Lavoro e Immigrazione

Rifugiati

DEFINIZIONE


Le norme europee e italiane definiscono il rifugiato come un cittadino straniero che ha un timore fondato di essere perseguitato nel proprio Paese di origine e non vuole o non può ricevere protezione e tutela dallo Stato di origine o dallo Stato in cui ha risieduto abitualmente; oppure è un apolide che si trova fuori dal territorio nel quale aveva precedentemente la dimora abituale e per lo stesso fondato timore di persecuzione non può o non vuole farvi ritorno.
I motivi di persecuzione sono:
  • di razza (ad esempio, per il colore della pelle o per la appartenenza a un gruppo etnico, a una tribù\comunità o a una minoranza);
  • di religione (ad esempio, per il fatto di professare o di non professare una determinata religione o di appartenere ad un determinato gruppo religioso);
  • di nazionalità (ad esempio, per la sua appartenenza ad una minoranza etnica o linguistica);
  • di appartenenza ad un gruppo sociale (gruppo di persone che condividono una caratteristica comune o che sono percepite come un gruppo dalla società in base, ad esempio, a sesso, genere, orientamento sessuale, famiglia, cultura, educazione, professione);
  • di opinione politica (ad esempio, per le opinioni politiche, per le attività politiche, per le opinioni politiche attribuite, per l’obiezione di coscienza);

Per persecuzione si intendono, per esempio, le minacce alla vita, la tortura, le ingiuste privazioni della libertà personale, le violazioni gravi dei diritti umani. Per essere riconosciuti rifugiati, non è indispensabile essere già stati effettivamente vittime di persecuzioni. Può essere riconosciuto rifugiato anche chi abbia fondati motivi per temere che, in caso di rimpatrio, si troverebbe esposto ad un serio rischio di persecuzione.

La domanda di protezione internazionale è individuale e deve essere presentata:

  • alla Polizia di Frontiera, al momento dell’arrivo in Italia;
  • alla Questura – Ufficio Immigrazione della Polizia, se il migrante si trova già in Italia

Permesso di soggiorno per richiesta asilo o richiesta protezione internazionale

Il permesso di soggiorno per richiesta di asilo politico non permette di lavorare, ma se sono trascorsi 60 giorni dalla presentazione della domanda e il procedimento non si è concluso (e il ritardo non può essere attribuito al richiedente) si consente di svolgere attività lavorativa. Il permesso per richiesta asilo non può essere convertito in permesso per motivi di lavoro. I richiedenti che usufruiscono delle misure di accoglienza possono frequentare corsi di formazione professionale (Novità dal 30/9/2015 D.Lgs.142/2015 art.22).

La decisione sulla domanda di protezione internazionale è compito della Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale, composta da 4 membri: 2 del Ministero dell’Interno, 1 rappresentante del comune (o della provincia o della regione), 1 rappresentante dell’UNHCR.
La Commissione, attraverso decisione scritta:

  • può riconoscere lo status di rifugiato;
  • può non riconoscere lo status di rifugiato e concedere la protezione sussidiaria, se ritiene che sussista un rischio effettivo di un grave danno in caso di rientro nel Paese d’origine;
  • può non riconoscere lo status di rifugiato, ma ritenere che sussistano gravi motivi di carattere umanitario e, pertanto, chiede alla Questura che ti venga dato un permesso di soggiorno per motivi umanitari
  •  può non riconoscere lo status di rifugiato e rigettare la domanda.
  • può rigettare la domanda per manifesta infondatezza, quando ritiene palese l’insussistenza di qualsiasi presupposto per il riconoscimento della protezione internazionale, ovvero quando risulti che ha il richiedente ha presentato domanda al solo scopo di ritardare o impedire l’esecuzione di un provvedimento di espulsione o respingimento.

Contro la decisione della Commissione territoriale, si può fare ricorso al Tribunale entro 30 giorni dalla data della comunicazione della decisione. Se il richiedente asilo è ospitato in un Centro governativo per richiedenti asilo (Cara), ha diritto di presentare ricorso al Tribunale entro 15 giorni dalla data della comunicazione della decisione (e non 30).
La presentazione del ricorso sospende la decisione della Commissione quando il richiedente: a) si trova in condizioni di soggiorno regolare al momento della presentazione della domanda; b) è ospitato nei centri di accoglienza governativi (CARA) perché risulta necessario accertare la tua identità o la tua nazionalità.
Ha diritto a rimanere regolarmente sul territorio italiano con un permesso di soggiorno per richiesta asilo della durata di tre mesi in attesa della decisione del Tribunale.
La proposizione del ricorso non sospende l’efficacia del provvedimento impugnato quando:

  • il provvedimento della Commissione ha dichiarato inammissibile la domanda di protezione internazionale (manifesta infondatezza);
  • il provvedimento della Commissione ha riconosciuto la protezione sussidiaria;
  • la decisione della Commissione è stata assunta dopo l’allontanamento ingiustificato dal centro governativo (CARA);
  • se è stata adottata una decisione di rigetto per manifesta infondatezza della domanda;
  • se il ricorso è stato presentato dopo essere stato accolto in un centro governativo (CARA) perché il migrante è stato fermato per aver eluso o tentato di eludere il controllo di frontiera o subito dopo o perché è stato fermato in condizioni di soggiorno irregolare.

In tali casi, un eventuale ricorso avverso la decisione della Commissione, non sospende l’efficacia del provvedimento impugnato. Tuttavia, si può chiedere al Tribunale la sospensione quando ricorrono gravi e fondati motivi, ed il Tribunale deciderà nei cinque giorni successivi. La legge stabilisce che il richiedente deve farsi assistere da un avvocato. Se non si ha la possibilità di pagare un avvocato, si può fare domanda per avere assistenza legale gratuita

SE È RICONOSCIUTO LO STATUS DI RIFUGIATO

La Commissione rilascia un provvedimento che consente di ritirare in Questura il permesso di soggiorno per asilo politico o protezione internazionale. Il permesso di soggiorno per asilo ha una durata di 5 anni ed è rinnovabile ad ogni scadenza.

DIRITTI DEL RIFUGIATO:

  • accesso al lavoro;
  • diritto al ricongiungimento familiare;
  • diritto all’assistenza sociale;
  • diritto all’assistenza sanitaria;
  • diritto ad avere il documento di viaggio.La domanda del documento di viaggio va presentata alla Questura presentando questi documenti:
    1. modulo per richiesta del documento di viaggio;
    2. 2 foto formato tessera;
    3. 1 marca da bollo;
    4. marca concessione governativa uso passaporto;
    5. fotocopia del permesso di soggiorno valido.
  • diritto all’istruzione pubblica;
  • diritto di circolare liberamente all’interno del territorio dell’Unione Europea (esclusi Danimarca e Gran Bretagna) senza alcun visto, per un periodo non superiore a 3 mesi;
  • diritto a chiedere la cittadinanza italiana dopo 5 anni di residenza in Italia;
  • diritto al matrimonio (il nulla osta viene rilasciato dall’UNHCR);
  • diritto a partecipare all’assegnazione degli alloggi pubblici;
  • diritto al rilascio della patente di guida.

SE È RICONOSCIUTO LO STATUS DI PROTEZIONE SUSSIDIARIA

La Commissione rilascia un provvedimento che consente di ritirare in Questura il permesso di soggiorno per protezione sussidiaria. Il permesso di soggiorno per protezione sussidiaria ha una durata di 3 anni ed è rinnovabile ad ogni scadenza, dopo che la Commissione Territoriale abbia rivalutato il caso, talvolta anche senza una nuova audizione. Il permesso di soggiorno per protezione sussidiaria può, altresì, essere convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro, sempre che il migrante sia in possesso di un documento d’identità, passaporto o titolo di viaggio.

DIRITTI DI CHI HA UN PERMESSO DI SOGGIORNO PER PROTEZIONE SUSSIDIARIA

  • accesso al lavoro;
  • diritto all’assistenza sanitaria;
  • diritto al ricongiungimento familiare;
  • diritto all’assistenza sociale e sanitaria;
  • rilascio di un titolo di viaggio per stranieri, nel caso in cui il richiedente non abbia il passaporto;
  • diritto a partecipare all’assegnazione degli alloggi pubblici

SE SI E’ TITOLARI DI UN PERMESSO DI SOGGIORNO PER MOTIVI UMANITARI

La Commissione rilascia un provvedimento che consente di ritirare in Questura il permesso di soggiorno per motivi umanitari. Il permesso di soggiorno per motivi umanitari ha la durata di 1 anno e, se il migrante ha il passaporto, può essere convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro.

DIRITTI DI CHI HA UN PERMESSO DI SOGGIORNO PER MOTIVI UMANITARI

  • lavorare sul territorio italiano;
  • accedere all’assistenza sanitaria;
  • chiedere che venga rilasciato un titolo di viaggio per stranieri, nel caso non sia in possesso del passaporto.

APOLIDIA

Il permesso di soggiorno per apolidia è rilasciato a chi ha lo “status di apolide” (con certificazione di apolidia) ed è valido per lo svolgimento di attività lavorativa; l'apolide riceve un trattamento analogo a quello previsto per i rifugiati. Secondo la Convenzione di New York del 1954 per apolide si tratta di persona che nessuno Stato considera come suo cittadino. Dopo 5 anni di regolare residenza con permesso di soggiorno può chiedere la cittadinanza italiana. In questo caso lo status di apolide decade automaticamente. Le persone con lo status di apolide hanno sostanzialmente gli stessi diritti dei cittadini stranieri regolarmente soggiornanti sul territorio nazionale con permessi di soggiorno di lunga durata: diritto al lavoro, diritto allo studio, diritto all’iscrizione sanitaria, diritto al ricongiungimento familiare, diritto a richiedere la carta di soggiorno.