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Cittàmetropolitana di Torino

27 GENNAIO GIORNO DELLA MEMORIA

A PALAZZO CISTERNA LA MOSTRA "A RISCHIO DELLA PROPRIA VITA", DEDICATA AI POLACCHI CHE SALVARONO GLI EBREI DALL’OLOCAUSTO

"A rischio della propria vita" è il titolo della mostra che, in occasione del Giorno della Memoria, è stata inaugurata mercoledì 27 gennaio a Palazzo Dal Pozzo della Cisterna, sede della Città metropolitana di Torino, per iniziativa del Museo della Storia degli Ebrei Polacchi POLIN e del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica di Polonia, in collaborazione con la Città metropolitana, il Consolato Generale di Polonia in Milano, il Consolato di Polonia in Torino, la Comunità Ebraica di Torino e la Comunità Polacca di Torino-Ognisko Polskie w Turynie.
L’esposizione sarà visitabile a Palazzo Cisterna fino al 12 febbraio, dal lunedì al venerdì, negli orari di apertura degli uffici della Città metropolitana, dalle ore 10 alle ore 17.
La mostra presenta i volti, le storie e le motivazioni dei polacchi che salvarono gli ebrei nel periodo dell’occupazione tedesca e dell’Olocausto, dal 1939 al 1945, illustrando le circostanze, le motivazioni, il significato morale e le proporzioni del loro aiuto. L’esposizione si basa sull’eccezionale collezione di testimonianze dei polacchi proclamati "Giusti tra le Nazioni" dallo Stato di Israele e di coloro che vennero salvati, raccolta nell’ambito del progetto museale "I Giusti polacchi e il recupero della memoria".

27 gennaio: per una "memoria attiva"

Il riconoscimento di un torto commesso è il primo passo per uscire da quella ferrea necessità che altrimenti governerebbe la storia, secondo l’ipotesi manzoniana per cui "non resta che far torto o patirlo". In questo senso la memoria ne è l’atto fondante. E il Parlamento italiano con la legge 211 del 2000 ha istituito il "Giorno della memoria" "al fine di ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio". La data scelta, il 27 gennaio, corrisponde alla liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, la macroscopica macchina di annientamento che deturpava il lavoro trasformandolo in fatica, tortura e morte.

È senza dubbio importante il momento, previsto dalla legge, che fissa materialmente il ricordo, è importante il monumento, il museo, la mostra, ma per assicurare alla memoria un ruolo vitale, è necessario che si innesti nel presente entrando a far parte della coscienza individuale. Una memoria attiva, come ci ha insegnato Primo Levi, significa per ognuno intendere i crimini della storia come un male fatto a ciascuno di noi, a ciascun essere umano, e ci aiuta a rispondere ad alcune domande fondamentali: ad esempio, come ancora diceva Primo Levi, in che modo operare affinché ciò che è accaduto non ritorni sotto nuove forme.
Ed è dunque fondamentalmente alla figura di Primo Levi che si ispira l’esposizione allestita ricorrendo ai materiali in possesso della Biblioteca di Palazzo Cisterna, in primis a quelli conservati nel Fondo Valdo Fusi.

Si parte dunque dagli atti del convegno In memoria di Primo Levi: la dignità dell’uomo, tenutosi a Saronno nell’aprile del 1997, e si prosegue con una documentazione relativa al terribile tema della deportazione e dell’annientamento: un fascicolo a cura dell’Aned sul campo di concentramento di Melk (pubblicato nel 1993, 48° anniversario dell liberazione); Morte alla gola (Impressioni Grafiche 2003), di Carlo Lajolo, che contiene in forma di diario le memorie di un partigiano deportato a Mauthhausen; Una misura onesta (FrancoAngeli 1994), a cura di Anna Bravo e Daniele Jalla, che raccoglie "scritti di memoria della deportazione dall’Italia 1944-1993".
Del 1998 è Deportazione memoria comunità, ricognizione storica di Alberto Lovatto sui vercellesi, biellesi e valsesiani imprigionati nei lager nazisti.

Segnaliamo inoltre gli atti del convegno internazionale Il dovere di testimoniare, tenutosi a Palazzo Lascaris, sede del Consiglio regionale del Piemonte, il 28 e 29 ottobre1983; Il treno della memoria, a cura del Centro Studi di Acmos (2006), sul progetto ideato dall’Associazione Terra del Fuoco per ripercorrere e riconoscere le tappe storiche dell’orrore; Achtung! Dachau. Il dolore della memoria di Beppe Berruto e Valerio Morello.
Infine, Nella notte straniera di Alberto Cavaglion (L’Arciere  1981), sulla marcia degli ebrei di S. Martin Vésubie al campo di internamento di Borgo San Dalmazzo, e Sopravvissuti (Alinari), ritratti fotografici raccolti da Simone Gosso.

Il ricordo dei seimila polacchi proclamati "Giusti tra le Nazioni" per aver salvato gli ebrei dall'Olocausto

La mostra consente di comprendere quanto e come i polacchi, testimoni dei crimini tedeschi contro gli ebrei, dovettero misurarsi in modo diretto e particolarmente crudo con l’Olocausto. Sottoposti al brutale terrore della guerra e dell’occupazione nazista e sovietica seguita allo scellerato Patto Molotov-Ribbentrop del 1939, i polacchi dovette­ro nel medesimo tempo assistere alla spietata crudel­tà dello sterminio dei propri vicini di casa ebrei. Nella Polonia sotto l’occupazione nazista, a differenza dei paesi dell’Europa occidentale, per chi prestava soc­corso agli ebrei c’era la condanna a morte. I polacchi che operarono per salvare gli ebrei agivano in condizioni di pericolo e di paura estremi, nell’assoluta clandestinità. Rischiavano la propria vita e quella dei propri familiari. Decidendo di dare aiuto, erano consapevoli di poter fare la stessa fine di chi intendevano soccorrere. Grazie al loro eroismo riuscirono a salvarsi decine di migliaia di ebrei polacchi.

Nel 1963 il Parlamento israeliano decise di onorare con il titolo di "Giusto tra le Nazioni" coloro che contribuiro­no disinteressatamente alla salvezza degli ebrei durante l’Olocausto. Il titolo è assegnato dall’Istituto per la Memoria dei Martiri e degli Eroi dell’Olocausto Yad Vashem di Gerusalemme. È stato finora riconosciu­to a oltre ventiquattromila persone di 47 Paesi: un quar­to di loro sono polacchi.
A partire dalla storica svolta del 1989, la Polonia si è im­pegnata nel recupero della memoria sugli ebrei polac­chi. Il lavoro continua tutt’oggi, con analisi sui rapporti tra ebrei e polacchi durante la seconda guerra mondia­le, discutendo, tra l’altro, se i polacchi avrebbero potuto fare di più per gli ebrei e per informare il mondo del loro sterminio.

Il film "Sopravvissuti"

Mercoledì 3 febbraio a Palazzo dal Pozzo della Cisterna è stato proiettato il film "Sopravvissuti", dedicato alle vicende degli ebrei salvati dalla Shoah, intervistati in Israele, dove vivono attualmente. Alla proiezione è seguito un convegno a cui hanno parteciperanno le curatrici della mostra "A rischio della propria vita", Klara Jackl e Joanna Król, la seconda delle quali è anche regista del film. Le curatrici sono giunte appositamente a Torino da Varsavia per partecipare all’iniziativa che ha ospitato, inoltre, il professor Marco Brunazzi, vicepresidente dell’istituto di studi storici "Gaetano Salvemini" di Torino.


(3 febbraio 2016)