Pubblica tutela

Altre forme di protezione


Quando si parla di soggetto debole, nel senso più generale dell’espressione, si fa riferimento ad una persona che necessita di protezione. Oltre alle tre misure giuridiche di protezione (tutela, curatela e amministrazione di sostegno) esistono altre situazioni in cui risulta fondamentale il ruolo del Giudice tutelare.
Stiamo parlando di:

INTERRUZIONE VOLONTARIA DI GRAVIDANZA
L’interruzione volontaria di gravidanza ( IVG) della minore di età e dell’interdetta è disciplinata rispettivamente dagli art. 12 e 13 della L. 194/1978, esclusivamente nei casi previsti dall’art. 4 ( per la consultazione della legge si rimanda al sito ministeriale www.normattiva.it )
La minore che, entro i primi 90 giorni di gestazione, vuole interrompere la gravidanza deve rivolgersi a un consultorio, a una struttura socio sanitaria abilitata o a un medico di fiducia.
La decisione sull’interruzione della gravidanza deve essere presa con il consenso di chi esercita la potestà o la tutela.
Nel caso in cui la minore non chiede o, pur avendolo chiesto, non ha il consenso dei genitori o di chi esercita su di lei la potestà, il consultorio, il medico o la struttura sanitaria alla quale la minore si rivolge invia, entro 7 giorni, alla Cancelleria del Giudice Tutelare una relazione medica e psicologica sulle condizioni della minore.
Il Giudice Tutelare entro 5 giorni fisserà un’udienza durante la quale sentirà la minore e le sue motivazioni per decidere, con apposito provvedimento, se autorizzarla o meno a scegliere di interrompere la gravidanza.

Nell’ipotesi in cui l’IVG riguardi una donna interdetta e sottoposta a tutela la procedura prevede che la richiesta venga presentata al consultorio entro i primi 90 giorni di gestazione, al medico di fiducia o alla struttura sanitaria dall’interdetta stessa o dal marito o dal tutore.
Se la richiesta è presentata dall’interdetta o dal marito il tutore rilascia il proprio parere in merito; ad ogni modo è necessaria la conferma della donna.
Il consultorio, il medico di fiducia o la struttura sanitaria alla quale i soggetti si sono rivolti invia, entro 7 giorni, una relazione medica e psicologica sulle condizioni della donna e sulla situazione generale includendo l’eventuale parere del tutore.
Il Giudice Tutelare entro 5 giorni decide sulla questione, sentite, se ritiene opportuno, le persone interessate.

TRATTAMENTO SANITARIO OBBLIGATORIO IN CONDIZIONI DI DEGENZA OSPEDALIERA PER MALATTIA MENTALE
Il trattamento sanitario obbligatorio ( TSO) in condizioni di degenza ospedaliera per malattia mentale è disciplinato dagli artt. 2 e 3 della L.180/1978 e dall’art. 35 della L.833/1978 ( per la consultazione delle leggi si rimanda al sito ministeriale www.normattiva.it ) ed è una procedura che si applica in caso di motivata necessità e urgenza clinica, dinanzi al rifiuto al trattamento sanitario del soggetto che soffra di una grave patologia psichiatrica non altrimenti gestibile, a tutela della sua salute e sicurezza e/o della salute pubblica.

I medici che decidono di applicare un TSO in condizioni di degenza ospedaliera presentano una proposta motivata al Comune competente. Tale proposta deve, tuttavia, essere convalidata da un medico specialista dell’unità sanitaria territoriale. Il Sindaco redige, entro 48 ore dalla convalida dello specialista, un’ ordinanza di ricovero previa verifica della sussistenza delle condizioni di legge ( “[…] alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici, se gli stessi non vengano accettati dall'infermo e se non vi siano le condizioni e le circostanze che consentano di adottare tempestive ed idonee misure sanitarie extraospedaliere […]”).
Il provvedimento del Sindaco viene notificato al Giudice Tutelare entro 48 ore dal ricovero. Il Giudice Tutelare ha a sua volta 48 ore di tempo per convalidare o rigettare l’ordinanza.
La convalida viene poi comunicata al Sindaco e trasmessa all’ospedale.
Il trattamento dura al massimo 7 giorni e può essere prorogato ripetendo la procedura appena descritta.
Il Giudice Tutelare può adottare, se necessario, i provvedimenti urgenti per conservare e amministrare il patrimonio dell’infermo.

RILASCIO DEL PASSAPORTO PER IL MINORENNE
Dal 26 Giugno 2012 i minori possono viaggiare solo se muniti del proprio documento di identità valido per l’espatrio.
In caso di disaccordo tra i genitori legalmente separati o non legalmente coniugati si può adire il Giudice Tutelare per ottenere l’autorizzazione al rilascio del passaporto.
Il genitore interessato all’ottenimento del passaporto da parte del figlio rivolge istanza al Giudice Tutelare dichiarando il dissenso dell’altro genitore. Sarà compito del Giudice rintracciare il genitore non concorde e convocarlo per sentire le sue motivazioni. Sulla base delle informazioni raccolte il Giudice deciderà se autorizzare o meno il rilascio del documento.
Si consiglia di programmare in tempi ragionevoli le operazioni di ottenimento del documento e quindi di rivolgersi al Giudice con largo anticipo rispetto alla data del viaggio.