Cittàmetropolitana di Torino

BIBLIOTECA STORICA

LE SEICENTINE

Il viaggio tra i libri antichi conservati tra le raccolte della Biblioteca storica "Giuseppe Grosso" prosegue con l’esame di alcune seicentine – quasi un migliaio quelle possedute - molte delle quali di grande pregio tipografico.

Theatrum Statuum Sabaudiae

Frontespizio del Theatrum Statuum Sabaudiae, primo volume

Il prodotto tipografico più rilevante è senza dubbio il Theatrum Statuum Sabaudiae, capolavoro della topografia seicentesca piemontese, un vero monumento iconografico, una raccolta illustrata delle dimore, chiese e luoghi appartenenti ai domini dei Savoia alla fine del Seicento. Si tratta di una grandiosa impresa editoriale e contemporaneamente di un’iniziativa promozionale nata come manifesto politico del duca Carlo Emanuele II di Savoia, per far conoscere alle corti europee il livello di splendore e di potenza raggiunto dal suo Stato. L’opera fu iniziata negli anni sessanta del secolo e condotta a termine negli anni ottanta dalla duchessa reggente Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours, la seconda Madama Reale, e fu stampata nel 1682 ad Amsterdam, presso l'editore e cartografo Joan Blaeu.

Interno di chiesa - Tavola del primo volume del Theatrum Statuum Sabaudiae

Costituito da due grandi volumi in folio, il Theatrum contiene 145 tavole, commentate in lingua latina, relative alle terre del Ducato che all'epoca comprendeva Piemonte, Valle d’Aosta, Savoia, Liguria e Nizza. Le tavole, incise in rame, in gran parte su doppio o triplo foglio, raffigurano ritratti, carte geografiche, piante topografiche e vedute prospettiche di Torino e altri paesi e città. I disegni furono eseguiti dai principali artisti del tempo, Giovenale Boetto, Simone Formento, Federico Guazzo, Carlo Morello e Giovanni Tommaso Borgonio.
Il primo volume comprende Torino e la maggioranza delle località piemontesi, il secondo quelle residue e i centri del Nizzardo e della Savoia.

Venaria Reale

Illustrazione del palazzo e dei giardini della Venaria Reale

Il "palazzo di piacere e di caccia" di Carlo Emanuele II di Savoia, ideato dal Tesauro, fu costruito a partire dal 1658 dall’architetto Amedeo di Castellamonte e da lui descritto nella celebre opera Venaria Reale, stampata a Torino dallo Zavatta nel 1674: 99 pagine in folio con 64 tavole calcografiche incise da George Tasnière, inclusa un’antiporta con scene di cacciagione e un ritratto della duchessa Giovanna Battista di Savoia Nemours in veste di Diana cacciatrice. Le vedute sono disegnate da Gian Francesco Baroncelli, Jan Miel, dal Sacchetti, dal Branbil ed altri. Si tratta di una preziosa documentazione anche visiva dello stato originario della reggia, poi in parte distrutta dalle truppe francesi del Catinat nel 1693. Rinnovata dallo Juvarra, danneggiata durante la guerra, è stata di recente sontuosamente restaurata.

Illustrazione Venaria Reale

Il volume, dedicato alla Madama Reale Maria Giovanna Battista di Nemours, duchessa di Savoia, “Diana non favolosa della Regal Venaria”, moglie di Carlo Emanuele II e madre di Vittorio Amedeo II, è di grande pregio ed è ritenuto il più bel libro stampato in Italia nell’età barocca.
Le splendide illustrazioni comprendono grandi vedute generali del palazzo, del parco e della cittadina e sono accompagnate da immagini di sculture e fontane. Particolare attenzione è rivolta alle tele e agli affreschi che decoravano gli appartamenti della reggia, con specifico riferimento alla sala "di Diana”.

Le scienze

Illustrazione dal Parnassus Triceps

Tra le più belle seicentine conservate nella Biblioteca possiamo senza dubbio annoverare il Parnassus Triceps del medico Bartolomeo Torrino, dedicato a Maurizio di Savoia e stampato a Torino nel 1657 presso la celebre tipografia Giannelli. Si tratta di un Parnaso scientifico, con una pregevole antiporta del fossanese Giovenale Boetto.
Di un altro celebre medico, Gian Francesco Fiochetto, è il Trattato della peste et pestifero contagio di Torino (Torino, 1631). Fiochetto, protomedico archiatra di Carlo Emanuele I, fu magnifico rettore dell’Università di Torino all’inizio del diciassettesimo secolo e tra coloro che più si adoperarono per affrontare la peste del 1630. In quell’anno il ducato era era percorso dalle truppe francesi, spagnole e imperiali e Vittorio Amedeo I era appena succeduto al padre. La peste a Torino causò la morte di quasi un terzo dei circa 25.000 abitanti in poco più di un anno. Molti fuggirono dalla città, compresi il duca, la corte, i ministri e i pubblici funzionari. A governare Torino e a combattere il morbo rimasero solo il sindaco Gian Francesco Bellezia, i religiosi e i medici tra i quali il Fiochetto si distinse particolarmente.
Curioso è il Compendio della Sfera Celeste di Guarino Guarini (Torino, 1675), un libricino di carattere astronomico. Ricordiamo che l’architetto Guarini si dedicò anche all'insegnamento della teologia e pubblicò a Parigi, nel 1665, un monumentale compendio delle sue ricerche in campo fisico, astronomico, filosofico e metafisico, in cui manifesta la sua adesione all'universo geocentrico e tolemaico. Del Guarini la Biblioteca conserva anche volumi in materia architettonica con i relativi disegni.

La letteratura

Il Canocchiale aristotelico del Tesauro

Segnaliamo due bei volumetti di poesia, entrambi dedicati al conte Giovan Battista Truchi, personaggio della corte di Carlo Emanuele II. Si tratta del De passione Domini et obiter de Sancta Sindone in Augusta Civitate Taurini (Torino, 1670), del poeta latinista fossanese Emilio Malliano. Il testo narra della passione di Cristo in versi formati dalla collazione di emistichi di Ovidio. Il libro ha un’antiporta su disegno di Charles Dauphin, incisa dal Tasnière. Una seconda incisione raffigura il dedicatario. Anche L’Anfiteatro del Valore (Torino, 1674) di Pietro Antonio Arnaldo, collana di rime in onore di nobili personaggi della corte, presenta diversi stemmi e un’antiporta, tutte belle incisioni del Tasnière.
Il Canocchiale aristotelico (Torino, Zavatta 1670, con antiporta incisa dal Tasnière) è forse il più importante trattato di retorica barocca. Scritto da Emanuele Tesauro (1592-1675), drammaturgo e retore torinese, intende trasformare i principi del fare artistico così come il canocchiale di Galileo, richiamato nel titolo, conduce a modificare i criteri interpretativi della realtà. Quella che viene dunque proposta è una rivoluzione analoga nel campo della letteratura. Nel trattato, l’attenzione del Tesauro è rivolta soprattutto alla metafora, figura retorica fondamentale che consente di collegare realtà apparentemente distinte.

La storia

Emanuele Tesauro fu intellettuale di grande prestigio e assoluto rilievo presso la corte sabauda dove prestò la sua opera per più di trent’anni.
Fra le sue opere si ricordano, oltre al Canocchiale aristotelico, i Campeggiamenti del principe Tommaso di Savoia (sulle guerre del Piemonte contro la Spagna), opere filosofiche, tragedie, testi polemici e panegirici. Fu anche autore di coreografie per feste e balletti e precettore dei principi di Carignano e di Vittorio Amedeo II, per i quali scrisse una raccolta di favole. Tesauro ebbe un ruolo fondamentale nell’elaborazione di una nuova immagine del ducato e della capitale, come possiamo rilevare dal suo impegno nel Theatrum statuum sabaudiae. Per la capitale scrisse la prima parte dell’Historia dell’Augusta Città di Torino, nel 1679. Dopo la sua morte l’opera fu completata da Pietro Giroldi nel 1712.
La storia di Torino del Tesauro che la Biblioteca conserva consta di due volumi in folio, stampati da Bartolomeo Zavatta. Contengono antiporta incise su matrice di rame e frontespizi con marca tipografica silografata, grandi capilettera decorati e sontuosi fregi tipografici. Due illustrazioni nel testo del secondo volume sono incise su matrice di rame da Tasnière e nel sontuoso antiporta di particolare interesse è la mappa di Torino retta da uno dei personaggi rappresentati: nella pianta si notano sia l'ingrandimento realizzato da Carlo Emanuele I che quello più tardo nella contrada di Po.

Volume Historia di Torino del Tesauro

In Biblioteca è anche possibile consultare la controversa Historia di Pietro Giovanni Capriata, (Genova, 1638 e 1649), in due volumi, “ne’ quali si contengono tutti i movimenti d’arme successi in Italia” dal 1613 al 1634 e quindi sia fuori che in Italia dal 1634 al 1644. Il secondo volume si apre con un'antiporta allegorico raffigurante tre cani che abbaiano alla luna, con scritta in latino allusiva al fatto che, nonostante le censure rivolte alla prima parte, l’autore abbia proseguito l’opera “lasciando abbaiare i malevoli, come cani alla luna”. Si tratta di un’opera di approfondimento sulla storia militare della prima metà del Seicento, con particolare attenzione alla vicende liguri e piemontesi: il Capriata, nato a Genova negli ultimi anni del Cinquecento, fu definito dal Denina il Guicciardini del secolo diciassettesimo, ma fu anche violentemente criticato dal Tesauro. In Piemonte furono requisite tutte le copie del primo volume, che narra le vicende della guerra del Monferrato in chiave filospagnola. Anche l’atteggiamento del papa Urbano VIII, cui spiacevano tale chiave interpretativa e gli apprezzamenti negativi sui nipoti cardinali Antonio e Francesco Barberini nonché sul cardinal Mazzarino, fu inflessibile. Tentò perfino di ottenere una modifica del testo.
L'Historia ebbe larga diffusione in Italia e all'estero, tuttavia durissime furono le critiche alla venalità del Capriata che ne avrebbe danneggiato l'obiettività. La critica settecentesca, pur nell'ambito di una valutazione complessivamente negativa della storiografia del Seicento, attribuì al Capriata una certa dose di credibilità e lo stesso Muratori attinse alla sua opera per la parte seicentesca degli Annali.

Infine segnaliamo due interessanti volumi sulla storia dei Valdesi in Piemonte: The History of The Evangelical Churches of the Valleys of Piemont (London, 1658), di Samuel Morland, con carta topografica delle valli, e Histoire generale des Eglises Evangeliques des Valles de Piemont ou Vaudoises (Leyda, 1669) di Jean Léger, anche questo dotato di frontespizio allegorico e carta topografica.
Samuel Morland (1625-1695) fu un diplomatico, inventore e crittologo inglese, che godeva inoltre di una notevole reputazione come matematico e latinista. Progettò macchine calcolatrici, una stufa metallica portatile, un megafono, un argano, e un dispositivo per cifrare. Ebbero notevole importanza anche i suoi esperimenti di idraulica. Fra i suoi allievi ci fu Samuel Pepys, che sarebbe diventato famoso per il diario. Moreland fu accreditato presso la corte di Carlo Emanuele II per presentare un appello a favore delle chiese evangeliche delle valli piemontesi e durante questo soggiorno scrisse il libro.
Jean Léger (Villasecca, Val Germanasca, 2 febbraio 1615 - Leyda, 1670) fu pastore riformato a Prali, Rodoretto e San Giovanni, moderatore delle chiese valdesi e pastore della chiesa riformata di lingua francese a Leyda. Protagonista e testimone del massacro dei valdesi (le cosiddette Pasque Piemontesi, 25-27 aprile 1655), ne fornì uno dei primi resoconti storiografici nei due volumi del suo libro, per il quale è considerato uno dei principali storici valdesi del Seicento.