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Cittàmetropolitana di Torino

BIBLIOTOUR, PER CONOSCERE LE BIBLIOTECHE "NASCOSTE" DI TORINO

Le biblioteche e i libri sono belli da vedere: con questo spirito parte l'iniziativa "BiblioTour Piemonte - Torino", per promuovere turisticamente beni culturali che sono noti soprattutto per i loro contenuti e non per l'attrattiva estetica o la loro storia.

Il progetto comprende la partecipazione della nostra Biblioteca di storia e cultura del Piemonte Giuseppe Grosso, Biblioteca dell’Accademia delle Scienze, Biblioteca Reale e Biblioteca dell’Accademia Albertina di Belle Arti: un itinerario tra quattro biblioteche torinesi raggiungibili a piedi camminando nel cuore di Torino.

Il primo appuntamento, con la visita della Biblioteca Storica di Palazzo Cisterna e dell’Accademia delle Scienze, si è svolto con successo di pubblico venerdì 18 novembre, mentre la visita della Biblioteca Reale e di quella dell’Accademia Albertina delle Belle Arti si svolgerà venerdì 25 novembre alle 15.

Le visite guidate alle biblioteche saranno arricchite dalla narrazione, da parte dei bibliotecari, della storia dei volumi, dei fondi e delle opere più significative, nonchè dell'edificio storico che le ospita. L'ingresso è gratuito su prenotazione.

"BiblioTour Piemonte - Torino" è un’iniziativa della Regione Piemonte in collaborazione con Turismo Torino e provincia e con l'associazione Torino Città Capitale europea.


Info e prenotazioni

Associazione Torino Città Capitale Europea - numero verde 800329329

email: bibliotour@regione.piemonte.it   indicando la data scelta, nominativo e numero partecipanti, riferimento telefonico e indirizzo email.



Un po' di storia della biblioteca G. Grosso

La biblioteca di storia e cultura del Piemonte "Giuseppe Grosso"
La Biblioteca di Storia e Cultura del Piemonte, ospitata nelle sale di palazzo Cisterna, occupa nel complesso delle istituzioni culturali torinesi una nicchia a parte, specifica e caratteristica. A essa hanno attinto più generazioni di studiosi e studenti universitari, di docenti e ricercatori, interessati alla storia, all’arte, alla cultura del Piemonte.
Con i suoi 130mila volumi e i 44 archivi rappresenta un punto di riferimento essenziale per ricerche anche ad ampio raggio nei più disparati rivoli disciplinari.
Fu Giuseppe Grosso, presidente della Provincia di Torino negli anni '50 e '60 del Novecento, a proporre nel 1956 la realizzazione di una istituzione che avesse come compito quello di documentare il territorio piemontese, anche in previsione delle celebrazioni per il Centenario dell’Unità d’Italia: una sorta di centro di studi, particolarmente orientato, all’inizio, sulla storia del Piemonte e degli antichi Stati Sardi.
La stagione dell’impianto e delle grandi acquisizioni durò dal 1956 al 1964. Negli stessi anni si sviluppò particolarmente la sezione archivistica, con l’acquisto di alcuni importanti fondi documentari e di un settore di tesi di laurea. L’asse portante delle raccolte era, ed è tuttora, il settore dei cosiddetti “Piemontesi”, al quale si accorparono progressivamente altri insiemi, giunti in biblioteca per legato testamentario o per acquisizione, tra i quali, uno dei primi, fu la preziosa raccolta bibliografica e archivistica del senatore Giorgio Ermanno Anselmi, assieme al fondo archivistico del senatore Lorenzo Valerio.
La biblioteca fu aperta al pubblico il 20 maggio 1964. La suddivisione innovativa del catalogo per soggetti in “persone”, “luoghi” e “materie”, ideata da Luigi Firpo, fu particolarmente gradita al pubblico degli specialisti.
L’aggregazione di nuovi fondi ampliò armonicamente in quegli anni la biblioteca: dai volumi donati da Terenzio Grandi, stampatore e intellettuale mazziniano, alla piccola raccolta Griffini, all’importantissimo insieme di libri e documenti appartenuti alla famiglia Giulio, e in particolare a Carlo Ignazio Giulio, scienziato e uomo politico cavouriano.
La raccolta Giulio testimonia l’attività e l’aggiornamento a scala europea di un tecnico-intellettuale che operò dal punto di vista scientifico in tutti i settori toccati dallo sviluppo dello Stato, ed esprime anche visivamente il fervore intellettuale di un momento particolare della storia piemontese, prossima a divenire italiana.
Spicca per una specifica individualità, ma anche per il grande livello delle raccolte, il fondo appartenuto al bibliofilo ed editore Marino Parenti. Acquisito su proposta di Luigi Firpo, per evitare il rischio di veder smembrata una raffinatissima raccolta di circa dodicimila volumi, il fondo rivelò appieno la sua consistenza con la schedatura sistematica e la creazione di un particolare settore di volumi rari.
Sono presenti opere preziose in se stesse, oppure rese uniche da qualche particolare caratteristica, e che ancora oggi rivelano aspetti inediti, come le preziose carte dell’epistolario, ricche di nomi illustri, da Thomas Mann a Montale, a Dino Buzzati, a Giovanni Gentile.
Un’ampia presenza di più di duemila testate di periodici completa la dotazione principale, ma altri settori specifici della Biblioteca raccolgono una documentazione svariata, che va dagli spartiti musicali, ai copioni di teatro dialettale, alle opere a stampa e manoscritte in dialetto piemontese, alle stampe e alle arti grafiche.
Di particolare rilievo è la raccolta di incunaboli fotografici del pittore e lucigrafo Luigi Sacchi, oggi nota internazionalmente per l'importanza delle prime sperimentazioni calotipiche, alle origini della fotografia. Oggetto di mostre e di pubblicazioni, la serie dei fototipi di Sacchi è l’elemento di spicco di un insieme fotografico cospicuo e vario.
Nuovi nuclei arricchirono le dotazioni a partire dagli anni ’90: la biblioteca e l’archivio della studiosa Augusta Lange, ricca di documenti di storia dell’arte in Piemonte, la biblioteca e l’archivio Melis – Bertagna, con pregiate opere di storia dell’architettura e documenti sulle vicende architettoniche torinesi degli anni ’20 e ’30 del Novecento, il fondo bibliografico “Campini”, formato in gran parte dai libri di Helène di Savoia Aosta e quindi particolarmente legato al Palazzo Cisterna, dove visse la principessa.
Nel 2004 giunse infine un altro insieme, particolarmente significativo per la storia torinese: la biblioteca ha infatti accolto, per lascito della vedova dell’avvocato Valdo Fusi, la sua biblioteca e l’archivio.

(21 novembre 2016)