Pubblica tutela

La cultura dei diritti

 

Da sempre alle parole interdizione o inabilitazione si associano idee di limitazione, restrizione della libertà e riduzione dell’autodeterminazione. Il pregiudizio comune, ancora attualmente diffuso, relativo a tali misure giuridiche ha origini storiche antiche, in quanto nel passato i provvedimenti di protezione venivano utilizzati non tanto per garantire il benessere e la tutela delle persone fragili quanto per preservarne i beni o per proteggere la società da coloro che erano visti come “pericolosi ed indesiderati”.

Con la nuova legge n. 6 del 2004 sull’amministrazione di sostegno il legislatore non solo ha introdotto una nuova misura di protezione, ma ha riformato in parte anche l’interdizione e l’inabilitazione. Si evidenzia, quindi, l’esigenza di “fare cultura” relativamente a tali misure, che non devono essere viste nell’ottica di una limitazione per la persona o di una modalità per proteggerne esclusivamente il patrimonio: gli obiettivi di tali misure sono, quindi, la tutela della persona nella sua globalità, la sua protezione e la valorizzazione delle sue capacità residue. Inoltre, con la diffusione delle situazioni di fragilità, con il progressivo invecchiamento della popolazione, con il crescente isolamento e con la frammentazione dell’istituzione della famiglia, le persone che si trovano in condizioni psico-fisiche tali da richiedere l’utilizzo di uno strumento di protezione sono in costante aumento.

L’intervento del legislatore a favore della persona disabile per effetto di una malattia, di una menomazione fisica o psichica tende quindi ora a concentrarsi sul concetto di protezione della persona, laddove sia utile e necessaria e non più esclusivamente sul concetto di divieto. Si tende cioè a porre al centro dell’attenzione la persona nella sua complessità, i suoi bisogni (sanitari, psicologici, sociali, relazionali, affettivi, abitativi…), le sue necessità e le sue difficoltà, offrendole le soluzioni e gli strumenti più idonei.

I tre provvedimenti (tutela, curatela e amministrazione di sostegno) costituiscono forme di tutela di persone in condizione di debolezza per le quali sussiste l’esigenza di una misura protettiva. Gli interventi messi in atto devono tener sempre presente che, quand’anche estremamente compromessa, la persona in questione non è mai una “tabula rasa”: essa è sempre portatrice di significati, di esperienze e di storie personali che bisogna imparare a leggere e a decodificare per facilitare il diritto di autodeterminarsi e di affermare le proprie scelte di vita.

Solo riuscendo a creare un incontro e non una contrapposizione di volontà con la persona è possibile mettere in atto un reale sostegno: il titolare delle funzioni di protezione potrà svolgere una reale funzione di supporto soltanto dopo avere conosciuto la persona, l’ambiente in cui ha vissuto, le persone e il contesto che lo hanno fino a quel momento circondato. Il rispetto del beneficiario e il mantenimento della sua dignità, infatti, possono essere garantiti solo partendo dalla conoscenza diretta del soggetto, delle sue abitudini e dei suoi desideri, coinvolgendolo il più possibile nelle scelte che lo riguardano.

Gli obiettivi che queste misure devono porsi come prioritarie, quindi, sono:

  • la cura e la difesa della persona nell’accezione più ampia;
  • la valorizzazione della persona in quanto portatrice di dignità e soggettività. Ciò significa costruire un progetto individualizzato che tenga il più possibile conto dei desideri/ aspettative della persona, delle sue capacità residue e delle potenzialità da sviluppare o mantenere;
  • il raccordo e la mediazione tra i soggetti che fanno parte della ”rete” che ruota intorno alla persona (familiari, amici, medici, assistenti sociali, associazioni, operatori…) in funzione del suo benessere complessivo, curando la “regia” e tenendo le fila del progetto di sostegno.

Considerando la complessità dell’essere umano e i molteplici aspetti che lo compongono (fisico, psichico, sociale) si può, dunque, parlare di tutela solo utilizzando un approccio multidisciplinare.
Si evidenzia, quindi, come per riuscire ad affrontare tale complessità sia necessaria una forte sinergia tra i diversi attori della nostra società, da quelli istituzionali a quelli del volontariato, dagli enti ai professionisti, lavorando per una sensibilizzazione della società.
In questi termini si intende promuovere e diffondere la cultura della solidarietà in modo che la collettività nel suo insieme si faccia carico anche delle persone più fragili, favorendo una collaborazione sempre maggiore tra “pubblico” e “privato”, “formale” ed “informale”.