di un nuovo legame città-montagna passa attraverso l’attribuzione di un valore effettivo al bene acqua, con la corresponsione da parte di chi lo utilizza di un corrispettivo a chi quel bene lo produce. Per gli usi idropotabili è già così: in Piemonte una parte della tariffa idrica annua pagata, 4 Euro a famiglia, va ai territori montani per la difesa delle fonti idriche.
La montagna chiede alla città, dove sono concentrati i luoghi della decisione e della rappresentanza, regole diverse per l'organizzazione di servizi. “In questo ci aiuta la strategia nazionale per le aree interne, - ricorda il Presidente Riba - che prevede specifiche misure e fondi per garantire scuole, sanità, trasporti e crescita economica nelle valli alpine e appenniniche. Poi dobbiamo agire sulla defiscalizzazione delle imprese che esistono e si insediano in montagna. Meno tasse, dunque, senza però che l'Europa blocchi la defiscalizzazione in nome del principio della concorrenza. Così come non ha bloccato Amburgo che ha portato i suoi porti in house per non farli andare in mano cinese. Non possiamo avere due pesi e due misure".
Città e montagna "verdi" e "smart"
Nell’unica Città Metropolitana italiana che comprende vallate alpine si può certamente fare ancora di più, per costruire le “green communities”, favorire l'interazione tra Unioni Montane di Comuni rafforzando il legame con la struttura tecnica e politica della Città Metropolitana, attrarre fondi europei per l’innovazione e la crescita economica e sociale inclusiva. Diventare più “smart” e più sostenibilmente tecnologica non è un imperativo solo per la grande città. Anche le vallate alpine, olimpiche e non, devono essere interconnesse e “intelligenti”, varando progetti per la mobilità sostenibile, la gestione delle risorse, il miglioramento delle infrastrutture. Serve una riflessione politica e istituzionale, ma anche una svolta culturale. Sindaci e amministratori montani devono imparare a fare sempre più squadra e a rapportarsi in modo completamente diverso con quelle che un tempo si chiamavano le “istituzioni sovraordinate”. L’Unione Europa, lo Stato italiano, ma soprattutto la Regione Piemonte e la Città metropolitana, non devono più essere considerati soggetti terzi da interpellare per ottenere fondi e assistenza, ma come il contesto istituzionale in cui si concertano e si costruiscono le opportunità per i territori extraurbani di pianura, collina e montagna.
Le Terre Alte provano oggi a invertire la tendenza allo spopolamento e all'abbandono, alla riduzione dei servizi e alla desertificazione commerciale. L'evento del 26 febbraio vuole essere l'occasione per riavviare un profondo e concreto dibattito sulle scelte e sulle sfide che stanno di fronte non alla montagna ma all’intera Città metropolitana.

(26 febbraio 2016)