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Cittàmetropolitana di Torino

CONSIGLIERA DI PARITÀ DELLA CITTÀ METROPOLITANA

GABRIELLA BOERI CONFERMATA PER IL PROSSIMO QUADRIENNIO. OGNI ANNO MILLE CASI AFFRONTATI

Gabriella Boeri, già Consigliera di parità della Città metropolitana nello scorso quinquennio, è stata riconfermata nel suo ruolo dal Ministero del Lavoro su designazione del sindaco della Città metropolitana per i prossimi quattro anni. Michela Quagliano è stata invece nominata consigliera supplente.

La Consigliera di parità si occupa principalmente della rimozione delle discriminazioni di genere nel mondo del lavoro. È un pubblico ufficiale e interviene per far rispettare il principio di non discriminazione tra uomini e donne, rileva le violazioni della normativa in materia di parità e pari opportunità. Nelle situazioni di squilibrio di genere sui luoghi di lavoro individua procedure efficaci contro le eventuali forme di discriminazione (diretta o indiretta) riscontrate e, all'occasione, promuove e sostiene azioni in giudizio.

“In questi anni sono passati nel mio ufficio circa un migliaio di casi all’anno, in prevalenza alla ricerca di informazioni e di un primo orientamento. Di questi circa una settantina all’anno sono stati seguiti poi in modo più dettagliato. Nella prevalenza dei casi si è trattato di lavoratrici discriminate sia nell’accesso al mondo del lavoro ma soprattutto nel mantenimento del posto e delle proprie funzioni dopo una maternità” spiega Gabriella Boeri.
“Spesso le più penalizzate sono donne alle seconda maternità: un po’ perché sono state a lungo lontane dal lavoro e hanno perso i contatti, un po’ perché spesso sono state sostituite da persone più giovani e che all’azienda costano meno” continua la Consigliera. “E naturalmente oltre ai figli ci sono gli anziani che finiscono più spesso in carico alle donne. Se a questo si aggiunge la mancanza e la riduzione dei servizi legati al welfare, è facile capire perché le lavoratrici siano le più in difficoltà”.

In caso di controversie fra lavoratori e aziende la Consigliera di parità interviene dapprima con una procedura “informale, svolgendo un colloquio con i lavoratori per approfondire la situazione e accertare la presenza di una possibile discriminazione e quindi ponendosi come mediatore per cercare un accordo tra le parti in causa. “Le grandi aziende sono di norma più disponibili e la procedura informale garantisce buone possibilità di successo, perché attuano già linee di welfare e di conciliazione. È più difficile trovare delle soluzioni con le piccole-medie aziende e ancora più con le microimprese artigianali, dove in effetti il problema di una maternità, per esempio, può creare problemi di tipo economico all’azienda”.

“Fra i casi più delicati che ho affrontato in questi anni” continua a raccontare Gabriella Boeri “ vi sono stati alcuni casi di molestie sessuali e casi di discriminazioni pesanti nei confronti di Lgbt, perché la transizione di sesso nel mondo del lavoro è ancora vissuta con grande difficoltà”.

Gli accordi ottenuti dalla procedura di conciliazione dalla Consigliera di parità sono vigenti a tutti gli effetti, mentre in giudizio la sua presenza è rafforzativa, sia nel confronto del giudice che del lavoratore. “Rivolgersi al nostro ufficio è sempre un aiuto, perché già il colloquio conoscitivo fornisce al lavoratore un quadro più chiaro sulla sua situazione e lo mette in condizione di decidere come comportarsi. È chiaro che è sempre possibile un atteggiamento ritorsivo da parte dell’azienda, ma devo dire che è successo raramente”.

Oltre all’assistenza diretta ai lavoratori, la Consigliera di parità svolge un ruolo di promozione delle pari opportunità sia con progetti che con collaborazioni con gli assessorati al lavoro, con le organizzazioni sindacali, le associazioni di categoria e la Direzione provinciale dell'Ufficio del Lavoro.

Per offrire qualche dato, si può attingere alla relazione annuale del 2015, da cui emerge il quadro delle attività svolto dall’Ufficio della Consigliera di parità: si sono rivolti ai suoi servizi 720 utenti, di cui 620 donne e 105 maschi (in aumento rispetto al passato). Di questi 66 sono, dopo un primo contatto telefonico, andati a colloquio. In molti casi l’età e medio alta: ben 31 hanno dai 41 ai 50 anni, 15 dai 31 ai 40 anni, e 7 oltre i 51 anni.

“Come ho già detto, la parte più consistente di richieste riguarda la conciliazione dei tempi di vita e lavoro, con richieste di flessibilità oraria e il part-time” precisa Gabriella Boeri. “Poi vi sono stati alcuni casi di demansionamento, vessazioni, licenziamento al rientro dal congedo per la maternità. Da segnalare numerosi casi di presunto mobbing, che vengono seguiti anche in collaborazione con gli sportelli antimobbing dei Sindacati, grazie a un protocollo d’intesa stipulato da alcuni anni, e che sono sempre problematici, perché vi sono grosse difficoltà nel riconoscere e far riconoscere e tutelare la situazione di mobbing sul posto di lavoro”.

In aumento il numero delle aziende che sono state convocate per un tentativo di conciliazione dalla Consigliera, e con le quali si è giunti a sottoscrivere un verbale di mediazione, quasi sempre con esito positivo per le/i lavoratrici/tori.

La Consigliera di parità è contattabile telefonicamente e per mail.


(29 settembre 2016)