Cittàmetropolitana di Torino

BIBLIOTECA STORICA

FONDO VALERIO

Possiamo annoverare il carteggio di Lorenzo Valerio fra i più importanti archivi risorgimentali.
Infatti Valerio (Torino 1810 - Messina 1865), organizzatore culturale e uomo politico liberale, eletto deputato fin dalla VIII Legislatura del Regno d'Italia (la prima dopo l'Unità d'Italia), nominato da Vittorio Emanuele II governatore della provincia di Como, poi governatore straordinario delle Marche subito dopo l'Unità d'Italia, infine senatore del Regno e prefetto di Messina, intrattenne fitte relazioni con tutti i personaggi protagonisti della storia dell'epoca. Nella sua casa torinese, dove si teneva un affollato salotto di intellettuali e patrioti liberali, era stato presentato e quindi musicato da Michele Novaro l'Inno i cui versi erano stati scritti nel 1847 dal giovane patriota Goffredo Mameli.

Valerio fondò e diresse il periodico Letture popolari (poi Letture di famiglia), che ebbe grande importanza per la diffusione delle idee liberali e democratiche fra i giovani della borghesia piemontese, e in seguito il quotidiano politico La Concordia. Membro dell'Associazione Agraria (dove fu in duro contrasto con il Cavour) e della Società degli Asili infantili di Torino, nel 1842 promosse ad Agliè la nascita di uno dei primi asili infantili e di un convitto per le donne del setificio.

Il suo carteggio, compreso fra gli anni Trenta e il 1865, contiene una miniera di informazioni sui rapporti politici e culturali dell'epoca, di fondamentale importanza per il processo unitario italiano: si contano nel complesso oltre 2800 lettere di eminenti personalità politiche e letterarie dell'800. Troviamo in questo elenco Cavour, D'Azeglio, Gioberti, Cristina di Belgioioso, Balbo, Cattaneo, Bixio, Garibaldi, Depretis, Crispi, Guerrazzi, Manin, Lanza, Mameli, Minghetti, Pisacane, Poerio, Rattazzi, Saffi, Viesseux tra gli italiani e fra gli stranieri il generale Chrzanowski, Victor Hugo, Kossuth, il principe Gerolamo Napoleone. Ma incontriamo anche una folla di personaggi minori che però ci restituiscono il clima di quegli anni, come i profughi ungheresi e polacchi, e gli estensori delle "lettere dal campo", scritte alla redazione della Concordia durante la campagna del 1848. La pubblicazione di questi materiali, a cura inizialmente di Luigi Firpo e poi di Adriano Viarengo, è in corso ed è giunta al quinto volume.
Il Fondo Valerio contiene inoltre 49 lettere destinate a Niccolò Tommaseo da vari corrispondenti, un piccolo carteggio Arago.
Il materiale archivistico è integrato da un piccolo fondo librario, composto da una sessantina di volumi.

Cavour

Lettera di Cavour
Firma di Cavour

Nel Fondo troviamo 17 lettere del conte Cavour indirizzate al deputato Lorenzo Valerio, datate fra il 1852 e il 1860.
Tra di esse ve n'è una del marzo 1852, che rievoca i disordini sanguinosi accaduti a Sassari il 24 febbraio di quell'anno. In un'altra, del 19 settembre 1856, Cavour trasmette a Valerio il libro di Bayle St. John sul Piemonte The subalpine kingdom, or experiences and studies in Savoy, Piedmont, and Genoa. Numerosi sono poi i rapporti epistolari di cortesia, o intesi a fissare al deputato una serie di appuntamenti presso il Ministero dell'Interno. In altra occasione, con una lettera del 10 marzo 1859, esprimendo le proprie opinioni politiche divergenti da quelle del Valerio, Cavour stigmatizza così la rivoluzione: "non si deve respingere l'elemento insurrezionale, o, se meglio le piace, rivoluzionario, ma non si può somministrare in dosi troppo forti, sia a ragione dell'Europa, sia del proprio Paese, che non ha stomaco fatto per digerirlo, se non moderatamente."

Garibaldi

Firma di Garibaldi
Lettera di Garibaldi

Il Fondo Valerio consta di una preziosa appendice, un piccolo corpus di documenti costituito da lettere autografe, o fotocopie di lettere autografe, e da alcune poesie popolari, soprattutto di tema patriottico. Fra le lettere autografe v'è una in particolare, ancora inedita, indirizzata da Giuseppe Garibaldi a Lorenzo Valerio e datata Parma, 22 agosto 1859. In questa lettera Garibaldi fa esplicita richiesta di 10.000 fucili, con i quali, annuncia, "faremo l'Italia a dispetto del diavolo".